giuseppe conte giorgio guastamacchia

CHI ERA GIORGIO GUASTAMACCHIA, IL VETERANO DELLA SCORTA DI PALAZZO CHIGI, CHE LAVORÒ CON LETTA, RENZI, GENTILONI E CONTE. AVEVA STUDIATO IL MODELLO DELLA SCORTA PRESIDENZIALE AMERICANA - LA MOGLIE: ''UN GIGANTE BUONO, L'HO SALUTATO SULLA PORTA DI CASA E DA ALLORA NON L'HO PIÙ VISTO. NON AVEVA MALATTIE PREGRESSE''. IL RICORDO DEI 4 PREMIER

 

1. L'ADDIO A GIORGIO GUASTAMACCHIA

Tommaso Ciriaco per ''la Repubblica''

 

Era il “senior” della scorta di Giuseppe Conte, Giorgio Guastamacchia. Gli agenti più giovani lo chiamavano “dottore”. Sarà per quella passione per le tecniche di protezione che conosceva a perfezione, seguendo il modello del Secret service. Perché aveva studiato e conosciuto quel mondo, le strategie militari e dei servizi di sicurezza, e gli piaceva condividere quel bagaglio con i colleghi. Sarà perché leggeva parecchio e si teneva costantemente informato.

 

giorgio guastamacchia

Tecnicamente era vicecapo, secondo solo ai due “fox” che gestiscono l’apparato di protezione del Presidente del Consiglio. Ma era qualcosa in più, a Palazzo Chigi: era la memoria e l’esperienza del gruppo che protegge il capo del governo. E adesso quel gruppo e il premier sono sotto choc. Sedeva sull’auto che affianca quella su cui è a bordo Conte. Ed è stato questo dettaglio a far ritenere fin da subito che difficilmente avrebbe potuto contagiare il premier, una volta accertato con il tampone che si trattava di coronavirus.

 

La sua figura occupava lo spazio. Guastamacchia portava in giro per il mondo qualche chilo di troppo, ma era comunque un poliziotto di 51 anni sportivo, allenato, in salute. Romano, viveva nel quartiere di Spinaceto. In passato aveva praticato anche le arti marziali, ma era quanto di più lontano da quel prototipo: era discreto, quasi taciturno, autorevole tra i suoi, eppure gentile. “Per bene”, dicono tutti, “riservato, ma un pezzo di pane”. Conte ricordandolo, lo descrive così: “E’ un momento di grande dolore. Rimarrà in me indelebile il ricordo della sua dedizione professionale, dei suoi gesti generosi, dei suoi sorrisi ravvivati da un chiaro filo d’ironia”.

 

Girava come una trottola, come tutti gli agenti dei servizi di protezione. E chi fa parte della delegazione ricorda adesso che una volta dismessa quella giacca un po’ larga, messa via la cravatta, indossava una felpa e le snickers per una passeggiata tra le vie deserte di una delle capitali del mondo.

 

Ne aveva viste tante, tantissime. Perché dalla sua postazione di Palazzo Chigi aveva attraversato cinque governi e quattro presidenti del Consiglio: Enrico Letta, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Conte, nella versione gialloverde e in quella giallorossa. Sei anni in tutto, quasi sette, finché non ci ha pensato il maledetto coronavirus a fermarlo. E tutti lo hanno voluto ricordare, oggi, appena la notizia si è diffusa.

giorgio guastamacchia copia

 

Conte ha deciso di tenersi informato quotidianamente sulle condizioni dell’agente della sua scorta. Un vero calvario: le prime gravi crisi respiratorie, poi il supporto delle macchine per la ventilazione. La fase critica, a un certo punto, sembrava superata, perché il vicecapo scorta rispondeva alle cure. Finché non è sopraggiunta una complicanza, un’infezione che l’ha ucciso.  Lascia una moglie e due figli ormai maggiorenni.

 

 

2. IL RICORDO DEL COLLEGA

Salvatore Garzillo per www.fanpage.it

 

“Giorgio era innanzitutto un uomo con la U maiuscola e un poliziotto a 360 gradi. Una persona squisita, di sani principi. Sarà impossibile dimenticarlo”. A parlare è Loris Pessina, collega dai tempi in cui il presidente del Consiglio era Matteo Renzi e che da allora ha diviso con Giorgio Guastamacchia la tutela di Gentiloni e oggi di Giuseppe Conte. L'agente di polizia è morto oggi, ucciso dal coronavirus.

