1. LA DÉBÂCLE DI SORGENIA È LA FINE DELL’AVVENTURA INDUSTRIALE DELL’INGEGNERE (ORA SI FARÀ CHIAMARE “L’EDITORE”?). E IL REQUIEM LO SUONA L’EX PEPPINO TURANI 2. “E’ UNA BUGIA CHE CDB SI SIA RITIRATO DAGLI AFFARI: LA QUESTIONE SORGENIA VA AVANTI DA 15 ANNI, QUANDO ERA BEN SALDO AL TIMONE DI CIR. ORA O PORTA I LIBRI IN TRIBUNALE O L’AZIENDA VA ALLE BANCHE. UNA PERDITA TOTALE DI CREDIBILITÀ DELLA HOLDING DI FAMIGLIA” 3. TURANI, UNA TRENTENNALE CARRIERA IN “REPUBBLICA”, FINO AL 2011 DIRETTORE DELL’INSERTO ECONOMICO “AFFARI & FINANZA”, HA UN MACIGNO NELLE SCARPE: “IN QUESTI ANNI L’INGEGNERE HA PERSO MOLTO TEMPO PER SPIEGARE AI POLITICI COME SALVARE L’ITALIA E A MARCHIONNE COME GESTIRE LA FIAT, MA CERTO CHE NON ACCORGERSI CHE ALLA SORGENIA STAVANO FACENDO DUE MILIARDI DI DEBITI È ABBASTANZA GRAVE” 4. “SE LA SCARICHERA' ALLE BANCHE, SARÀ UN EDITORE QUASI PURO. MAGARI LO VOLEVA”

Dal "Foglio" del lunedì (a cura di Francesco Billi)


La cassa della società energetica Sorgenia sta per esaurirsi. E siccome nel frattempo ha accumulato debiti per 1,9 miliardi con le banche, il rischio che la situazione precipiti è concreto. Tempo rimasto per trovare una soluzione: due settimane [1].

I 21 istituti creditori, che si sono esposti per finanziare la costruzione di quattro centrali elettriche turbogas, la scorsa settimana hanno avuto conferma: non riusciranno a tirarci fuori le gambe. Meletti: «La Cir, holding quotata in Borsa e controllata dalla famiglia De Benedetti, a cui fa capo la Sorgenia, come tutti i grandi debitori si muove da una posizione di forza» [2].

Sorgenia ha chiesto una moratoria sui debiti, dichiarando che ce ne sono 600 milioni (su 1,9 miliardi) in eccesso. Da un mese si discute come arrivare a questa cifra. Riunioni, contatti quotidiani, un braccio di ferro, ancora in corso, tra l'azienda (irremovibile) e gli istituti di credito (irritatissimi) [3].

Le banche fanno ovvia resistenza ad accettare di portarsi a casa la perdita, specialmente adesso che si preparano agli esami della Bce sui bilanci, ma sanno che se non si renderanno disponibili, le procedure concorsuali equivarrebbero a una pietra tombale sui loro crediti in sofferenza [4].

Il secondo azionista (ha il 46%), l'operatore austriaco Verbund, ha fatto sapere da tempo che non vuole neppure essere cercato al telefono: «Ci sono state richieste per contribuire ad aiutare con capitale fresco ma abbiamo fatto presente che non saremmo stati disponibili». «I debiti di Sorgenia - ha precisato - non sono in alcun modo collegati a Verbund che non si è impegnata in alcuna garanzia». Dopo aver svalutato la partecipazione per 396 milioni, portando a zero il valore della partecipazione, in Austria considerano chiuso il dossier. Per loro è già fallita [5].

Le banche quindi devono rassegnarsi a trasformare parte del credito in capitale della Sorgenia. E, pur non essendoci il pieno accordo, hanno proposto questo: Cir fa un aumento di capitale da 150 milioni, noi ne convertiamo 300 in azioni (e in pratica diventiamo proprietarie del gruppo), per i restanti 150 faremo un prestito convertendo di media-lunga durata [6].

