draghi americano guerra ucraina

DAGOREPORT - ASCESA E CADUTA DI MARIO DRAGHI - IL SUPERMARIO NON C'E' PIU': L'AMBIZIONE QUIRINALIZIA, GLI IMPREVISTI, LE GAFFE, GLI SCIVOLONI HANNO INTACCATO L’ALLURE DA RE TAUMATURGO - SI E' INCRINATO IL RAPPORTO CON MATTARELLA, HA PERSO SMALTO IN EUROPA DA QUANDO HA VESTITO I PANNI DEL TURBO-ATLANTISTA APPESO AL VERBO DI BIDEN E SI TROVA IN DIFFICOLTA’ CON GEOPOLITICA E DIFESA, SU CUI SA POCO O NULLA - UNA VOLTA FINITA LA GUERRA O DOPO IL 2023 DIRA' ADDIO ALLA POLITICA ITALIANA E CHISSA' CHE QUALCUNO A WASHINGTON...

sergio mattarella e mario draghi

Dagoreport

 

Mario Draghi oggi non è più il SuperMario osannato ieri. Qualcosa è cambiato. L'ambizione quirinalizia, gli ostacoli nella maggioranza, gli imprevisti, le gaffe, gli scivoloni hanno intaccato l’allure da re taumaturgo che, alla guida del “governo dei migliori”, avrebbe sanato l’Italia con il benefico balsamo tecnocratico.

 

Ormai politologi, giornalisti e persino i friggitori di baccalà concordano: senza la guerra in Ucraina, e le nuove emergenza che ha imposto, il governo Draghi sarebbe già stato accompagnato alla porta.

L ECONOMIST CONTRO L'AUTOCANDIDATURA DI MARIO DRAGHI AL QUIRINALE

 

La ruggine del flop quirinalizio ha aggredito anche il rapporto, un tempo solidissimo, tra Draghi e Mattarella. Vero è che il presidente della Repubblica non avrebbe dovuto, quando affidò la guida del governo a Draghi, fargli annusare la successione al Quirinale come un naturale passaggio di testimone. Della serie: ora vai a palazzo Chigi, domani sarai al mio posto.

 

Allo stesso modo, l’ex Bce ha visto dietro alla rielezione al Colle una spiacevole sceneggiata di Mattarella. Una inutile ammuina fatta di tanti e continui “grazie, preferisco di no”, con l’esibita voglia di andare in pensione, conclusa con un mandato-bis accolto con un entusiasmo fin troppo sospetto. Tra un’incomprensione e l’altra, il feeling si è incrinato. Ora i due convivono, nel rispetto dei ruoli e delle istituzioni, ma con la reciproca voglia di voltare pagina.

 

sergio mattarella e mario draghi

Il fu SuperMario ha scalato marcia anche in Europa. A Bruxelles sognavano di affidargli la patria potestà dell’Unione orfana di Angelona Merkel: era lui il babbo designato a tenere le redini politiche della baracca, dopo averne gestito i conti per sette anni dal timone della Bce. Poco a poco, Draghi ha mutato pelle. E maschera.

 

L’abito da turbo-europeista, proprio quando il bisogno dell’UE è diventato incalzante (cioè con lo scoppio della guerra in Ucraina), ha lasciato il posto a una divisa a stelle e strisce. Mariopio s’è offerto a Biden come iper-Amerikano (con la kappa). Né Macron né Scholz né gli altri leader europei hanno assunto posizioni così schiacciate sulla linea di Washington. Anzi, hanno provato (inutilmente) a definire una posizione europea tra i blocchi contrapposti.

EDITORIALE DEL FINANCIAL TIMES SU DRAGHI AL QUIRINALE

 

D’altronde il curriculum di Draghi parla yankee: Mit di Boston con Giavazzi compagno di stanza, dal 1998 è nel Board of Trustees dell'Institute for Advanced Study (Università di Princeton) e, dal 2003, della Brookings Institution. È stato visiting fellow all'Institute of Politics della John F. Kennedy School of Government (Università di Harvard) nel 2001. Senza dimenticare il lavoro come Vice Chairman e Managing Director di Goldman Sachs. Gli Stati Uniti li ha dentro, ben interiorizzati.

 

joe biden mario draghi

Inoltre la congiuntura storica non lo favorisce. Finché c’era da scrivere il Pnrr, trattare con Bruxelles sul debito o gestire la pandemia, attraverso il supporto di Cts e generali, Draghi si è trovato a suo agio. Ha agito con decisione e autorevolezza.