 

 

“Giorgio era molto corretto, leale, un uomo dedito al lavoro in maniera pazzesca. E anche alla famiglia, chiaramente. Uno che quando si metteva un’idea in testa la portava avanti fino in fondo. Certo, era un tipo particolare, e per questo ci siamo anche scontrati qualche volta. Ma sempre con rispetto reciproco”.

 

L’ultima volta che hanno parlato è stato il 10 marzo, un paio di giorni dopo Guastamacchia ha manifestato i sintomi del Covid-19 ed è stato ricoverato al Policlinico di Tor Vergata. “Lo hanno intubato quasi subito, non abbiamo avuto più modo di sentirci – continua Pessina, che ha preso lo stesso grado di sostituto commissario un mese dopo l’amico – Nella chat di gruppo con gli altri colleghi abbiamo vissuto con grande apprensione l’evolversi delle sue condizioni, anche il presidente Conte si è interessato e veniva informato quotidianamente sul quadro clinico. Il premier è molto attento ai suoi uomini, glielo riconoscono tutti. In ogni caso erano settimane che non entrava in contatto con lui, quindi non ci sono rischi di contagio”.

 

giorgio guastamacchia

Poi, gli ultimi 5 giorni, le condizioni di Guastamacchia sono precipitate. “È un grande dolore, forse lo è ancora di più perché solo 10 mesi fa è scomparso un altro caro amico e collega delle scorte, Paolo. Anche Giorgio aveva sofferto molto per la sua morte. È pazzesco pensare che non c’è più neppure lui. Giorgio riempiva le giornate a tutti. Ricordo che gli piaceva moltissimo ballare i latinoamericani e che era una buona forchetta, sempre pronto a mangiar bene. Era anche un intenditore di vino (ride, ndr). Sul lavoro, poi, non c’è nulla da dire: parlava più lingue, era uno stimato istruttore degli altri agenti di scorta, aveva un’ottima mira. Mi ripeto, era un poliziotto completo. Non a caso sono in tanti a tributargli i giusti onori”.

 

 

3. «GIORGIO ERA IL NOSTRO GIGANTE BUONO NON AVEVA NESSUNA PATOLOGIA PREGRESSA»

Camilla Mozzetti per ''Il Messaggero''

 

L'aveva conquistata con la gentilezza e con la premura. Con quei tratti caratteriali che Giorgio Guastamacchia, sostituto commissario della Polizia di Stato, non risparmiava mai neanche nel suo lavoro. Attento da anni alla sicurezza degli altri in qualità di agente di scorta di tanti presidenti del Consiglio, compreso l'attuale premier Giuseppe Conte. «Il Covid-19 ce l'ha portato via - dice la moglie Emanuela - ma non rimpiango nulla. Vivere con lui è stato il regalo più grande che la vita potesse farmi». Avrebbe compiuto 52 anni il prossimo agosto questo «gigante buono» che «si prendeva cura degli altri con la stessa passione che riservava agli affetti più cari».

 

GIUSEPPE CONTE E GIORGIO GUASTAMACCHIA

Signora Guastamacchia quando avete scoperto che suo marito si era ammalato?

«Sono arrivati i classici sintomi di questo virus, per un paio di giorni Giorgio ha avuto un po' di mal di gola poi la tosse. La febbre è comparsa il quarto giorno e non andava via nonostante il paracetamolo. È stato ricoverato la sera del 18 marzo prima all'ospedale Sant'Eugenio e poi è stato trasferito a Tor Vergata dove è scomparso questa mattina (ieri ndr)».

Aveva delle patologie pregresse?

«No o almeno nulla che fosse stato diagnosticato».

Lei come sta?

«A me, ai ragazzi (il sostituto commissario lascia anche due figli ndr) e a mia suocera hanno fatto il tampone e siamo tutti negativi ma fin dalla comparsa dei primi sintomi abbiamo osservato anche in casa tutte le misure di precauzione e credo che questo ci abbia salvati».

