papa e brandmüller

CONCISTORO? NON CI STO! “È UNA PAGLIACCIATA” - IL CARDINALE WALTER BRANDMÜLLER NON SI FA TAPPARE LA BOCCA DA BERGOGLIO: ECCO IL SUO INTERVENTO SULL’INESISTENTE RAPPORTO TRA IL PAPA E I CARDINALI - PER ACCONTENTARE IL PAPA CHE NON LI VOLEVA VEDERE, BUONA PARTE DEI PORPORATI HANNO DISERTATO PRANZO E CENA NEL REFETTORIO DI SANTA MARTA E HANNO SCIAMATO VERSO I RISTORANTI DI BORGO…

concistoro 6

DAGOREPORT

 

Per parlare in modo chiesastico, si potrebbe dire “contra facta non sunt argumenta’’: contro i fatti, non servono chiacchiere. Il 29 e 30 di agosto il Papa ha riunito a Roma il concistoro, cioè il collegio dei cardinali, il “senato papale” che lo deve aiutare nel governo della Chiesa.

 

Papa Francesco non aveva convocato un concistoro dal 2014 (è stato eletto nel 2013), fedele al principio che ai guai di Santa Romana Chiesa avrebbe posto rimedio lui e il suo “cerchio marcio” composto da improvvisati (e improvvisate) menti nuove e bene intenzionate.

PAPA BERGOGLIO NELLA SALA DEL CONCISTORO CON I VESCOVI

 

Come previsto, questa volta i cardinali si erano presentati pronti a agguerriti con osservazioni puntute contro diversi punti della costituzione apostolica “Praedicate Evangelium”, il topolino menomato nato dalla montagna di chiacchiere con la quale, dal 2013, era stata più volte annunciata e poi rimandata.

 

In concistoro il Papa non si è presentato: si è fatto vedere brevemente il pomeriggio, in un paio di “circoli linguistici”, per un breve saluto. E neanche si è presentato il vescovo Mellino che, avendo compreso che i porporati non avevano nessuna voglia di ottemperare alla sua richiesta di non fare interventi e neanche porre domande (perché rischiava di far capire a tutti che tra lui e il diritto canonico esiste una totale incomprensione) ha preferito restare chiuso in casa con il telefono spento.

CARDINALE BRANDMULLER

 

C’è stato solo l’invito a depositare gli interventi scritti la cui lettura è stata rimandata alle calende greche. E sin da primo giorno, i cardinali più agguerriti non temevano di fare sentire a tutti espressioni tipo “è una pagliacciata”, “vogliono tappare la bocca ai cardinali” e altre espressioni meno riferibili.

 

BERGOGLIO E RATZINGER A SAN PIETRO PER IL CONCISTORO

Per accontentare il Papa che non li voleva vedere, buona parte dei porporati hanno disertato pranzo e cena nel refertorio di Santa Marta e hanno sciamato verso i ristoranti di Borgo. Persino i media vaticani (occupati a Venezia a fare finta di essere entusiasti dei film di Abel Ferrara e Gianfranco Rosi: business first, l’anno santo si avvicina) hanno volato basso nel riferire il clima dentro il concistoro.

 

papa francesco wilton gregory concistoro

Si sono limitati ad esibire il cardinale honduregno Maradiaga e l’italiano Lojudice (due focolarini ardenti) mentre dicevano quanto fosse stato bello potersi conoscere visto che i porporati “abitano lontano” tra loro. Nel frattempo, in rete sono apparsi gli appunti del cardinale Burke (due note) e quelli del grande storico della Chiesa e del diritto il cardinale Brandmüller.

 

Qualcosa deve aver capito anche il Papa e, prima che diventi più rancoroso e vendicativo che pria, ha evitato di leggere ai cardinali l’organigramma delle nomine della sua curia romana sfascista. Intanto, dopo che l’arcivescovo di Milano ha dato il via (il suo “intermezzo” a Como il 31 agosto viene giudicato in Vaticano come arguto, sagace, umile e semplice), le altre esternazioni arriveranno, di sicuro.

