trump hillary clinton

CERCATE UN’ULTERIORE PROVA CHE IL DEEP STATE AMERICANO HA SEMPRE REMATO CONTRO QUELL’”ANOMALIA” CHIAMATA TRUMP? I DOCUMENTI DESECRETATI DAL SENATO DIMOSTRANO IL DOPPIO GIOCO DELL’FBI ALLE ULTIME PRESIDENZIALI: PROTESSERO HILLARY CLINTON E PROVARONO AD AZZOPPARE TRUMP CON IL CASO RUSSIAGATE - ALL'INIZIO DI AGOSTO IL CONTROSPIONAGGIO USA HA EVIDENZIATO CHE, PER IL 2020, LA CINA VEDREBBE CON PARTICOLARE FAVORE UNA VITTORIA DI JOE BIDEN

Stefano Graziosi per “la Verità”

 

fbi 2

Ulteriori grane per l'Fbi. Stando a nuovi documenti desecretati venerdì dalla commissione Giustizia del Senato, i federali si sono macchiati di doppiopesismo a favore dei democratici, durante la campagna elettorale per le presidenziali di quattro anni fa.

 

Secondo il materiale, nell'ottobre 2015 «i rappresentanti legali di Hillary Clinton sono stati avvisati del fatto che il Bureau avesse informazioni che un governo straniero [il cui nome è secretato nel documento, ndr] stesse tentando di influenzare la campagna di Hillary Clinton attraverso sforzi di lobbying e contributi alla campagna».

 

ROBERT MUELLER

In particolare, si precisò quanto segue: «I contributi alla campagna potrebbero venire in una forma al di fuori dei parametri stabiliti per tali contributi». Il briefing venne condotto dall'agente del controspionaggio, David Archey, che - come riportato da Politico - in seguito avrebbe operato nell'ambito dell'inchiesta del procuratore speciale, Robert Mueller, sul Russiagate.

 

barack obama hillary clinton 2016

Ora, da quanto emerge dai nuovi documenti, lo stesso Archey sostenne che l'Fbi informò la campagna elettorale della Clinton onde consentire a quest' ultima di «intraprendere le azioni appropriate per proteggersi». In base ai documenti, il Bureau aveva aperto un'«indagine approfondita» sulla questione già nel novembre 2014.

 

Infine, secondo quanto emerso da svariate email desecretate, alcuni agenti federali chiesero con insistenza che venisse ottenuto un mandato per mettere sotto controllo il soggetto anonimo, che si presumeva collegato al governo straniero.

donald trump hillary clinton 3

 

Il procedimento tuttavia si incagliò e - secondo il presidente della commissione Giustizia, il senatore repubblicano Lindsey Graham - la sorveglianza alla fine non ebbe luogo.

 

james comey fbi

Ricapitolando: l'Fbi reperì prove del fatto che un governo straniero volesse influenzare la campagna di Hillary Clinton. Davanti a queste prove, non solo il Bureau informò l'allora candidata democratica dell'indagine in corso, ma evitò anche di ottenere un mandato per mettere un sospettato sotto sorveglianza. Un comportamento ben differente da quello tenuto con il comitato elettorale di Trump l'anno successivo.

 

donald trump hillary clinton 1

Secondo documenti desecretati il mese scorso, l'Fbi tenne un briefing all'allora candidato repubblicano nell'agosto 2016. Un briefing in cui Trump non venne minimamente informato del fatto che, nel luglio precedente, il Bureau avesse avviato Crossfire Hurricane: un'indagine su alcuni esponenti del suo stesso comitato elettorale. Non solo il Bureau non ne fece parola ma usò addirittura quel briefing per carpire indebitamente informazioni allo stesso Trump e al suo consigliere, Mike Flynn, sulle presunte collusioni tra il futuro presidente e la Russia.

bill e hillary clinton al matrimonio di donald e melania trump

 

Tutto questo, senza poi dimenticare che i federali avrebbero messo con successo sotto sorveglianza un collaboratore di Trump, Carter Page, ricorrendo a un documento infondato come il dossier di Christopher Steele. Perché - a parità di situazione - il Bureau avvertì lo staff elettorale di Hillary nel 2015 e non fece altrettanto con quello di Trump nel 2016?