Cir però è decisa a non andare oltre i 100 milioni e senza rilasciare alcuna garanzia. E a chi gli rinfaccia di avere cassa sufficiente per fare la sua parte avendo incamerato 330 milioni netti dal Lodo Mondadori, Rodolfo De Benedetti e l'ad Monica Mondardini rispondono che circa 260 milioni di quella somma sono fattualmente vincolati al rimborso anticipato del bond Cir 2024 che prevede una clausola di cross default nel caso una controllata non rispetti i debiti finanziari. Ed è il caso di Sorgenia [4].

De Francesco: «Né il Trustee (gestore) né gli obbligazionisti hanno preso una decisione definitiva, ma la probabilità che i sottoscrittori chiedano indietro il capitale è elevata. Ecco perché quei 100 milioni rappresentano un tabù: una maggiore ricapitalizzazione di Sorgenia potrebbe indebolire la controllante cui mancheranno anche i dividendi di Sogefi (automotive) ed Espresso (editoria)» [4].

Turani: «L'avventura imprenditoriale della famiglia De Benedetti può considerarsi conclusa. E per ragioni molto semplici. L'attività industriale più rilevante, Sorgenia, è di fronte a un bivio molto preciso: poiché è piena di debiti e ha soldi per appena due settimane. O porta i libri in tribunale o passa agli istituti che l'hanno generosamente finanziata. In ogni caso siamo a una rottura completa del gruppo Cir-De Benedetti con le banche e a una perdita totale di credibilità della holding della famiglia» [7].

L'Ingegnere, come è chiamato Carlo De Benedetti, continua a dire che lui si è ritirato anni fa e che quindi non c'entra niente con questa vicenda. Turani: «Si tratta di una bugia. È vero che si è ritirato lasciando tutto ai figli (e in particolare a Rodolfo). Ma è anche vero che l'affaire Sorgenia va avanti non dalla settimana scorsa, ma da quindici anni, quando l'Ingegnere era ben saldo al vertice della Cir.

È anche vero che in questi anni l'Ingegnere ha perso molto tempo per spiegare ai politici come salvare l'Italia e a Marchionne come gestire la Fiat, ma certo che non accorgersi che alla Sorgenia stavano facendo due miliardi di debiti è abbastanza grave. Adesso, comunque, il fatto rilevante è che nel giro di qualche settimana l'impero Cir si ridurrà, sostanzialmente, al Gruppo Espresso-Repubblica. Finalmente, se gli riuscirà di scaricare Sorgenia alle banche, diventerà un editore quasi puro. Magari è quello che voleva» [7].

Molto duro anche il Sole 24 Ore secondo cui, in sintesi, starebbe per concludersi un'altra storia di capitalismo straccione all'italiana: «Una vicenda iniziata male e che finirà peggio. Il peccato originale per Sorgenia data da molti anni ed è stato tanto debito, poco capitale e redditività decrescente. Un mix velenosissimo.

Già nel 2009, il debito superava di 10 volte il margine lordo. Poi, nonostante il credit crunch (per gli altri) le banche hanno aumentato l'esposizione salita del 50% e oggi a quota 1,9 miliardi. I margini al contrario si annullavano. Ora la soluzione sarebbe di riequilibrare la società. De Benedetti dovrebbe fare la sua parte e mettere 600 milioni in Sorgenia. Ma la famiglia sembra non voler accettare di fare in toto la sua parte. Sa che, se non muta il quadro, rischia di perdere i soldi. Ma così saranno le banche ad accollarsi la grana più grossa. Un copione già visto con i vari Zaleski e Zunino» [8].

Di tutte le banche coinvolte nella trattativa sul debito di Sorgenia, ce n'è una che, al di là di come si chiuderà la partita, ha già perso dei soldi. È Mps, che non solo è il più grande creditore di Sorgenia (600 milioni), ma è anche azionista. Il Monte ha quella quota dal 2007, quando presidente era Giuseppe Mussari. Iscritta a bilancio per 33 milioni, era lievitata fino a 47 milioni nel 2010. Si poteva fare una piccola plusvalenza. E invece è arrivato il crollo e già nel bilancio del 2012 Mps ha portato il valore di Sorgenia da 40 milioni a 7,7, l'80% in meno. Pavesi: «Non si capisce perché una banca debba essere azionista di una società elettrica. Cumuli il rischio di credito e quello di capitale. Mps ha fatto il passo più lungo della gamba» [9].

