mario draghi

DOPO LA CAZZIATA AI PARTITI, DRAGHI TIRA DRITTO - PER IL PREMIER LE PRIORITÀ SONO LA DELEGA FISCALE, LA CONCORRENZA E LA RIFORMA DEL CODICE DEGLI APPALTI: L’IMPORTANTE È CHE IN PARLAMENTO NON VENGA SMONTATO CIÒ CHE IL GOVERNO FA PER REALIZZARE IL PNRR E PER INCASSARE I FONDI EUROPEI, ED È PER QUESTO CHE SI POTREBBE PROCEDERE ANCHE A COLPI DI FIDUCIA - I DOSSIER VANNO APPROVATI ENTRO GIUGNO, MA NELLA MAGGIORANZA ORA SI RISCHIA LO SCONTRO: SALVINI SULLE TASSE È IRREQUIETO...

1 - RIFORME FISCO, APPALTI E LEGGE SULLA CONCORRENZA: I TRE OSTACOLI SULLA STRADA DEL GOVERNO

Luca Monticelli per “La Stampa

 

MARTA CARTABIA MARIO DRAGHI DANIELE FRANCO

La delega fiscale, la concorrenza e la riforma del codice degli appalti sono le priorità per il governo. Tre provvedimenti fondamentali per centrare i 102 obiettivi del 2022 previsti dal Recovery plan e incassare la seconda e la terza rata dei fondi europei, pari a 40 miliardi di euro.

 

La strada per realizzare le riforme è fitta di ostacoli e, senza l'impegno della maggioranza, i soldi di Bruxelles sono a rischio. Le misure sono ferme nelle Camere da quattro-cinque mesi, perciò il presidente del Consiglio Mario Draghi ha dovuto strigliare i partiti: in 130 giorni massimo bisogna approvare tutto.

 

mario draghi in conferenza stampa

I parlamentari si aspettano un «cambio di metodo», un approccio meno verticistico da parte del premier, ma la prova del nove si avrà solo nel voto sugli emendamenti. È nelle commissioni che si creano maggioranze variabili, nonostante trattative e accordi estenuanti, ed è lì che su centinaia di votazioni all'esecutivo capita di andare sotto, com'è successo pochi giorni fa con il Milleproroghe.

 

mario draghi in conferenza stampa 3

Le tasse

Sul fisco l'intesa va ricostruita da zero, nonostante la delega sia stata approvata in Consiglio dei ministri il 5 ottobre scorso. La riforma è bloccata a Montecitorio anche perché la Lega si è sempre tenuta le mani libere.

 

I ministri del Carroccio, essendosi astenuti a Palazzo Chigi, hanno legittimato i loro deputati a puntare i piedi. Ma anche Forza Italia gioca di sponda con Matteo Salvini e Fratelli d'Italia. La madre di tutte le battaglie per il centrodestra è la revisione del catasto, che di fatto Draghi ha spostato al 2026.

 

Salvini però non si fida e pensa che la nuova mappatura degli immobili non sarà a saldo zero e comporterà un aumento delle tasse. Così il centrodestra ha presentato emendamenti per cancellare la revisione del catasto, mentre invece da sinistra, Leu chiede di anticiparla al 2023.

 

MATTEO SALVINI MARIO DRAGHI

Tra le centinaia di emendamenti depositati, Salvini fa la voce grossa pure sulla flat tax, misura che è vista come fumo negli occhi da Pd e Leu e che il Tesoro ha puntualmente escluso ogni volta che è stata riproposta.

 

La Lega vorrebbe estendere la tassa piatta al 20% alle partite Iva che hanno redditi tra 65 e 100 mila euro, progetto avviato nel 2018 dal governo gialloverde e poi bocciato da quello giallorosso.

 

Le spiagge

Il ddl sulla concorrenza è un ginepraio inestricabile arrivato in Senato con grande ritardo. Il pressing delle lobby e le trasversali resistenze al cambiamento dei partiti l'hanno poi congelato. Il relatore del Pd, Stefano Collina, aveva annunciato il via libera del Senato entro la fine dell'estate tanto che la maggioranza, per prendere tempo, ha costruito un calendario con 90 audizioni.

 

MATTEO SALVINI DOPO L'INCONTRO CON MARIO DRAGHI

Una tabella di marcia che ha fatto infuriare Draghi, costringendolo ad accelerare sui balneari. Il testo uscito dal Consiglio dei ministri del 15 febbraio fissa i parametri per mettere a gara gli stabilimenti dal 2024 e diventerà un emendamento al ddl.

 

I partiti, però, hanno già annunciato un ampio intervento del Parlamento per venire incontro alle esigenze degli attuali titolari delle concessioni.

 

Il codice

Quello degli appalti è il dossier più delicato tecnicamente, vista la complessità della materia, dove la fanno da padrone i lobbisti che si aggirano in Parlamento. L'impegno del governo nel Piano di ripresa e resilienza si fondava su «regole chiare e procedure rapide», con un Codice più snello e meno complicazioni.

 

Draghi incazzato

La delega a parole trova tutti d'accordo, ma poi scrivere le norme è un'altra cosa. Come insegna la storia recente, il codice del 2016 è stato modificato nel 2017, nel 2019 e nel 2020, senza considerare lo sblocca-cantieri e la cosiddetta regolamentazione secondaria dell’Anac.

 

Insomma, il lavoro è tanto e i tempi sono stretti. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà, intervistato a "Sabato Anch' io" su Radio1, lo dice chiaramente: «Il percorso è molto difficile e va fatto in brevissimo tempo. Dobbiamo approvare le tre riforme entro il 30 giugno: saranno mesi cruciali per cambiare il Paese».

