joe biden xi jinping

COME CAMBIERA’ LA POLITICA ESTERA DEGLI STATI UNITI CON BIDEN? IL NODO PRINCIPALE RIGUARDERA’ I RAPPORTI CON LA CINA – BIDEN SARÀ PIÙ VICINO ALL’UNIONE EUROPEA DI QUANTO LO SIA STATO TRUMP. IN MEDIO ORIENTE "SLEEPY JOE" POTREBBE AFFRONTARE L’ENORME PROBLEMA LEGATO AL JIHADISMO ALLA MANIERA DI OBAMA, OSSIA ATTRAVERSO UN SOSTEGNO PIÙ O MENO INDIRETTO A SECONDA DELLE LOGICHE DEI TERRITORI. LA QUESTIONE IRAN E IL RISCHIO DEL RITORNO DI ANTICHE ACREDINI CON PUTIN...

Da https://it.insideover.com/

 

biden obama

Joe Biden si appresta ad essere nominato presidente degli Stati Uniti d’America e uno dei primi effetti della nuova gestione riguarderà la politica estera. L’isolazionismo di trumpiana memoria, con ogni probabilità, verrà accantonato, mentre gli Stati Uniti potranno tornare a rivendicare la loro voce “imperiale” sull’intero globo terrestre.

 

I due mandati firmati da Barack Obama avranno un proseguo: questo è abbastanza certo. Se non altro perché Joe Biden proviene da quella esperienza. E dunque è lecito chiedersi, per esempio, quali effetti avrà sul Mediterraneo e sui confini europei in generale il ripristino della dottrina che tanti focolai ha creato nel corso di quell’ottonato. Vedremo.

 

Certo, i focus che dimorano nello studio ovale non cambiano: Biden – come Trump – avrà il problema della competitività sempre più pronunciata della Cina sul piano commerciale. Tanti commentatori, nel corso di questi mesi, hanno fatto notare come il rapporto tra Stati Uniti e Cina possa prescindere dal colore del partito cui appartiene l’uomo che risiede alla Casa Bianca.

joe biden e barack obama 1

 

Sembra che anche il bilateralismo diplomatico alla Donald Trump sia destinato a scomparire dalla scena: è molto più probabile che Biden, anche per la gioia del pontefice argentino, preferisca la via del multilateralismo geopolitico, con tanti tavoli aperti a molteplici attori. Ma non è detto che il nuovo presidente Usa abbassi i toni nei confronti dei competitor più seri, Repubblica popolare cinese in primis.

 

Joe Biden sarà più vicino all’Unione europea di quanto lo sia stato The Donald. Anche questo è un dato che può essere certificato. E un discorso molto simile varrà per tutti gli organi sovranazionali, come l’Onu, la Nato e l’Oms, che in questo particolare periodo è stata chiamata in causa dalla politica più del consueto. La dottrina Obama non prevede di mettere in discussione questi organismi. Ma dei riverberi ci saranno. Il peso avuto da Visegràd in Ue, giusto per fare un esempio, potrebbe essere ridimensionato sulla base dei nuovi equilibri. E un destino simile può investire la Gran Bretagna, che è impegnata nella Brexit: Boris Johnson aveva trovato in Trump una spalla più che solida in vista della fuoriuscita da Strasburgo e Bruxelles. Ma ora, con Trump fuori dai giochi, le cose per Bo-Jo potrebbero complicarsi non poco.

 

BARACK OBAMA CON JOE BIDEN A FLINT IN MICHIGAN

In Medio Oriente Biden potrebbe affrontare l’enorme problema legato al jihadismo alla maniera di Obama, ossia attraverso un sostegno più o meno indiretto a seconda delle logiche dei territori. Diverso ed interessante sarà comprendere se le prossime azioni finiranno – com’è accaduto al primo presidente afro-americano della storia – per scatenare un effetto domino tutt’altro che controllabile in quelle zone di mondo, e non senza effetti per l’Occidente. L’Iran potrebbe tornare un interlocutore privilegiato, e Biden potrebbe offrire la stipulazione di un nuovo trattato contro il nucleare. Le questioni aperte – come si vede bene – sono molte.