 

In tutto questo, c'è anche da chiedersi quale fosse il governo straniero che, secondo l'Fbi, voleva influenzare la campagna elettorale di Hillary: una Hillary che, tra la fine del 2014 e i primi mesi del 2015, quasi tutti gli analisti davano in pole position per la Casa Bianca.

bill e hillary clintonJOSEPH MIFSUD 1

 

Come già evidenziato, nei documenti il nome di questo governo resta al momento secretato. Eppure qualche ipotesi si può avanzare. In primis, non dimentichiamo che - nell'aprile 2015 - il New York Times riportò la faccenda Uranium One, che metteva sotto i riflettori controversi rapporti tra la famiglia Clinton e la Russia.

 

hillary clinton

In secondo luogo, guardiamo alle modalità di influenza descritte dal Bureau, che - come detto - ha parlato di lobbying e contributi illegali. Una modalità che ricorda molto il cosiddetto caso Chinagate, quando - il 13 febbraio 1997 - il Washington Post sostenne che «rappresentanti della Repubblica popolare cinese» avessero cercato di inviare contributi illegali al Comitato nazionale del Partito democratico, durante la campagna per la rielezione di Bill Clinton nel 1996.

 

In particolare, secondo l'articolo, un ruolo rilevante sarebbe stato svolto dall'ambasciata cinese a Washington. Ne scaturirono polemiche e, da più parti, si chiese di nominare un procuratore speciale che indagasse sulla faccenda. Peccato che, nel dicembre 1997, l'allora ministro della Giustizia, Janet Reno, respinse al mittente una simile ipotesi.

terzo di battito tra hillary clinton e donald trump 2

 

L'unica cosa certa è che, nel corso del suo secondo mandato presidenziale, Clinton fu molto accomodante con Pechino, aprendole la strada per l'ingresso nell'Organizzazione mondiale del commercio. Che dunque la Cina abbia tentato influenze simili su sua moglie? Non è al momento dato saperlo. Sarà comunque un caso: ma all'inizio di agosto il controspionaggio americano ha evidenziato che, per il 2020, la Repubblica popolare vedrebbe con particolare favore una vittoria di Joe Biden.

hillary clinton 3hillary clinton 2liu he e donald trump firmano la fase uno dell'accordo commerciale usa cina 4

Ultimi Dagoreport

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO? 

vladimir putin colpo di stato soldati militari.

DAGOREPORT – ORA PUTIN È DAVVERO TERRORIZZATO: PIÙ CHE I DRONI UCRAINI CHE BUCANO LE DIFESE AEREE OGNI GIORNO, A TORMENTARE IL CAPOCCIONE DEL “MACELLAIO RUSSO” (COPYRIGHT BIDEN) È UN POSSIBILE COLPO DI STATO – QUESTA VOLTA A INSORGERE NON SAREBBE UN GRUPPO DI SCALMANATI MERCENARI COME LA WAGNER GUIDATA DA PRIGOZHIN, MA L’ESERCITO. I COLONNELLI GLI RINFACCIANO L’UMILIAZIONE SUBITA IN UCRAINA (AVEVA PROMESSO DI CONQUISTARE KIEV IN TRE SETTIMANE, È IMPANTANATO DA 4 ANNI), E LUI REPLICA DANDO LA COLPA AI SOLDATI – L’OCCASIONE PERFETTA PER UN GOLPETTO? POTREBBE ESSERE DIETRO L’ANGOLO. DOMANI “MAD VLAD” PARTE PER LA CINA. E AL SUO RITORNO…

