mattarella conte

COL FIATO SUL COLLE DI CONTE - IL PREMIER VA DA MATTARELLA, POI ANNUNCIA IL RINVIO SULLE TASSE. L'IMPOSTA SULLA PLASTICA RIDOTTA SLITTA A LUGLIO, QUELLA SULLO ZUCCHERO A OTTOBRE - RENZI LITIGA COL PD E MINACCIA LE URNE - L’ALLARME DEL COLLE PER I RITARDI DEL GOVERNO. APPROVATA LA MANOVRA CONTE RISCHIA DI FINIRE VITTIMA DI UNA MAGGIORANZA BALCANIZZATA: L' UNICO ELEMENTO CHE UNISCE I TRE PARTITI È IL TERRORE DELLE URNE ANTICIPATE

Marco Conti per il Messaggero

sergio mattarella giuseppe conte 9

 «Ovvio, se non ci fosse stata la faccenda di Open non saremmo stati costretti da Renzi a riaprire la manovra». Dalle parti del Nazareno si sbuffa e ci si agita. Gli ultimi due giorni di vertice a palazzo Chigi hanno esasperato ancor più gli animi. Stavolta però non sono i grillini oggetto dello scandalo, ma Italia Viva e quel suo irrigidirsi su due questioni che il ministro Gualtieri pensava di aver risolto incontrando le associazioni di categoria coinvolte dai possibili aumenti delle tasse su plastica e zucchero.

 

LA DITTA Invece a palazzo Madama è scoppiato l' inferno quando Gualtieri ha detto che c' erano 3-400 milioni disponibili. Uno scontro condito dalle solite minacce di far cadere il governo e del voto, argomenti che ormai vengono evocati per scaramanzia. E così la riunione è andata avanti a strattoni per quattordici ore con la manovra di bilancio che rischia di essere licenziata in ritardo da Palazzo Madama e di arrivare alla Camera solo in tempo per il voto di fiducia. A perdere le staffe con la pattuglia renziana, composta dal trio Boschi, Faraone e Marattin, è stato però anche il presidente del Consiglio costretto sempre più spesso ad inseguire dossier che sembrano non chiudersi mai.

 

sergio mattarella giuseppe conte 3

Dopo aver speso buona parte della settimana per trovare una via d' uscita alla questione della riforma dal Salva-stati, Conte si ritrova di prima mattina con il ministro dell' Economia Roberto Gualtieri che presenta le coperture trovate nella notte. Tra pause, minacce di rottura ed ultimatum, la trattativa va avanti sino a sera ed interrotta da un paio di impegni internazionali che ha Conte in agenda e dall' incontro che lo stesso presidente del Consiglio ha con il Capo dello Stato.

 

Lo stretto rapporto di Conte con Sergio Mattarella è noto, così come è nota la preoccupazione con la quale il Quirinale segue il faticosissimo iter della legge di Bilancio sulla quale, a tre settimane dall' esercizio provvisorio, non c' è stato neppure un voto in Aula. L' allarme per i ritardi del governo è scattato al Quirinale da tempo, e le opposizioni avranno ragioni da esporre qualora si dovesse procedere a colpi di fiducia.

renzi zingaretti

L' ottimismo di Conte, mostrato a sera tarda in conferenza stampa, non nasconde però l' irritazione nei confronti dei ripetuti distinguo della sua maggioranza. Un nervosismo, quello del premier, amplificato dalla notizia, che sarebbe dovuta rimanere riservata, della inattesa trasferta serale sul Colle.

 

D' altra parte il clima nella maggioranza è pessimo. Per tutta la giornata si susseguono scambi di accuse tra Pd e Iv. Con Renzi che minaccia le urne e Orlando che risponde con «un siamo pronti». Oggetto del contendere, più dei 400 milioni recuperati dal ministro Gualtieri, è l' ossessione per le mosse renziane che il Pd mostra di avere e che lo spinge ad alzare barricate su ogni argomento dove il partito dell' ex sindaco di Firenze potrebbe trarne il ben che minimo vantaggio.

«Non cadremo a gennaio», ha sostenuto qualche giorno fa il presidente del Consiglio. Un auspicio. O forse la mera constatazione che in Emilia Romagna si vota il 26 gennaio e che, quindi, sino a quella data resterà a palazzo Chigi. La corsa di ieri sera al Quirinale segnala però una difficoltà del premier che, su un argomento importante per il Paese come la manovra di bilancio, riceve e sventola una sorta di protezione del Capo dello Stato.

 

CONTE E MATTARELLA

Chiusa in qualche modo la legge di Bilancio, a Conte toccherà però navigare in mare aperto dovendo fare i conti con un M5S in costante liquefazione interna e lo scontro a sinistra tra Pd e renziani.

