giorgia meloni pier paolo pasolini

COSA DIREBBE OGGI PASOLINI DELL'AVANZATA DI GIORGIA MELONI?  – MARCO BELPOLITI: “DI CERTO LUI, CHE ERA UN POPULISTA NEL SENSO ETIMOLOGICO DELLA PAROLA – AMAVA IL POPOLO –, SI STUPIREBBE DEL RITORNO DI UN PARTITO DI DESTRA CHE ESIBISCE TRA I SUOI SLOGAN: ‘DIO, PATRIA E FAMIGLIA’” – “PPP NON SMETTEREBBE DI CHIEDERCI: COME È POTUTO ACCADERE CHE IN QUESTE ELEZIONI UN PARTITO EREDE DEL FASCISMO SIA GUIDATO DA UNA DONNA? L’ACCENTO, SONO SICURO, L’AVREBBE MESSO SUL TEMA DONNA. FORSE IRONIZZANDO SUL FATTO CHE GLI EREDI DELLA TRADIZIONE ANTIFASCISTA ABBIANO COME LEADER UN UOMO...”

Marco Belpoliti per www.doppiozero.com

 

PIER PAOLO PASOLINI

Succede che ogni tanto qualcuno si alzi e si chieda: cosa direbbe oggi di tutto questo Pasolini? Non è facile rispondere, anzi a volte persino impossibile. Pasolini, ancora così presente tra noi, per tante ragioni è anche ormai molto lontano. Eppure ci sono questioni su cui ha detto e scritto cose importanti. Una delle sue tesi più discusse negli anni Settanta era quella del superamento della distinzione tra destra e sinistra.

 

Pasolini non guardava tanto gli aspetti ideologici, ma, come spiega in Scritti corsari, piuttosto al linguaggio dei corpi. PPP era senza dubbio uno specialista di corpi, prima di tutto di quelli dei ragazzi che amava, in Friuli prima e a Roma poi, i ragazzi del mondo contadino e quelli del sottoproletariato urbano, che sono i suoi eroi, i suoi Narcisi, lo specchio in cui riflettersi come si vede nei suoi romanzi e nei primi film.

 

PIER PAOLO PASOLINI

L’articolo intitolato Il “Discorso” dei capelli apre gli Scritti corsari. Viene pubblicato il 7 gennaio 1973 sulla seconda pagina del giornale della borghesia industriale del Nord, “il Corriere della Sera”. Pasolini vi racconta il suo incontro con i cappelloni in un hotel di Praga poco oltre la metà degli anni Sessanta. Sono giovani e non parlano. Il poeta studia il loro “linguaggio dei capelli” e si fa semiologo del discorso che emana dal loro corpo. Si convince che tra i giovani di sinistra e di destra ora non vi sia più alcuna differenza.

 

Il discorso non è chiarissimo in questo primo articolo. Pasolini sta ancora elaborando il proprio pensiero e nei mesi successivi la tesi viene presentata in modo più articolato. La premessa del discorso è l’amore che PPP nutre per i ragazzi, un amore che ha due facce: da un lato c’è l’agape, l’amore come amicizia e pedagogia, e dall’altro l’eros, la passione e insieme la sessualità. Questo è il tema centrale della sua estetica e quindi anche della sua etica, lì sta la radice etica della critica che il poeta rivolge allo sterminio attuato dal neocapitalismo nella società italiana. All’epoca la tesi suscitò parecchie polemiche: la maggior parte degli intervenuti non era d’accordo.

GIORGIA MELONI

 

Se Pasolini fosse ancora qui con noi, da illustre centenario, cosa direbbe davanti ai due schieramenti, uno di Destra, guidato dai “Fratelli d’Italia” – nome quanto mai indicativo –, e uno di Sinistra, guidato dal Partito Democratico – altro nome che meriterebbe più di una chiosa? Se si legge Scritti corsari, si capisce che per Pasolini non c’era più nessuna differenza estetica, e dunque etica, tra la Destra e la Sinistra, dal momento che, come spiega negli articoli seguenti, è avvenuta un’omologazione prodotta dal consumismo, dalla scomparsa del mondo contadino e dall’insignificanza della Chiesa Cattolica.

