salvini di maio zingaretti mattarella giuseppe conte

O CONTE O IL VOTO! – PER SERGIO MATTARELLA NON C’È NESSUN PIANO B, MEN CHE MENO UN RITORNO DELLA COALIZIONE GIALLO-VERDE, AL MASSIMO UN GOVERNO DEL PRESIDENTE PER ARRIVARE AL VOTO. PD E CINQUE STELLE TROVERANNO UN ACCORDO SU TUTTO, PUR DI NON ANDARE A ELEZIONI – CONTE STA PROVANDO A SPIEGARE A DI MAIO CHE SE FA IL VICE AVRÀ UN MINISTERO DI MINOR PESO, MA LUIGI SI È IMPUNTATO PER NON SCOMPARIRE. E POI VUOLE L’UFFICIO A PALAZZO CHIGI…

Marco Conti per “il Messaggero”

 

LUIGI DI MAIO BIBITARO

Lo spericolato psicodramma messo in piazza da Luigi Di Maio - con tanto di minaccia di voto anticipato se non avrà il ruolo di vicepremier - ha sconcertato e irritato non solo il Pd ma anche Giuseppe Conte, il quale, ha chiesto e ottenuto udienza dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Già negli incontri avuti in precedenza con i partiti, il Capo dello Stato si era guardato bene dall'entrare in discussioni su equilibri e poltrone.

 

LO STALLO

Sulla stessa falsariga raccontano si sia svolto il colloquio di ieri, anche se per Conte il faccia a faccia con il Capo dello Stato è utile non solo per i suggerimenti ricevuti, ma soprattutto ridare a M5S e Pd il senso dell'urgenza e di un presidente della Repubblica che ha sempre pronta la carta di riserva. Ovvero un governo istituzionale per portare il Paese al voto.

 

LUIGI DI MAIO NELLA TELA DI SERGIO MATTARELLA BY MACONDO

Anche perché, se salta il tentativo di Conte, non ci sono che le urne visto ciò che hanno detto i pariti durante i colloqui al Quirinale. In buona sostanza al Quirinale si resta sulle conclusioni tratte dal Presidente al termine del giro di consultazioni: o un governo Conte o il voto. Una linea che azzera le suggestive speranze di chi ancora pensa - nel M5S come nella Lega - che sia ancora possibile rimettere insieme i cocci di un'alleanza che Matteo Salvini ha curiosamente fatto saltare l'8 agosto.

GOVERNO CONTE BIS BY TERRE IMPERVIE

 

Sulla questione dei vicepremier, che contrappone M5S e Pd, la sintesi è un vedetevela voi, non mi tirate in mezzo e, soprattutto sbrigatevi che non mette in ombra le prerogative del Capo dello Stato - che nomina i ministri su indicazione del presidente del Consiglio - ma lascia nelle mani del solo Conte la stesura della squadra di governo.

 

giuseppe conte luigi di maio

La tentazione di mollare, e rimettere l'incarico nelle mani del Capo dello Stato, Conte l'ha avuta dopo la sortita del leader grillino, ma alla fine hanno prevalso i messaggi di incoraggiamento ricevuti da molti esponenti M5S e i consigli ricevuti dal Capo dello Stato. Al tentativo di Di Maio di riprendersi il boccino del governo, dicendo o si fa come dico io o salta tutto, Conte di fatto reagisce salendo al Colle dove ancora è sul tavolo la carta del governo di garanzia, e quindi le urne. Uno sbocco che sarebbe un disastro per tutti e due i partiti, viste le percentuali del M5S e quelle del Pd, ma soprattutto per la leadership di Di Maio che ieri sera è stato rampognato dallo stesso Beppe Grillo.

 

LUIGI DI MAIO STEFANO PATUANELLI

Con questo spirito Conte ieri pomeriggio ha avviato il tavolo del programma con i capigruppo del M5S D'Uva e Patuanelli e quelli del Pd Del Rio e Marcucci. Ma se sul programma sembrano esserci meno ostacoli del previsto, il nodo del vicepremier blocca la stesura della lista dei ministri. Dopo il chiarimento che Di Maio ha avuto ieri con lo stato maggiore grillino, è molto probabile che oggi incontri il premier incaricato insieme al segretario del Pd Zingaretti.

NICOLA ZINGARETTI E LUIGI DI MAIO BY CARLI

 

L'impuntatura del leader grillino crea problemi non solo al Pd, che resta fermo sulla richiesta di un vicepremier unico e di marca Dem. Conte intende infatti impostare l'esecutivo in maniera snella, senza vice e con un sottosegretario alla presidenza del Consiglio di sua strettissima fiducia e fuori dall'orbita dei partiti.

 

paolo gentiloni dario franceschini

Il pressing di Di Maio rischia invece di imporre a Conte un cambio di format che, per non ripetere a fotocopia lo schema gialloverde, gli impone i due vicepremier (Di Maio e Franceschini) e un sottosegretario in quota Pd. A tutti gli effetti uno schema a quattro (due M5S e due Pd) che si porterebbe dietro la rinuncia che dovrebbe fare Di Maio ai suoi attuali dicasteri (Sviluppo e Lavoro) in cambio di deleghe meno pesanti (Sud e innovazione).

FOTOMONTAGGIO – LUIGI DI MAIO NICOLA ZINGARETTI

 

Anche se l'opzione preferita resta quella di zero vice, anche nel Pd sanno che non potranno impuntarsi qualora Conte dovesse cedere sul vicepremierato a Di Maio, ma lo schema rischia di imbrigliare ancor più Conte.

matteo salvini e luigi di maio aspettano giuseppe conte prima del discorso del premier

 

Malgrado venga spesso citato il manuale Cencelli, in base al quale spartire le poltrone ministeriali, la carica di vicepremier ha un peso molto relativo rispetto a molti altri dicasteri di spesa. Ma per Di Maio il problema sembra essere quello di avere un ufficio a palazzo Chigi dove controllare l'attività di governo. D'altra parte il governo che sta per nascere è molto più complesso e articolato del precedente con Di Maio che non potrà regolare qualunque questione con un messaggino come faceva con Salvini.

 

LUIGI DI MAIO E DAVIDE CASALEGGIO

Oltre al Pd, c'è la sinistra di Leu - che ieri ha protestato per l'esclusione dal tavolo del programma - e altri partiti e gruppi più piccoli che comunque serviranno a palazzo Madama. E' proprio questa complessità, e soprattutto il timore di avere a che fare con quei volponi del Pd, che atterrisce Di Maio in cerca da giorni di una trincea a palazzo Chigi dietro la quale barricarsi chiamando a sè i gruppi parlamentari.

nicola zingaretti dario franceschini

 

Ma per come si è alzato il tono della contesa, la soluzione che accontenterebbe Di Maio e non il Pd, rischia di costare molto al M5S in termini di potere reale e di ministeri.

il discorso di giuseppe conte al senato tra matteo salvini e luigi di maio

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