giorgia meloni matteo salvini silvio berlusconi

DALL’ALTO DEL SUO 22,3%, È LA MELONI CHE DÀ LE CARTE E SALVINI E BERLUSCONI FINISCONO AL MURO - LA PROPOSTA DELLA DUCETTA: UN NUOVO CONTRATTO DI GOVERNO CHE VENGA FIRMATO PUBBLICAMENTE DAI LEADER: E DENTRO DEVE STARCI IL PATTO ANTI-INCIUCIO - SALVINI RISPONDE: “IL PARTITO CHE RISULTA VINCITORE INDICA IL CANDIDATO PREMIER”. MA PER SUPERARE “LA PICCOLA FIAMMIFERARIA” DELLA GARBATELLA, IL LEADER DEL PAPEETE DEVE CONVINCERE METÀ FORZA ITALIA A SCIOGLIERSI NELLA LEGA – NEL FRATTEMPO, SE ALLE AMMINISTRATIVE IL CARROCCIO DOVESSE PERDERE ALTRI PUNTI (È AL 15%), SCATTEREBBE LA FESTA PER SALVINI...

 

Emanuele Lauria per “la Repubblica”

 

SALVINI MELONI BERLUSCONI

Un patto solenne, un nuovo contratto di governo che venga firmato pubblicamente dai leader: e dentro deve starci, a chiare lettere, il patto anti-inciucio. È la proposta che arriva da Fratelli d'Italia, la condizione principale per giungere a un accordo e rilanciare un centrodestra in affanno. 

 

«Pensiamo a un impegno da sottoscrivere in tv, come quello che Berlusconi firmò da Vespa. E dentro ci dev' essere il no a ogni alleanza innaturale»: è la sintesi di Ignazio La Russa, vicepresidente del Senato. La Russa e Guido Crosetto, il 21 dicembre del 2012, fondarono Fdi assieme a Giorgia Meloni.

 

matteo salvini e giorgia meloni incontrano silvio berlusconi nella sua villa a roma 9

E da allora hanno assistito a una crescita inarrestabile: dall'1,9 per cento alle Politiche del 2013 al 22,3 per cento assegnato dall'ultimo sondaggio di Demos&Pi. La "piccola fiammiferaia", come una senatrice forzista chiama malignamente Meloni, è cresciuta e oggi guida il primo partito italiano.

 

Al punto da poter dettare le regole ai compagni di viaggio che hanno scelto il governo Draghi. Al punto da respingere al mittente le suggestioni di un'alleanza rosso-nera con l'amico Enrico Letta in nome dell'Ucraina e di una netta collocazione (almeno recente) sul fronte anti-putiniano. «La "conditio sine qua non" per governare bene è rimanere nella propria metà campo. Voglio una proposta autenticamente di centrodestra », ha detto Giorgia Meloni in un comizio a Catanzaro.

SALVINI MELONI BERLUSCONI

 

Centrale. L'ex militante del Fronte della gioventù, cresciuta alla Garbatella, si trova in questi giorni nel cuore dello scacchiere politico. Si è potuta consentire di rovinare la festa - si fa per dire - del vertice di centrodestra di Arcore, con una nota che smentiva i risultati magnifici appena narrati da Berlusconi: «L'unità non basta declamarla». 

Ciononostante ieri Matteo Salvini, con cui i rapporti sono al minimo sindacale, è sembrato andare incontro a Meloni su diversi punti: «È irripetibile un governo con la sinistra». «Il partito che risulta vincitore indica il candidato premier». 

 

«Cambiare la legge elettorale a pochi mesi dal voto è poco rispettoso verso i cittadini italiani ». Tre frasi che sono musica per le orecchie della presidente di Fratelli d'Italia. La quale si guarda bene dal commentare. Rimanendo in diffidente attesa. E alimentando la narrazione di una donna ruvida, raramente soddisfatta, magari tendente al vittimismo. 

SALVINI BERLUSCONI MELONI

Ieri ne ha parlato con Serena Bortone, nel corso della trasmissione "Oggi è un altro giorno": «Io esclusa dalla corsa a premier in quanto donna? Vedo un astio un po' eccessivo delle volte, o comunque una rigidità eccessiva, che non so se possa derivare dal fatto di essere donna. O sono antipatica, non lo so. Però c'è un astio un po' eccessivo». 

 

«Di certo - chiosa La Russa - da quando i sondaggi danno FdI come primo partito il clima nel centrodestra è cambiato. Qualcosa dovrà pur significare. In realtà all'obiettivo di entrare a Palazzo Chigi Meloni pensa da tempo. E la partenza del viaggio è stata a Milano, alla convention dei grandi numeri del Mico. 

BERLUSCONI SALVINI E MELONI

 

Nel frattempo la leader della Destra reputa quasi un miracolo essere arrivata fin qui: vista la scommessa dell'opposizione a Draghi (che ha finito per premiarla), viste le infinite polemiche sulle radici fasciste del suo partito, vista la bufera dell'ultima campagna elettorale per le amministrative segnata dagli sciagurati dubbi sulla «matrice » dell'assalto alla Cgil e la pessima performance dell'aspirante sindaco da lei indicato, Enrico Michetti. 

 

Ma Giorgia è sempre qui, con l'incubo che spunti qualche candidato che faccia il saluto romano o si lascia andare in nostalgie mussoliniane (una costante) ma con la consapevolezza che adesso non saranno più gli altri a dare le carte in sua vece. 

D'altronde, ha già detto di essere pronta ad andare anche da sola. E aspetta gli alleati al varco delle Regionali siciliane: sospettando che chi dice no a Musumeci, nel centrodestra, voglia solo indebolirlo per poi magari rinfacciare a FdI la sconfitta nell'Isola. 

BERLUSCONI MELONI SALVINI

 

Di certo, anche il risultato delle elezioni per Palazzo d'Orleans incideranno sull'accordo in vista delle Politiche. Nel frattempo, prima delle amministrative del 12 giugno, non è in programma né un vertice di coalizione né la tradizionale kermesse finale con i big. Segnale di un malessere che non cessa, nell'alleanza, mentre nei sondaggi FdI non smette di crescere.

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)