mario draghi ursula von der leyen sergio mattarella frank walter steinmeier

DRAGHI E MATTARELLA PROVANO LA MANOVRA A TENAGLIA SULLA GERMANIA – MENTRE MARIOPIO A PRAGA SI APPARTAVA CON URSULA VON DER LEYEN PER PRESSARLA A CONVINCERE SCHOLZ SUL TETTO AL PREZZO DEL GAS, SUPER-SERGIO HA INCONTRATO IL SUO OMOLOGO TEDESCO STEINMEIER, ESPRIMENDO LA “CONVINZIONE CHE IL CONSIGLIO UE SAPRÀ SUPERARE LE DIVERGENZE” – CORRIDOIO DINAMICO, PRICE CAP, QUALUNQUE ACCORDO ORMAI VA BENE, CIÒ CHE CONTA, SECONDO DRAGHI, È DIMOSTRARE CHE L’UE TROVA UN ACCORDO…

1 - MATTARELLA, BASTA SPECULAZIONI ENERGIA, ORA UE REAGISCA

Estratto dell’articolo di Fabrizio Finzi per l’ANSA

 

SERGIO MATTARELLA FRANK WALTER STEINMEIER

Sergio Mattarella lancia l'allarme energia e chiede interventi per il caro-bollette, perchè non si può più aspettare e bisogna "attenuare le conseguenze degli aumenti del costo dell'energia sulla vita delle famiglie e delle imprese".

 

Ma soprattutto sferza l'Unione europea a trovare un accordo per fermare "chi fa dell'energia uno strumento di pressione internazionale e di speculazione". Da Malta dove ha partecipato al vertice di Arrajolos, una riunione informale di capi di Stato europei, il presidente della Repubblica ha ribadito, proprio alla vigilia di un Consiglio europeo straordinario, che " l'Unione è chiamata a reagire con senso di comunità e solidarietà".

 

mario draghi ursula von der leyen

[…] Molto positivo è stato poi il bilaterale che Mattarella ha avuto con il presidente tedesco Frank Walter Steimeier, suo amico da anni. Un presidente molto europeista anch'egli al quale Mattarella ha rappresentato le preoccupazioni di molti Paesi europei per il piano straordinario della Germania da 200 miliardi di euro. Una risposta forte di Berlino ma autonoma che potrebbe indebolire la tenuta della solidarietà europea nelle risposte da dare insieme al galoppare del prezzo dell'energia.

 

I due presidenti al termine del colloquio "hanno espresso la convinzione che sull'energia il prossimo consiglio Ue saprà superare le divergenze". Al di là di tutto da Malta è emersa a tutto tondo la preoccupazione dell'Europa per le sfide che si trova a dover affrontare ed è palpabile la convinzione che sia giunta l'ora di esplorare strade nuove di integrazione. Lo ha spiegato bene proprio il presidente italiano: "l'aggressione brutale della Russia all'Ucraina ha cambiato il quadro politico mondiale sconvolgendo le regole internazionali. […]

 

mario draghi a praga.

2 - DRAGHI IN PRESSING SU VON DER LEYEN

Alessandro Barbera per “la Stampa”

 

Quando Mario Draghi e Ursula von der Leyen si appartano in una stanza del noto castello, la proposta di compromesso italiana è già sui tavoli di tutti i leader europei. Nonostante abbia un piede fuori da Palazzo Chigi, l'ex banchiere centrale vuol lasciare in dote a Giorgia Meloni una soluzione alla crisi del gas russo.

 

Un po' è senso di responsabilità, un po' lo spingono ambizione e tigna. Da mesi cerca di convincere Olaf Scholz a dire sì ad un meccanismo che calmieri i prezzi e metta in difficoltà Vladimir Putin. Da mesi tenta di convincere l'Unione ad avere una strategia comune sull'energia. La prima volta fu ad Atene, un anno fa, durante uno dei tanti incontri diplomatici. Allora la guerra in Ucraina era solo un'ipotesi nelle note dell'intelligence occidentale.

 

liz truss mario draghi

Al primo giorno del vertice di Praga dell'Unione i capi di Stato sono quarantatré. Fatta eccezione per lo Zar, ci sono tutti, dall'Atlantico agli Urali. Si inaugura la "comunità politica", un progetto paneuropeo che risale ai tempi di François Mitterand. Peccato che nel frattempo quelli che nell'Europa ci sono davvero non riescono nemmeno ad accordarsi su come gestire la vendita di una materia prima. Draghi lo dice durante una riunione e lo fa trapelare: «Possiamo anche affrontare la crisi in ordine sparso, ma perderemmo l'unità».