 

Ma il conflitto russo-ucraino ha imposto altre priorità. E Mariopio, che è un sapientone ma non un tuttologo, nulla mastica di geopolitica, diplomazie, armamenti, intelligence e Difesa. Da qui anche gli scivoloni su “Erdogan dittatore di cui si ha bisogno” e quella sull’Algeria scambiata per l’Argentina.

 

mario draghi e luigi di maio alla camera

Al suo fianco, da ministro degli Esteri, si ritrova il flebile Di Maio che non è d’aiuto: è fin troppo accovacciato e remissivo. Sostanzialmente impreparato davanti a uno scenario internazionale così complesso, che andrebbe affrontato con un mix di esperienza, arguzia e senso critico. Fare diplomazia non è dire sempre sì all’alleato che ce l’ha grosso, il missile.

 

Luigino, che quando è andato in Algeria è apparso più come il portaborse di Descalzi che un ministro degli esteri, ha perso anche il suo storico e acuto consigliere, l’ambasciatore Sebastiano Cardi, andato in pensione. A farne le veci ora c’è il direttore generale Luca Sabbatucci.

 

Insomma, Draghi è scoglionato, deluso e insofferente per le rogne nella maggioranza, che tra il fisco e il catasto gli pestano i calli ogni due per tre, e non vede l’ora di togliere il disturbo. Dopo le elezioni del 2023 saluterà senza rimpianti palazzo Chigi e la politica italiana. Magari, se la guerra finisce, pure a ottobre di quest'anno (con i peones in mano il vitalizio). E chissà che a quel punto qualcuno i suoi amici di Washington non trovino per lui un impegno più stimolante. E pure meglio retribuito.

joe biden mario draghi luigi di maio lorenzo guerini

 

claudio descalzi con il presidente di sonatrach, toufik hakkar

Ultimi Dagoreport

sallusti cerno

FLASH! - ALLA NOTIZIA DELLA NOMINA DI ALESSANDRO SALLUSTI A DIRETTORE DI “LIBERO”, TOMMASO CERNO HA INIZIATO A SMANIARE: E’ ANDATO IN CRISI DI ATTENZIONI – PER OSCURARE IL RITORNO DI SALLUSTI, E RIMETTERE SE STESSO AL CENTRO DEL VILLAGGIO, QUELLA REGINA PAZZA DI CERNO HA DATO DISPOSIZIONI ALLA REDAZIONE DI "SCHIERARE" DOMANI IN PRIMA PAGINA TUTTE LE FIRME PIU’ IMPORTANTI DE "IL GIORNALE" – STRANO, PER UN DIRETTORE CHE IN REDAZIONE SI VEDE POCO E HA VIA VIA OSCURATO GLI EDITORIALI ALTRUI LASCIANDO SPAZIO SOLO A SE STESSO…

giorgia meloni carlo calenda

FLASH! - CARI FRATELLINI D’ITALIA, SMETTETELA DI CORTEGGIARE CARLETTO CALENDA: CON L’ARMATA BRANCA-MELONI, NON ANDRÀ MAI E POI MAI - CALENDA CI HA INVIATO LA SEGUENTE PRECISAZIONE: “CARO DAGO, NON HO NESSUNA INTENZIONE DI CANDIDARMI A FARE IL SINDACO DI ROMA. NON HO MAI AVUTO CONTATTI CON LA DESTRA A QUESTO PROPOSITO E SE ME LO CHIEDESSERO RISPONDEREI “NO GRAZIE”. IL LAVORO IN CUI SONO TOTALMENTE IMPEGNATO È GUIDARE AZIONE ALLE PROSSIME ELEZIONI POLITICHE” – COME SI DICE ALLA GARBATELLA: “ 'A GIO', SE VEDEMO…”

il messaggero francesco gaetano caltagirone giorgia meloni villa galleria borghese crosetto

