luca palamara

COME TROVARSI UN TROJAN IN CASA - COME FU ''INOCULATO'' A PALAMARA IL VIRUS NELLO SMARTPHONE, USATO PER REGISTRARE TUTTE LE SUE CONVERSAZIONI, INCLUSE QUELLE SU WHATSAPP E AMBIENTALI. AL PM FU SPENTO A DISTANZA IL TELEFONO, CON L'AUSILIO DEL SUO OPERATORE, E QUANDO LO HA RIACCESO… - AGLI ALTRI TRE CO-INDAGATI FU INVECE INVIATO UN SMS, CHE NON APRIRONO. ECCO PERCHÉ…

 

Marco Lillo per ''il Fatto Quotidiano''

 

Grazie al deposito degli atti di indagine si è scoperto finalmente perché Luca Palamara è stato preso nella rete telematica stesa dai suoi colleghi di Perugia con il trojan mentre i suoi co-indagati, cioé gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore e l' ex magistrato Giancarlo Longo, invece, sono rimasti immuni.

luca palamara 2008

 

Il virus che ha permesso di trasformare l' iPhone di Palamara in una formidabile microspia è stato infatti inoculato con modalità diverse da quelle usate con i co-indagati.

Di qui il successo sul primo e il fallimento sugli altri tre. Ai co-indagati è arrivato ad aprile un gentile messaggio che li invitava a cliccare su un link e i tre si sono guardati bene dal farlo. Il magistrato è stato arpionato dai colleghi perugini con ben altra forza e tecnica.

La Guardia di Finanza, con l' aiuto legittimo della Vodafone, gli ha addirittura bloccato forzatamente il telefono. Così il pm è stato obbligato ad abboccare.

 

luca palamara 3

Luca Palamara il 3 maggio all' improvviso ha visto impazzire il telefonino. Il magistrato non riusciva a fare messaggi né chiamate. Quando da un po' imprecava sullo schermo è comparso un messaggio salvifico della Vodafone di questo tenore: "Gentile cliente stiamo riscontrando problemi di linea che potrebbero impedire il corretto funzionamento del tuo apparecchio. Ti consigliamo di fare l' aggiornamento. A breve ti contatterà il servizio clienti". Quel link era il cavallo di Troia che, come per magia, ha fatto ripartire il cellulare trasformandolo però in una cimice con telecamera.

 

Palamara, abituato a fare il cacciatore e non la preda, ha cliccato. Da quel momento tutti i suoi incontri carbonari per influenzare le nomine dei magistrati di mezza Italia, tutte le sue chiamate su whatsapp, sono finite negli hard disk dei finanzieri del Gico della Guardia di Finanza di Roma.

 

luca palamara

Invece i suoi co-indagati hanno continuato a essere intercettati solo sulle loro utenze telefoniche tradizionali sulle quali parlavano per lo più di lavoro. Le carte visionate dal Fatto raccontano cosa era accaduto. Il pm di Perugia Gemma Milani il 30 aprile 2019 aveva emesso un "decreto di interruzione temporanea chiamate uscenti su apparato mobile". Sul decreto si legge che la pm "Ordina alla società Vodafone e-o a qualsiasi altro gestore interessato di effettuare un blocco temporaneo solo sulle chiamate uscenti, escluse quelle di emergenza, al fine di simulare un disservizio tramite il quale la società incaricata (la società specializzata in intercettazioni Rcs Spa non la Vodafone, ndr) potrà procedere all' infezione del predetto apparato".

PIERO AMARA

 

Questa soluzione era stata suggerita, da quel che si legge dal decreto, proprio dalla Guardia di Finanza. La polizia giudiziaria "prospetta () la necessità di emettere un provvedimento di blocco del servizio". Invece agli altri erano stati inviati "meri sms di preavviso del malfunzionamento della rete telefonica". L' avvocato Amara era stato invito a cliccare sul messaggio di malfunzionamento, in data 12 e 17 aprile 2019, l' ex magistrato Longo il 10 aprile e Giuseppe Calafiore il 30 aprile. I tentativi per tutti "non sortivano alcun risultato". Qual è la ragione del differente trattamento?

 

GIUSEPPE CALAFIORE

Al Fatto Quotidiano è stato fornita una spiegazione logica: gli altri intercettati erano già stati indagati e arrestati più di un anno prima. L' avvocato Amara aveva dimostrato grandi capacità di ottenere informazioni sull' inchiesta. Un blocco del telefono nei loro confronti avrebbe potuto suscitare sospetti e bruciare l' indagine. Mentre, spiegano le fonti giudiziarie al Fatto sotto garanzia di anonimato, Palamara non avrebbe immaginato di essere vittima di un trojan da parte dei colleghi. Una spiegazione che ha un senso ma si apre a un' obiezione: anche "i meri sms" potevano suscitare sospetti. Tanto che nessuno dei tre indagati li ha aperti.

GIUSEPPE CALAFIORE 1

Ultimi Dagoreport

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…

roberto gualtieri alessandro rivera fabrizio palermo francesco gaetano caltagirone

CHI NON SALTA, CALTA E'... – DIETRO ALLE DIMISSIONI DI FABRIZIO PALERMO DAL CDA DI MPS CI SAREBBE UN "SUGGERIMENTO" DI ROBERTO GUALTIERI: IL SINDACO DI ROMA, PRIMO AZIONISTA DI ACEA (HA IL 51%), AVREBBE CONSIGLIATO AL MANAGER DI NON RISCHIARE LA FACCIA PER LE BATTAGLIE (PERSE) DI CALTAGIRONE. “ALTRIMENTI AVRÒ DIFFICOLTÀ CON I MIEI DEL PD PER RICONFERMARTI ALL'ACEA” – LA “STAFFETTA” POSSIBILE CON ALESSANDRO RIVERA: L’EX DG DEL TESORO ARRIVA COME PRESIDENTE, MA TRA UN ANNO POTREBBE DIVENTARE CEO (SE PALERMO TENTASSE NUOVE AVVENTURE, DOPO IL FALLITO ASSALTO DI CALTARICCONE AL “MONTE”)

la stampa alberto leonardis carlo toto luciano tancredi antonio di rosa alessandro de angelis maurizio molinari

DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...