 

Nonostante le tensioni del giorno prima con Giorgia Meloni, Draghi è atterrato a Praga con l'aria distesa. Dispensa consigli all'inglese Liz Truss. Durante una delle foto di gruppo ride e scherza con la lettone Kaja Kallas. E però il mood non è di chi è ai cordiali saluti. Non ha ancora digerito le critiche di Meloni sui ritardi del piano nazionale delle riforme. Su questo chiede e ottiene da Von der Leyen una dichiarazione puntuta: «Le cose per l'Italia stanno procedendo come previsto». Draghi non ha digerito nemmeno il pessimismo della leader di Fratelli d'Italia sull'esito della trattativa sul tetto ai prezzi.

 

emmanuel macron olaf scholz

Ha soprattutto vissuto come uno schiaffo la decisione di Berlino di stanziare duecento miliardi di euro di risorse nazionali per difendere l'economia dai tagli del gas russo, in barba all'appello franco-italiano - era febbraio - a favore di un fondo europeo anticrisi. Gli anni a Francoforte e le trattative estenuanti per superare l'ortodossia della Bundesbank hanno alimentato il suo pregiudizio sull'europeismo a singhiozzo dei tedeschi.

 

Ursula von der Leyen, prima di diventare presidente della Commissione europea, era stata ministro della Difesa in uno dei governi di Angela Merkel. Il ragionamento che Draghi le ripete in privato è lo stesso che va facendo ai colleghi europei da settimane: «Non è importante si tratti di un vero tetto o di una banda di oscillazione.

 

URSULA VON DER LEYEN

Ciò che conta è stabilire un principio: l'esperienza del "Whatever it takes" ci ha insegnato che sarà più che sufficiente». Il documento preparato da Roberto Cingolani e dagli altri governi dell'Unione favorevoli a un meccanismo per limitare i picchi del prezzo del gas (Belgio, Polonia, ma anche Grecia, Spagna e Francia) è una risposta puntuale alle obiezioni tedesche.

 

Una sorta di memo per aiutare Von der Leyen a superare le resistenze di chi l'ha scelta per guidare l'Unione. Il meccanismo pensato dai tecnici somiglia a quello che a cavallo degli anni Novanta faceva oscillare la lira dentro al sistema monetario europeo, lo Sme: si stabilisce una media dei prezzi del gas su tutte le Borse mondiali regolamentate, e attorno a quella media si realizza un prezzo minimo e massimo. L'idea ha il pregio di evitare l'altra soluzione fin qui immaginata, ovvero un limite al prezzo del metano usato per produrre elettricità. In quel caso c'è una grave controindicazione: la differenza fra prezzo di acquisto e di vendita va sussidiato.

 

LA DRAGHETTA - BY EMAN RUS

Di questi tempi, con le aziende energetiche sotto accusa per i troppi profitti, la soluzione è un rimedio peggiore del male. Se la proposta dell'Italia e degli altri Paesi verrà accolta, per Draghi e Cingolani sarebbe un successo da mettere nel curriculum. Ma il premier non uscirà di scena soddisfatto se non riuscirà a ottenere una risposta al colpo basso di Berlino alla solidarietà europea. Lo preannuncia a Von der Leyen: «Domani (oggi per chi legge, ndr) insisterò perché si introduca un fondo europeo per prestiti contro il caro-energia». Stamattina i ventisette saranno attorno al tavolo per discutere anzitutto di questo. Le speranze di avere la meglio sono poche, ma lui se ne infischierà. «Ci proverà fino al 20 ottobre», spiega un suo collaboratore. Alla faccia del pessimismo di Meloni a cui, forse già il 21 o il 22, consegnerà le chiavi di Palazzo Chigi.

mario draghi a praga. mario draghi a praga mario draghi ursula von der leyen

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani pier silvio berlusconi marina