 

ESCLUSIVO. BRANDMÜLLER IN CONCISTORO: IL PAPA VUOLE CHIUDERE LA BOCCA AI CARDINALI

Dal documento sul Concistoro di Brandmu?ller

Settimo Cielo di Sandro Magister

https://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2022/08/31/esclusivo-brandmuller-in-concistoro-il-papa-vuole-chiudere-la-bocca-ai-cardinali/

 

Queste sopra sono alcune righe autografe dell’intervento preparato dal cardinale Walter Brandmüller per il concistoro del 29 e 30 agosto, che non gli è stato consentito di pronunciare, pubblicato integralmente in questa pagina di Settimo Cielo.

 

BERGOGLIO E RATZINGER A SAN PIETRO PER IL CONCISTORO

Il concistoro vedeva riuniti i cardinali con papa Francesco. Era a porte chiuse, ma soprattutto è stato scomposto, per volere del papa, in gruppi linguistici, impedendo con ciò un dialogo diretto e tra tutti, come era in effetti avvenuto nell’ormai lontano febbraio del 2014, nell’ultimo concistoro in piena regola convocato da Francesco, in vista del sinodo sulla famiglia e sulla “vexata quaestio” della comunione ai divorziati risposati, concistoro rivelatosi talmente franco nel criticare l’impostazione voluta dal papa da indurlo a cancellare da lì in avanti convocazioni dei cardinali altrettanto libere e aperte all’ascolto.

 

BERGOGLIO E RATZINGER A SAN PIETRO PER IL CONCISTORO

Brandmüller, 93 anni, tedesco, una vita da storico della Chiesa e presidente dal 1998 al 2009 del pontificio comitato di scienze storiche, non è nuovo a proposte riguardanti il ruolo dei cardinali nella Chiesa cattolica. Meno di un anno fa aveva già avanzato su Settimo Cielo un’ipotesi di riforma dell’elezione dei papi a suo giudizio più consona alle origini storiche e ai fondamenti teologici del cardinalato (meno elettori e più eleggibili).

 

CARDINALE BRANDMULLER

Ma in questo concistoro, l’intervento da lui preparato ha preso di mira soprattutto il rapporto che dovrebbe legare al papa i cardinali, di fatto da lui ammutoliti, all’opposto di quello che invece dovrebbe avvenire, in primo luogo sulle verità di fede e di morale.

 

NON SILENZIO IMPOSTO, MA “APERITIO ORIS”

L’intervento del cardinale Walter Brandmüller per il concistoro del 29-30 agosto 2022

 

BERGOGLIO E RATZINGER A SAN PIETRO PER IL CONCISTORO

La convocazione di un concistoro dopo tanto tempo motiva una riflessione sulla natura e il compito del cardinalato, soprattutto nelle circostanze attuali. Bisogna pure sottolineare che i cardinali non sono soltanto membri del conclave per l’elezione del sommo pontefice.

 

I veri compiti dei cardinali, indipendentemente dalla loro età, sono formulati nei canoni 349 e seguenti del codice di diritto canonico. Vi si legge: “assistono il romano pontefice sia agendo collegialmente quando sono convocati insieme per trattare le questioni di maggiore importanza, sia come singoli, cioè nei diversi uffici ricoperti prestandogli la loro opera nella cura soprattutto quotidiana della Chiesa universale”. E al papa “prestano principalmente aiuto nei concistori” (canone 353).

 

CARDINALE BRANDMULLER

Questa funzione dei cardinali anticamente trovò espressione simbolica, cerimoniale, nel rito di “aperitio oris”, di apertura della bocca. Esso significava infatti il dovere di pronunciare con franchezza la propria convinzione, il proprio consiglio, soprattutto nel concistoro. Quella franchezza – papa Francesco parla di “parresía” – che all’apostolo Paolo fu particolarmente cara.

 

Per ora, purtroppo, quella franchezza viene sostituita da uno strano silenzio. Quell’altra cerimonia, della chiusura della bocca, che seguiva alla “aperitio oris”, non si riferiva alle verità di fede e di morale, ma ai segreti d’ufficio.