 

PASOLINI 9

La grande rivoluzione antropologica, scrive, ha unificato i costumi degli italiani, a partire dall’aspetto fisico. La tesi non riguarda le ideologie in senso stretto, ma l’effetto che la rivoluzione antropologica ha prodotto nelle persone. Pasolini vagheggiava il vecchio mondo, pre-capitalista, un mondo ideale per ragioni legate al suo amore per i ragazzi. Nel 1970-75 li vede brutti, immiseriti e nevrotici. I borgatari sono diventati dei piccolo borghesi.

 

Sulla politica PPP ha delle idee molto chiare: in Italia non era mai esistita “una grande Destra”, perché “non ha avuto una cultura capace di esprimerla”: “ha potuto esprimere solo quella rozza, ridicola, feroce destra che è il fascismo” (Scritti corsari). A lui interessano le conseguenze dell’omologazione “culturale” che è derivata dalla trasformazione economica del paese. Riguarda tutti: “popolo e borghesia, operai e sottoproletari”.

 

Pasolini, come aveva capito Gianfranco Contini, è a suo modo un poeta simbolista. Nell’articolo in cui parla della Destra politica scrive anche che il Potere “non sa più che farsene di Chiesa, Patria e Famiglia e altre ubbie affini”.

 

GIORGIA MELONI

Cosa direbbe oggi Pasolini della differenza tra Destra e Sinistra? Non è facile rispondere. Di certo lui, che era un populista nel senso etimologico della parola – amava il popolo –, si stupirebbe del ritorno di un partito di Destra che esibisce tra i suoi slogan: “Dio, Patria e Famiglia”. La differenza tra Destra e Sinistra esiste ancora, se siamo ritornati a quella parola d’ordine? Probabilmente PPP assentirebbe: c’è ancora una Destra priva di cultura.

 

Il suo credo si fonda ancora sul passato, sul fascismo; non ha saputo, come scriveva nel 1974 Pasolini dopo le bombe neofasciste, elaborare alcuna cultura, o meglio la trae dal populismo neoconservatore o addirittura reazionario. La distinzione tra Destra e Sinistra esiste ancora se i temi della democrazia continuano a permanere dirimenti, come quello della libertà.

 

Forse avrebbe simpatizzato con Giorgia Meloni riguardo al tema dell’aborto, cui Pasolini era contrario, ma questo tema andrebbe collegato, almeno per quanto riguarda il poeta di Casarsa, al quello della sessualità, della particolare omosessualità di Pasolini, che non è quella gay. Si tratta di un discorso complesso, di cui durante quest’anno, in cui si è celebrato il centenario della sua nascita, s’è parlato ben poco, ma che è importante per capire le sue tesi sull’aborto.   

giorgia meloni

 

Ma torniamo al tema della differenza tra Destra e Sinistra. Sono convinto che PPP avrebbe probabilmente rivisto la sua tesi di fondo, poiché nel frattempo la società neo-neocapitalista ha sviluppato aspetti inattesi che prima appartenevano solo alle élite, come la cultura del narcisismo, ora divenuto fenomeno di massa.

 

Cosa avrebbe detto PPP dei social network e del risentimento che vi domina? Difficile rispondere. Però le idee chiare su cosa sia stata e su cosa, è ancora la Destra in Italia, Pasolini le ha già in quel periodo: nessuna cultura, nessuna idea nuova o capace di immaginare il futuro, solo ritorno al passato o, forse potremmo aggiungere oggi, amministrazione dell’esistente, ovvero conquista del potere.

 

Rileggendo, come ho fatto in questi giorni che ci separano dalle elezioni del 25 settembre Scritti corsari, mi sono reso conto che il passaggio a una grande Destra non è avvenuto, e che persino quel fenomeno interessante, almeno alle origini, del localismo leghista, che si vantava di essere antifascista, per poi andare al governo, pronubo Berlusconi, con i fascisti, si presenta privo di basi culturali e di qualunque progetto sociale di trasformazione e cambiamento.