DAGOREPORT – A VOLTE NON DIRE NULLA È LA MIGLIORE RISPOSTA. GIORGIA MELONI NON S’È FILATO DI PEZZA SALVINI, RELEGATO SULLO SFONDO DELLA CONFERENZA STAMPA, LIMITANDOSI A MOLLARE UN PAIO DI SILURI XMAS NEL FONDOSCHIENA DEL VICE SEGRETARIO DEL CARROCCIO, ROBERTINO VANNACCI – MA NEL SUO ATTUALE CORSO ACCELERATO DI DEMOCRISTIANERIA APPLICATO ALLA REALPOLITIK, LA DUCETTA HA FATTO UN MONUMENTO DI SALIVA A QUEL ‘’MIRACOLO’’ BIPEDE DI ANTONIO TAJANI – UN MESSAGGIO DIRETTO ALLA FAMIGLIA BERLUSCONI CHE, UN GIORNO SÌ E L’ALTRO PURE, ANNUNCIA IL “LARGO AI GIOVANI”: CARA MARINA, DOLCE PIER SILVIO SU, FATE I CARINI, NON MI FATE FUORI L’UNICO SEGRETARIO DI PARTITO ORGOGLIOSO DI ENTRARE A PALAZZO CHIGI CON IL TOVAGLIOLO SUL BRACCIO… MA DOVE LO TROVO UN ALTRO MAGGIORDOMO COSÌ? GIÀ HO TRA I PIEDI QUEL ROMPICOJONI NON-STOP DI SALVINI…”

funerali crans montana

DAGOREPORT - ANCHE NOI, COME TUTTI, CI STRINGIAMO AL DOLORE PER I RAGAZZI ITALIANI MORTI A CRANS-MONTANA. LO STATO SI È IMMEDESIMATO NEL RUOLO DI MADRE E DI PADRE, CON SINCERA VICINANZA, MA O SI IMMEDESIMA PER TUTTI E SEMPRE (OGNI TRE GIORNI CI SONO DUE MORTI SUL LAVORO) O È MEGLIO CHE RESTI IL GARANTE DELLE REGOLE. NON ERANO SOLDATI DI VENT’ANNI CADUTI NELLA DIFESA DELLA PATRIA PER I QUALI È OBBLIGO MORALE CHINARSI SULLA BARA E I FUNERALI DI STATO…SONO STATI DEI RAGAZZINI DANNATAMENTE SFORTUNATI, COSÌ COME QUELLI SVIZZERI E FRANCESI, LE CUI SALME SONO RIMASTE O RIENTRATE IN SILENZIO - IN QUESTA TRAGEDIA LA COMPASSIONE PER IMMEDESIMAZIONE È RISULTATA PLASTICA NELLE NOSTRE DUE POLITICHE PIÙ NOTE: MELONI, CHE SI È PRESENTATA SULLA SCENA POLITICA AL GRIDO DI “SONO UNA MADRE” SI È COMPORTATA DA MADRE, MA È PRIMO MINISTRO. ELLY SCHLEIN, NON MADRE E DI PASSAPORTO SVIZZERO, SI È COMPORTATA DA SVIZZERA, IN SILENZIO SULLE REGOLE DI QUESTO SUO ALTRO PAESE. TROPPO MAMMA E TROPPI PASSAPORTI PER TROPPO DOLORE?

khamenei damad iran proteste

DAGOREPORT – È FINALMENTE SCOCCATA L’ORA DI UNA NUOVA RIVOLUZIONE IN IRAN? GLI OTTIMISTI LO SPERANO, IL REGIME TEOCRATICO LO TEME: AL DODICESIMO GIORNO DI PROTESTA, LE VIOLENZE SI MOLTIPLICANO E IL POTERE DI KHAMENEI È SEMPRE PIÙ FRAGILE – LA PRESA DELLA DITTATURA REPRESSIVA SI STA INDEBOLENDO AL PUNTO CHE SI INIZIA A PARLARE DI TRANSIZIONE, E CRESCONO LE QUOTAZIONI DELL’AYATOLLAH MOSTAFA MOHAGHEGH DAMAD, CHE IN UN DISCORSO RECENTE HA ATTACCATO NIENTEPOPODIMENO CHE LA GUIDA SUPREMA – IL FALLIMENTO DEL REGIME È TOTALE: DALL’ECONOMIA ALLA POLITICA ESTERA. ESSERSI LEGATO MANI E PIEDI A RUSSIA E CINA HA ELIMINATO POSSIBILI ACCORDI ECONOMICI CON L’OCCIDENTE, E I TERRORISTI FORAGGIATI PER ANNI (HAMAS, HEZBOLLAH, HOUTHI) SONO STATI SPAZZATI VIA FACILMENTE DA ISRAELE…

