zinga zaia conte

CI RICORDEREMO DI LORO – BORGONOVO (“LA VERITÀ”) FA L’ELENCO DI CHI HA SPECULATO SUL VIRUS: “CI RIMARRÀ STAMPATA IN TESTA LA PAGLIACCIATA DI BOCCIA CON LA MASCHERINA FARLOCCA PENZOLANTE DA UN’ORECCHIO. TERREMO A MENTE LE INTEMERATE DI GORI E SALA, CHE INVITAVANO LA POPOLAZIONE AD AFFOLLARE I RISTORANTI CINESI. SOPRATTUTTO, CI RICORDEREMO DI GIUSEPPE CONTE. DEI SUOI MAGLIONCINI E DELLE SUE INUTILI CONFERENZE STAMPA E DELLA SUA SMANIA DI APPARIRE..."

Francesco Borgonovo per “la Verità”

 

FRANCESCO BORGONOVO

Gli anticorpi nessuno li aveva. Dal primo all' ultimo, non eravamo pronti, non potevamo esserlo. Il Covid-19 ci ha tirato un primo pugno blando, come per studiarci, poi si è ritratto soltanto per assestarci il cazzotto più forte, quello del ko. Tutti siamo rimasti storditi, con le gambe molli. Abbiamo provato a reagire, e abbiamo sbagliato, ognuno a modo suo. Abbiamo fatto casino noi giornalisti, trascinando i lettori su e giù per le montagne russe dell' ansia. Hanno contribuito gli «esperti», bisticciando fra loro.

 

Non ci hanno capito nulla i politici di ogni colore, compresi quelli che non hanno responsabilità di governo, come Matteo Salvini che prima invitava a chiudere poi spingeva a riaprire. Talvolta, stravolti dalla pressione, hanno sbagliato gli amministratori e le associazioni di categoria. Ha sbagliato - confusa e imbambolata - un' intera nazione, forse perché, in certi momenti, si è abbandonata alla voce suadente che le sussurrava: «Non sta capitando qui, non davvero, è solo un brutto sogno».

 

coronavirus terapia intensiva bergamobeppe fiorello foto di bacco (2)

Però ci sono due modi per sbagliare: con colpa e con dolo. Poiché la confusione l' abbiamo alimentata tutti, siamo comunque colpevoli. Qualcuno, tuttavia, ha consapevolmente insistito nel tentativo bieco di accrescere il proprio capitale politico. La colpa può essere lavata via; il dolo invece rimane. E di chi ha sbagliato con dolo - per arroganza o brama di potere - dovremo avere memoria. Sulla Stampa, Beppe Fiorello ha scritto che «quando tutto questo sarà finito ci sarà necessità di un giorno del ricordo». Le giornate gonfie di retorica ci piacciono poco. Ma quando tutto questo sarà finito, di qualcosa ci ricorderemo senz' altro. Anzi, di qualcuno.

 

FRANCESCO BOCCIA SI PRESENTA CON LA MASCHERINA ALL'ORECCHIO E BORRELLI SE LA RIDE

Ci ricorderemo del ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia. Ci rimarrà stampata in testa la sua pagliacciata con la mascherina farlocca penzolante da un orecchio, un gesto spaccone fatto per insultare l' assessore lombardo alla Sanità, Giulio Gallera. Quest' ultimo si è lamentato perché la Protezione civile gli aveva inviato mascherine di carta igienica da distribuire negli ospedali. Boccia gli ha fatto il verso tra gli sghignazzi di Angelo Borrelli, evanescente capo della Protezione civile.

 

francesco boccia – ritiro del pd all'abbazia di contigliano 21

Il ministro, in questo modo, ha offeso non solo la giunta lombarda, ma tutti coloro che rischiano la pelle lavorando privi delle necessarie protezioni. Boccia ha poi cercato di giustificarsi mentendo: «La mascherina che ho indossato durante la conferenza stampa è del tipo che indosso quotidianamente». Peccato che decine di foto lo smentiscano. Forze politiche di destra e di sinistra hanno chiesto le sue dimissioni, ma Boccia - non pago - ha rilasciato un' intervista al Corriere della Sera da cui trasudava spocchia. «La cattiveria è negli occhi di chi guarda», ha detto.