maurizio martina francesco lollobrigida elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT – LA STORIA DELLA CANDIDATURA DI MAURIZIO MARTINA ALLA FAO È STATO UNO “SCHERZETTO” BEN CONGEGNATO DALL'AZZOPPATA MELONI CON L'EX COGNATO LOLLOBRIGIDA, PER METTERE IN DIFFICOLTÀ ELLY SCHLEIN: LA SPAGNA HA PUNTATO DA TEMPO LA POLTRONA, TANTO CHE SANCHEZ HA PROPOSTO UN SUO MINISTRO, FEDELISSIMO, LUIS PLANAS. È QUI CHE I FRATELLI D’ITALIA HANNO INTRAVISTO L’OPPORTUNITÀ: SAPENDO CHE L’ITALIA HA POCHE CHANCE, HANNO MESSO SUL PIATTO IL NOME DI MARTINA, PER SPACCARE IL PD E ACCUSARE SCHLEIN DI “SUBALTERNITÀ” RISPETTO AL BEL PEDRO – VORACI COME SONO DI CARICHE E INCARICHI, TI PARE CHE RINUNCIANO A UNA POLTRONA PER DARLA A UN EX SEGRETARIO DEL PD? ERA TUTTO “SPIN”, E I RIFORMISTI DEM HANNO ABBOCCATO…

elkann lapo ginevra john gianni agnelli margherita agnelli poteri

DAGOREPORT - MENTRE LAPO SI RIAVVICINA ALLA MADRE MARGHERITA AGNELLI (“VOGLIO RICOMPORRE UN RAPPORTO DI AFFETTO E DI SERENITÀ”), SI AVVICINA L’UDIENZA DEL 22 GIUGNO A TORINO CHE POTREBBE PORTARE A UN RINVIO A GIUDIZIO PER JOHN ELKANN PER TRUFFA AI DANNI DELLO STATO - NELLO STESSO TEMPO COMINCIA A DIPANARSI L’INTRECCIO DELLE VARIE CAUSE CIVILI INCASTRATE L’UNA CON L’ALTRA TRA ITALIA E SVIZZERA CHE VEDE CONTRAPPORSI MARGHERITA AI SUOI TRE PRIMI FIGLI, AL FINE DI TOGLIERE AL PRIMOGENITO JOHN LA GUIDA DELL’IMPERO EXOR - MA DAGOSPIA PUBBLICA UN ATTO UFFICIALE RELATIVO AI POTERI DELLA "DICEMBRE", LA SOCIETA' CHE HA LA QUOTA PRINCIPALE DEL GRUPPO CHE CONTROLLA EXOR, SOTTOSCRITTO NEL 1999 DALLA STESSA MARGHERITA, IN CUI SI LEGGE: "QUALORA GIOVANNI AGNELLI MANCASSE O PER QUALSIASI RAGIONE FOSSE IMPEDITO, L'AMMINISTRAZIONE NELLA SUA IDENTICA POSIZIONE CON GLI STESSI POTERI E PREROGATIVE SARA' ASSUNTA DA JOHN PHILIP ELKANN..."

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni

FLASH – COM’È FRICCICARELLO ANTONIO TAJANI IN QUESTI GIORNI: PRIMA HA FATTO USCIRE SUI GIORNALI L'IPOTESI DI UNA POSSIBILE “MANOVRA CORRETTIVA”. POI HA RINFACCIATO ALL’OPPOSIZIONE LO STALLO IN COMMISSIONE VIGILANZA RAI, CHE BLOCCA LA NOMINA DI SIMONA AGNES A PRESIDENTE DELLA TV PUBBLICA (CANDIDATURA A CUI ORMAI NON CREDE NEMMENO LEI). IL MOTIVO DI TANTO PENARE? MARINA BERLUSCONI: TAJANI DEVE DIMOSTRARE ALLA “PADRONA” DI FORZA ITALIA DI NON ESSERE IL MAGGIORDOMO DI GIORGIA MELONI…

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...