navi da guerra francesi e greche nel mediterraneo orientale

LA DIPLOMAZIA È FREGATA - SCONTRO TRA NAVI DA GUERRA DI TURCHIA E GRECIA NELLE ACQUE DEL DODECANNESO. ERDOGAN ACCUSA LA FRANCIA, ACCORSA CON LA SUA MARINA IN SOCCORSO DI ATENE: ''SIETE IL BULLO DEL MEDITERRANEO'' - I GRECI: IL GRANDE OBIETTIVO TURCO È ENTRARE NELLA SPARTIZIONE DELLE FONTI ENERGETICHE DEL MEDITERRANEO E SVILUPPARE UN' INDOLE SEMPRE PIÙ AGGRESSIVA NEI CONFRONTI DELL'OCCIDENTE

 

1. GIOCHI DI GUERRA TRA GRECIA E TURCHIA DUE FREGATE SI SCONTRANO NELL'EGEO

Marta Ottaviani per ''La Stampa''

 

oruc reis nave turca di esplorazione per idrocarburi

Lo scontro di due imbarcazioni rischia di fare entrare in rotta di collisione due sponde del Mediterraneo.

Sale la tensione nelle acque del Dodecaneso, dove mercoledì scorso le navi della marina greca e turca sono entrate in contatto.

Ankara accusa Atene di avere speronato la Oruc Reis, una delle tre navi con le quali la Mezzaluna sta esplorando, in acque non sue, i fondali del Mediterranneo orientale e di essere stata costretta a reagire.

 

 

Diversa la versione di Atene, che parla di errore di manovra da parte di una delle imbarcazioni da guerra turche che fanno da sorta alla Oruc Reis. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, accusa la Francia, accorsa con la sua marina in soccorso di Atene, di essere «il bullo del Mediterraneo». L' Egitto, irritato per la politica estera sempre più aggressiva della Turchia nel Mediterraneo e in Libia, è pronto ad affiancare Atene. L' alto rappresentate per la politica estera Ue, Josep Borrell, ha dato «piena solidarietà» ad Atene, richiamando Ankara a un allentamento immediato della tensione.

 

Il peso della storia

Un conflitto che non può più essere ignorato, in un Mediterraneo destinato a diventare sempre più conteso e la necessità di ammettere, a livello europeo, che la Turchia si è trasformata in una spina nel fianco dell' Occidente, ma non solo. Di mezzo c' è la spartizione delle risorse energetiche del futuro, mascherata da motivazione nazionalista da parte di Ankara, ovvero recuperare acqua e terre, ora greche, che considera sue. Alle spalle, ci sono secoli di conflitti, di incomprensioni, con migliaia di greci trucidati o costretti alla fuga prima dagli ottomani e poi dai turchi. Il Pogrom di Costantinopoli, lo sterminio dei Greci del Ponto, l' incendio di Smirne.

navi da guerra francesi e greche nel mediterraneo orientale

Tragedie, ferite mai rimarginate che sembrano essersi date appuntamento al largo dell' isola di Rodi.

 

Il risultato è quello di una escalation regionale, dove la Turchia si sta facendo molti nemici e l' Unione Europea è sempre più costretta ad agire in modo compatto, con il rischio di dover prendere provvedimenti che da Ankara verrebbero considerati come un punto di non ritorno. «L' Europa ci sta spingendo via», si ripete nella Mezzaluna.

 

Negli ultimi tempi la Turchia è diventata di fatto ingestibile e dietro alla volontà di dialogo, in fase di negoziazione ha una posizione troppo rigida per trovare un accordo che venga considerato soddisfacente da entrambe le parti. La Svizzera si è offerta di mediare, ma a molti sembra una battaglia persa in partenza. Il primo a non crederci troppo sembra il presidente Erdogan in persona, che tre giorni fa al telefono con il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha ribadito la sua disponibilità al dialogo con Atene, salvo poi dire che «la Turchia continuerà con le esplorazioni e che è pronta a reagire a tutte le provocazioni del caso».

 

Ancora tensioni, ancora situazioni conflittuali. Le stesse che si presentano tutte le volte che Ankara cerca di espandere la sua influenza, con un' ambizione chiaramente neo imperiale. In Siria, come in Libia, come nel Mediterraneo orientale. C' è poi il tentativo diventare un punto di riferimento per le comunità musulmane che vivono sul territorio Ue, aizzandole contro l' Occidente.

navi da guerra francesi e greche nel mediterraneo orientale

 

 

2. "IL LEADER TURCO UTILIZZA IL NAZIONALISMO PER ACCEDERE ALLE RISORSE ENERGETICHE"

Marta Ottaviani per ''La Stampa''

 

Un Paese, la Turchia, che usa il motivo nazionale e religioso solo per entrare nella grande contesa delle fonti energetiche presenti nel fondo del Mediterraneo. Dall' altra parte c' è la Grecia, che teme di dover capitolare alle richieste di Ankara, anche se protetta dal diritto internazionale e da un' Europa poco compatta, incapace di prendere decisioni». Alexandra Voudouri, esperta di relazioni internazionali per il think tank greco Macropolis spiega perché le tensioni di questi giorni nell' Egeo non vanno sottovalutate.

Professoressa Voudouri, la Turchia manifesta da tempo interesse nei confronti delle acque territoriali greche.

 

Gli sconfinamenti si contano a decine e le dispute vanno avanti da anni. Come mai questa accelerazione?

la rotta dei migranti dalla turchia alla grecia

«Ankara è sempre stata interessata al Mediterraneo dell' Est. Le mappe della cosiddetta "Patria Blu" (acque territoriali più estese di quelle odierne, ndr), hanno iniziato a circolare nel 2011. L' accelerazione si spiega con il fatto che Ankara è stata tagliata fuori dal "gioco dell' energia" e dagli schemi di cooperazione che vedono coinvolte Cipro, Egitto, Israele e Grecia. Di qui la reazione».

 

Di cosa ha paura la Grecia?

«Il governo di Atene ha paura di essere trascinato a un tavolo dove, di fatto, verrà riconosciuta la sola posizione di Ankara. Il premier è sotto pressione perché il tema in Grecia è molto sentito. Penso però che entrambi i Paesi non vogliamo un conflitto armato».

 

Qual è l' obiettivo della Turchia?

«Il grande obiettivo turco è entrare nella spartizione delle fonti energetiche del Mediterraneo. Penso però che ci sia un secondo fine, che non vada sottovalutato: sviluppare un' indole sempre più aggressiva nei confronti dell' Europa e in generale dell' Occidente».

 

Pensa che l' Europa avrà successo nel ridimensionare le ambizioni turche?

«L' Europa avrà successo solo quando ci sarà la decisione unanime di applicare sanzioni economiche severe. Ci sono diverse posizioni al momento fra i Paesi della Ue su questo punto».

erdogan putin

 

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