mario draghi giuseppe conte

DRAGHI PUÒ DORMIRE SONNI TRANQUILLI: CONTE NON APRIRÀ UNA CRISI DI GOVERNO ADESSO - ALESSANDRO DE ANGELIS: “TRA GUERRA, AUMENTO DEI PREZZI DELLE MATERIE PRIME, RISCHIO STAGFLAZIONE TUTTO SI POTRÀ FARE TRANNE UNA FINANZIARIA ELETTORALE. MEGLIO LASCIARE DRAGHI NELLA SALA MACCHINA DEI SACRIFICI, LIMITANDOSI A UN PO' DI PROPAGANDA SUL PALCOSCENICO” - PAOLA TAVERNA LO CONFERMA: “NON VOGLIAMO UNA CRISI DI GOVERNO, NEL MODO PIÙ ASSOLUTO”

giuseppe conte mezzora in piu 4

1 - E CONTE NON APRIRÀ UNA CRISI ADESSO

Alessandro De Angelis per “La Stampa”

 

Peccato che al momento della nascita del governo Draghi, qualcuno non abbia fatto una telefonatina a Putin, giusto per chiedergli se avesse intenzione di invadere l'Ucraina.

Così: tanto per regolarci sulle spese militari.

 

MARIO DRAGHI GIUSEPPE CONTE

Avrebbe stroncato sul nascere la principale obiezione sollevata da Conte nel corso di "In Mezz' ora in più": «L'aumento delle armi non era nel patto fondativo di governo, dunque non siamo noi a volere la crisi, è il governo che cambia le carte in tavola» (sic!).

 

Mettetevi comodi, non ci sarà nessuna crisi, per tante ragioni, compresa quella che nessuno dei nostri eroi freme per assumersi la responsabilità di scelte difficili, ora che lo scenario è radicalmente cambiato.

 

ALESSANDRO DE ANGELIS

E, tra guerra, aumento dei prezzi delle materie prime, rischio stagflazione tutto si potrà fare tranne una finanziaria elettorale.

 

Meglio lasciare Draghi nella sala macchina dei sacrifici, limitandosi a un po' di propaganda sul palcoscenico. E infatti con toni assai meno ultimativi rispetto alla sua intervista a La Stampa, l'ex premier, si dedica a questa antica arte per agire un ruolo dopo una lunga eclissi.

 

Senza mai nominare Putin una sola volta, lo slogan a far di camera è perfetto: «Non consentiremo un massiccio (cifra indefinita, si badi bene, ndr) incremento delle spese militari togliendo soldi al Welfare».

 

gli aiuti russi all'italia

Perfetto, come quello di Salvini. Neanche lui consentirà che «le sanzioni vengano pagate dagli italiani». La strumentalità è in tre clamorose contraddizioni.

 

La prima: i Cinque Stelle hanno già votato la risoluzione di maggioranza che impegna il governo a implementare la cosiddetta bussola strategica, il piano di difesa europeo. Cioè: un aumento della spesa militare. E, nel breve periodo, non c'è un altro voto (se ne riparla nella manovra, non nel Def).

giuseppe conte mezzora in piu 5

 

La seconda: proprio durante i governi Conte la spesa militare è aumentata ogni anno. In cifre assolute: 21.588.802.622 nel 2019, 23.104.088.370 nel 2020, 24.974.200.147 nel 2021.

 

joe biden mario draghi

Non era esplicitamente previsto nel patto di governo né c'erano conflitti in Europa. Sono altresì gli anni in cui non è stato messo in discussione l'impegno ad arrivare al 2 per cento di spese militari, di cui tanto si discute oggi, assunto con gli alleati Nato nel 2014. Mentre ora si avvalora la tesi della corsa agli armamenti.

 

La terza: è stato votato senza proferir verbo nella scorsa legge di bilancio il fondo pluriennale di investimenti per la Difesa di circa 12 miliardi e mezzo di euro. La verità (triste) è che è semplicemente ripartito il film. Quello di un logoramento quotidiano del governo, come ai tempi del Covid. Allora c'erano le mascherine e i vaccini, e il conto è stato presentato a Draghi sul Quirinale.