 

L' unico elemento che mette in comune i tre partiti è il seppur diverso terrore delle urne anticipate. Malgrado l' abuso della reciproca minaccia di far saltare il governo, andare al voto a breve non conviene ai 5S di Di Maio che, stante i sondaggi, verrebbero decimati. Non al Pd di Zingaretti, che verrebbe accusato di consegnare il Paese alla destra di Salvini anche dalle sardine.

E neppure a Italia Viva, la cui ascesa si è fermata, complice le inchieste della magistratura di Firenze. Ma non è detto che l' interesse di tutti i partiti affinchè la legislatura vada avanti metta al riparo il governo-Conte.

Marco Conti

 

 

LA BATTAGLIA SULLA MANOVRA

Diodato Pirone per il Messaggero

 

Il braccio di ferro nella maggioranza su poche decine di milioni su una manovra da 30 miliardi è durato per tutta la giornata di ieri ed è sfociato su una intesa che rinvia e attenua le tasse inserite nella legge di bilancio.

 

giuseppe conte e mattarella all'inaugurazione della nuova sede dell'intelligence 1

In serata in una conferenza stampa tenuta dal premier Giuseppe Conte e dal ministro dell' Economia, Roberto Gualtieri, il presidente del Consiglio si è detto certo che da gennaio l' esecutivo cambierà marcia entrando in «una prospettiva di più ampio respiro» e ha ripetuto che sarà fissato un cronoprogramma di riforme.

 

I toni rassicuranti della conferenza stampa e la definizione di una manovra pro-famiglie (cui andranno tre miliardi nel 2021 recuperati dai pagamenti via card) e pro-imprese (riparte Industry 4.0) non hanno potuto cancellare gli incredibili toni astiosi che hanno accompagnato per tutto il giorno il confronto fra Pd e Idv. Un braccio di ferro su circa 250 milioni (nella sostanza il rinvio a luglio delle tasse sulla plastica e a ottobre sulle bibite ad alto contenuto di zucchero) decisamente spropositato rispetto ai 32 miliardi di valore della manovra stessa che in estrema sintesi esclude l' aumento dell' Iva e riduce leggermente le tasse sul lavoro.

 

zingaretti renzi

Ora, finalmente, a sole tre settimane dal termine ultimo, il parlamento potrà iniziare a votare la manovra. E questo è il secondo anno che il Parlamento è quasi escluso dalla definizione della manovra che normalmente è la legge più importante dell' intero anno.

 

Conte lo ha dovuto spiegare anche in un incontro di routine con il prsidente della repubblica che si è svolto nel tardo pomeriggio.

 

La Camera rischia di non toccare palla: l' opposizione già protesta e minaccia ricorsi, la stessa maggioranza sul punto è spaccata. All' intesa sul merito ha lavorato per tutta la giornata il ministro dell' Economia Roberto Gualtieri, che alle 7 del mattino mette a punto con i tecnici del Mef e della Ragioneria le misure da portare al tavolo di maggioranza. Giuseppe Conte si affaccia a salutare i presenti prima di un incontro già programmato con l' inviato Onu in Libia Ghassan Salamè, li invita a lavorare insieme «a un ulteriore sforzo per abbassare le tasse».

 

LUIGI DI MAIO

Ma il clima presto si surriscalda.

Gualtieri porta in dote tra i 350 e i 400 milioni di nuove coperture ma spiega anche che non si possono tutti destinare ad eliminare le tasse sulla plastica e sullo zucchero, come vorrebbe Italia Viva.

Gli ex compagni di partito iniziano a litigare. «Dite di no solo perché non volete darla vinta a Renzi», accusano da Iv. «Meglio usare le risorse in più per aumentare il taglio delle tasse sul lavoro», ribattono i Dem.

 

Intanto il M5S con Laura Castelli chiede e ottiene che «si aumentino i fondi ai Vigili del fuoco». Dopo due ore di riunione, i renziani si alzano dal tavolo in polemica.

CERINO DI MAIO

 

La riunione viene sospesa: nessuno sa quando si riprenderà. Volano parole di fuoco. Il Pd accusa Iv di voler fare un favore «alle multinazionali come la Coca Cola». Teresa Bellanova ribatte che sono i Dem, per un puntiglio, a far rischiare il «disastro occupazionale» nelle aziende della plastica e delle bevande. Renzi nel pomeriggio parla di elezioni («Che non voglio») e Orlando visegretario del Pd ribatte: «Siamo tutti pronti, bisogna capire se è utile per il Paese». A sera i renziani lasciano trapelare un benino per la riduzione della tasse che proporranno di cancellare nel corso del prossimo anno.

LUIGI DI MAIOconte di maiogiuseppe conte roberto gualtieri mes

Diodato Pirone

giuseppe conte roberto gualtieri

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