 

Siete riusciti a ricostruire la catena del contagio?

«No, lo può aver preso ovunque anche al bar. I medici hanno fatto di tutto. A loro va il mio più grande ringraziamento perché non si sono risparmiati con Giorgio come con nessun altro paziente».

Dalla sera del primo ricovero l'ha più visto?

«L'ho salutato sulla porta di casa quella sera e da allora non l'ho più visto. Giorgio sapeva che era una cosa seria ma era rimasto sereno, non ci voleva spaventare. Pensi che la mattina dopo mi ha mandato una foto con l'immagine del tè che gli avevano portato e il messaggio oggi colazione a letto questo per farle capire che persona era mio marito».

 

Sono arrivati tanti messaggi di cordoglio. Che uomo era suo marito?

«Giorgio aveva un gran cuore e non lo dico perché sono la moglie. Era in polizia da trent'anni. Ci era entrato da ragazzo con una vera passione che non si è mai scalfita. Era profondamente innamorato del suo lavoro, per un po' è stato anche nell'Antimafia ha fatto un bel percorso con la forza di fare sempre il suo dovere. Ma al contempo non ne ha mai fatto un vanto perché era anche una persona profondamente discreta, riservata con un'intelligenza vivace. Si è laureato mentre lavorava in Sociologia e Giurisprudenza. Non capivo come ci fosse riuscito, dove trovava il tempo. Era uno di quegli uomini che capiscono al volo le situazioni e sanno leggere oltre. Anche in famiglia era così: semplice e ironico, sempre presente».

giuseppe conte giorgio guastamacchia

 

Come vi siete conosciuti?

«Nella seconda parte della vita, tramite amici. Per noi è stata una seconda occasione. Ci siamo sposati nel 2016 con rito civile. Mi ha conquistato con la sua testa e poi con il modo con cui mi ha amato: tenero e sornione ma anche sagace. Aveva sempre un pensiero, in qualunque posto andasse per lavoro non tornava mai senza un regalo».

 

In questo momento non potrete celebrare il funerale.

«Faremo sicuramente una funzione in sua memoria quando sarà possibile. Non l'ho più visto da quella sera in cui è salito sull'autoambulanza: questa è la parte più tragica. Sono vicina in questo momento a tutti quelli che hanno perso i propri cari. Non li vedi più, non puoi neanche accarezzare una bara. Ma al contempo mi sento anche di dire che se veramente gli altri non vogliono provare quello che stiamo provando noi adesso, stare chiusi in casa è l'unica soluzione. So che è difficile e penso a tante situazioni drammatiche: donne costrette a vivere, ad esempio, con compagni o mariti violenti, ma rispettare veramente le regole è l'unico modo per salvarsi. Sembra estremo lo so, ma noi in famiglia lo abbiamo fatto e siamo qui».

Cosa resterà di questa pandemia quando potremo tornare alla normalità, alle nostre vite di sempre?

«Io spero che ci sia un cambiamento nei rapporti con e tra le persone. Queste sono le situazioni in cui ti rendi conto che tante cose le puoi lasciare andare perché sono futili. Perché poi non avrai più la possibilità di poter rimediare. Spero molto nella nostra umanità».

 

 

 

 

 

 

Ultimi Dagoreport

la russa majorino schlein sala calabresi milano lupi

DAGOREPORT – SDENG! È PARTITA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SINDACO DI MILANO, IN CALENDARIO NELLA PRIMAVERA DEL 2027 (INSIEME A TORINO E ROMA, DOVE LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA E' DATA PER CERTA) - AFFONDATO IL CANDIDATO DELLE MELONI, CARLO FIDANZA, IL DEUS DELLA LOMBARDIA, IGNAZIO LA RUSSA, HA LANCIATO IL CIELLINO MAURIZIO LUPI, CHE PERÒ NON TROVA ANCORA L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA BY MARINA - IL CANDIDATO PIÙ INDICATO DEL CENTROSINISTRA È L’EX DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, MARIO CALABRESI, CHE DEVE VEDERSELA CON L’IRRIDUCIBILE TAFAZZISMO DI SCHLEIN, SALA, MAJORINO, ETC. - UN SONDAGGIO RISERVATO, FATTO PRIMA DI PASQUA, DÀ IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI IN LEGGERISSIMO VANTAGGIO SU LUPI: 52/48…

