cesa conte

CONTE CERCA I VOTI NELL'UDC: È IL PRIMO PASSO PER FAR NASCERE IL SUO PARTITO CENTRISTA CON CUI FREGARE VOTI A PD E M5S - LE GERARCHIE VATICANE E IL MONDO DELL'ASSOCIAZIONISMO SPINGONO PER L'ABBRACCIO DEI TRE SENATORI UDC A “GIUSEPPI” - IN BALLO CI SONO ANCHE POSTI DI GOVERNO, E IN PARTICOLARE IL MINISTERO DELLA FAMIGLIA - PAOLA BINETTI: “SE CONTE APRE AI NOSTRI VALORI È POSSIBILE PENSARE A UNA NOSTRA PRESENZA AL GOVERNO”

Emanuele Lauria e Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

conte casalino

Un patto con l' Udc per porre le basi di un partito di Conte che sia un contenitore di moderati di ispirazione cattolica, europeista e liberale, una costola italiana del Ppe. Così il premier vuole superare la prova della fiducia in parlamento tentando di porre, contemporaneamente, le basi per il suo nuovo soggetto politico. L'obiettivo è questo, ed è più ampio della costituzione di un gruppo di Responsabili provenienti da Italia Viva o da frange dell' opposizione, che pure non è ancora centrato.

 

I contatti fra l' inquilino di Palazzo Chigi e gli esponenti del vecchio Scudocrociato sono in corso, malgrado le smentite. Il segretario Lorenzo Cesa ufficialmente dice di non essere interessato, ribadisce la fedeltà al centrodestra ma non nasconde «la preoccupazione per il Paese». Cesa ne ha parlato anche ai leader delle forze di opposizione che per dissuaderlo pare abbiano anche promesso all' Udc la candidatura a sindaco in una delle grandi città al voto nelle prossime amministrative.

 

PAOLA BINETTI

Ma tutti gli scenari restano aperti, come lascia intendere Paola Binetti, una dei tre senatori dell' Udc nel gruppo di Forza Italia: «Se Conte apre ai nostri valori è possibile pensare a una nostra presenza al governo». E altri, vicini a lei, sottolineano come le gerarchie vaticane e il mondo dell' associazionismo spingano l'Udc verso l' abbraccio con Conte. Se matrimonio dovesse essere, la data potrebbe essere quella di lunedì, quando si riunirà la segreteria politica del partito. Di certo, in ballo ci sono anche posti di governo, e in particolare il ministero della Famiglia (ma non solo).

 

Un problema non di poco conto, visto che anche gli altri parlamentari che tentano di unirsi in un gruppo di Responsabili sotto le insegne del Maie - il Movimento degli italiani all' estero che ha aggiunto "Italia 2023" alla propria dicitura - sono pronti a chiedere una rappresentanza nell' esecutivo.

lorenzo cesa

 

La coperta che Conte dovrebbe offrire rischia di essere corta. E i numeri non sono certi: se si escludono i 18 senatori di Italia Viva, Conte al Senato parte da 151 voti. Ne mancano almeno dieci, dunque: nel pallottoliere di Palazzo Chigi ce ne stanno due o tre di Italia Viva (Nencini in primis), due di Forza Italia (si parla di Stabile e Minuto), un paio di ex grillini come Lello Ciampolillo e Mario Giarrusso.

 

riccardo nencini

E poi ci sarebbero tre senatori a vita che non partecipano frequentemente al voto: Renzo Piano, Carlo Rubbia e Liliana Segre. I tre innesti dell' Udc assicurerebbero un ulteriore puntello. Ma il rischio è quello di arrivare alla maggioranza assoluta d' un soffio o addirittura di centrare solo una maggioranza relativa. Ciò basterebbe per governare in una fase così difficile? Sono i timori di Pd e M5S. Renzi, in questo quadro, vuole riaprire la partita. Come?

 

Smascherando la fragilità del sostegno al premier con un'astensione tattica, premessa per il tentativo di riannodare i fili di un dialogo che si è interrotto con il ritiro delle ministre Bellanova e Bonetti. «Abbiamo sempre detto di essere disponibili a discutere senza veti e senza impiccarsi a nomi», ha detto il leader di Italia Viva in serata. Ma Conte tiene il punto e anche dem e grillini non hanno intenzione, almeno formalmente, di riaprire le porte all'ex sindaco di Firenze.

 

mario giarrusso

Anche se la sola prospettiva di una riappacificazione fra Conte e Renzi finisce per far indispettire Clemente Mastella, simbolo dei Responsabili: «Nessuno pensi di recuperare il dialogo con Renzi alle nostre spalle. Attenti cari Conte e Zingaretti, lunedì potreste avere sorprese. Siamo responsabili ma non fessi». Sarà un week-end decisivo, sotto gli occhi del Capo dello Stato che continua a chiedere, per il prosieguo dell' esperienza di governo, numeri sicuri e una maggioranza omogenea. Condizioni che ancora non ci sono.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…