 

Oggi ci sono le armi e le sanzioni, e il conto sarà presentato alla fine del mandato sui "costi sociali" della guerra, deresponsabilizzandosi dalla scelta. Cambia il copione, medesimi sono gli attori. Quelli che non sentono, nel Parlamento dei trecento assenti durante il discorso di Zelensky, la "loro" libertà come la "nostra" libertà. Con costi da spiegare e non da brandire come una clava.

vladimir putin a palazzo chigi incontra giuseppe conte 3

 

2 - "IL NOSTRO È UN NO NETTO AL RIARMO RICORDO SALVINI CON L'M16 IN MANO"

Antonio Bravetti per “La Stampa”

 

Il no al riarmo è «una posizione netta, di buon senso». Paola Taverna, vicepresidente del Movimento 5 stelle e del Senato, risponde a Italia Viva («Renzi pensi all'Arabia Saudita») e assicura che non c'è alcun asse con Matteo Salvini: «Lo ricordo con un M16 in mano».

 

di maio conte

Oggi si continua a votare sulla leadership di Conte: sarà riconfermato presidente?

«Giuseppe ha guadagnato la sua leadership sul campo, sia per come ha affrontato il Covid che per quello che ha ottenuto in Europa. I nostri iscritti confermeranno la grande fiducia che hanno in lui».

 

Teme altri ricorsi in futuro?

«Serviva una risposta politica e l'abbiamo data, credo che la vicenda si chiuda qui».

 

paola taverna giuseppe conte

Basta «interessi propri» e «distinguo», ha detto Conte. Parla a Di Maio?

«Non credo si riferisca a nessuno in particolare, ma il messaggio è chiaro: bisogna remare tutti nella stessa direzione, evitando cambiamenti di rotta che potrebbero essere suggeriti da tornaconti personali».

 

Il chiarimento post Quirinale con Di Maio è ancora necessario?

«Questo non è il momento delle polemiche: Conte è il presidente del Movimento e Di Maio il ministro degli Esteri».

 

Conte parla di «pazienza»: quanta ne serve per tenere unito il M5S?

«Sono testimone che la pazienza è una delle principali virtù di Giuseppe Conte. È normale che ci siano punti di vista differenti, sarebbe preoccupante il contrario. A me fa paura il pensiero unico che caratterizza altre forze politiche. Noi, invece, abbiamo l'abitudine di coinvolgere i nostri elettori. Certo, poi abbiamo tutti il dovere di rispettare le indicazioni che riceviamo».

 

 

giuseppe conte vladimir putin

Un Movimento «non più sulla difensiva» che vuol dire?

«In questo governo ci siamo entrati per due grandi temi: la pandemia e il Pnrr. Oggi, invece, si parla di argomenti che richiedono un confronto».

 

Il no al riarmo è la posizione del Movimento?

«Un no netto, una posizione di buon senso. Siamo, speriamo, alla fine della pandemia; c'è una guerra in Ucraina, il caro bollette, il lavoro. In questo momento le priorità delle persone sono altre. Come possiamo giustificare una spesa straordinaria in armamenti a chi non riesce ad arrivare a fine mese?».

 

luigi di maio giuseppe conte meme by carli

Voterete no a un provvedimento?

«Per ora si parla di un ordine del giorno, voteremo no senza alcun dubbio».

 

E se fosse il Def ad aumentare i fondi alla difesa?

«Se si devono aprire altri scenari è giusto che se ne parli. Noi non vogliamo alcun riarmo».

 

Il governo rischia di cadere su questo?

«Il Movimento non vuole una crisi di governo, nel modo più assoluto».

 

Si sta riformando l'asse gialloverde?

«A me viene in mente l'immagine di chi si fa fotografare con un M16 in mano e oggi si dice imbarazzato quando si parla di armi. Abbiamo già sperimentato l'affidabilità politica di alcuni partiti».

 

PAOLA TAVERNA PRIMA DOPO

 

 

Italia Viva accusa il Movimento di pacifismo ipocrita.

«Ipocrita è parlare, come fa Renzi, di nuovo Rinascimento in Arabia Saudita che poco tempo fa ha giustiziato 81 persone in ventiquattr' ore».

 

Pensa sia giusto armare l'Ucraina?

«Per me è stato molto difficile votare quella risoluzione. Una scelta sofferta ma necessaria data la straordinaria gravità della situazione. Voglio essere chiara: parliamo dell'ingiustificata invasione russa ai danni di uno stato sovrano nella regione europea».

