merkel rutte

PER CHIUDERE L’ACCORDO SUL RECOVERY FUND, SI POTREBBE FAR SCENDERE L’IMPORTO COMPLESSIVO A 600-650 MILIARDI (400 DI SOVVENZIONI E 200-250 DI PRESTITI) - LA PROPOSTA DI COMPROMESSO PER CONVINCERE I “FRUGALI”: SALVARE GLI SCONTI DEI QUALI GODONO I NORDICI AI VERSAMENTI AL BILANCIO EUROPEO 2021-2027 (CHE VERREBBE SENSIBILMENTE RIDOTTO)

1 - RECOVERY FUND, SI TRATTA SU TEMPI E BILANCIO UE

Antonio Pollio Salimbeni per “il Messaggero”

 

MERKEL RUTTE

Non c'è tempo e occorre che i leader responsabili di governo si dimostrino effettivamente tali. Capaci di «andare oltre l'interesse nazionale», per dirla con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Non c'è tempo perché la crisi sanitaria non è alle spalle né quella economica è in via di rapido superamento.

 

Gli effetti più duri rischiano di riversarsi anche sul terzo trimestre e sul quarto. La cancelliera Angela Merkel parte proprio di qui per ribadire come la risposta europea debba essere «imponente». Insieme, per videoconferenza, von der Leyen e Merkel danno la carica ai governi, per accelerare le decisioni, trovare una mediazione accettabile tra posizioni che divergono ancora su aspetti decisivi dell'operazione finanziaria da 750 miliardi raccolti sul mercato.

 

MERKEL RUTTE

La più grande emissione di bond comunitari mai fatta. Un accordo «deve essere trovato in estate, sappiamo tutti che sarebbe positivo se fosse a luglio, non riesco a immaginare una cosa diversa, sarebbe meno positivo se avessimo bisogno di più tempo, comunque continueremmo a lavorare: tutti sappiamo che l'Europa è nella situazione più difficile della sua storia», dice Merkel.

 

E von der Leyen: «Ogni giorno conta e pesa sulla vita delle persone». Il nuovo fondo per la ripresa, al centro della risposta alla recessione e inquadrato nel bilancio 2021-2027 anch' esso sotto negoziato, viene considerato cruciale per la stessa stabilità politica e sociale. La Bce è sulla stessa lunghezza d'onda non vedendo l'ora di essere alleggerita nell'azione sui mercati. Con Merkel e von der Leyen, che chiedono uno «sforzo di leadership», Christine Lagarde forma il trio che dà il la alla politica europea.

 

RUTTE KURZ MERKEL

È il momento degli appelli mentre comincia a profilarsi la tela per la discussione al Consiglio europeo fra 15 giorni. Che bastino il 17 e il 18 è improbabile: si può sempre aggiungere la domenica. Per mercoledì von der Leyen ha promosso un incontro con gli altri tre presidenti Ue: Merkel, che guida il semestre europeo, Michel che presiede il Consiglio, Sassoli che presiede l'Europarlamento. I 4 faranno il punto sulle trattative in corso.

 

E non è escluso si parli anche del Patto di Stabilità. «Attenzione a riattivare il Patto troppo presto: una stretta intempestiva alle spese, come dimostrato da quanto avvenuto nella precedente crisi finanziaria, potrebbe avere effetti negativi»: questo il messaggio lanciato dal commissario Paolo Gentiloni.

 

GENTILONI CONTE

Ci «sarà una grande discussione l'anno prossimo» sulla riattivazione del Patto e sulla sua revisione, ha aggiunto. Tra gli scogli non ci sono solo le richieste dei soliti «frugali» (Olanda, Austria, Svezia e Danimarca) o dell'Est che teme sforbiciate indigeste ai fondi di coesione, ma anche quelle di un parlamento che vuole un bilancio più ambizioso delle proposte in circolazione, impegni su nuove risorse proprie Ue (tassa digitale, ambientale), che ritiene i 500 miliardi per sovvenzioni a fondo perduto agli Stati «il minimo».

 

I TERMINI

charles michel

Filtrano da alcune fonti i termini di una possibile tessitura per tentare un accordo. Un'ipotesi di lavoro che, per ora, non trova conferme. Somiglia più alla calibratura dello spazio esistente tra le divergenti posizioni sui temi chiave: volume finanziario dell'operazione ripresa, uso dei fondi e controlli; esborsi; equilibrio sovvenzioni/prestiti; durata; dotazione del bilancio Ue.

 

È la traccia alla quale sta lavorando Charles Michel, secondo alcune fonti. Resterebbero i 750 miliardi di Next Generation Eu (al centro del quale c'è il fondo per la ripresa) ma si ridurrebbe il volume del bilancio fra 1.094 miliardi proposti da Michel a febbraio allora respinti dai 27 - e 1.050 miliardi, proposta minima avanzata da uno Stato (un «frugale»). Von der Leyen ha proposto 1.100 miliardi, il parlamento 1.324 miliardi.

 

Non cambierebbe l'equilibrio fra sovvenzioni a fondo perduto agli Stati (500 miliardi) e prestiti (250 miliardi). Il 70% delle risorse sarebbe distribuito nel 2021-2022, il resto nel 2023 tenendo conto dei dati del Pil 2020 e 2021. La durata dello strumento passerebbe da 4 a 3 anni (a fine 2023). Per gli Stati, tre anni per gli impegni sui progetti di investimento e altri tre per realizzarli.

 

2 - SCONTI AI PAESI DEL NORD PER SALVARE IL RECOVERY FUND

Estratto dell’articolo di Alberto D’Argenio per “la Repubblica”

 

SEBASTIAN KURZ CON LA MASCHERINA

[…] i nordici insistono su un taglio delle sovvenzioni e dell'importo totale da poter sventolare in patria per convincere i propri parlamenti nazionali ad approvare il Recovery. Sono pronti a chiudere a 600-650 miliardi (400 di sovvenzioni e 200-250 di prestiti), cifra che in queste ore a Bruxelles nessuno si sente di escludere e che probabilmente sarebbe accettata dai mediterranei. Per facilitare un accordo, la proposta di compromesso di Michel prevede di salvare i rebates, gli sconti dei quali godono i nordici ai versamenti al bilancio europeo 2021-2027, collegato al Recovery. […] Sempre per venire incontro ai "frugali", l'ex premier belga proporrà di fissare il bilancio Ue 2021-2027 tra 1.094 e 1.050 miliardi. Un taglio significativo alle risorse per i normali programmi Ue rispetto a quanto chiesto dal Parlamento europeo proprio per facilitare un accordo sul Recovery. […] 

 

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...