Per capire come si è prodotto il dissesto del quinto produttore nazionale (e gioiello della holding debenedettiana) bisogna tornare indietro di dieci anni quando Sorgenia decide di indebitarsi e acquistare al prezzo di 400 milioni di euro quattro centrali termoelettriche prevalentemente a gas, stipulando contratti vincolanti (take or pay), di fatto più onerosi rispetto alle forniture sul mercato libero (cosiddetto spot) [10].

Brambilla: «È stato un sovrainvestimento che pesa tuttora considerati i ritorni scarsi che generano gli impianti, ma è stata una scelta strategica che all'epoca sembrava profittevole. Prima della crisi Terna, altro operatore dell'energia, considerava sottodimensionato il fabbisogno energetico italiano, servivano più centrali e impianti. A causa della crisi economica però oggi i consumi energetici nazionali (legati all'andamento del Pil) sono tornati ai livelli di dieci anni fa e quelle stime si sono dimostrate eccessive. Oggi le centrali sono in numero doppio rispetto al necessario» [10].

Il boom delle rinnovabili sussidiate dallo Stato (10-20 miliardi di incentivi l'anno) ha aggravato il problema di Sorgenia perché il «green» ha inondato il mercato di energia (il 35 per cento arriva da idrico, solare ed eolico) rendendo più costosa la produzione per gli operatori tradizionali (in Italia i margini di guadagno sono vicini allo zero per ogni kilowatt ora prodotto) [10].

Secondo diversi commentatori si starebbe tentando di salvare Sorgenia per via politica, con l'approvazione rapida del provvedimento governativo sul cosiddetto «capacity payment». Si tratta della richiesta dei produttori tradizionali di un risarcimento per il boom delle energie rinnovabili, che hanno la precedenza sul mercato, per cui le centrali termoelettriche stanno ferme molto più di prima, pronte ad accendersi solo di notte o quando piove o quando non c'è vento [11].

Rodolfo De Benedetti, in una lettera al Corriere, ha fatto notare che questo vale per tutti (Enel, Edison, Eon, etc.) e non solo per Sorgenia, e che comunque non c'è alcuna relazione con l'attivismo politico di suo padre Carlo che «ha lasciato ogni incarico operativo in Cir nel 2009». Per cui Sorgenia, scrive Rodolfo, resta «unicamente un problema aziendale che coinvolge azionisti e istituti finanziatori» [2].

Meletti: «Se anche arrivasse la provvidenza pubblica, nella migliore delle ipotesi 80-100 milioni, risulterebbe ininfluente sulla drammatica situazione finanziaria della società. Una cifra di quel genere non coprirebbe neppure il pagamento degli interessi sul debito. Per questo, come dice De Benedetti, il bubbone Sorgenia è solo delle banche» [2].

 

Note: [1] Stefano Cingolani, Panorama 27/2; [2] Giorgio Meletti, Il Fatto Quotidiano 4/3; [3] Cheo Condina, Il Sole 24 Ore 26/2; [4] Gian Maria De Francesco, il Giornale 7/3; [5] F.Sp., La Stampa 6/3; [6] Andrea Montanari, Milano Finanza 26/2; [7] Giuseppe Turani, www.uominiebusiness.it 6/3; [8] Fa. P., Il Sole 24 Ore 27/2; [9] Fabio Pavesi, Il Sole 24 Ore 5/3; [10] Alberto Brambilla, Il Foglio 29/1; [11] Fabrizio Massaro, Corriere della Sera 3/3.

 

sorgenia LOGOdeb14 gruppo di famiglia debenedettirodolfo E carlo de benedetti lap CARLO DE BENEDETTI E FIGLIO RODOLFO RODOLFO CARLO EDOARDO E MARCO DE BENEDETTImonica mondardini arianna mondardini CARLO DE BENEDETTI E AMMINISTRATORE DELEGATO MONDARDINI Giuseppe TuraniSERGIO MARCHIONNE Romain ZaleskiMATTEO RENZI E CARLO DE BENEDETTI A LA REPUBBLICA DELLE IDEE A firenze

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