 

GIUSEPPE CONTE VITO PETROCELLI

Cosa pensa di Putin?

«Che sia lontano anni luce da quello che un governante dovrebbe volere per i propri cittadini».

 

Uscirete dal governo come chiede Vito Petrocelli?

«Credo che il senatore Petrocelli esprima una posizione a titolo personale».

 

Deve lasciare la presidenza della commissione?

 «Da regolamento è una decisione che può prendere solamente lui. Sicuramente le affermazioni che sta esprimendo evidenziano una distanza importante dal Movimento. Sa benissimo che se non votasse la fiducia si metterebbe fuori dal M5S».

 

 

 

 

 

 

Articoli correlati

DRAGHI PRONTO A METTERE LA FIDUCIA AL DECRETO PER L'AUMENTO DELLE SPESE MILITARI

NIENTE ALLARMI SULLE ARMI - CONTE BATTE IN RITIRATA SUL NO DEL MOVIMENTO 5 STELLE ALL\'AUMENTO...

CONTE MINACCIA LO STRAPPO E ATTACCA DI MAIO, MA I PARLAMENTARI STANNO CON LUIGINO

CONTE NON SA PIU CHE FARE PER ATTIRARE L'ATTENZIONE E DOPO AVER MINACCIATO LA CRISI DI GOVERNO...

iL BLUFF DI PEPPINIELLO APPULO CON GLI ISCRITTI AL M5S: \'SE IL VOTO SU DI ME SARA RISICATO LASCIO

CONTE MINACCIA DI VOTARE NO ALL'AUMENTO DELLE SPESE MILITARI? E DRAGHI SE NE SBATTE

SALLUSTI: \'NON CREDO CHE A CONTE IMPORTI QUALCOSA DELLE SPESE MILITARI. IL PROBLEMA E CHE...

 

Ultimi Dagoreport

vecchione renzi ranucci sgrena mancini draghi conte gabrielli carlo parolisi

TRA LE PIEGHE DELL’AFFAIRE LAVITOLA-RANUCCI, RICICCIA UNO DEI TANTI MISTERI ALL’ITALIANA: IL FAMOSO SERVIZIO DI ‘’REPORT’’ DEL MAGGIO 2021 SULL’INCONTRO IN AUTOGRILL TRA MATTEO RENZI E MARCO MANCINI, UNO DELLE FIGURE PIÙ CONTROVERSE DELL’INTELLIGENCE ITALIANA - ALL’ORIGINE DEL RENDEZ-VOUS AUTOSTRADALE, FORSE C’ENTRA DI PIÙ IL FATTO CHE STAVA CADENDO IL SECONDO GOVERNO CONTE, A CAUSA DEL RITIRO DALL'ESECUTIVO DI ITALIA VIVA. QUALCUNO DEVE AVER SCOMMESSO SULLE DOTI AFFABULATORIE DI NEGOZIATORE DI MANCINI PER CONVINCERE RENZI A TROVARE UNA QUADRA PER MANTENERE IN PIEDI CONTE – UNA VOLTA CHE LA MISSIONE E' ANDATA A VUOTO, PERCHE' RANUCCI MANDO' IN ONDA IL SERVIZIO RENZI-MANCINI BEN CINQUE MESI DOPO LA SEPOLTURA DEL GOVERNO CONTE II? A CHI GIOVAVA? - BEN SAPENDO DI QUANTO MANCINI SIA DETESTATO DAI SUOI COLLEGHI, RENZI DEFINI' LO SCOOP UN "REGOLAMENTO DI CONTI INTERNO AI SERVIZI SEGRETI" – GLI ''ADDETTI AI LIVORI'' AGGIUNGONO ALTRE DUE IPOTESI: CHI PARTENDO DAL BURRASCOSO RAPPORTO TRA RENZI E RANUCCI, CHI CONSIDERANDO LA VOGLIA DI CONTE DI REGOLARE I CONTI CON COLUI CHE SI VANTA DI AVERLO SLOGGIATO DA PALAZZO CHIGI E DI AVER CONVINTO DRAGHI A PRENDERE IL SUO POSTO… 