 

2 - DAL FISCO ALLA CONCORRENZA, DRAGHI PRONTO ALLA FIDUCIA SULLE MISURE PER IL PNRR

Alberto Gentili per “Il Messaggero

 

mario draghi vittorio colao

Dopo l'avvertimento lanciato giovedì ai partiti Mario Draghi, descritto «determinato» e «sereno», indica i dossier «irrinunciabili» e dunque immodificabili anche a colpi di fiducia, per realizzare il core business del governo: l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) da oltre duecento miliardi.

 

Il primo è la legge sulla concorrenza, che include le nuove norme sulle concessioni balneari. Gli altri sono la delega fiscale, la riforma della giustizia, il codice degli appalti. Poi, spiega il premier, «ci sono altri provvedimenti che riguardano la transizione ecologica del ministro Cingolani e altri ancora relativi alla transizione digitale del ministro Colao e misure legate alle infrastrutture».

 

roberto cingolani

Tutto questo per Draghi «deve essere fatto ora, perché poi bisogna scrivere i decreti delegati e il termine per la legge sulla concorrenza è a fine anno. Perciò va approvata in tempo utile».

 

I PALETTI DEL PREMIER

Per raggiungere l'obiettivo, secondo il premier, è indispensabile che i partiti non smontino in Parlamento ciò che il governo fa per realizzare il Pnrr e per incassare i fondi europei. «Tanto più che se cominciamo a mandare in Europa il segnale che l'esecutivo agisce, ma poi viene frenato», spiegano a palazzo Chigi, «non si va da nessuna parte».

 

ILVA DI TARANTO

E Draghi, come ha detto giovedì ai capi delegazione della maggioranza, a quel punto potrebbe lasciare. Altra richiesta che arriva ai partiti è quella di ripristinare, con un emendamento da presentare nell'aula della Camera su cui stanno già lavorando gli uffici tecnici, la norma sull'ex Ilva bocciata mercoledì notte in commissione.

 

Tanto più che lo scopo di quella norma, filtra da palazzo Chigi, era «consentire che le maggiori risorse a disposizione potessero essere usate anche per interventi di decarbonizzazione e elettrificazione del ciclo produttivo dello stabilimento siderurgico di Taranto», stanziando «450 milioni di euro per la tutela ambientale e sanitaria e 190 milioni per la sicurezza, la salute e la bonifica ambientale».

 

enrico letta

La risposta dei partiti al richiamo di Draghi è positiva. Il segretario del Pd, Enrico Letta, offre sponda al premier lanciando una proposta di metodo stabilendo «una distinzione molto chiara» tra i «temi non negoziabili», come quelli legati al Pnrr, e i «temi negoziabili».

 

Sui primi, Letta suggerisce che il governo indichi preventivamente l'intenzione di mettere la fiducia. «Questo elemento di chiarezza è importante sia posto subito». Poi «ci sono questioni sulle quali si negozia, si discute in Parlamento».

 

matteo salvini andrea crippa

Il segretario del Pd fa professione di fedeltà a Draghi: «Vogliamo sostenere senza alcuna ambiguità oggi e nei prossimi mesi, l'azione riformatrice del governo, la vogliamo portare avanti per il bene del Paese senza ambiguità. La strigliata di Draghi è giusta e lo invito a essere molto determinato. Il premier ha fatto bene a mettere in chiaro come questa coalizione deve lavorare e noi vogliamo lavorare secondo le indicazioni che ha dato e vorremmo che tutti gli altri facessero lo stesso».

 

L'allusione di Letta è diretta a Matteo Salvini. Ma anche il capo leghista, dopo l'aut aut del premier, sembra orientato a rientrare nei ranghi. Venerdì ha messo a verbale: «Sosteniamo convintamente il governo».

 

salvini giorgetti

E ora il suo vicesegretario Andrea Crippa conferma: «Non abbiamo alcuna intenzione di mettere in difficoltà Draghi o di uscire dalla maggioranza». Spiegazione di un leghista di area Giorgetti: «Matteo ha capito l'antifona, smetterà di fare il corsaro e starà molto più attento nel frenare le sue incursioni».

 

L'APPELLO DI GIORGETTI

E' ciò che si augura proprio Giancarlo Giorgetti. Il ministro dello Sviluppo, che venerdì ha detto di essere quello che cerca di «rendere possibili nell'attività di governo i desideri di Salvini», adesso ripete più o meno l'avvertimento lanciato da Draghi giovedì: «Serve un governo che decida, una democrazia che aiuti la crescita senza pensare a tornaconti elettorali».

 

giancarlo giorgetti e matteo salvini 1

Ancora, facendo riferimento al Pnrr esattamente come il premier: «Le sfide che ci attendono impongono scelte impegnative che richiedono un governo che non solo possa, ma sappia decidere».

 

matteo salvini e giancarlo giorgetti 8

Interviene anche il 5Stelle Federico D’Incà. Il ministro ai rapporti con il Parlamento non nasconde che ci siano stati «momenti difficili durante il passaggio parlamentare del decreto Milleproroghe», quello in cui il governo è stato bocciato per ben quattro volte (inclusa l'ex Ilva) in Commissione.

 

Adesso per D'Incà «è però il momento del rilancio e della responsabilità da parte di tutti. Per poter restare uniti serve un confronto continuo come ha chiesto Draghi, mettendo al centro i delicati passaggi per il raggiungimento degli oltre 100 obiettivi del Pnrr per il 2022». E qui si torna al punto di partenza.

 

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