massimo dalema d'alema colombia jet

DOPO I VENTILATORI, LE ARMI: SUGLI AFFARI D’ALEMA E’ OVUNQUE - NEI MESI SCORSI “BAFFINO” HA PROVATO A FARE DA INTERMEDIARIO PER UNA VENDITA AL MINISTERO DELLA DIFESA COLOMBIANO DI 4 CORVETTE FCX30 E DUE SOMMERGIBILI CLASSE TRACHINUS PRODOTTI DA FINCANTIERI E DI ALCUNI AEREI M346 DI LEONARDO - UN LAVORO PER CUI LUI E GLI ALTRI BROKER CONTAVANO DI PORTARE A CASA 80 MILIONI DI EURO: “NON APPENA AVREMO QUESTI CONTRATTI, NOI DIVIDEREMO TUTTO, SARÀ DIVISO TUTTO, QUESTO NON È UN PROBLEMA” - L’OBIETTIVO DI D’ALEMA DI ESSERE L'INTERLOCUTORE PRIVILEGIATO NELLE TRATTATIVE… -  L'AUDIO PUBBLICATO DA "LA VERITÀ"

 

MASSIMO DALEMA

Giacomo Amadori François De Tonquédec per “la Verità”

 

I venti di guerra devono aver messo appetito anche a Massimo D'Alema. Il quale nei mesi scorsi ha provato a fare da intermediario per una vendita al ministero della Difesa colombiano di 4 corvette Fcx30 e due sommergibili classe Trachinus prodotti da Fincantieri e di alcuni aerei M346 di Leonardo. Un lavoro per cui lui e gli altri broker contavano di portare a casa 80 milioni di euro.

 

LA MEDIAZIONE DI MASSIMO DALEMA PER UNA VENDITA DI ARMI ALLA COLOMBIA

La notizia è stata anticipata ieri dal sito «Sassate» di Guido Paglia intitolato «Difesa-Leonardo-Fincantieri: ecco la passione della "terza età" di D'Alema». Dopo lo scoop è stata una corsa a smentire più o meno ufficialmente. Per esempio, da Fincantieri ci hanno fatto sapere di non aver dato nessun incarico di brokeraggio, né firmato alcun accordo con la Colombia. Stesso discorso da Leonardo.

 

Ma per quanto riguarda l'azienda di costruzioni navali esiste anche un memorandum of understanding del 24 gennaio 2022 con le firme di Giuseppe Giordo e Achille Fulfaro, direttore e vice della divisione militare di Fincantieri e dei capitani di fregata German Monroy Ramirez e Francisco Joya Preito per la parte colombiana. In mezzo un «gruppo di lavoro» colombiano, guidato da due broker italiani entrambi quarantenni, impegnati in svariati settori, dall'energia agli armamenti. I rapporti con il governo di Bogotà, inizialmente sono stati tenuti da loro.

MASSIMO DALEMA SILK ROAD FORUM

 

Mentre D'Alema per la sua parte si è fatto rappresentare dall'avvocato Umberto Bonavita dello studio di Robert Allen di Miami, specializzato in compravendite di superyacht. Ma evidentemente anche di navi da guerra. I contratti di consulenza, a suo dire, li avrebbe dovuti firmare lo studio statunitense. Alle riunioni con la struttura colombiana ha partecipato come rappresentante di D'Alema anche un ex sindaco pugliese, Giancarlo Mazzotta, con diversi problemi giudiziari.

 

Nei giorni scorsi è stato, per esempio, rinviato a giudizio, per i reati istigazione alla corruzione, violazione dei sigilli, frode processuale, abuso edilizio e paesaggistico. Con tutti e tre i figli (uno dei quali consigliere regionale) e un fratello è stato invece richiesto il rinvio a giudizio anche per una cosiddetta frode carosello per ingannare il fisco attraverso alcune società cartiere.

JET M346 DI LEONARDO

 

La trattativa per navi e aerei sarebbe andata avanti per sei mesi, a partire dal settembre 2021, e si sarebbe incagliata quando il sottosegretario Giorgio Mulè, esponente di Forza Italia, è venuto a sapere della vicenda: «I rapporti con il governo della Colombia si sono sempre svolti, ovviamente, in totale trasparenza. In Italia, grazie a una consolidata amicizia e stima con l'ambasciatrice Gloria Isabel Ramirez Rios, ho avviato alcuni mesi fa i contatti con le autorità colombiane per approfondire eventuali collaborazioni tra le nostre industrie impegnate nella difesa, in particolare Leonardo, e le forze armate colombiane.

 

lorenzo guerini

Si tratta di normali attività che avvengono nell'ambito dei rapporti cosiddetti gov to gov cioè tra governo e governo, in questo caso quello italiano e colombiano. Quando, di recente, l'ambasciatrice mi ha fatto presente - non senza stupore - dell'interessamento presso di lei del presidente Massimo D'Alema (che io non conosco) sulle vicende legate a Leonardo in qualità di non meglio precisato "rappresentante" dell'azienda ho rilevato l'irritualità di questo approccio e ne ho informato i vertici di Leonardo e, ovviamente, il ministro della Difesa Lorenzo Guerini». Per questo gli intermediari del gruppo di lavoro colombiano hanno pensato di essere stati presi in giro e il 24 febbraio hanno inviato un approfondito report alle due aziende in cui ricostruiscono tutta la vicenda.