 

ROMANO PRODI E MARIO MONTI

Poi ne ha approfittato per bastonare di nuovo l' opposizione: «Le critiche dei sindaci leghisti sono ingenerose. Se non ci fosse lo Stato sarebbero crollati». Curiosa visione del mondo: lui è libero di insultare chi si ammazza di fatica, ma se qualcuno osa criticarlo, reagisce con la da bestia ferita.

giorgio gori

 

Tira in ballo lo Stato, il caro Boccia. Lo Stato che oggi boccheggia pagando anni di austerità feroce. Come quelle praticate a suo tempo da Mario Monti, lo stesso che negli ultimi giorni si è permesso di rifilarci lezioncine sul fatto che «serve più Europa» per salvarsi dall' epidemia. Ci ricorderemo di come Monti ha difeso le scriteriate frasi della presidente della Bce Christine Lagarde («Non siamo qui per ridurre gli spread»), nonostante i danni pazzeschi che hanno provocato. Sì, ci ricorderemo di tutti e due.

 

milano non si ferma lo spot di sala sul coronavirus 5

Terremo a mente pure le intemerate di Giorgio Gori e di Giuseppe Sala, sindaci pd di Bergamo e Milano. Ci ricorderemo di quando invitavano la popolazione ad affollare i ristoranti cinesi, e si preoccupavano di combattere «la discriminazione» invece di correre ai ripari. Faremo un pensiero ai loro ripetuti inviti a «ripartire» che hanno dato forza all' epidemia. Vero, sbagliare si poteva. Ma questi sindaci ne hanno approfittato per fare polemica con la «destra razzista» e, pur di fronte alla drammatica evidenza, hanno accuratamente evitato di scusarsi.

milano non si ferma lo spot di sala sul coronavirus 1

 

LUCA ZAIA E LE MASCHERINE

Ne avremo memoria. Ci rammenteremo anche di Gad Lerner che, nel pieno del disastro, accusava Luca Zaia di essere un razzista. Di Massimo Giannini, secondo cui «l' untore è Matteo Salvini». Quando sarà finita, la Storia dovrebbe avere già sepolto le sardine, ma se per qualche curioso ricorso così non fosse, ci ricorderemo anche di Mattia Santori e dei suoi, che proposero di combattere il virus «con gli anticorpi della cultura», che venerdì insistevano a dire che «il razzismo è un virus» e ieri avevano ancora il coraggio di sostenere che gli italiani «sono in cerca di un nemico» ma «il prossimo nemico siamo tutti». No cari, il nemico siete voi e le vostre scemenze.

 

nicola zingaretti all'aperitivo dei giovani pd a milanogad lerner

Cretinate come quelle di cui si è reso protagonista Nicola Zingaretti, il re degli aperitivi, e con lui tutti i giornalisti e gli attivisti che corsero ad ingozzarsi di ravioli e involtini primavera. Avremo pensieri per costoro, a partire da Romano Prodi, che si complimentò con Pechino per la gestione della crisi, e dal governatore toscano Enrico Rossi che si accordò con il consolato cinese per battere la discriminazione, e intanto il contagio avanzava. Ci ricorderemo di Laura Boldrini, che accusava la destra di «sciacallaggio» e mentre l' epidemia imperversava si è inabissata, uscendo saltuariamente solo per ricordarci «la dignità dei migranti». Terremo a mente lei e i suoi amici delle Ong che - con rare eccezioni - hanno continuato imperterrite a celebrare l' accoglienza anche nei giorni del panico.

 

lucia azzolinaL'ENNESIMA DIRETTA FACEBOOK DI GIUSEPPE CONTE

Ci ricorderemo del governo, del ministro Lucia Azzolina che voleva tenere aperte le scuole «luogo di inclusione» e del ministro Fabiana Dadone che voleva cogliere l' opportunità per rendere permanente lo smart working. E soprattutto ci ricorderemo di lui, di Giuseppe Conte. Dei suoi maglioncini e delle sue inutili conferenze stampa notturne, delle sue smargiassate («siamo i primi in Europa») e della sua smania di apparire, delle sue risposte tronfie alle Regioni, dei suoi decreti pasticciati, delle sue retromarce e ripartenze, del suo rifiuto di nominare un commissario. Quando sarà finita - perché finirà - ci ricorderemo del virus, dei nostri errori, delle nostre colpe. Non cercheremo nemici per assolverci, no. Ma il dolo non si perdona e l' arroganza ancora meno.