 

XI JINPING BIDEN

Obama aveva tentato di trattare con la Corea del Nord mediante l’arma della diplomazia, ma le politiche dell’esponente democratico avevano portato tutt’altro che frutti. Trump, pur con una comunicazione ritenuta troppo incisiva e pericolosa dai pensatori progressisti, era riuscito nell’intento di pacificare i rapporti con Kim-Jong un. E questo è un aspetto che forse viene troppo spesso dimenticato dagli analisti. La sensazione, prescindendo dai singoli dossier, è che l’America di Biden sia destinata ad assomigliare molto a quella degli ultimi ventotto anni, cioè da Bill Clinton in poi, escluso il mandato di Trump, che per ora ha rappresentato un unicum pure in termini di azioni belliche intraprese.

 

JOE BIDEN VLADIMIR PUTIN

Biden dovrebbe far sì che gli States rientrino di nuovo negli accordi di Parigi sul clima, mentre non ci sarebbe da meravigliarsi troppo del ripristino delle antiche acredini obamiane con la Russia di Vladimir Putin. Del resto l’amministrazione di cui faceva parte, quella appunto del predecessore do Trump, era stata una delle maggiori avversarie di Mosca. L’obiettivo era quello di isolarla e renderla di fatto una potenza esterna all’Europa e all’Occidente. Obiettivo parzialmente riuscito, come dimostrato dal doppio filo tra Washington e Nato e con le accuse di legami con il Cremlino a qualunque avversario del mondo politico.

XI JINPING JOE BIDEN

 

Ultimi Dagoreport

daniela santanche giorgia meloni giorgio mottola

DAGOREPORT - COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO SOLO ADESSO, PUR AVENDO AVUTO A DISPOSIZIONE PIÙ DI TRE ANNI DI CASINI GIUDIZIARI PER METTERLA ALLA PORTA? - NON È CHE ALL’INDOMANI DELLA DISFATTA, MAGARI LEGGENDO UN POST SU FACEBOOK DI “REPORT” (‘’I SOLDI DELLA SOCIETA’ INDAGATA PER MAFIA A DANIELA SANTANCHE’ E LE OMBRE SUI “SALVATORI” DI VISIBILIA’’), LA PREMIER E IL SUO ENTOURAGE DI PALAZZO CHIGI HANNO SENTITO ODOR DI BRUCIATO E PRESO LA PALLA AL BALZO PER BUTTARE FUORI L’INSOSTENIBILE MINISTRO DEL TURISMO? GIÀ IL GIORNO DELLA SCONFITTA, IL RICHELIEU DI PALAZZO CHIGI, FAZZOLARI, AVEVA MESSO IN CONTO LA POSSIBILE REAZIONE DI UNA MAGISTRATURA RINGALLUZZITA DALLA VITTORIA, PREANNUNCIANDO CHE “L’AZIONE (DELLE TOGHE) POTREBBE DIVENTARE PIÙ INVASIVA" - E OGGI, LA PROCURA DI ROMA HA RICICCIATO IL CASO SOGEI CON PERQUISIZIONI AL MINISTERO DELLA DIFESA E IN UNA SERIE DI SOCIETÀ PUBBLICHE TRA CUI TERNA, RETE FERROVIARIA ITALIANA, POLO STRATEGICO NAZIONALE... - VIDEO DI GIORGIO MOTTOLA

radio deejay theodore kyriakou linus albertino

FLASH – THEO KYRIAKOU NON HA SCELTO A CASO DI ANDARE A MILANO PER IL DEBUTTO DA EDITORE DI “REPUBBLICA”: NEGLI STORICI STUDI DI VIA MASSENA C’È LA SEDE OPERATIVA DELLE RADIO DEL GRUPPO GEDI, CHE SONO L’UNICO ASSET CHE INTERESSA AL MAGNATE GRECO – QUEL VOLPONE DI KYRIAKOU, PIÙ FURBO DI ELKANN, HA DATO UNO ZUCCHERINO ALLA REDAZIONE DI “REP”, INCONTRANDO I GIORNALISTI E PROMETTENDO INVESTIMENTI. MA IL SUO VERO OBIETTIVO ERA IL FACCIA A FACCIA CON LINUS (DIRETTORE EDITORIALE DEL POLO RADIOFONICO): LA PRIORITÀ È METTERE A PUNTO UN PIANO PER DARE UNA RINFRESCATA A RADIO CAPITAL E RENDERE PIÙ COMMERCIALE LA DISCOTECARA “M2O”, DI CUI È DIRETTORE ARTISTICO ALBERTINO (FRATELLO DI LINUS)

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?