conte luca di donna

CONTICIDIO - “A QUELLO GLI È CAMBIATA LA VITA. TI DEVI METTERE NEI SUOI PANNI. QUELLI SI SONO TROVATI DAL GIORNO ALLA NOTTE QUELL'ALTRO SFIGATO A FARE IL FENOMENO. E ORA STANNO A SFRUTTARE LA SITUAZIONE!”. IN QUESTA CONVERSAZIONE, INTERCETTATA DAI CARABINIERI, C'È TUTTA LA STORIA DELL’EX COLLEGA DI CONTE, LUCA DI DONNA, E DI UN SUO AMICO GIÀ DIRIGENTE AL MISE, GIANLUCA ESPOSITO CHE, ALL'IMPROVVISO SONO DIVENTATI I “SIGNORI DEL 5%” - DI DONNA TRAFFICAVA SPENDENDO IL NOME ANCHE DEL PREMIER. MA LO FACEVA, SECONDO LA PROCURA DI ROMA, A SUA INSAPUTA - CONTE PROVA A PRENDERE LE DISTANZE: ‘’IN PASSATO LO FREQUENTAVO, MA DA QUANDO SONO DIVENTATO PREMIER NON L'HO PIÙ VISTO’’. E ALLORA CHI CHIAMO' DI DONNA A COLLABORARE ALLA STESURA DELLO STATUTO 5S? E CHI FECE IL SUO NOME PER DIRIGERE LA SCUOLA DI FORMAZIONE 5S? AH, SAPERLO... (RENZI CHIEDE UNA COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA)

luca di donna

1 - ROSATO (IV), COMM. INCHIESTA PER FARE LUCE SU FORNITURE 

(AGI)- "Non voglio entrare nel merito dell'inchiesta sull'avvocato Di Donna, ex socio di Giuseppe Conte. E' lavoro della magistratura. Ma che emergano legati al suo nome episodi di forniture, sanitarie e non, durante l'emergenza Covid (proprio quando Conte era a capo del governo) fa capire - se ce ne fosse bisogno - quanto sia urgente una Commissione parlamentare d'inchiesta che faccia luce su come siano stati spesi i soldi, tanti, degli italiani durante la pandemia". Cosi' in un post su Facebook il presidente di Italia viva Ettore Rosato.

RENZI ROSATO

 

2. APPALTI COVID, INDAGATO L'EX COLLEGA DI CONTE "A ME IL 5 PER CENTO"

Giuliano Foschini e Andrea Ossino per “la Repubblica”

 

«A quello gli è cambiata la vita. Ti devi mettere nei suoi panni, "in the shoes" come si dice in America. Quelli si sono trovati dal giorno alla notte quell'altro sfigato a fare il fenomeno ». «E ora stanno a sfruttare la situazione!». In questa conversazione, intercettata dai carabinieri del reparto operativo di Roma, c'è tutta la storia di un importante professore e avvocato romano - Luca Di Donna - e di un suo amico già dirigente pubblico (per anni al Mise), Gianluca Esposito che, all'improvviso sono diventati i «signori del 5 per cento». 

 

Arcuri Conte

Tanto pretendevano dagli imprenditori che chiedevano la loro consulenza, «in modo da sfruttare le loro relazioni personali con pubblici ufficiali ». L'allora commissario per l'emergenza Covid Domenico Arcuri, per esempio, dirigenti di Invitalia e del Mise, e quella «terza persona affermata», come viene definito negli atti, che è l'allora presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Non è un mistero, infatti, che Di Donna fosse amico dell'ex premier Conte. O, meglio, compagno di studio quando entrambi lavoravano con il professor Guido Alpa. 

 

luca di donna.

«In passato lo frequentavo, ma da quando sono diventato premier non l'ho più visto» dice però Conte. Di Donna è indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze illecite. E per questo ieri è stato perquisito su ordine dei sostituti Gennaro Varone e Fabrizio Tucci, in un'indagine (13 gli indagati) coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal Capo, Michele Prestipino. 

 

Di Donna, dunque, trafficava spendendo il nome degli alti dirigenti. E verosimilmente anche del premier. Ma lo faceva, per lo meno questo ha ricostruito la Procura, a loro insaputa. L'indagine nasce per corruzione, per poi essere derubricata in traffico di influenze perché non c'è prova che i contratti oggetto dell'inchiesta vengano chiusi grazie all'intermediazione dei due.

PAOLO IELO

 

L'inchiesta parte con la denuncia di un imprenditore, Giovanni Buini, «a cui era stata revocata» si legge negli atti, «dalla struttura commissariale una commessa per la fornitura di mascherine chirurgiche». A Buini, per risolvere il problema, vengono indicati Esposito e Di Donna. Che l'imprenditore incontra il 30 aprile 2020 «quali intermediari - scrivono i pm nel decreto di perquisizione - in grado di garantire affidamenti diretti da parte della struttura. 

LUCA DI DONNA COLLABORATORE DELLA COMMISSIONE BICAMERALE ANTIMAFIA

 

In quell'occasione, i due avevano fatto sottoscrivere al Buini una accordo per il riconoscimento in loro favore di somme di denaro. I due non avevano mancato di rimarcare la vicinanza di Di Donna - scrivono ancora i pm - con ambienti istituzionali governativi». «In un secondo incontro - si legge ancora negli atti - Di Donna si era fatto trovare presso lo studio Alpa in compagnia di un generale della Finanza». 

 

Gianluca Esposito

La storia finisce però male perché, come ricostruiscono i pm, Arcuri revoca l'appalto all'imprenditore. Ma quello che interessa agli investigatori è il metodo: un altro imprenditore ha raccontato di essere stato contattato da Di Donna e Esposito «per entrare a far parte di un progetto, finanziato con soldi pubblici, per la realizzazione di un polo per la salute in Calabria». In cambio, come da contratto, il 5% delle operazioni. Il punto ora è capire quanto millantassero o se davvero, come racconta uno degli imprenditori, fossero «un asso da calare» nel rapporto con le istituzioni. 

 

luca di donna 1

È vero che il contratto delle mascherine finisce male, ma è anche vero che i carabinieri annotano molti contatti tra Arcuri ed Esposito (che però era stato un importante dirigente Mise) e Di Donna. Agli atti c'è poi la storia di una procedura negoziata d'urgenza, senza bando, per l'acquisto di tamponi molecolari. Poco più di tre milioni di euro finiscono a una società - Adaltis - che aveva un contratto di consulenza con i due. 

 

Che hanno incassato circa 400mila euro per l'intermediazione. «I bonifici - scrive la Procura nel decreto - al momento non trovano lecita spiegazione: l'interessamento e l'offerta dei propri servizi e delle proprie entrature per l'affidamento da parte del Commissario. Non si giustifica lecitamente anche in ragione del fatto che non si ravvisa alcuna necessità di consulenze offerte dai legali che peraltro non risultano avere alcun rapporto formale con la struttura del Commissario».

 

luca di donna 3

 Con Esposito e Di Donna si muoveva anche un terzo avvocato, Valerio De Luca. Che non andava per il sottile. «Mi ha detto - dice un imprenditore a cui avevano offerto consulenza - che il livello con cui si relazionano è talmente elevato che non deve aspettarsi un contratto molto economico». «

 

De Luca sosteneva - annota la Procura - che Di Donna avesse acquisito potere e ha potuto condurre gli interventi che hanno portato un arricchimento per tutti i sodali, dopo che una terza persona si è affermata» da un punto di vista politico. «Da quel momento tutte le porte della pubblica amministrazione si sono aperte per loro».

Ultimi Dagoreport

riccardo muti domenico beatrice venezi

DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?