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DAGONEWS - CHI RIDE E CHI PIANGE COL GOVERNO CONTE BIS/2 - GODE OVVIAMENTE CONTE, SBACIUCCHIATO DA MACRON DOPO IL SUO DISCORSO AL SENATO IN CUI SCARICA SALVINI: ''GRAZIE PER AVERCI LIBERATO DEL CIGNO NERO''. MA DI FRACCARO ALLE CALCAGNA PER CONTO DI DI MAIO AVREBBE FATTO A MENO - RENZI SGHIGNAZZA E DOPO AVER SPACCHETTATO IL GIGLIO MAGICO. PUNTA A RIPRENDERSI IL PD ALLA FACCIA DI ZINGARETTI E GENTILONI - PIANGE DESCALZI, RIDE STARACE, E TIRA UN SOSPIRO DI SOLLIEVO MATTARELLA CHE È IL VERO PADRE DEL GOVERNO E PIAZZA LA LAMORGESE - PD FUORI DA PALAZZO CHIGI

DAGONEWS

 

Segue il gioco del chi ride e chi piange…

matteo renzi al senato

 

 

RIDE Conte, certo, perché bisogna tornare indietro a quel fatidico novembre 2011 con l'arrivo del Loden dal volto umano, Mario Monti, per ritrovare una simile pioggia di… lodi (non vogliamo essere volgari) distribuita uniformemente da tutti i giornali e da tutti i governi stranieri, istituzioni internazionali, città-stato, tribù autoctone e isole del Pacifico.

 

Macron lo ha chiamato il giorno dopo il discorso in Senato in cui ha legnato Salvini per fargli i complimenti e per dirgli una cosa fondamentale: ''Non ce l'ho con i 5 Stelle per quella sbandata coi gilet gialli, tanto sia la sbandata che i gilet gialli sono durati molto poco. Sono felice perché hai sconfitto il Cigno Nero'', come hanno soprannominato il Truce in certi circoli. Non a caso c'è chi lavora, a Strasburgo, per portare i grillini proprio nel gruppo di ''Manù''.  

meme sulla crisi di governo conte e salvini

E poi c'è Trump: è stato il consigliere diplomatico di Palazzo Chigi, Pietro Benassi, a contattare l'ambasciatore americano a Roma, Lewis Eisenberg, per avere un cenno di sostegno dal presidente. Ma pensavano a una telefonata, a un ok per via diplomatica. E invece è arrivato il famoso e inaspettato tweet pro-''Giuseppi''.

 

Il fatto è che Trump ha un rapporto molto amichevole con Eisenberg. Parlando in modo diretto, ha chiesto all'ambasciatore se il premier italiano avrebbe poi ricambiato il sostegno americano. La risposta? Fidiamoci: negli scorsi mesi è stato Conte ad annacquare il famigerato memorandum sulla Via della Seta che era stato preparato dall'ambasciatore Sequi e dal sottosegretario sinofilo Geraci per legare Roma e Pechino.

 

Qual è l'origine del goodwill, della buona disposizione dei leader stranieri verso Conte? Sempre lui, Mattarella, quel Presidente della Repubblica che durando in carica sette anni è visto all'estero come unico punto fermo della politica italiana. È la mummia sicula ad aver accreditato Giuseppi, e ad aver garantito per lui, che da par suo si è impegnato a tenere sempre aperto il canale di comunicazione con l'Europa (fino a far votare i grillini per Ursula), avere i conti in regola e tenere a bada l'Uomo Nero Salvini.

conte macron

 

Non sarà mai un leader il devoto di Padre Pio, ma ha imparato a essere un uomo di potere, delegato da altri a svolgere un determinato lavoro. Sempre potere è.

 

Infine Grillo: nei giorni più incasinati della crisi di governo è stata la sua telefonata al CamaleConte a sbloccare tutto. Il comico-Elevato ha promesso di sostenerlo, ha dato l'ok all'unione col Pd, ha pubblicato il video in cui elogia Conte e bastona Di Maio. Tanto attriti veri tra Giggino e Giuseppi non ci saranno: la caratteristica principale del premier è il suo essere di gomma, uno "rotondo" che assorbe tutto e va avanti.

 

Non tutto è dorato e perfetto, ovviamente. Conte non ha gradito affatto l'arrivo dell'avatar dimaiano Fraccaro come sottosegretario della Presidenza del Consiglio. Lui puntava sul tecnico Chieppa, e invece - come con Giorgetti - si troverà un invadente badante alle calcagna. Da sottolineare pure l'umiliazione del Pd, che senza vicepremier e senza il sottosegretario non mette neppure un piedino a Palazzo Chigi, dove invece sventola da solo il vessillo a 5 Stelle

riccardo fraccaro

 

 

Non possono non piangere Zingaretti e ridere Renzi, che è nel pieno di un'operazione di makeover sulla sua immagine acciaccata dalle varie sconfitte elettorali. Il gioco di fumo e specchi è partito con lo spacchettamento del Giglio Magico in una serie di correnti, così da creare una finta ortodossia e una finta opposizione, in realtà tutte dipendenti da lui, e occupare tutti gli spazi con il suo debordante ego.

 

Da una parte c'è la Boschi nel ruolo di ventriloqua sui giornali e il fido Marcucci; dall'altra, c'è la "Base Riformista" di Guerini e Lotti; c'è "Sempre Avanti" con Giachetti, Nobili e Ascani, ci sono i suoi comitati civici che sono ancora un'altra entità… il tutto con l'obiettivo di riprendersi il partito, più prima che poi. La scissione non è più nelle carte, ma la Leopolda del prossimo ottobre servirà per dare l'ennesima botta a quel poveretto di Zingaretti, da lui percepito come debole e inconsistente.

 

RENZI ZINGARETTI

Ma più di Zinga, con cui non è mai andato d'accordo, il suo nemico più intimo è ormai Gentiloni. Sostiene di averlo ''reinventato'' nominandolo prima ministro degli Esteri e poi facendogli fare il Presidente del Consiglio, senza che l'ingrato Paolo, da Palazzo Chigi, lo chiamasse mai per consigli, lui che era segretario del partito. Per di più, durante la campagna elettorale per le politiche del 2018, in cui Gentiloni correva per un collegio uninominale a Roma, non ha mai voluto fare un comizio a due con Renzi, percepito come repellente per le urne.

 

Ma c'è una faccenda che brucia più di tutte al ducetto di Rignano, e cioè la nomina di Alessandro Profumo al vertice di Leonardo-Finmeccanica. Renzi non ama ''Arrogance'', e quella decisione arrivò con la spinta di Ermete Realacci, ambientalista e amico storico di Gentiloni e della famiglia Profumo. Ancora.

CLAUDIO DESCALZI

Nel palazzo dell'Eni PIANGE Descalzi: l'amministratore delegato aveva incassato il pesante (pure troppo) abbraccio di Salvini, che di fatto gli aveva garantito la riconferma l'anno prossimo in barba a processi e indagini. RIDE, a questo punto, Starace. L'ad Enel, nominato da Renzi, mantiene buoni rapporti con gli ambientalisti grillini grazie alla controllata Green Power.

 

francesco starace

RIDE, e tira un sospiro di sollievo, Mattarella. È riuscito, con le unghie e con i denti, a portare a casa questo nuovo governo, di cui è padre e anche un po' padrone. È lui ad aver portato il prefetto Lamorgese sulla bollente scrivania (non) occupata finora da Salvini.

luciana lamorgesematteo savini e luciana lamorgesegiuseppe conte e mattarella all'inaugurazione della nuova sede dell'intelligence 1ALESSANDRO PROFUMO ROMANO PRODI

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