 

alessandro profumo hensoldt

Per esempio si legge: «[] Tramite incontri svoltisi in Roma nel mese di ottobre con autorevoli figure del panorama politico nazionale, siamo stati eruditi sulle modalità di collaborazione con strutture complesse come Fincantieri e Leonardo in materia di presentazione e di giuste procedure di compliance». Successivamente i broker stranieri avrebbero deciso, su indicazione di D'Alema, «di conferire mandato [] allo studio Robert Allen Law di Miami []».

 

Giuseppe Bono

Una scelta che, a giudizio dell'ex premier, avrebbe garantito il mantenimento del «segreto tra il legale e il suo cliente» al contrario di un banale «contratto puramente commerciale». Ma qualcosa non sarebbe andato per il verso giusto: «Purtroppo, le interlocuzioni con lo studio legale non sono state particolarmente incisive, in quanto, ancora ad oggi, non siamo riusciti a comprendere il tenore delle comunicazioni dello studio e le società dove, nonostante siano state presentate offerte agli indirizzi istituzionali che abbiamo favorito noi stessi, effettuati incontri in Colombia, non abbiamo ricevuto alcun feedback» si legge nella mail.

 

massimo dalema vladimir putin

Ma in tutta la faccenda la parte più interessante è l'interlocuzione del 10 febbraio scorso, tramite una call con un'interprete, di D'Alema con il capo del gruppo di lavoro colombiano. L'ex ministro degli Esteri, dopo aver saputo dell'intoppo con l'ambasciatrice colombiana, ha chiesto di rimanere l'interlocutore privilegiato nelle trattative: «Siccome c'è un dialogo tra i due governi» dice, «noi abbiamo il sottosegretario alla difesa, l'onorevole Mulè, che ha parlato con il viceministro della difesa di Colombia. Per questo è importante che anche io possa parlare con il ministro della Difesa. Io naturalmente informo il governo italiano.

 

Alessandro Profumo

Ma dobbiamo evitare che ci siano due canali paralleli. Perché tutto questo negoziato deve passare tra di noi, attraverso un solo canale. Quindi, dobbiamo dare il senso che noi abbiamo rapporti, non soltanto con i militari e i funzionari, ma anche con il governo. Anche perché l'ambasciatrice di Colombia in Italia, anche lei si sta occupando di questo problema.

 

E lei sostiene che ci vuole un accordo tra i due governi, senza altri mediatori, diciamo. Io le ho spiegato che, diciamo, da una parte è lo stato colombiano, è il governo, che compra, ma in Italia non è il governo che vende. Sono due società quotate, non è il governo, quindi non ci può essere un contratto tra due governi. La questione è delicata».

 

Il motivo? Semplice: «Perché noi rischiamo di avere delle interferenze in questo negoziato che non è utile che ci siano. Noi abbiamo interesse che il negoziato passi dalle società italiane, attraverso Robert Allen e dall'altra parte le autorità colombiane, senza interferenze».

massimo dalema (2)

 

Il rappresentante colombiano si lamenta per avere dovuto sostenere spese vive senza rimborsi. A questo punto D'Alema specifica: «L'avvocato Bonavita che è venuto in Colombia non ha ricevuto nessun euro, l'avvocato (inc.) non ha ricevuto un euro. Noi stiamo lavorando perché? Perché siamo stupidi? No, perché siamo convinti che alla fine riceveremo tutti noi 80 milioni di euro quindi si può fare un investimento perché l'obiettivo non è quello di avere 10.000 euro per pagare un viaggio adesso, ma alla fine di avere un premio di 80 milioni di euro, questa è la posta in gioco e allora creare delle difficoltà rispetto all'obiettivo perché uno non ha avuto 10.000 euro mi sembra stupido semplicemente stupido».

Giuseppe Bono

 

Un discorso che riprende pochi minuti dopo: «Non appena noi avremo questi contratti, noi divideremo tutto, sarà diviso tutto, questo non è un problema. Però, ecco, mi sembra che non dobbiamo creare difficoltà per l'obiettivo principale, che è raggiungere il contratto tra le società italiane e il governo colombiano. Quello è il premio importante, non il rimborso spese».

 

D'Alema va in pressing: «Oltretutto tra alcuni mesi ci sarà la nomina degli amministratori italiani che potrebbero cambiare io spero di no, ma potrebbero cambiare. Questo potrebbe cambiare le cose. Dobbiamo concentrare lo sforzo per concludere questo accordo entro un paio di mesi. Almeno un accordo generale, diciamo, poi si vedranno i particolari».

 

FINCANTIERI

D'Alema si lamenta perché nei giorni precedenti sarebbe saltata una call con gli amministratori delegati di Leonardo e Fincantieri e per questo chiede «una chiamata con il ministro e con i ceo delle due imprese italiane (Alessandro Profumo e Giuseppe Bono, ndr)».

 

Poi aggiunge: «Se il ministro dice che non vuole incontrare anche in modo virtuale le società, potrei organizzare una call dove ci sono io e magari il viceministro italiano, un politico, senza le aziende». Ma, come detto, in quel momento D'Alema starebbe vendendo la pelle di un orso che non ha ancora catturato. E che anzi potrebbe avergli fatto saltare l'accordo.

 

Nell'audio l'ex primo ministro informa il suo interlocutore che il pagamento del team colombiano potrà avvenire solo dopo che lo studio Allen avrà chiuso gli accordi con le aziende italiane. Quindi punta ad allargarsi ad altri mercati dell'America Latina e l'interlocutore gli spiega che è possibile farlo in Argentina, Uruguay, Paraguay e Panama. Purtroppo per lui, sembra che, per ora, non sia riuscito a portare a casa neanche l'affare colombiano. Una mediazione da 80 milioni di euro.

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