tim luciano carta daniele ruvinetti alfredo mantovano giovambattista giovan battista fazzolari - arnaud de puyfontaine vivendi andrea pezzi

DAGOREPORT! LA CARTA (LUCIANO) CHE FA IMBUFALIRE IL GOVERNO - A PALAZZO CHIGI NON CI POSSONO CREDERE CHE LUCIANO CARTA, EX CAPO DEI SERVIZI ED EX PRESIDENTE DI UN’AZIENDA STRATEGICA COME LEONARDO, ABBIA ACCETTATO DI ARRUOLARSI CON I FRANCESI DI VIVENDI, IMPELAGATI CON LO SCORPORO DI TIM - LA SCELTA DI CARTA RISALIREBBE AL NUOVO “AMBASCIATORE” DI BOLLORE’ IN ITALIA, DANIELE RUVINETTI, CHE LO AVREBBE INDICATO AI FRANCESI COME “PROFILO ISTITUZIONALE” PER TROVARE IL CONSENSO DEL GOVERNO SU TIM. COSÌ ‘’ISTITUZIONALE’’ CHE IL GOVERNO MELONI-MANTOVANO NON L’HA CONFERMATO ALLA PRESIDENZA DI LEONARDO. UN’OFFESA SANGUINOSA A CUI CARTA HA RISPOSTO A TAMBUR BATTENTE…

luciano carta foto di bacco

DAGOREPORT

La Carta (Luciano) che fa imbufalire Palazzo Chigi. I due uomini ombra di Giorgia Meloni, Fazzolari e Mantovano, ancora non ci possono credere che l’ex capo dei servizi segreti ed ex presidente di un’azienda strategica come Leonardo, Luciano Carta, abbia accettato di arruolarsi con i francesi di Vivendi per sostituire, all’interno del Cda di Tim, il dimissionario Arnaud de Puyfontaine per poi issarlo sulla poltrona presidenziale di Salvatore Rossi.

GENERALE LUCIANO CARTA

 

Ma soprattutto a Palazzo Chigi sottolineano furenti che gli ex vertici dell’Intelligence italiana godono di un vitalizio in quanto custodi di segreti non indifferenti. E ripetono: che cosa c’entra con la nostra disgraziata azienda telefonica un ex generale della Guardia di Finanza già a capo di spioni e già presidente di Leonardo? Con il governo contro e con la Cdp di Scannapieco che ha in mano il 10% di Tim, è facile predire che difficilmente Carta farà felici i francesi.

 

marco minniti luigi di maio luciano carta foto di bacco

La strana coppia Carta-Vivendi fa ciacolare molto anche i palazzi romani. Del resto Vivendi, primo azionista di Tim, dopo l’uscita di De Puyfontaine aveva dichiarato di non voler avere poltrone nel consiglio di amministrazione di Tim per avere le mani più libere. Ora, però, i francesi di Bolloré rinculano e scoprono sul tavolo della infinita trattativa per lo scorporo di Tim un Carta inimmaginabile. Come mai, cambio di strategia? Bolloré, ancora stordito per la condanna del suo amico e sodale Sarkozy, risponde con un laconico “no comment”.

 

luciano carta alessandro profumo foto di bacco

Le voci che circolano fanno risalire la scelta di Carta alla fervida fantasia del nuovo “ambasciatore” di Vivendi in Italia, Daniele Ruvinetti (sostituto di Andrea Pezzi nei palazzi romani), dato che risulta senior fellow della Fondazione Med-Or (gruppo Leonardo presieduto da Carta). A cui Ruvinetti aggiunge una buona conoscenza dell’Intelligence grazie al suo rapporto con l'ex capo Aise Alberto Manenti su Libia e dintorni. Uscito Manenti, Ruvinetti si ritrova con il nuovo direttore Carta e il suo vice, generale Caravelli.

