giuseppe conte fabiana dadone federico dinca

CONTIANI CONTRO CONTIANI – TRA I FEDELISSIMI DELLA POCHETTE CON LE UNGHIE CIRCOLANO VELENI E PARANOIE: NEL MIRINO CI SONO I MINISTRI D’INCÀ E DADONE, CHE NON VOGLIONO LASCIARE IL GOVERNO, E VENGONO DEFINITI “QUINTE COLONNE DI DI MAIO NEL M5S”. SECONDO GLI UOMINI DI PEPPINIELLO, SAREBBERO PARTE DI UN PIANO DIABOLICO DI LUIGINO PER TENERE ANCORA UN PIEDE DENTRO IL MOVIMENTO – LE CHAT IN FIAMME CONTRO FRANCESCHINI: “VUOLE MANDARCI AL 2%, MA ANDASSE A FAN….”

BEPPE GRILLO - GIUSEPPE CONTE - MARIO DRAGHI - BY EDOARDO BARALDI

Domenico Di Sanzo per “il Giornale”

 

Per i contiani è l'ora del muro contro muro. Tra le paranoie per le «quinte colonne di Di Maio nel M5s» e l'ansia per il faccia a faccia di oggi a Palazzo Chigi tra Mario Draghi e Giuseppe Conte.

 

I grillini sono ancora divisi tra governisti e anti-Draghi. Conte è sballottato tra le correnti, anche se è sempre forte la tentazione dello strappo, o almeno di un aumento del pressing sul premier.

 

Il Movimento è in fibrillazione per le dichiarazioni di Dario Franceschini, influente colonnello del Pd e ministro della Cultura. «Se il M5s rompe ci sarà uno stop all'alleanza per il 2023», mette in chiaro Franceschini.

 

Posizione già espressa da diversi maggiorenti dem, compreso il segretario Enrico Letta. Alla vigilia del confronto tra Conte e Draghi, le parole di Franceschini infiammano le chat pentastellate.

 

conte franceschini

«Il Pd vuole mandarci al 2%, ma andasse a fan», scrive un big. Nel M5s gira anche un sondaggio riservato, commissionato a Swg, secondo cui un elettore grillino su due preferirebbe dire stop all'alleanza con il Pd nel 2023.

 

E si fa sentire Beppe Grillo. Sul suo Blog il Garante pubblica un post sarcastico dal titolo «Bye bye povery». «Basta con il Reddito di Cittadinanza! Non si viene a capo di niente», scrive il garante del M5S.

 

LUIGI DI MAIO - BEPPE GRILLO - GIUSEPPE CONTE

Poi ricorda i numeri dei percettori del Rdc e insiste: «I poveri stanno raggiungendo la cifra record di 11 milioni. Undici milioni di persone che si riproducono in modo esponenziale, fanno figli e impoveriscono il resto della popolazione che manda avanti questo Paese. Basta! Bisogna avere il coraggio di dire che devono essere selezionati dalla natura. L'indigenza è la più grande livella democratica».

 

Un messaggio che sembra un ricatto a Draghi in vista dell'incontro con Conte, con l'ex premier che porrà tra i suoi ultimatum anche la conferma del sussidio.

 

fabiana dadone 8

Tensione per il chiarimento Conte-Draghi, paranoie tra i contiani sui governisti che sono rimasti nel M5s. Le accuse di tradimento degli uomini dell'avvocato trovano una base anche nei numeri in Parlamento.

 

A Montecitorio una pedina chiave è il capogruppo Davide Crippa, da sempre vicino a Beppe Grillo, mai ostile a Di Maio. Secondo fonti autorevoli nel gruppo alla Camera, Crippa ha un'influenza su dieci-quindici deputati, che sarebbero pronti a passare con i dimaiani nel caso Conte decidesse di farla finita con Draghi.

federico dinca

 

E poi ci sono due ministri su tre che non vogliono lasciare il governo. Si tratta di Federico d'Incà, titolare dei Rapporti con il Parlamento, e di Fabiana Dadone, ministra delle Politiche Giovanili. Anche loro sono finiti al centro degli attacchi dei contiani. Che parlano dei governisti come delle «quinte colonne di Di Maio nel M5s».

 

I presunti infiltrati, stando alle preoccupazioni degli uomini di Conte, sarebbero parte di un piano dell'ex capo politico, intenzionato a tenere un piede dentro il Movimento. Senza dimenticare Alessandra Todde, viceministro dello Sviluppo Economico, considerata vicina all'avvocato.

alessandra todde 4

Gli anti-Draghi però non si fidano di lei fino in fondo. L'esponente sarda, sottolineano i maligni, è stata portata da Di Maio nel M5s e, se si dimettesse dall'esecutivo, non avrebbe il paracadute di un seggio parlamentare.

 

Intanto Di Maio bombarda Conte. «Qualcuno cerca un pretesto per fare cadere Draghi», dice al Corriere della Sera. A Repubblica parla di «teatrini che hanno messo in imbarazzo il governo a Madrid. Uno spettacolo indecoroso». E a Conte arriva un siluro dagli Usa. Alec Ross, già Advisor di Barack Obama alla Casa Bianca, in un'intervista video per il Festival del Sarà di Termoli stronca il leader del M5S: «Conte? Vergognoso, mi ricorda quegli italiani che durante la seconda guerra mondiale sono stati collaboratori dei nazisti contro gli ebrei».

MARIA ANGELA DANZI - SABRINA PIGNEDOLI - LUIGI DI MAIO - ALESSANDRA TODDE - CHIARA MARIA GEMMA - DANIELA RONDINELLI

conte draghi grillo 4

MARIO DRAGHI GIUSEPPE CONTE

INCONTRO DRAGHI CONTE - VIGNETTA BY ROLLI

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...