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DAGOREPORT! LA CARTA (LUCIANO) CHE FA IMBUFALIRE IL GOVERNO - A PALAZZO CHIGI NON CI POSSONO CREDERE CHE LUCIANO CARTA, EX CAPO DEI SERVIZI ED EX PRESIDENTE DI UN’AZIENDA STRATEGICA COME LEONARDO, ABBIA ACCETTATO DI ARRUOLARSI CON I FRANCESI DI VIVENDI, IMPELAGATI CON LO SCORPORO DI TIM - LA SCELTA DI CARTA RISALIREBBE AL NUOVO “AMBASCIATORE” DI BOLLORE’ IN ITALIA, DANIELE RUVINETTI, CHE LO AVREBBE INDICATO AI FRANCESI COME “PROFILO ISTITUZIONALE” PER TROVARE IL CONSENSO DEL GOVERNO SU TIM. COSÌ ‘’ISTITUZIONALE’’ CHE IL GOVERNO MELONI-MANTOVANO NON L’HA CONFERMATO ALLA PRESIDENZA DI LEONARDO. UN’OFFESA SANGUINOSA A CUI CARTA HA RISPOSTO A TAMBUR BATTENTE…

luciano carta foto di bacco

DAGOREPORT

La Carta (Luciano) che fa imbufalire Palazzo Chigi. I due uomini ombra di Giorgia Meloni, Fazzolari e Mantovano, ancora non ci possono credere che l’ex capo dei servizi segreti ed ex presidente di un’azienda strategica come Leonardo, Luciano Carta, abbia accettato di arruolarsi con i francesi di Vivendi per sostituire, all’interno del Cda di Tim, il dimissionario Arnaud de Puyfontaine per poi issarlo sulla poltrona presidenziale di Salvatore Rossi.

GENERALE LUCIANO CARTA

 

Ma soprattutto a Palazzo Chigi sottolineano furenti che gli ex vertici dell’Intelligence italiana godono di un vitalizio in quanto custodi di segreti non indifferenti. E ripetono: che cosa c’entra con la nostra disgraziata azienda telefonica un ex generale della Guardia di Finanza già a capo di spioni e già presidente di Leonardo? Con il governo contro e con la Cdp di Scannapieco che ha in mano il 10% di Tim, è facile predire che difficilmente Carta farà felici i francesi.

 

marco minniti luigi di maio luciano carta foto di bacco

La strana coppia Carta-Vivendi fa ciacolare molto anche i palazzi romani. Del resto Vivendi, primo azionista di Tim, dopo l’uscita di De Puyfontaine aveva dichiarato di non voler avere poltrone nel consiglio di amministrazione di Tim per avere le mani più libere. Ora, però, i francesi di Bolloré rinculano e scoprono sul tavolo della infinita trattativa per lo scorporo di Tim un Carta inimmaginabile. Come mai, cambio di strategia? Bolloré, ancora stordito per la condanna del suo amico e sodale Sarkozy, risponde con un laconico “no comment”.

 

luciano carta alessandro profumo foto di bacco

Le voci che circolano fanno risalire la scelta di Carta alla fervida fantasia del nuovo “ambasciatore” di Vivendi in Italia, Daniele Ruvinetti (sostituto di Andrea Pezzi nei palazzi romani), dato che risulta senior fellow della Fondazione Med-Or (gruppo Leonardo presieduto da Carta). A cui Ruvinetti aggiunge una buona conoscenza dell’Intelligence grazie al suo rapporto con l'ex capo Aise Alberto Manenti su Libia e dintorni. Uscito Manenti, Ruvinetti si ritrova con il nuovo direttore Carta e il suo vice, generale Caravelli.