 

Oggi però bisognerebbe sottolineare il diritto, anzi, il dovere, dei cardinali di esprimersi chiaramente con franchezza proprio quando si tratta delle verità di fede e di morale, del “bonum commune” della Chiesa.

 

L’esperienza degli ultimi anni è stata tutt’altra. Nei concistori – convocati quasi solo per le cause dei santi – venivano distribuite schede per chiedere la parola, e seguivano degli interventi ovviamente spontanei su qualsiasi argomento, e basta. Non c’è stato mai un dibattito, uno scambio di argomenti su un tema preciso. Ovviamente una procedura del tutto inutile.

BERGOGLIO IN CANADA CON IL COPRICAPO TRADIZIONALE DEGLI INDIGENI

 

 

Un suggerimento presentato al cardinale decano di comunicare in anticipo un tema per la discussione affinché si potessero preparare eventuali interventi rimase senza riscontro. Insomma, i concistori da almeno otto anni finivano senza qualsiasi forma di dialogo.

 

Il primato del successore di Pietro, però, non esclude per niente un dialogo fraterno con i cardinali, i quali “sono tenuti all’obbligo di collaborare assiduamente col romano pontefice” (canone 356). Quanto più gravi e urgenti sono i problemi del governo pastorale, tanto più necessario è il coinvolgimento del collegio cardinalizio.

 

Quando Celestino V, nel 1294, rendendosi conto delle circostanze particolari della sua elezione volle rinunciare al papato, lo fece dopo intensi colloqui e col consenso dei suoi elettori.

papa paolo vi

 

Una concezione dei rapporti tra papa e cardinali del tutto diversa fu quella di Benedetto XVI,  che – caso unico nella storia – la sua rinuncia al papato, per motivi personali, la fece all’insaputa di quel collegio cardinalizio che lo aveva eletto.

 

Fino a Paolo VI, che aumentò il numero degli elettori a 120, c’erano soltanto 70 elettori. Questo aumento del collegio elettorale a quasi il doppio era motivato dall’intenzione di andare incontro alla gerarchia dei paesi lontani da Roma e onorare quelle Chiese con la porpora romana.

 

La conseguenza inevitabile era che venivano creati dei cardinali i quali non avevano nessuna esperienza della curia romana e perciò dei problemi del governo pastorale della Chiesa universale.

 

Tutto ciò ha delle conseguenze gravi quando questi cardinali delle periferie sono chiamati all’elezione di un nuovo papa.

 

Brandmu?ller e Burke

Molti, se non la maggioranza degli elettori, non si conoscono a vicenda. Ciononostante sono lì ad eleggere il papa, uno tra loro. È chiaro che questa situazione facilita le operazioni  di gruppi o ceti di cardinali per favorire un loro candidato. In questa situazione non si può escludere il pericolo di simonia nelle varie sue forme.

 

Alla fine, mi pare che meriti una seria riflessione l’idea di limitare il diritto di voto nel conclave, per esempio, ai cardinali residenti a Roma, mentre gli altri, sempre cardinali, potrebbero condividere lo “status” dei cardinali ultraottantenni.

bergoglio in carrozzina 4

 

Insomma, pare auspicabile che carica e competenza del collegio cardinalizio vengano aggiornate.

Consistorium Extraordinarium Cardinalium

“Incontro sulla nuova Costituzione Apostolica Praedicate Evangelium”

Brandmu?ller e Burke

Aula nuova del Sinodo

Città del Vaticano

29-30 Agosto 2022

papa francesco angelus

 

 

 

OSSERVAZIONI

SUL RAPPORTO TRA L’UFFICIO PETRINO

E IL SERVIZIO DELLA CURIA ROMANA

 

 

Il Preambolo della Costituzione Apostolica Praedicate evangelium insiste principalmente sulla missionarietà e sinodalità della Chiesa come qualità della vita ecclesiale e sembra far derivare da questa impostazione la struttura della Curia Romana.

RAYMOND BURKE

Si tratta di due caratteristiche conosciute, ma la loro elevazione a criteri fondamentali della Curia Romana si presta ad ambiguità e a equivoci che devono essere riconosciuti e dissipati.

