giorgia meloni pier paolo pasolini

COSA DIREBBE OGGI PASOLINI DELL'AVANZATA DI GIORGIA MELONI?  – MARCO BELPOLITI: “DI CERTO LUI, CHE ERA UN POPULISTA NEL SENSO ETIMOLOGICO DELLA PAROLA – AMAVA IL POPOLO –, SI STUPIREBBE DEL RITORNO DI UN PARTITO DI DESTRA CHE ESIBISCE TRA I SUOI SLOGAN: ‘DIO, PATRIA E FAMIGLIA’” – “PPP NON SMETTEREBBE DI CHIEDERCI: COME È POTUTO ACCADERE CHE IN QUESTE ELEZIONI UN PARTITO EREDE DEL FASCISMO SIA GUIDATO DA UNA DONNA? L’ACCENTO, SONO SICURO, L’AVREBBE MESSO SUL TEMA DONNA. FORSE IRONIZZANDO SUL FATTO CHE GLI EREDI DELLA TRADIZIONE ANTIFASCISTA ABBIANO COME LEADER UN UOMO...”

Marco Belpoliti per www.doppiozero.com

 

PIER PAOLO PASOLINI

Succede che ogni tanto qualcuno si alzi e si chieda: cosa direbbe oggi di tutto questo Pasolini? Non è facile rispondere, anzi a volte persino impossibile. Pasolini, ancora così presente tra noi, per tante ragioni è anche ormai molto lontano. Eppure ci sono questioni su cui ha detto e scritto cose importanti. Una delle sue tesi più discusse negli anni Settanta era quella del superamento della distinzione tra destra e sinistra.

 

Pasolini non guardava tanto gli aspetti ideologici, ma, come spiega in Scritti corsari, piuttosto al linguaggio dei corpi. PPP era senza dubbio uno specialista di corpi, prima di tutto di quelli dei ragazzi che amava, in Friuli prima e a Roma poi, i ragazzi del mondo contadino e quelli del sottoproletariato urbano, che sono i suoi eroi, i suoi Narcisi, lo specchio in cui riflettersi come si vede nei suoi romanzi e nei primi film.

 

PIER PAOLO PASOLINI

L’articolo intitolato Il “Discorso” dei capelli apre gli Scritti corsari. Viene pubblicato il 7 gennaio 1973 sulla seconda pagina del giornale della borghesia industriale del Nord, “il Corriere della Sera”. Pasolini vi racconta il suo incontro con i cappelloni in un hotel di Praga poco oltre la metà degli anni Sessanta. Sono giovani e non parlano. Il poeta studia il loro “linguaggio dei capelli” e si fa semiologo del discorso che emana dal loro corpo. Si convince che tra i giovani di sinistra e di destra ora non vi sia più alcuna differenza.

 

Il discorso non è chiarissimo in questo primo articolo. Pasolini sta ancora elaborando il proprio pensiero e nei mesi successivi la tesi viene presentata in modo più articolato. La premessa del discorso è l’amore che PPP nutre per i ragazzi, un amore che ha due facce: da un lato c’è l’agape, l’amore come amicizia e pedagogia, e dall’altro l’eros, la passione e insieme la sessualità. Questo è il tema centrale della sua estetica e quindi anche della sua etica, lì sta la radice etica della critica che il poeta rivolge allo sterminio attuato dal neocapitalismo nella società italiana. All’epoca la tesi suscitò parecchie polemiche: la maggior parte degli intervenuti non era d’accordo.

GIORGIA MELONI

 

Se Pasolini fosse ancora qui con noi, da illustre centenario, cosa direbbe davanti ai due schieramenti, uno di Destra, guidato dai “Fratelli d’Italia” – nome quanto mai indicativo –, e uno di Sinistra, guidato dal Partito Democratico – altro nome che meriterebbe più di una chiosa? Se si legge Scritti corsari, si capisce che per Pasolini non c’era più nessuna differenza estetica, e dunque etica, tra la Destra e la Sinistra, dal momento che, come spiega negli articoli seguenti, è avvenuta un’omologazione prodotta dal consumismo, dalla scomparsa del mondo contadino e dall’insignificanza della Chiesa Cattolica.

 

PASOLINI 9

La grande rivoluzione antropologica, scrive, ha unificato i costumi degli italiani, a partire dall’aspetto fisico. La tesi non riguarda le ideologie in senso stretto, ma l’effetto che la rivoluzione antropologica ha prodotto nelle persone. Pasolini vagheggiava il vecchio mondo, pre-capitalista, un mondo ideale per ragioni legate al suo amore per i ragazzi. Nel 1970-75 li vede brutti, immiseriti e nevrotici. I borgatari sono diventati dei piccolo borghesi.

 

Sulla politica PPP ha delle idee molto chiare: in Italia non era mai esistita “una grande Destra”, perché “non ha avuto una cultura capace di esprimerla”: “ha potuto esprimere solo quella rozza, ridicola, feroce destra che è il fascismo” (Scritti corsari). A lui interessano le conseguenze dell’omologazione “culturale” che è derivata dalla trasformazione economica del paese. Riguarda tutti: “popolo e borghesia, operai e sottoproletari”.