 

Funziona come uno strumento di governo che, di volta in volta, si è alleato con i ceti popolari, con i piccoli industriali e anche con i grandi industriali del Nord, tutti gruppi dediti ai dané, per dirla con Lucio Mastronardi.

pier paolo pasolini

 

C’è tuttavia una questione che colpisce in uno degli articoli di Scritti corsari e che dà da pensare in questo frangente, un problema che, se PPP fosse ancora qui con noi, non avrebbe mancato di indicare. La si trova nella risposta che dà a Italo Calvino, sua antitesi, ma anche unico vero interlocutore nel dibattito, molto più di Moravia o di altri.

 

L’articolo si intitola “Cuore” e appare il 1° marzo sul “Corriere della Sera”, giornale su cui scrivono entrambi. Pasolini, oggetto di insulti e attacchi feroci, riconosce a Calvino di essere stato l’unico interlocutore civile e veramente razionale. Ricopio per intero il passo perché le parole di PPP vanno lette direttamente: “Come me, Calvino proviene da una formazione e, oramai si può dire da una intera vita, passata sotto regimi tradizionalmente clerico-fascisti. Quando eravamo adolescenti c’era il fascismo: poi la prima Democrazia cristiana, che è stata la continuazione letterale del fascismo. Dunque era giusto che noi reagissimo come abbiamo reagito.

pier paolo pasolini sul monte dei cocci ph paolo di paolo

 

Dunque era giusto che noi ricorressimo alla ragione per sconsacrare tutta la merda che i clerico-fascisti avevano consacrato. Dunque era giusto essere laici, illuministi, progressisti a qualunque patto. Ora Calvino – sia pure indirettamente e col rispetto di una polemica civile – mi rimprovera un certo sentimentalismo “irrazionalistico” e una certa tendenza, altrettanto “irrazionalistica”, a sentire una ingiustificata sacralità nella vita”.

 

PPP si sta riferendo alla discussione intorno all’aborto, per cui Calvino aveva espresso un’idea radicalmente diversa, sostenendo che si diventa uomini o donne non solo nascendo. L’ha scritto in una lettera a Claudio Magris in cui, dopo aver detto, come in altre occasioni pubbliche, che l’aborto è un atto dolorosissimo, aggiunge: “Un essere umano diventa tale non per il casuale verificarsi di certe condizioni biologiche, ma per un atto di volontà e d’amore da parte degli altri”.

 

matteo salvini giorgia meloni

Salto qui la lunga citazione da “Cuore” per arrivare al punto che reputo decisivo nella argomentazione di Pasolini, non tanto sull’aborto, tema molto caldo all’epoca, e che oggi pure si riaffaccia, ma rispetto alla sua posizione rispetto al Nuovo Potere: “Il nuovo potere consumistico e permissivo si è valso proprio delle nostre conquiste mentali di laici, di illuministi, di razionalisti, per costruire la propria impalcatura di falso laicismo, di falso illuminismo, di falsa razionalità. Si è valso delle nostre sconsacrazioni per liberarci di un passato che, con tutte le sue atroci e idiote consacrazioni, non gli serviva più”.

 

pasolini

PPP confermerebbe oggi nel mondo di Amazon, del porno-web, delle grandi imprese informatiche, del dominio dei social, la propria tesi? Non credo, ma non è questa la questione su cui mi interessa richiamare l’attenzione. Nelle ultime righe dell’articolo Pasolini scrive: “Al contrario di Calvino, io dunque penso che – senza venire meno alla nostra tradizione mentale umanistica e razionalistica – non bisogna aver più paura – come giustamente un tempo – di non screditare abbastanza il sacro o di avere un cuore”. Tralascio cosa intende per “tradizione mentale umanistica e razionalistica”, e neppure cosa vuol indicare con la parola “sacro” (rimando per questo al bel testo di Marco A. Bazzocchi, Alfabeto Pasolini, Carocci). Vorrei invece soffermarmi sulla questione “di avere un cuore”.