 

Missionarietà

 

È giusto affermare che tutta la Chiesa è missionaria. Tutti i fedeli sono chiamati, secondo la loro vocazione e le loro doti personali, a dare testimonianza a Cristo nel mondo. Ma nel dare testimonianza a Cristo, i fedeli necessitano dell’incontro con Lui vivo nella Chiesa attraverso la Sacra Tradizione, che è dottrinale, liturgica e disciplinare. Necessitano buoni Pastori – il Romano Pontefice e i Vescovi in comunione con Lui, insieme con i sacerdoti, principali cooperatori dei Vescovi – che li guidino a Cristo e salvaguardino per loro la vita in Cristo, specialmente per l’insegnamento della sana dottrina.

 

raymond burke

È infatti l’insegnamento della verità che fa crescere la vita in Cristo di ogni fedele e di tutta la Chiesa. Come ci insegna San Paolo, nella Chiesa non siamo più “fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore”, ma “agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo” .

 

Secondo il costante insegnamento della Chiesa, Cristo istituì l’ufficio Petrino perché tutti i Vescovi e, così, tutti i fedeli siano uniti nella fede . Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa, dichiarò: “Affinché lo stesso episcopato fosse uno e indiviso, [Gesù Cristo] prepose agli altri apostoli il beato Pietro e in lui stabilì il principio e il fondamento perpetuo e visibile dell’unità della fede e della comunione” . Così il Concilio definisce l’ufficio Petrino: “Il Romano Pontefice, quale successore di Pietro, è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei vescovi sia della moltitudine dei fedeli” .

 

raymond burke 4

La Curia Romana è lo strumento principale del Romano Pontefice nel suo servizio insostituibile alla Chiesa universale. Secondo le parole dei Padri conciliari: “Nell’esercizio del suo supremo, pieno e immediato potere sopra tutta la Chiesa, il Romano Pontefice si avvale dei dicasteri Curia Romana, che perciò compiono il loro incarico nel nome e nell’autorità di lui, a vantaggio delle chiese e al servizio dei sacri pastori” .

 

Il Successore di San Pietro, tramite la Curia Romana aiuta i singoli Vescovi a compiere il loro fondamentale servizio che il Concilio descrive con queste parole: “Tutti i Vescovi, infatti, devono promuovere e difendere l’unità della fede e la disciplina comune a tutta la Chiesa, istruire i fedeli nell’amore di tutto il corpo mistico di Cristo, specialmente delle membra povere, sofferenti e di quelle che sono perseguitate a causa della giustizia (cf. Mt. 5, 10) e, infine, promuovere ogni attività comune a tutta la Chiesa, specialmente nel procurare che la fede cresca e sorga per tutti gli uomini la luce della piena verità” .

raymond burke

 

Sinodalità

 

Sinodalità, in quanto termine astratto, è un neologismo nella dottrina sulla Chiesa. È risaputo che il Concilio Vaticano II ha voluto evitare i termini astratti di conciliarità e collegialità, che non si trovano nei testi conciliari.

 

La tradizione canonica conosce l’istituto del Sinodo quale strumento per dare consigli ai sacri Pastori; non si descrive la Chiesa quale sinodale ma, invece, quale comunione gerarchica .

 

Il Sinodo dei Vescovi si descrive quale “un’assemblea di Vescovi i quali … si riuniscono in tempi determinati per favorire una stretta unione fra il Romano Pontefice e i Vescovi, e per prestare aiuto con i loro consigli al Romano Pontefice stesso nella salvaguardia e nell’incremento della fede e dei costumi, nell’osservanza e nel consolidamento della disciplina ecclesiastica e inoltre per studiare i problemi riguardanti l’attività della Chiesa nel mondo” .

cardinal raymond burke

 

In modo simile, il Sinodo diocesano si descrive quale “l’assemblea di sacerdoti e altri fedeli della Chiesa particolare, scelti per prestare aiuto al Vescovo diocesano in ordine al bene di tutta la comunità diocesana …” .