romano prodi on the beachgiuseppe conte in diretta facebook 5FRANCESCO BORGONOVO

Ultimi Dagoreport

antonio marano simona agnes roberto sergio giampaolo rossi rai meloni

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…

giorgia meloni carabinieri

FLASH – I MARANZA SCATENANO IL PANICO NELLE STRADE DI ROMA, GLI APPARTAMENTI VENGONO SVALIGIATI E LE STAZIONI SONO UN SUK DOVE NON SI PUÒ GIRARE DA SOLI. E IL GOVERNO TUTTO LEGGE E SICUREZZA CHE FA? A FEBBRAIO IL COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI, SALVATORE LUONGO, LANCIÒ L’ALLARME: “C’È UNA CARENZA DI QUASI 10.200 UNITÀ, CORRISPONDENTE ALL'8,5% DELLA FORZA PREVISTA DALLA LEGGE”. SONO PASSATI 5 MESI: COSA HA FATTO GIORGIA MELONI? AVRÀ ASSUNTO I MILITARI CHE SERVONO A CONTRASTARE L’EMERGENZA SICUREZZA? L’HA CAPITO CHE LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCANO SU QUESTO TEMA?

friedrich merz afd cdu

FLASH – COSA SUCCEDERÀ IN GERMANIA, ORA CHE LA LOCOMITIVA TEDESCA È DERAGLIATA? CI SONO I 100MILA LICENZIAMENTI DI VOLKSWAGEN, SIEMENS TAGLIERÀ ALMENO 6MILA POSTI DI LAVORO E IL GOVERNO DI QUELLO STOCCAFISSO DI FRIEDRICH MERZ È IN BAMBOLA. LA POPOLARITÀ DEL CANCELLIERE È IN CADUTA LIBERA E I POST-NAZISTI DI AFD SONO ORMAI IL PRIMO PARTITO – AD ANGOSCIARE IL GOVERNO DI BERLINO C’È ANCHE IL DOSSIER COMMERZBANK: VISTA L’ARIA CHE TIRA, SI TEME CHE LO SFORBICIATORE ANDREA ORCEL, ORA CHE UNICREDIT HA IL CONTROLLO DELLA BANCA TEDESCA, MANDI A CASA MIGLIAIA DI PERSONE…

donald trump benjamin netanyahu

FLASH – LA STRATEGIA ELETTORALE DI NETANYAHU? BOMBARDARE! “BIBI” CONTINUA A MARTELLARE IL LIBANO PER RISALIRE NEI SONDAGGI, IN VISTA DELLE ELEZIONI DI OTTOBRE, MA ORMAI IL SUO DESTINO SEMBRA SEGNATO – ANCHE DONALD TRUMP GLI HA CONSEGNATO UN BEL “VAFFA”: IL TYCOON HA CAPITO CHE DEVE PUNTARE LE SUE FICHES SU UN GOVERNO DI CENTRODESTRA CHE ABBIA UN PREMIER MENO COMPROMESSO DI “BIBI”. LO SPARTIACQUE CHE HA PORTATO TRUMP A SCARICARE NETANYAHU È STATO IL NO ALLA GRAZIA DA PARTE DEL PRESIDENTE ISAAC HERZOG…

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?

monte dei paschi di siena mps banco bpm luigi lovaglio giuseppe castagna hugues brasseur

DAGOREPORT - LA FUSIONE MPS-BPM È DAVVERO FINITA NEL CESTINO? PER SALVARSI DALL’OPAS DI INTESA, LOVAGLIO E CASTAGNA POTREBBERO AGGRAPPARSI A DUE SALVAGENTI: ANTI-TRUST E CREDIT AGRICOLE - INCORPORANDO IL 13% DI GENERALI, IL DESTINO CINICO E BARO VUOLE CHE IL PRIMO COMPETITOR DEL LEONE DI TRIESTE NEL MERCATO ASSICURATIVO, SIA PROPRIO INTESA - CON UNA QUOTA COSÌ IMPORTANTE IN GENERALI, L’ANTI-TRUST POTREBBE CONSIDERARE INTESA IN GRADO DI CONDIZIONARE ASSEMBLEE, INFLUENZARE NOMINE E SCELTE STRATEGICHE - IL FUTURO DI CASTAGNA È NELLE MANINE DEI FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE, CHE DETIENE IL 29,9% DI BPM - VISTO L’OTTIMO RAPPORTO DI GIORGETTI E CASTAGNA CON LA “BANQUE VERTE”, C’È CHI IPOTIZZA CHE IL GOVERNO MELONI POTREBBE DARE L’OK A UNA FUSIONE DI BPM CON CRÉDIT AGRICOLE ITALIA, SETTIMO GRUPPO BANCARIO ITALIANO - MA C’È CHI VA OLTRE: NULLA VIETEREBBE A CREDIT AGRICOLE DI LANCIARE UN'OPAS SU SIENA CONTRO L'OPAS DI INTESA…