claudia conte piantedosi pasquale striano del deo

FLASH – FATTO LO SCOOP, GABBATA LA STORIA. PROMEMORIA PER I LETTORI: CHE FINE HANNO FATTO LE VICENDE CHE SEMBRAVANO DOVER TERREMOTARE IL PAESE, DAL CASO DEI DOSSIERAGGI ILLEGALI DI EQUALIZE ALLE RIVELAZIONI SU DEL DEO E LA SQUADRA FIORE, FINO AI DOCUMENTI NEI CASSETTI DEL FINANZIERE PASQUALE STRIANO E ALLA MAI CHIARITA RELAZIONE TRA LA PREZZEMOLONA CIOCIARA CLAUDIA CONTE E IL MINISTRO DELL’INTERNO, MATTEO PIANTEDOSI? DA BOMBE PRONTE A FAR SALTARE IN ARIA MOLTE POLTRONE, SONO DIVENTATE MICCETTE BAGNATE DI CUI SI È PERSA TRACCIA SU TUTTI I GIORNALONI…

francesco de dominicis vittorio de pedys

FLASH - NULLA ACCADE A CASO: FRANCESCO DE DOMINICIS, GIA' RESPONSABILE DELLA COMUNICAZIONE DELLA FABI, VA A GUIDARE LE RELAZIONI ESTERNE DI SIMEST, CHE SOVRINTENDE ALL'INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE ITALIANE - A VOLERLO E' STATO IL PRESIDENTE DI SIMEST, VITTORIO DE PEDYS, VICINO A FRATELLI D'ITALIA - DE DOMINICIS FU SOSPETTATO DI ESSERE LA "TALPA" DEL GAROFANI-GATE, CIOE' DI AVER SPIFFERATO A "LA VERITA'" DI BELPIETRO LE DICHIARAZIONI DI FRANCESCO GAROFANI, CONSIGLIERE DI MATTARELLA, CHE A UNA CENA PRIVATA PARLAVA DEL FUTURO DEL PD INVOCANDO UNO “SCOSSONE” (CHE “LA VERITÀ” TRASFORMO' IN UN FANTOMATICO PIANO DEL QUIRINALE CONTRO MELONI)

marco rubio giorgia meloni donald trump jd vance vaticano papa leone xiv pietro parolin

DAGOREPORT – MARCO RUBIO ATTERRERÀ GIOVEDÌ A ROMA NON TANTO IN QUALITÀ DI SEGRETARIO DI STATO AMERICANO, BENSÌ COME CANDIDATO AL DOPO TRUMP – RUBIO SA BENISSIMO CHE LA SUA CORSA ALLA CASA BIANCA È PERDUTA SENZA IL DECISIVO VOTO DEI CATTOLICI AMERICANI, CHE NON HANNO PRESO PER NIENTE BENE L’IGNOBILE GUERRA A COLPI DI INSULTI DELL’IDIOTA-IN-CAPO A PAPA LEONE – UNA VOLTA OTTENUTO DA TRUMP IL VIA LIBERA PER IMBARCARSI PER ROMA, RUBIO È RIUSCITO A STRAPPARE UN INCONTRO CON IL SUO OMOLOGO DELLA SANTA SEDE, IL CARDINALE PIETRO PAROLIN, MA IL DISCO VERDE PER UN’UDIENZA AL COSPETTO DEL TOSTISSIMO PAPA PREVOST NON C’È, PER ORA – PER L’ARRIVO DI RUBIO, L’AMBASCIATORE USA (IN VACANZA) IN ITALIA, TILMAN FERTITTA, STA ORGANIZZANDO UNA BELLA CENETTA CON I MINISTRI TAJANI E CROSETTO – PER RUBIO UN INCONTRO PREVISTO ANCHE CON LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” CHE, VISTI I NEGATIVISSIMI SONDAGGI ITALIANI SUL PRESIDENTE PIÙ MENTECATTO DELLA STORIA, L’HA MOLLATO AL SUO DESTINO RINCULANDO A TESTA CHINA TRA LE BRACCIA DELL’EUROPA….