 

Pasolini, come aveva capito Gianfranco Contini, è a suo modo un poeta simbolista. Nell’articolo in cui parla della Destra politica scrive anche che il Potere “non sa più che farsene di Chiesa, Patria e Famiglia e altre ubbie affini”.

 

GIORGIA MELONI

Cosa direbbe oggi Pasolini della differenza tra Destra e Sinistra? Non è facile rispondere. Di certo lui, che era un populista nel senso etimologico della parola – amava il popolo –, si stupirebbe del ritorno di un partito di Destra che esibisce tra i suoi slogan: “Dio, Patria e Famiglia”. La differenza tra Destra e Sinistra esiste ancora, se siamo ritornati a quella parola d’ordine? Probabilmente PPP assentirebbe: c’è ancora una Destra priva di cultura.

 

Il suo credo si fonda ancora sul passato, sul fascismo; non ha saputo, come scriveva nel 1974 Pasolini dopo le bombe neofasciste, elaborare alcuna cultura, o meglio la trae dal populismo neoconservatore o addirittura reazionario. La distinzione tra Destra e Sinistra esiste ancora se i temi della democrazia continuano a permanere dirimenti, come quello della libertà.

 

Forse avrebbe simpatizzato con Giorgia Meloni riguardo al tema dell’aborto, cui Pasolini era contrario, ma questo tema andrebbe collegato, almeno per quanto riguarda il poeta di Casarsa, al quello della sessualità, della particolare omosessualità di Pasolini, che non è quella gay. Si tratta di un discorso complesso, di cui durante quest’anno, in cui si è celebrato il centenario della sua nascita, s’è parlato ben poco, ma che è importante per capire le sue tesi sull’aborto.   

giorgia meloni

 

Ma torniamo al tema della differenza tra Destra e Sinistra. Sono convinto che PPP avrebbe probabilmente rivisto la sua tesi di fondo, poiché nel frattempo la società neo-neocapitalista ha sviluppato aspetti inattesi che prima appartenevano solo alle élite, come la cultura del narcisismo, ora divenuto fenomeno di massa.

 

Cosa avrebbe detto PPP dei social network e del risentimento che vi domina? Difficile rispondere. Però le idee chiare su cosa sia stata e su cosa, è ancora la Destra in Italia, Pasolini le ha già in quel periodo: nessuna cultura, nessuna idea nuova o capace di immaginare il futuro, solo ritorno al passato o, forse potremmo aggiungere oggi, amministrazione dell’esistente, ovvero conquista del potere.

 

Rileggendo, come ho fatto in questi giorni che ci separano dalle elezioni del 25 settembre Scritti corsari, mi sono reso conto che il passaggio a una grande Destra non è avvenuto, e che persino quel fenomeno interessante, almeno alle origini, del localismo leghista, che si vantava di essere antifascista, per poi andare al governo, pronubo Berlusconi, con i fascisti, si presenta privo di basi culturali e di qualunque progetto sociale di trasformazione e cambiamento.

 

Funziona come uno strumento di governo che, di volta in volta, si è alleato con i ceti popolari, con i piccoli industriali e anche con i grandi industriali del Nord, tutti gruppi dediti ai dané, per dirla con Lucio Mastronardi.

pier paolo pasolini

 

C’è tuttavia una questione che colpisce in uno degli articoli di Scritti corsari e che dà da pensare in questo frangente, un problema che, se PPP fosse ancora qui con noi, non avrebbe mancato di indicare. La si trova nella risposta che dà a Italo Calvino, sua antitesi, ma anche unico vero interlocutore nel dibattito, molto più di Moravia o di altri.

 

L’articolo si intitola “Cuore” e appare il 1° marzo sul “Corriere della Sera”, giornale su cui scrivono entrambi. Pasolini, oggetto di insulti e attacchi feroci, riconosce a Calvino di essere stato l’unico interlocutore civile e veramente razionale. Ricopio per intero il passo perché le parole di PPP vanno lette direttamente: “Come me, Calvino proviene da una formazione e, oramai si può dire da una intera vita, passata sotto regimi tradizionalmente clerico-fascisti. Quando eravamo adolescenti c’era il fascismo: poi la prima Democrazia cristiana, che è stata la continuazione letterale del fascismo. Dunque era giusto che noi reagissimo come abbiamo reagito.

pier paolo pasolini sul monte dei cocci ph paolo di paolo

 

Dunque era giusto che noi ricorressimo alla ragione per sconsacrare tutta la merda che i clerico-fascisti avevano consacrato. Dunque era giusto essere laici, illuministi, progressisti a qualunque patto. Ora Calvino – sia pure indirettamente e col rispetto di una polemica civile – mi rimprovera un certo sentimentalismo “irrazionalistico” e una certa tendenza, altrettanto “irrazionalistica”, a sentire una ingiustificata sacralità nella vita”.