 

Se fosse ancora vivo e attivo PPP non smetterebbe di chiederci: come è potuto accadere che in queste elezioni un partito di Destra, erede del fascismo della Repubblica di Salò, del neofascismo del Movimento Sociale Italiano, sia guidato da una donna, che si candida a diventare Presidente del Consiglio nell’Italia repubblicana nata dalla lotta antifascista? L’accento, sono sicuro, l’avrebbe messo sul tema donna. Forse ironizzando sul fatto che gli eredi di quella tradizione antifascista abbiano come leader un uomo: quasi tutti i capi di partito sono uomini. Una contraddizione, dal momento che Pasolini avrebbe spiegato dalle pagine di qualche quotidiano, o meglio dal suo sito web, che il problema è ancora una volta quello del “cuore”.

 

pasolini

La cosiddetta Sinistra italiana, nella sua variegata composizione, punta su aspetti “razionali”, non fa battaglie di “cuore”, di sentimenti. Giorgia Meloni per eredità politiche è una neofascista, nata e cresciuta in un clima politico di lotta ai valori dell’antifascismo italiano. Potrà cambiare, sarà anche cambiata – tutti possono mutare idea o convinzioni –, tuttavia incarna qualcosa di quel passato che non sembra passare, quello che Leonardo Sciascia chiamava “l’eterno fascismo italiano”, ovvero la tendenza degli italiani ad adeguarsi, ad essere conformisti, a farsi gli affari propri: il tengo-famiglia.

 

Eppure in Giorgia Meloni sembra incarnarsi quell’“avere un cuore” che la Sinistra non sembra manifestare. La Sinistra parla in gran parte il linguaggio della razionalità. Non che questo sia di per sé sbagliato, ma il cuore non ce l’ha o se c’è non si sente battere.

 

SALVINI MELONI LETTA AL MEETING DI RIMINI

Questa è la grande contraddizione di questo confronto elettorale che è stato trasformato in una sorta di referendum a favore o contro la Meloni. Sarà anche così, non lo nego, ma il problema che la Sinistra non abbia espresso un leader donna fa riflettere. Ma soprattutto che non sia capace di parlare al cuore degli italiani usando il cuore.

 

Cosa direbbe al riguardo Pasolini non lo so bene, so però che il problema se lo sarebbe posto, lui che aveva scritto nelle Ceneri di Gramsci: “Lo scandalo del contraddirmi dell’essere / con te e contro di te; con te nel cuore, / in luce, contro di te nelle buie viscere”. Una Sinistra che sta nella luce e insieme nelle buie viscere non c’è.

GIORGIA MELONI ENRICO LETTAGIORGIA MELONI ENRICO LETTA 2GIORGIA MELONI ENRICO LETTA pier paolo pasolini al monte dei cocci ph paolo di paolomoravia e pasolini 1aldo moro pier paolo pasolini venezia 1964pasolini

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...

report sigfrido ranucci giorgio mottola italo bocchino valter lavitola giorgia meloni - giampaolo rossi

DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? – MESSO ALLO SPIEDO DA ANNI PER LE INCHIESTE DI “REPORT”, UNIDIREZIONALI CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO, COME MAI L’AD DI TELE-MELONI, GIAMPAOLO ROSSI, NEL 2024 HA MANTENUTO NEL RUOLO DI VICEDIRETTORE AD PERSONAM L'''AMICO FRATERNO'' DI LAVITOLA? - MAGARI ROSSI NON VUOLE ESSERE ACCUSATO DI AVER EPURATO "IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALISTA D'INCHIESTA DELLA TV PUBBLICA", BENCHE' SIA FINITO NEL VERMINAIO DEL PESCIVENDOLO DEL “CEFALÙ BISTROT’’? – SERPEGGIANO ALTRI RUMORS: ROSSI POTREBBE AVER RICEVUTO DIKTAT DA ALTRI PALAZZI A CUI RANUCCI, AL DI LÀ DELLE POLEMICHE E DELLE QUERELE, SERVE ED APPARECCHIA? – NON SOLO LAVITOLA: IL RAPPORTO AMICALE DI RANUCCI CON L'UBIQUO ITALO BOCCHINO - SALE IL CLIMA DI TENSIONE NELLA SQUADRA DI “REPORT” DOVE SONO IN MOLTI A CREDERE AL REINTEGRO DI “SIG”: E METÀ REDAZIONE È PRONTA A GIRARE I TACCHI…

roberto vannacci giannetta reggio calabria meloni salvini tajani occhiuto roscioli cannizzaro lotito

DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO A GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...

andrea stroppa elon musk beppe grillo

DAGOREPORT - PER CAPIRE IL SENSO DELL’INCONTRO TRA IL LUOGOTENENTE DI MUSK IN ITALIA, ANDREA STROPPA, E BEPPE GRILLO BISOGNA CAPIRE IL CONTESTO DELLA DESTRA “MAGA” – ARCHIVIATO IL TRUMPISMO, IN PATRIA THIEL E MUSK PUNTANO LE LORO FICHES SU JD VANCE. MA HANNO BISOGNO DI UNA RETE INTERNAZIONALE DI “SUPPORTO” – IL SUDAMERICA SE L’È INTESTATO THIEL (CHE FLIRTA CON L'ARGENTINO MILEI), MA L’EUROPA È TERRENO DI MUSK - IN GERMANIA IL FONDATORE DI TESLA HA TROVATO SODDISFAZIONE AIUTANDO I NEONAZISTI DI AFD - E IN ITALIA? DOPO IL ''TRADIMENTO'' SULL'AFFARE STARLINK DI MELONI, CON SALVINI ALLA FRUTTA E QUEL VANNACCI SU CUI ALEGGIANO DUBBI E SOSPETTI, ECCO CHE MUSK CHIEDE AL SUO REFERENTE STROPPA DI TASTARE IL TERRENO PER CAPIRE COME E QUANDO INTERVENIRE SULLO SCENARIO ITALIANO - ANCHE INCONTRARE QUEL VECCHIO GRILLO, CHE GRAZIE ALL'EMINENZA GRIGIA TECNO-VISIONARIA DI CASALEGGIO PORTO' IL M5S AL 33%, PUO' STIMOLARE QUALCHE IDEUZZA...

carlo freccero silvio berlusconi anni ottanta 80 tv mediaset

DAGOREPORT - SARÀ STATO UN BIGNÉ IN DOPPIOPETTO, UN FABBRICANTE DI MILIARDI INDAGATO-CONDANNATO-PRESCRITTO, UNO SCIUPAFEMMINE PIÙ VIBRANTE DI UN VIBRATORE, UN POLITICO CHE ALL’ETICA HA SEMPRE PREFERITO LA COTICA. SARÀ STATO QUELLO CHE È STATO RACCONTATO IN MIGLIAIA DI ARTICOLI, LIBRI, INCHIESTE, MA UNA COSA È CERTA: SILVIO BERLUSCONI HA INTUITO, CALCOLATRICE IN MANO, CHE LA VERA EGEMONIA NON ERA PIU' CULTURALE BENSÌ TELEVISIVA – LA GRANDE INTUIZIONE, MATRICE DEL BERLUSCONISMO ANCORA OGGI VIVO E VEGETO, È STATA LA SUA CAPACITÀ DI COMPRENDERE LO SPIRITO DEL TEMPO: DAL SINISTRISMO SI PASSA AL NARCISISMO, DAL NOI ALL'IO, DALLA SOMMOSSA DELLE BIERRE ALLA MOSSA DELLE PIERRE, DA LOTTA CONTINUA AL SUCCESSO DI BREVE DURATA, DAI CELLULARI AL CELLULARE, DALLA RIVOLTA A TRAVOLTA – UN BREVE E ILLUMINANTE SAGGIO DI CARLO FRECCERO: ''LA SINISTRA STENTA A CAPIRE QUESTA FONDAMENTALE MUTAZIONE DALLA CLASSE ALLA MAGGIORANZA, DAL POLITICO AL PRIVATO. IN QUESTO VUOTO IDEOLOGICO SI INSERISCE BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO - NON È PIÙ LA RAI A IMPORRE AL PUBBLICO LE SUE SCELTE PEDAGOGICHE, MA IL PUBBLICO STESSO A DETTARE LE SUE LEGGI ALLA PROGRAMMAZIONE. LA GENTE, DIVENTA PER LA PRIMA VOLTA CONSAPEVOLE DEL SUO VALORE, NON IN SENSO MORALE, MA ECONOMICO…” - VIDEO