meloni giuli buttafuoco venezi biennale

DAGOREPORT! LA MELONA È INCAZZATISSIMA CON PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PRESIDENTE DELLA BIENNALE. LA MINCHIATA DI RIAPRIRE IL PADIGLIONE RUSSO HA MESSO IN GROSSA DIFFICOLTÀ LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” CON LA CORRENTE PRO-UCRAINA DEI CAMERATI D’ITALIA CAPEGGIATA DALL’EMINENZA DI PALAZZO CHIGI, GIOVANBATTISTA FAZZOLARI (CONIUGATO CON UNA SIGNORA UCRAINA) – L’UNIONE EUROPEA HA REVOCATO I DUE MILIONI DI FINANZIAMENTO ALLA RASSEGNA. E LA DUCETTA SI È RITROVATA GETTATA NEL "BUTTAFUOCO INFERNALE" DIVENTATO BANDIERA DELLA SINISTRA (ALTRO CHE ALFIERE DELL’EGEMONIA DELLA DESTRA) - LA BATOSTA PER LA DUCETTA E’ POLITICA: I SONDAGGI DANNO PERSO IL COMUNE DI VENEZIA CHE, DOPO IL CASO BEATRICE VENEZI, SI RITROVA SPUTTANATA LA SUA BIENNALE (LA CITTÀ DEL DOGE HA SEMPRE VOTATO A SINISTRA FINO ALL’ARRIVO DI BRUGNARO) - ORA CHE SI FA? ALLA VERNICE DEL 5 MAGGIO CI SARA’ ANCORA BUTTAFUOCO, CHE NON INTENDE RASSEGNARE LE DIMISSIONI. DOPO IL BUCO NELLA LAGUNA DEGLI ISPETTORI DI GIULI, A RIMUOVERE IL RIBELLE SICULO CI PENSERA', DOPO IL 5 MAGGIO, IL BUON FAZZOLARI - LA LETTERA A BUTTAFUOCO CON L'ELENCO DEGLI ARTISTI RUSSI IN CARCERE...

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani nicole minetti carlo nordio

DAGOREPORT – DOPO IL REFERENDUM, IL DILUVIO: IL VOTO DEL 22-23 MARZO HA APERTO UNA VORAGINE CHE STA INGHIOTTENDO GLI INQUILINI DI PALAZZO CHIGI, MENTRE SI RESPIRA GIA' ARIA DI SMOBILITAZIONE NEGLI APPARATI DI STATO - OGNI GIORNO C’È UNA CADUTA D'IMMAGINE PER IL GOVERNO MELONI (DAL CASO PIANTEDOSI-CONTE A QUELLO MINETTI, DAGLI SCAZZI TRA GIULI E BUTTAFUOCO AL RIBALTONE IN MPS FINO ALLO SPIONE DEL DEO), A CUI SI AGGIUNGE L'IMPLOSIONE DI FRATELLI D'ITALIA E LA GUERRA DI LOGORAMENTO DI SALVINI E LE VELLEITÀ MODERATE DELLA NUOVA FORZA ITALIA BY MARINA BERLUSCONI – PER LA DUCETTA LA PAURA DI CROLLARE E DI FINIRE DI COLPO DALL'ALTARE ALLA POVERE, COME E' GIA' SUCCESSO PER RENZI, SALVINI, DI MAIO E CONTE, E' ALTISSIMA - A LIVELLO INTERNAZIONALE, DOPO IL “VAFFA” DI TRUMP, LA DUCETTA È ISOLATA (MERZ NON SI FA TIRARE PER LA GIACCHETTA) E NON HA PIÙ UN EURO DA SPENDERE PER LE MANCETTE PRE-ELETTORALI – SOLO L’INAZIONE DELL’OPPOSIZIONE LE PERMETTE DI STARE ANCORA INCOLLATA A PALAZZO CHIGI E, GRAZIE ALL’APPARATO MEDIATICO “FIANCHEGGIATORE”, DI “INSABBIARE” MOLTE BEGHE POLITICHE. MA GLI ITALIANI NON HANNO L’ANELLO AL NASO: SONO LORO A PAGARE 2 EURO AL LITRO IL GASOLIO…