meloni salvini tajani

DAGOREPORT – CON UN PARTITO IN DISCESA LIBERA E SEMPRE PIU' SPAPPOLATO DAI "LEGHISTI DEL NORD", NESSUNO, NEMMENO IL SUO "IDEOLOGO" E FUTURO SUOCERO DENIS VERDINI, RIESCE A FAR RAGIONARE MATTEO SALVINI - L’ULTIMA DELLE TANTE USCITE FUORI DI SINAPSI DEL "BOLLITO LOMBARDO'' SAREBBE AVVENUTA NEI GIORNI SCORSI, L'IPOTESI DI FDI DI VOTO CON BALLOTTAGGIO, L'AVREBBE TALMENTE "ALTERATO" DA CHIAMARE GIORGIA MELONI, SBRAITANDO: “TOLGO LA FIDUCIA AL GOVERNO!” - E DOMENICA 20 SETTEMBRE, A PONTIDA, POTREBBE SUCCEDERE DI TUTTO, SE SALVINI NON TROVA UN ACCORDO CON LA FRONDA CAPEGGIATA DA FONTANA E ROMEO – ALLA LEGA DEL CAOS, LA ''PREMIER DURACELL'' DEVE AGGIUNGERE LO STATO DI GUERRIGLIA IN FORZA ITALIA, DOVE IL “MAGGIORDOMO DI CASA MELONI", ANTONIO TAJANI , GIACE NEL TRITACARNE DEGLI OCCHIUTO, ZANGRILLO, MULÈ, ETC. – MA SE LA DUCETTA RICOMPATTA GLI ALLEATI E SFANGA LA LEGGE ELETTORALE, POTREBBE ARRIVARE LA DISCESA: L’ITALIA HA OTTIME PROBABILITÀ DI USCIRE DALLO STATO DI INFRAZIONE DEL 3%. E CON UNO SPOSTAMENTO DI BILANCIO NELLA FINANZIARIA, GIORGIA SI TRAVESTIRÀ DA BEFANA E CI INONDERÀ DI BALOCCHI E PROFUMI...

mattarella renzi conte schlein bonelli fratoianni

DAGOREPORT - DAJE E RIDAJE, I GALLETTI DEL CAMPOLARGO HANNO FINALMENTE DECISO DI SMETTERE DI BECCARSI MASOCHISTICAMENTE TRA LORO E DI FARE SQUADRA CONTRO L'ARMATA BRANCA-MELONI - IL NODO POLITICO PIÙ DIFFICILE DA SCIOGLIERE, LA PRESENZA DELL'INFIDO RENZI NELLA ALLEANZA, SI E' DISSOLTO IN UN INCONTRO A QUATTR'OCCHI SCHLEIN-CONTE: LA DUCETTA DEL NAZARENO, CHE HA UN PATTO CON MATTEONZO CHE SI CHIAMA CASA RIFORMISTA, HA TIRATO FUORI GLI ATTRIBUTI E A CONTE NON E' RIMASTO CHE SIBILARE: ELLY LO VUOLE ED IO NON POSSO FARCI NIENTE... (SEMPRE CHE RENZI RIESCA A MANTENERE LA PROMESSA DI FARE UN PASSO INDIETRO) – LA PIPPA DELLE PRIMARIE SI FARA', MA COME L'INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER SUL PROGRAMMA ELETTORALE, NON SERVIRA' A UN CAZZO: A DECIDERE IL PREMIER SARÀ, COME SEMPRE, SERGIO MATTARELLA – PER RISOLVERE L'ETERNO SCAZZO SULLA POLITICA ESTERA, E SULL'UCRAINA IN PARTICOLARE, A ELLY E CONTE BASTA UNA SUPERCAZZOLA LINGUISTICA, CHE SI PUÒ RIASSUMERE CON LO SLOGAN: "NO AL RIARMO NAZIONALE, SÌ ALLA DIFESA EUROPEA"...