 

BOLLORE' DE PUYFONTAINE

Sui rapporti tra Intelligence e Vivendi, viene in aiuto una puntata di “Report” dell’autunno 2022 dedicata al bordello di Tim, dove viene intervistato un ex dirigente di Tim che svela: “Nel 2018 i francesi di Vivendi prendono schiaffi dal fondo Elliot e da Cassa Depositi e Prestiti. Sono in difficolta perche si sono ritrovati a non avere piu referenti politici diretti. Per questo costruiscono un contatto con il Deep State italiano, i servizi segreti. Tra ottobre e novembre del 2018, in una sede riservata dei servizi, vicino piazza Sallustio a Roma, il capo dei servizi incontra il presidente di Vivendi De Puyfontaine, che si porta dietro anche Andrea Pezzi”.

GIUSEPPE CONTE ARNAUD DE PUYFONTAINE

 

Quindi interviene l’autore dell’inchiesta, Giorgio Mottola: “Nell’autunno del 2018, il presidente di Vivendi Arnaud De Puyfontaine partecipa a un incontro, con i vertici dei servizi segreti italiani che sarebbe stato promosso da Andrea Pezzi, grazie alla mediazione di un politico del centro-destra”.

 

ANDREA PEZZI

Mottola aggiunge: “Secondo quanto abbiamo ricostruito, in quello stesso periodo, Deborah Bergamini sarebbe stata uno dei principali elementi di contatto tra Pezzi e il presidente di Vivendi Arnaud De Puyfontaine, che all’inizio degli anni 2000 lavorava per Berlusconi, come responsabile di Mondadori in Francia”.

stefania craxi silvio berlusconi deborah bergamini renato brunetta

 

A proposito del mitologico Andrea Pezzi, che da vispo v-jay di Mtv si trasforma in imprenditore e poi in advisor dell’impero mediatico di Bolloré, l’ex dirigente Tim racconta: “La chiave di volta è stata Deborah Bergamini, nell’ultima legislatura lei era vicepresidente della commissione parlamentare che si occupava di telecomunicazioni e quindi anche di Tim. E stata lei che l’ha messa in contatto con presidenti di commissioni, sottosegretari e ministri di tutti i partiti, inclusi anche quelli della Lega e Cinque Stelle”.

DEBORAH BERGAMINI

 

La puntata di “Report” sottolinea: “Durante il meeting Pezzi prima si intrattiene a parlare riservatamente con un consulente del settore della difesa, Daniele Ruvinetti, e poi con l’ex ministro Maurizio Lupi”.

 

Il “consulente del settore della difesa” (che vor di’?) Ruvinetti prende il posto di Pezzi come “ambasciatore” in Italia di Vivendi con l’obiettivo di trovare il consenso del governo Meloni per lo scorporo di Tim, finito in una palude: Bolloré ha sparato all’inizio la sommetta di 31 miliardi, ora è sceso a 27, ma è ben lontana dai 20/21 offerti da Cdp-Kkr-Macquaire.

DANIELE RUVINETTI

 

Visto l’attuale stallo, con Vivendi in trepida attesa di un guizzo (economico) da parte del governo Meloni, Ruvinetti avrebbe indicato ai francesi di arruolare Luciano Carta come “profilo istituzionale” per trovare un accordo.

 

Purtroppo Carta è così "istituzionale" che il governo Meloni-Mantovano, nella missione di depotenziare la Guardia di Finanza, ha pensato bene di non confermarlo alla presidenza di Leonardo. Non solo: Carta, che fino all’ultimo era convinto di rimanere a Leonardo, ha fatto gli scatoloni senza ricevere alcuna poltrona di consolazione. Via e torna in Sardegna!

meloni mantovano

 

Nato nel Sulcis a Bolotana, da buon sardo Carta non dimentica i torti, non è facile al perdono e doveva assolutamente rispondere a tambur battente alla cruenta offesa patìta dal governo Meloni; e quando ha ricevuto la sconsiderata proposta dei francesi di occupare la presidenza di Tim, lo sventurato rispose sì… Vendetta, tremenda vendetta!

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