matteo salvini giorgia meloni donald trump

IN QUESTI TEMPI SPIETATI, C’È SEMPRE UNA CERTEZZA: MELONI DA UNA PARTE, SALVINI DALL’ALTRA. L'UNO CONTRO L'ALTRO ARMATI, PRONTI A GIRARE NELLE SALE DI PALAZZO CHIGI, "LA SORA CECIONI CONTRO MACISTE" - PER AVERE UN’IDEA DI QUANTO STIANO GIRANDO I MELONI AL SEGRETARIO DELLA LEGA, BASTA DARE UNA SBIRCIATINA AL VIDEO POSTATO DURANTE LE SUE VACANZE A NEW YORK. MANCO MEZZA PAROLA SULLO SCONCIO BLITZ DI TRUMP A CARACAS. ALTRIMENTI, SAREBBE STATA UNA PAROLACCIA: DURANTE IL SOGGIORNO NEWYORKESE, IL POVERINO LE AVREBBE PROVATE TUTTE PUR DI AVERE INCONTRI CON QUALCHE TIRAPIEDI DELL’ENTOURAGE DELLA CASA BIANCA, INUTILMENTE - AL DI LÀ DELLA GEOPOLITICA, IL PIÙ BOMBASTICO CAMPO DI BATTAGLIA SARÀ LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE. E QUI LO SFRENATISSIMO SALVINI POTREBBE FINIRE DI NUOVO SOTTO L'INFLUSSO DEL "PIANETA PAPEETE" SFANCULANDO L'ARMATA BRANCA-MELONI (PER INFORMAZIONI, CHIEDERE A GIUSEPPE CONTE)

trump putin macron starmer

DAGOREPORT – I BOMBARDAMENTI FRANCO-BRITANNICI IN SIRIA, PIÙ CHE A COLPIRE L’ISIS, SERVIVANO A MANDARE UN MESSAGGIO A TRUMP E PUTIN: GUARDATECI, CI SIAMO ANCHE NOI. LONDRA E PARIGI, UNICHE POTENZE NUCLEARI EUROPEE E MEMBRI DEL CONSIGLIO DI SICUREZZA DELL’ONU, MA SONO STATI BEN ATTENTI A NON CONDANNARE IL BLITZ AMERICANO IN VENEZUELA. IL MOTIVO? ABBIAMO TROPPO BISOGNO DI TRUMP SULL’UCRAINA PER SFANCULARLO. IL TOYBOY DELL'ELISEO CI HA RIPENSATO SOLO QUANDO QUELLO L'HA PRESO PER IL CULO IMITANDOLO MENTRE LO PREGA DI NON FARGLI TROPPO MALE CON I DAZI – LA SIRIA A UN PASSO DALLA NORMALIZZAZIONE CON ISRAELE: MA AL JOLANI PREPARA LA RESA DEI CONTI CON I CURDI…

marco rubio donald trump jd vance

DAGOREPORT – DONALD TRUMP STA “IMPEACHATO” PER LE MIDTERM: RISCHIA UNA BATOSTA CLAMOROSA ALLE ELEZIONI DI METÀ MANDATO E PER FOMENTARE LA BASE PROVA A INCITARE I DEPUTATI USANDO LO SPAURACCHIO DELL’IMPEACHMENT. DELLA SERIE: SE MI METTONO SOTTO ACCUSA, FINITE SENZA POLTRONA ANCHE VOI – L’ISOLAMENTO DI VANCE È UN CONTENTINO ALLA BASE DEL “VECCHIO” PARTITO REPUBBLICANO, CHE PUNTA TUTTO SU QUEL VOLPONE DI MARCO RUBIO. MA ANCHE IL SEGRETARIO DI STATO HA UNA GROSSA MACCHIA SUL CURRICULUM: DA FIGLIO DI ESULI CUBANI, PER FARE CARRIERA SI ERA INVENTATO CHE IL PADRE ERA FUGGITO DALL’ISOLA PERCHÉ ANTI-CASTRISTA (ERA UNA BALLA) – LA LOTTA PER LA CANDIDATURA NEL 2028 E I PRECEDENTI: SOLO DUE VOLTE NEGLI ULTIMI TRENT’ANNI IL PARTITO DEL PRESIDENTE HA GUADAGNATO SEGGI ALLE MIDTERM…