 

La sinodalità che la Costituzione Apostolica Praedicate evangelium, citando discorsi di Papa Francesco , propone è come una qualità della Chiesa e quindi si riferisce ai diversi modi, con i quali tutti i fedeli, per la loro vocazione e con i loro doti, assistono i loro sacri Pastori ad adempire le loro responsabilità come veri maestri della fede. Tra questi modi eccelle l’istituto del sinodo: il can. 212 del Codice di Diritto Canonico provvede le norme al riguardo che disciplinano il rapporto tra i sacri Pastori e i fedeli nella comunione gerarchica della Chiesa.

 

Conseguenze

 

La missionarietà e la sinodalità come qualità della vita ecclesiale non cambiano la natura dell’ufficio Petrino o del servizio prestato al Successore di Pietro dalla Curia Romana quale “principio e il fondamento perpetuo e visibile dell’unità della fede e della comunione”. Infatti, presuppongono l’ufficio Petrino assistito dalla Curia Romana. Nella luce di questo, seguono delle osservazioni.

 

concerto pacem in terris alda d'eusanio e il cardinale burke 20

Primo. La Costituzione Apostolica insiste che la Curia Romana “è al servizio del Papa, successore di Pietro, e dei Vescovi, successori degli Apostoli” . Ma il servizio della Curia Romana è al Successore di Pietro. Servendo il Romano Pontefice, la Curia Romana serve anche i Vescovi nel loro rapporto con il Papa.

 

Non è realistico domandare che la Curia Romana serva tutti i Vescovi. Infatti, essi hanno le loro proprie Curie per aiutarli nel compimento delle loro responsabilità di veri pastori. In questo, si deve mantenere chiaro il servizio distinto del Successore di Pietro.

 

Raymond Leo Burke

Allo stesso tempo, definire la Curia Romana a servizio dei singoli Vescovi rischierebbe una visione mondana della Chiesa nella quale le Chiese particolari sarebbero filiali o sussidiarie della Chiesa a Roma, tutti serviti dalla stessa Curia Romana. Sarebbe una distorsione del rapporto del Successore di Pietro con i Vescovi.

 

Secondo. Il termine dicastero, quale termine generico secolare, tratto dal Diritto Romano, per i vari uffici di diversa natura della Curia Romana non esprime sufficientemente l’aspetto della comunione gerarchica coinvolta nel trattamento di questioni dottrinali, liturgiche, educative, missionarie, ecc., e non esprime la reale differenza non di dignità (tutti i dicasteri sono giuridicamente pari), ma di materia e di competenza.

 

Terzo. Sembra giusto restaurare in qualche forma, almeno nella prossima fase attuativa della Costituzione Apostolica, la Congregazione per la Dottrina della Fede al posto primo fra tutte le Congregazioni della Curia Romana in virtù del suo compito di “aiutare il Romano Pontefice e i Vescovi nell’annuncio del Vangelo in tutto il mondo, promuovendo e tutelando l’integrità della dottrina cattolica sulla fede e la morale, attingendo al deposito della fede e ricercandone anche una sempre più profondo intelligenza di fronte alle nuove questioni” .

bergoglio oscar cantoni

           

Quarto. Sarebbe importante nell’elenco delle qualità richieste negli Officiali e Consultori di mettere nel primo luogo la sana dottrina e la coerenza con la sana disciplina della Chiesa .

 

Infine, nel descrivere le qualità della Chiesa universale e particolare sembra più sicuro e chiaro seguire la dottrina sui quattro attributi: una, santa, cattolica, e apostolica , invece di affidare tale funzione definitoria a termini meno adeguati o perfino meno definiti quali missionarietà e sinodalità.

BERGOGLIO A L'AQUILA

 

 Concludo. La Costituzione Apostolica Praedicate evangelium nell’ordinare il servizio della Curia Romana deve essere in tutto ispirata dalla natura specifica dell’ufficio Petrino che è la raison-d’être della Curia Romana. Altrimenti, la mancanza di chiarezza sul servizio della Curia Romana recherà una confusione dannosa in tutta la Chiesa.

 

 

Raymond Leo Card. BURKE

 

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