fabiana dadone stefano patuanelli giuseppe conte federico dinca

CONTE NON GOVERNA I SUOI MINISTRI – DADONE, D’INCÀ E PATUANELLI HANNO CONFERMATO A PEPPINIELLO CHE NON HANNO INTENZIONE DI LASCIARE IL GOVERNO. ANZI: I TRE MINISTRI GRILLINI HANNO FATTO PRESENTE ALLA POCHETTE CON LE UNGHIE CHE IN CASO DI VERIFICA DI MAGGIORANZA, LA FIDUCIA VA VOTATA. D’INCÀ È STATO DURISSIMO E HA MESSO IN DISCUSSIONE LA SCELTA DI NON VOTARE IL DL AIUTI: “RISCHIAMO DI METTERE IN CRISI IL PAESE IN UN MOMENTO DELICATISSIMO. NON SI CAPISCE IL SENSO DI QUESTA DECISIONE ORA”. È IN ARRIVO UN’ALTRA SCISSIONE?

IL PAPEETE DI CONTE - MEME

1 - GOVERNO: USCIRE, VOTARE FIDUCIA, ASPETTARE, I DUBBI NEL M5S

(ANSA) - Uscire dal governo subito; restare dentro e prepararsi a votare la fiducia se il premier Mario Draghi accettasse di sottoporsi a una verifica in Parlamento; prepararsi a uscire dalla maggioranza ma prima valutare bene la strategia per affrontare la crisi: sono le tre posizioni, a quanto si apprende, che stanno dividendo il M5s in questa delicata giornata di riunioni, organizzate dal leader Giuseppe Conte per valutare con i vertici del partito tutte le soluzioni e i possibili scenari dopo l'annuncio del premier di voler dare le dimissioni e in vista delle sue comunicazioni alle Camere di mercoledì.

 

conte taverna

Una decisione finale potrebbe arrivare nella nuova riunione del Consiglio nazionale in serata. Come spiega chi sta partecipando al confronto interno al Movimento, per ora non c'è una posizione unitaria. A sentire un parlamentare che vorrebbe evitare lo strappo, la situazione "è confusa".

 

Secondo queste ricostruzioni, spingerebbero per uscire dal governo i vicepresidenti Riccardo Ricciardi, Michele Gubitosa, Mario Turco e Paola Taverna, secondo una linea che, accreditano calcoli interni, sarebbe condivisa da circa il 70% dei parlamentari 5s. Starebbero sostenendo l'opportunità di restare al governo con l'obiettivo poi di confermare la fiducia in un'eventuale verifica due dei tre ministri del Movimento, Fabiana Dadone e Federico D'Incà, così come il capogruppo alla Camera Davide Crippa (che intanto ha convocato per domani l'assemblea dei deputati) e, fra gli altri, il sottosegretario Carlo Sibilia.

tweet sulla crisi del governo draghi 1

 

Fra gli 'attendisti', che starebbero invitando a valutare con attenzione la strategia prima di prendere la decisione finale, il Ministro Stefano Patuanelli, la sottosegretaria Alessandra Todde, Alfonso Bonafede e Chiara Appendino.

 

2 - GOVERNO, 'MURO' MINISTRI M5S: "SE VERIFICA, SÌ A FIDUCIA DRAGHI"

Da www.adnkronos.com

 

Tenere la linea, ovvero confermare che, in caso Draghi dovesse chiedere un voto di fiducia alle Camera mercoledì, il M5S voterà a favore, perché sul dl aiuti l'Aventino era legato a doppio filo alla norma sull'inceneritore a Roma.

 

mario turco giuseppe conte paola taverna

Sulla fiducia, il sostegno del Movimento deve esserci. Sarebbe questa la linea emersa nel confronto tra il leader del M5S Giuseppe Conte e i tre ministri pentastellati, Stefano Patuanelli, Federico D'Incà, Fabiana Dadone. La fiducia, ha esordito il capodelegazione Patuanelli, va votata se ci sarà una verifica di maggioranza.

 

Sulla stessa linea d'onda Dadone, che è sempre stata favorevole alla linea 'governista'. Ma dei tre, racconta l'Adnkronos, è stato il titolare dei Rapporti col Parlamento Federico D'Incà il più duro. Mettendo in discussione, come già nel Consiglio nazionale di ieri, la scelta dell'Aventino parlamentare.

GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI MEME

 

Che, a suo dire, "rischia di mettere in crisi il Paese in un momento delicatissimo", non nascondendo le sue preoccupazioni "per gli obiettivi europei che abbiamo davanti e che non possiamo mancare. Non si capisce il senso di questa decisione ora, dopo aver consegnato a Draghi dei punti che dovevano anche essere recepiti nel prossimo decreto di 15 miliardi" al centro del confronto con le parti sociali e atteso per la fine del mese.

 

Conte non avrebbe chiesto dimissioni anticipate alla delegazione di governo, ma, riportano le stesse fonti, le avrebbe sì sondate su questa opzione, non eliminandola dunque dal tavolo.

 

federico dinca stefano patuanelli

Ma al netto dell'incontro di questa mattina, emerge con chiarezza nelle ultime ore la volontà di un cambio di rotta -linea dura sulla fiducia, no a Draghi a prescindere- spinta soprattutto dal timore che l'elettorato possa non capire il doppio passo sulla fiducia: prima no e poi si. Ecco perché l'unica via di fuga -al vaglio dei vertici M5S- potrebbe essere quella di sottoporre la questione al voto della base.

tweet sulla crisi del governo draghi 5

 

3 - TENSIONI TRA I 5 STELLE: SUL PIATTO L'IPOTESI DEL RITIRO ANTICIPATO DEI MINISTRI PRIMA DI MERCOLEDÌ. D'INCÀ CONTRARIO

Matteo Pucciarelli per www.repubblica.it

 

Un'altra giornata di tensione e riunioni ai vertici 5 Stelle. Con l'ennesimo Consiglio nazionale in via di Campo Marzio. La discussione sarà lunga, il M5S si prenderà tutto il tempo necessario per arrivare pronto e con una posizione chiara all'appuntamento di mercoledì.

 

IL PAPEETE DI CONTE - MEME

Sul piatto delle ipotesi però - se n'è già discusso animatamente ieri in tarda serata - c'è il ritiro dei tre ministri del Movimento, cioè Stefano Patuanelli, Federico D'Incà e Fabiana Dadone e ovviamente anche di viceministri e sottosegretari. Con il ministro dei rapporti con il Parlamento D'Incà che esprime, ancora una volta, il suo dissenso.

 

Facendo sapere di essere contrario alla linea dura, quella del ritiro dei ministri. Perché un ritiro significherebbe il tramonto definitivo dell'ipotesi di un nuovo sostegno a Draghi. Creando nuovi problemi al Paese, sul fronte del Pnrr e dei rapporti con l'Europa.

GIUSEPPE CONTE E MARIO DRAGHI

 

Il ragionamento che è stato posto è semplice: seguendo una "coerenza" e "linearità" - come è stato detto per la non fiducia alla Camera e al Senato sul decreto Aiuti, sul quale a maggio i ministri del Movimento si erano astenuti in Consiglio dei ministri - bisogna andare fino in fondo, essere conseguenti.

 

 Certo è che far dimettere i membri del governo, retto da un presidente del Consiglio dimissionario, vorrebbe dire mandare un nuovo e ulteriore messaggio di rottura. Lo stesso Giuseppe Conte è assai cauto, ma c'è tutto un fronte del partito che ormai si sente fuori dalla maggioranza ed è convinto che sia questa la strada giusta per recuperare una parte dei consensi perduti. Già ieri la vicepresidente del Copasir, la 5 Stelle Federica Dieni, in maniera provocatoria si era domandata: "Ma i ministri del Movimento si dimettono? O stiamo aprendo una crisi astenendoci dal votare la fiducia con i ministri in carica?".

MEME SU GIUSEPPE CONTE

 

C'è poi un'altra possibilità che aleggia nel dietro le quinte, di questa non si sarebbe ancora parlato nel Consiglio nazionale ma solo tra i parlamentari: far votare gli iscritti sulla permanenza o meno nel governo, o eventualmente consultarla se verrà formato un Draghi bis. Vorrebbe dire, anche in questo caso, certificare il passaggio all'opposizione, perché gli umori della base (o quel che ne rimane) sono tutti per l'addio.

federica dieniMEME SULLA CRISI DI GOVERNO

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…