matteo salvini enrico letta cannabis

COLLE, CHE FARE? – LE ANIME DEL PD SONO D’ACCORDO CHE NONNO MARIO DEVE RESTARE A PALAZZO CHIGI: NON E' CONCEPIBILE CHE IL PNRR DA 209 MILIARDI POSSA ESSERE GESTITO DA UN FRANCO O UNA CARTABIA – LETTA VUOLE CHE IL NOME VENGA ESPLICITATO NELLA DIREZIONE DEL 13 GENNAIO. MA SA BENISSIMO CHE, PER SBROGLIARE LA MATASSA, DEVE TROVARE UN’INTESA CON SALVINI, PREVIO UN CONTENTINO DA KING MAKER A BERLUSCONI…

Maria Teresa Meli per il “Corriere della Sera”

 

ENRICO LETTA MATTEO SALVINI

Enrico Letta ha dato appuntamento al suo partito per il 13 gennaio. Sarà quella la data in cui il Pd (si riuniranno in contemporanea la direzione e i gruppi parlamentari) farà la sua prima mossa sulla scacchiera della partita del Quirinale, perché Letta non intende giocare di rimessa.

 

Quell'appuntamento gli serve per dimostrare che, al contrario di quanto avvenne in passato, con i 101 franchi tiratori che affossarono Romano Prodi, i dem questa volta sono uniti. Letta sa che dentro il partito c'è anche chi resiste all'ipotesi di Mario Draghi al Quirinale. Base riformista, la corrente di Lorenzo Guerini e Luca Lotti, non fa mistero di avere questa posizione. Lo stesso dicasi per i ministri dem Andrea Orlando e Dario Franceschini, che preferirebbero veder continuare l'esperienza di questo governo.

goffredo bettini enrico letta elly schlein giuseppe conte

 

E ieri, con un intervento sul Foglio , anche Goffredo Bettini, che pure nel recente passato aveva sponsorizzato la candidatura del premier al Colle, ha cambiato schema di gioco: meglio un politico in quel ruolo. E circolano già due possibili nomi dell'identikit fornito dall'esponente dem: quello di Franceschini e quello di Pier Ferdinando Casini, nel caso in cui la destra si opponesse all'idea di appoggiare un rappresentante del Pd. Ma quella di Bettini, ci tengono a sottolineare al Nazareno, «è una posizione personale».

 

ENRICO LETTA E SILVIO BERLUSCONI

Dunque non è quella di Letta. Spiega il segretario ai suoi: «Io non pongo nessun veto e voglio affrontare la discussione sull'elezione del nuovo capo dello Stato alla luce del sole. Senza pregiudizi e senza sotterfugi». Il leader non sembra preoccupato delle uscite dem come quella di Bettini: «Sono posizioni fisiologiche in un grande partito», minimizza. Comunque, si dice convinto di una cosa: «Sono certo che alla fine troveremo una posizione comune».

 

GOFFREDO BETTINI GIUSEPPE CONTE

Ma l'intervento di Bettini ha rinfocolato anche i boatos sulle reali intenzioni di Giuseppe Conte. Il rapporto tra i due, infatti, è strettissimo: Bettini e l'ex premier si sentono e si vedono frequentemente e regolarmente. E non è un mistero per nessuno che Conte non abbia gradito la gestione delle nomine Rai e che ne abbia attribuito la responsabilità a Draghi. Non a caso ieri sono circolate voci secondo le quali l'ex premier potrebbe lanciare nella partita del Quirinale la candidatura di una donna.

 

ORLANDO E FRANCESCHINI

E nei palazzi della politica venivano sussurrarti i nomi di Paola Severino, Letizia Moratti ed Elisabetta Belloni. In realtà non è questa la linea di Conte, ma nella ridda di voci e indiscrezioni che come sempre precede la partita del Quirinale ieri era stata ventilata anche questa ipotesi.

 

Dunque è su un doppio fronte che Letta deve muoversi, bene attento a non sbagliare le sue prossime mosse: quello interno di partito e quello esterno rappresentato dall'alleato 5 Stelle, che non sembra ancora aver deciso quale linea prendere.

 

mattarella draghi

Ma il segretario non appare eccessivamente preoccupato nemmeno dalle turbolenze grilline. A essere impensierito per quanto vede nel mondo della politica è invece un altro dem: Luigi Zanda, che lancia un monito rivolto a tutti, ma soprattutto ai «suoi»: «Per la stabilità dell'Italia, per il nostro buon nome e per dare autorevolezza al settennato sarebbe molto grave se le manovre dei partiti ci facessero perdere contemporaneamente sia Mattarella che Draghi».

Ultimi Dagoreport

antonio angelucci tommaso cerno alessandro sallusti

FLASH – UCCI UCCI, QUANTI SCAZZI NEL “GIORNALE” DEGLI ANGELUCCI! NON SI PLACA L’IRA DELLA REDAZIONE CONTRO L’EDITORE E I POCHI COLLEGHI CHE VENERDÌ SI SONO ZERBINATI ALL'AZIENDA, LAVORANDO NONOSTANTE LO SCIOPERO CONTRO IL MANCATO RINNOVO DEL CONTRATTO NAZIONALE E PER CHIEDERE ADEGUAMENTI DEGLI STIPENDI (ANCHE I LORO). DOPO LO SCAMBIO DI MAIL INFUOCATE TRA CDR E PROPRIETÀ, C’È UN CLIMA DA GUERRA CIVILE. L’ULTIMO CADEAU DI ALESSANDRO SALLUSTI, IN USCITA COATTA (OGGI È IL SUO ULTIMO GIORNO A CAPO DEL QUOTIDIANO). AL NUOVO DIRETTORE, TOMMASO CERNO, CONVIENE PRESENTARSI CON L'ELMETTO DOMANI MATTINA...

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)