FLASH! – DOPO LA BATOSTA BANCARIA DI MPS, L’IDILLIACO RAPPORTO TRA I FRATELLI DI MELONI E CALTAGIRONE MINACCIA DI INCRINARSI? - SBIRCIANDO “IL MESSAGGERO” DI OGGI SPICCANO DUE ARTICOLI CHE NON AVRANNO FATTO ALCUN PIACERE ALLA FIAMMA MAGICA – IL PRIMO È ADDIRITTURA UNO SCOOP, ESSENDO L’UNICO GIORNALE A RIVELARE UNA “LITE FURIBONDA A PALAZZO CHIGI” TRA LA DUCETTA E CROSETTO (CHE HA SMENTITO) – IL SECONDO È UNA PAGINATA DEDICATA ALL’AMPLIAMENTO DELLA GALLERIA BORGHESE, CARO A CALTA-RUTELLI-CHICCOTESTA, CHE IL “TIMES” DI LONDRA, IN COMPAGNIA DI FDI (FABIO RAMPELLI), HA DEFINITO “BLASFEMO”…

manfredi lefebvre d'ovidio dovidio aponte, palenzona bisignani porro scaroni cimbri costamagna brachetti peretti, caltagirone nagel jes staley nicole junkerman stella li mara carfagna

ALTA SOCIETÀ, BASSA MAREA - NON AVENDO UN CAZZO DA FARE (O MOLTI AFFARI DA CONCLUDERE), 700 PERSONAGGI ILLUSTRI SONO SALITI A BORDO DELLA "CRYSTAL SYMPHONY" PER LA ZUPPA DI NOZZE DELL’ARMATORE ITALO-MONEGASCO MANFREDI LEFEBVRE D'OVIDIO – 5-GIORNI-5 DI UN’INDICIBILE CROCIERA DA CIVITAVECCHIA A MALTA CHE HA VISTO LA PARTECIPAZIONE DI APONTE, PALENZONA, BISIGNANI, NICOLA PORRO, SCARONI, CIMBRI, COSTAMAGNA, BRACHETTI PERETTI, BERNABÈ, PASSERA, DOMPÉ, MARA CARFAGNA, MARCO CARRAI; CILIEGINA SULLA TORTA: LA GLACIALE STRETTA DI MANO TRA CALTAGIRONE E NAGEL - PIÙ PICCANTE LA PRESENZA A BORDO DI DUE PERSONAGGI CHE HANNO AVUTO A CHE FARE CON JEFFREY EPSTEIN: L'EX CEO DEL COLOSSO BANCARIO BRITANNICO "BARCLAYS", JAMES STALEY, CHE GESTIVA PERSONALMENTE IL PATRIMONIO MULTIMILIONARIO DEL FINANZIERE PORCONE. E LA SPLENDIDA NICOLE JUNKERMAN, NONCHÉ CONTESSA BRACHETTI PERETTI, CHE PER 20 LUNGHI ANNI E' STATA AMICA DEL DEFUNTO DEPRAVATO...

rocco basilico - nicoletta zampillo - leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! COLPO DI SCENA NELLA TRIBOLATISSIMA “SUCCESSION” DEGLI EREDI DEL VECCHIO – DAGOSPIA PUÒ RIVELARE CHE NICOLETTA ZAMPILLO, VEDOVA DEL VECCHIO, CON UNA LETTERA AL BOARD DI DELFIN, HA DECISO DI DISCONOSCERE LA CESSIONE DEL 12,5% DELLE QUOTE DELLA HOLDING AL FIGLIO ROCCO BASILICO, AVUTO DAL MATRIMONIO COL BANCHIERE PAOLO BASILICO, APPOGGIANDO L’ALTRO FIGLIO LEONARDO, AVUTO DALLE SUCCESSIVE NOZZE COL PATRIARCA DI LUXOTTICA: “L’ATTO È STATO DA ME STIPULATO A SOLI TRE GIORNI DALLA MORTE DEL MIO COMPIANTO MARITO, ERA UN MOMENTO NEL QUALE, ANCORA DEVASTATA DAL DOLORE, NON ERO IN GRADO DI VALUTARE LA PORTATA E LE CONSEGUENZE” – LA MOSSA DELLA ZAMPILLO ARRIVA DOPO CHE ROCCO BASILICO HA FATTO RICORSO ALLA CORTE DEL LUSSEMBURGO PER BLOCCARE L’OPERAZIONE CON CUI LEONARDINO HA OTTENUTO L’OK PER PRENDERSI IL 25% DELLE QUOTE DI DELFIN DAI FRATELLI LUCA E PAOLA – NELLA LETTERA LA ZAMPILLO AGGIUNGE: “CON L’AUSILIO DEI MIEI CONSULENTI HO APPRESO CHE LA VALIDITÀ GIURIDICA DI QUELL’ATTO È FORTEMENTE DUBBIA…”