 

PPP si sta riferendo alla discussione intorno all’aborto, per cui Calvino aveva espresso un’idea radicalmente diversa, sostenendo che si diventa uomini o donne non solo nascendo. L’ha scritto in una lettera a Claudio Magris in cui, dopo aver detto, come in altre occasioni pubbliche, che l’aborto è un atto dolorosissimo, aggiunge: “Un essere umano diventa tale non per il casuale verificarsi di certe condizioni biologiche, ma per un atto di volontà e d’amore da parte degli altri”.

 

matteo salvini giorgia meloni

Salto qui la lunga citazione da “Cuore” per arrivare al punto che reputo decisivo nella argomentazione di Pasolini, non tanto sull’aborto, tema molto caldo all’epoca, e che oggi pure si riaffaccia, ma rispetto alla sua posizione rispetto al Nuovo Potere: “Il nuovo potere consumistico e permissivo si è valso proprio delle nostre conquiste mentali di laici, di illuministi, di razionalisti, per costruire la propria impalcatura di falso laicismo, di falso illuminismo, di falsa razionalità. Si è valso delle nostre sconsacrazioni per liberarci di un passato che, con tutte le sue atroci e idiote consacrazioni, non gli serviva più”.

 

pasolini

PPP confermerebbe oggi nel mondo di Amazon, del porno-web, delle grandi imprese informatiche, del dominio dei social, la propria tesi? Non credo, ma non è questa la questione su cui mi interessa richiamare l’attenzione. Nelle ultime righe dell’articolo Pasolini scrive: “Al contrario di Calvino, io dunque penso che – senza venire meno alla nostra tradizione mentale umanistica e razionalistica – non bisogna aver più paura – come giustamente un tempo – di non screditare abbastanza il sacro o di avere un cuore”. Tralascio cosa intende per “tradizione mentale umanistica e razionalistica”, e neppure cosa vuol indicare con la parola “sacro” (rimando per questo al bel testo di Marco A. Bazzocchi, Alfabeto Pasolini, Carocci). Vorrei invece soffermarmi sulla questione “di avere un cuore”.

 

Se fosse ancora vivo e attivo PPP non smetterebbe di chiederci: come è potuto accadere che in queste elezioni un partito di Destra, erede del fascismo della Repubblica di Salò, del neofascismo del Movimento Sociale Italiano, sia guidato da una donna, che si candida a diventare Presidente del Consiglio nell’Italia repubblicana nata dalla lotta antifascista? L’accento, sono sicuro, l’avrebbe messo sul tema donna. Forse ironizzando sul fatto che gli eredi di quella tradizione antifascista abbiano come leader un uomo: quasi tutti i capi di partito sono uomini. Una contraddizione, dal momento che Pasolini avrebbe spiegato dalle pagine di qualche quotidiano, o meglio dal suo sito web, che il problema è ancora una volta quello del “cuore”.

 

pasolini

La cosiddetta Sinistra italiana, nella sua variegata composizione, punta su aspetti “razionali”, non fa battaglie di “cuore”, di sentimenti. Giorgia Meloni per eredità politiche è una neofascista, nata e cresciuta in un clima politico di lotta ai valori dell’antifascismo italiano. Potrà cambiare, sarà anche cambiata – tutti possono mutare idea o convinzioni –, tuttavia incarna qualcosa di quel passato che non sembra passare, quello che Leonardo Sciascia chiamava “l’eterno fascismo italiano”, ovvero la tendenza degli italiani ad adeguarsi, ad essere conformisti, a farsi gli affari propri: il tengo-famiglia.

 

Eppure in Giorgia Meloni sembra incarnarsi quell’“avere un cuore” che la Sinistra non sembra manifestare. La Sinistra parla in gran parte il linguaggio della razionalità. Non che questo sia di per sé sbagliato, ma il cuore non ce l’ha o se c’è non si sente battere.

 

SALVINI MELONI LETTA AL MEETING DI RIMINI

Questa è la grande contraddizione di questo confronto elettorale che è stato trasformato in una sorta di referendum a favore o contro la Meloni. Sarà anche così, non lo nego, ma il problema che la Sinistra non abbia espresso un leader donna fa riflettere. Ma soprattutto che non sia capace di parlare al cuore degli italiani usando il cuore.

 

Cosa direbbe al riguardo Pasolini non lo so bene, so però che il problema se lo sarebbe posto, lui che aveva scritto nelle Ceneri di Gramsci: “Lo scandalo del contraddirmi dell’essere / con te e contro di te; con te nel cuore, / in luce, contro di te nelle buie viscere”. Una Sinistra che sta nella luce e insieme nelle buie viscere non c’è.

GIORGIA MELONI ENRICO LETTAGIORGIA MELONI ENRICO LETTA 2GIORGIA MELONI ENRICO LETTA pier paolo pasolini al monte dei cocci ph paolo di paolomoravia e pasolini 1aldo moro pier paolo pasolini venezia 1964pasolini

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…