leonardo del vecchio giorno

FLASH! - COSA FRULLA NELLA TESTA DI LEONARDINO? - DEL VECCHIO JR HA CAPITO CHE, ALL'OMBRA DELLA MADUNINA, IL MERCATO EDITORIALE È SATURO: POSSEDERE DUE TESTATE MILANESI, COME "IL GIORNALE" (DI CUI HA IL 30%) E "IL GIORNO" NON SERVE GRANCHÈ - PER DIVERSIFICARE, LEONARDINO HA INTENZIONE DI TRASFORMARE "IL GIORNO" IN UN QUOTIDIANO FINANZIARIO, MOLTO PIÙ UTILE PER I SUOI AFFARI, IN GRADO DI FARE CONCORRENZA A "SOLE 24 ORE" E "MILANO FINANZA" - DEL VECCHIO, CHE HA RIANIMATO IL MERCATO DEI GIORNALISTI, UN SETTORE CHE SEMBRAVA ORMAI MORTO E SEPOLTO, DOVREBBE CONFERMARE AGNESE PINI ALLA DIREZIONE DI "QUOTIDIANO NAZIONALE" (LA TESTATA CHE RIUNISCE "LA NAZIONE", "IL RESTO DEL CARLINO" E "IL GIORNO")

bettini ruffini gabrielli schlein renzi conte onorato

DAGOREPORT – CON SALVINI ALLE CORDE, TAJANI ALLO SBANDO, VANNACCI IN AGGUATO, BASTEREBBE UNA SPINTARELLA TUTTI INSIEME E, PLUF!, L'ARMATA BRANCA-MELONI NON CI SAREBBE PIU' - INVECE, IL CAMPO LARGO E' SEMPRE AL PUNTO ZERO DEL "VAFFA": PRIMARIE SÌ O NO? SCHLEIN O CONTE? E COME TENERE INSIEME I GRILLINI CON L'INFIDO RENZI? - QUALCOSA NEI PROSSIMI GIORNI POTREBBE MUOVERSI: ERNESTO MARIA RUFFINI DOVREBBE FORMALIZZARE LA TRASFORMAZIONE DEL SUO MOVIMENTO “PIÙ UNO”, FORMATO DA UNA RETE DI GRUPPI CATTOLICI, IN UN PARTITO - AD AFFIANCARE RUFFINI, SAREBBE PRONTO FRANCO GABRIELLI, GIOVANILE DEMOCRISTIANA, COMPAGNO DI SCUOLA DI ENRICO LETTA, EX CAPO DELLA POLIZIA E DEI SERVIZI, GIA' SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DRAGHI - L’OBIETTIVO? DIVENTARE I FRONTMAN “ISTITUZIONALI” DI CASA RIFORMISTA, CON RENZI DEFILATO E IL VOLTO AUTOREVOLE E SECURITARIO DI GABRIELLI A GUIDARE IL CENTRONE - COME LA PRENDERA' IL ''CONTE TRAVAGLIO'' LA PRESENZA DEL DRAGHIANO GABRIELLI? E COME REAGIRA' LA DUCETTA DEL NAZARENO ALL'ANNUNCIO DELL'"ONORATO BETTINI DI PRESENTARSI ALLE PRIMARIE? AH, SAPERLO...

conservative political action conference cpac donald trump giorgia meloni arianna francesco giubilei emanuele merlino sara kelany susanna ceccardi

AMERICÀ, FACCE TARZAN! – IL CONSERVATORISMO TRUMPIANO SBARCA A ROMA E DIVENTA SUBITO ROBA DA NANDO MERICONI INTERPRETATO DA SORDI – NEMMENO IL TEMPO DI APPARECCHIARE I TAVOLI DELLA CENA DELLA “CONSERVATIVE POLITICAL ACTION CONFERENCE” (CPAC), CHE SUBITO DEFLAGRANO GLI SCAZZI NELLA DESTRA CACIO E PEPE – CI SONO ARIANNA MELONI, SARA KELANY, LA LEGHISTA SUSANNA CECCARDI E IL PREZZEMOLINO FRANCESCO GIUBILEI. MA NON GLI ATTESI LUCA CIRIANI, ITALO BOCCHINO ED EMANUELE MERLINO – IL CLIMA È TESO SULLE TESTE DEI MAL-DESTRI DE' NOANTRI: TRUMP È CONSIDERATO POLITICAMENTE TOSSICO E IL CPAC “ITALIANO” DEL 2027 VIENE CONSIDERATO UN POTENZIALE INTRALCIO, FONTE DI POLEMICHE E IMBARAZZI NELL’ANNO DELLE ELEZIONI…