 

BOLLORE' DE PUYFONTAINE

Sui rapporti tra Intelligence e Vivendi, viene in aiuto una puntata di “Report” dell’autunno 2022 dedicata al bordello di Tim, dove viene intervistato un ex dirigente di Tim che svela: “Nel 2018 i francesi di Vivendi prendono schiaffi dal fondo Elliot e da Cassa Depositi e Prestiti. Sono in difficolta perche si sono ritrovati a non avere piu referenti politici diretti. Per questo costruiscono un contatto con il Deep State italiano, i servizi segreti. Tra ottobre e novembre del 2018, in una sede riservata dei servizi, vicino piazza Sallustio a Roma, il capo dei servizi incontra il presidente di Vivendi De Puyfontaine, che si porta dietro anche Andrea Pezzi”.

GIUSEPPE CONTE ARNAUD DE PUYFONTAINE

 

Quindi interviene l’autore dell’inchiesta, Giorgio Mottola: “Nell’autunno del 2018, il presidente di Vivendi Arnaud De Puyfontaine partecipa a un incontro, con i vertici dei servizi segreti italiani che sarebbe stato promosso da Andrea Pezzi, grazie alla mediazione di un politico del centro-destra”.

 

ANDREA PEZZI

Mottola aggiunge: “Secondo quanto abbiamo ricostruito, in quello stesso periodo, Deborah Bergamini sarebbe stata uno dei principali elementi di contatto tra Pezzi e il presidente di Vivendi Arnaud De Puyfontaine, che all’inizio degli anni 2000 lavorava per Berlusconi, come responsabile di Mondadori in Francia”.

stefania craxi silvio berlusconi deborah bergamini renato brunetta

 

A proposito del mitologico Andrea Pezzi, che da vispo v-jay di Mtv si trasforma in imprenditore e poi in advisor dell’impero mediatico di Bolloré, l’ex dirigente Tim racconta: “La chiave di volta è stata Deborah Bergamini, nell’ultima legislatura lei era vicepresidente della commissione parlamentare che si occupava di telecomunicazioni e quindi anche di Tim. E stata lei che l’ha messa in contatto con presidenti di commissioni, sottosegretari e ministri di tutti i partiti, inclusi anche quelli della Lega e Cinque Stelle”.

DEBORAH BERGAMINI

 

La puntata di “Report” sottolinea: “Durante il meeting Pezzi prima si intrattiene a parlare riservatamente con un consulente del settore della difesa, Daniele Ruvinetti, e poi con l’ex ministro Maurizio Lupi”.

 

Il “consulente del settore della difesa” (che vor di’?) Ruvinetti prende il posto di Pezzi come “ambasciatore” in Italia di Vivendi con l’obiettivo di trovare il consenso del governo Meloni per lo scorporo di Tim, finito in una palude: Bolloré ha sparato all’inizio la sommetta di 31 miliardi, ora è sceso a 27, ma è ben lontana dai 20/21 offerti da Cdp-Kkr-Macquaire.

DANIELE RUVINETTI

 

Visto l’attuale stallo, con Vivendi in trepida attesa di un guizzo (economico) da parte del governo Meloni, Ruvinetti avrebbe indicato ai francesi di arruolare Luciano Carta come “profilo istituzionale” per trovare un accordo.

 

Purtroppo Carta è così "istituzionale" che il governo Meloni-Mantovano, nella missione di depotenziare la Guardia di Finanza, ha pensato bene di non confermarlo alla presidenza di Leonardo. Non solo: Carta, che fino all’ultimo era convinto di rimanere a Leonardo, ha fatto gli scatoloni senza ricevere alcuna poltrona di consolazione. Via e torna in Sardegna!

meloni mantovano

 

Nato nel Sulcis a Bolotana, da buon sardo Carta non dimentica i torti, non è facile al perdono e doveva assolutamente rispondere a tambur battente alla cruenta offesa patìta dal governo Meloni; e quando ha ricevuto la sconsiderata proposta dei francesi di occupare la presidenza di Tim, lo sventurato rispose sì… Vendetta, tremenda vendetta!

Ultimi Dagoreport

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)