francesco giavazzi laura cioli vittorio colao mario draghi

DRAGHI RISCHIA DI FINIRE DISARCIONATO DAL CAVALLO DI VIALE MAZZINI - TRA I NOMI DEI PAPABILI AD, TUTTI INTERNI RAI, SEMBREREBBE PREVALERE UNA DONNA ESTERNA ALLA TV DI STATO, LAURA CIOLI. E’ CALDEGGIATA DA GIAVAZZI, IL SUPER CONSIGLIERE DI MARIOPIO, GRAZIE ALLE FREQUENTAZIONI ALLA BOCCONI DI MILANO. L’ALTRO SPONSOR È L’EX GRAN CAPO DI VODAFONE, VITTORIO COLAO, ATTUALE MINISTRO PER L'INNOVAZIONE TECNOLOGICA, CHE HA INIZIATO AD APPREZZARLA DAL 2006 ALLORCHÉ LA CIOLI HA RICOPERTO IL RUOLO DI DIRETTORE GENERALE PER 4 ANNI DI VODAFONE ITALIA - BENE: PERCHÉ FA ARRICCIARE IL NASO UN POSSIBILE ARRIVO DELLA CIOLI A VIALE MAZZINI? SEMPLICE: IN TUTTE LE SUE AVVENTURE MEDIATICHE, DA SKY ALLA GUIDA DI RCS E GEDI, LA CIOLI SI È FATTA NOTARE SOLO PER LE BUONUSCITE…

MARIO DRAGHI

DAGONEWS

Forse a Draghi non è bastato il piccolo scivolone, su input del direttore generale del Mef Rivera, sulla nomina nel Cda delle Ferrovie di Silvia Candiani, subito fatta dimettere per conflitto d’interessi in quanto ceo di Microsoft, azienda cliente dei binari di Stato.

 

SILVIA CANDIANI

Ora Mariopio rischia l’osso del collo sulle nomine di viale Mazzini. Già è stato costretto alla figura tapina di rinviarle a luglio perché il candidato prescelto per la presidenza non raccoglieva i ¾ dei voti della commissione di Vigilanza. Ora l’uomo che sussurra a Biden e all’Europa cosa devono fare, rischia il frontale sulla nomina dell’amministratore delegato della Rai che prenderà il posto dell’inetto Fabrizio Salini.

LAURA CIOLI

 

Perché tra i nomi papabili provenienti dal “partito-azienda” di Via Mazzini Paolo Del Brocco (ad Rai Cinema); Alberto Matassino (dg Rai), Roberto Sergio (direttore Radio Rai); Nicola Claudio (direttore governance e segreteria societaria), sembrerebbe prevalere a Palazzo Chigi la candidatura di una donna esterna alla Tv di Stato, Laura Cioli.

 

Giavazzi Draghi

Una candidatura portata avanti da Francesco Giavazzi, il principale consigliere economico del premier, che negli ultimi tempi ha oscurato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli e il capo di gabinetto Antonio Funiciello. Ciò che spinge Giavazzi a caldeggiare a Draghi la nomina della Cioli ha origine nelle aule dell’università Bocconi di Milano, ben frequentate da ambedue.

paolo del brocco foto di bacco (2)

 

Ma non c’è solo Giavazzi. L’altro sponsor della manager 57enne di Macerata è l’ex gran capo di Vodafone, Vittorio Colao, attuale ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale, che ha iniziato ad apprezzarla dal 2006 allorché la Cioli ha ricoperto il ruolo di Direttore Generale per 4 anni di Vodafone Italia

 

VITTORIO COLAO

Bene: perché fa arricciare il naso un possibile arrivo della Cioli a viale Mazzini? Semplice: a parte il fatto che, per un esterno, guidare la Rai non solo è impossibile ma inutile, in tutte le sue avventure mediatiche, dalla direzione di Sky Italia alla guida di Rcs e Gedi, la celebratissima Cioli si è fatta notare solo per le buonuscite: da Rcs, dopo appena 9 mesi di lavoro, 3,75 milioni;  quando si congeda, dopo 20 mesi, dal gruppo 'Stampa-Repubblica' sono altri 1,85 milioni più 100 mila euro di premio. “Avrà ben meritato?”, si chiede Il Fatto. E aggiunge la risposta: “A giudicare dal valore creato non pare”.

alberto matassino 1

 

L’IRRISISTIBILE ASCESA DI LAURA CIOLI

Fabio Pavesi per "il Fatto quotidiano” – ARTICOLO DEL 20/12/2019

 

 

L'editoria ti fa ricca. Come è possibile, viste le condizioni di salute dei grandi gruppi editoriali, con bilanci che scricchiolano e le copie vendute in edicola che collassano ogni anno da almeno un decennio? Un paradosso, ma non per lei, che di nome fa Laura Cioli, brillante ingegnere con master alla Bocconi che ha calcato negli ultimi 4 anni il palcoscenico dei giornaloni come capo-azienda prima di Rcs e poi di Gedi.

 

laura cioli

Ora quell' avventura nel Gotha dell' informazione è finita. Con il passaggio di mano dell' ex gruppo L' Espresso dai De Benedetti a Exor, anche Cioli ha dovuto lasciare la tolda di comando. Ma con ogni probabilità difficile che abbia di che recriminare. Per la risoluzione del rapporto la manager cinquantenne incasserà 1,85 milioni di euro più 100 mila euro legati a un Mbo, premio legato agli obiettivi. Oltre ovviamente al Tfr dovuto.

 

ROBERTO SERGIO

Non male per l' ex ad di CartaSi, che ha gestito come ad e direttore generale Gedi da fine aprile del 2018 all' altroieri. Venti mesi di duro lavoro ora premiato con la buonuscita milionaria. Certo Cioli rimarrà fino alla conclusione dell' operazione Exor passando le consegne al nuovo capo-azienda, scelto da John Elkann, Maurizio Scanavino.

 

Non certo un impegno gravoso. Cioli, per gli otto mesi in cui ha guidato nel 2018 Gedi (è stata nominata il 26 aprile di quell' anno), ha incassato 618mila euro lordi tra stipendio fisso e variabile. Ora esce con tre volte quell' incasso. Avrà ben meritato? A giudicare dal valore creato non pare. Quando arrivò nella primavera dell' anno scorso il titolo Gedi valeva 44 centesimi.

 

draghi feltri draghi giavazzi aneri

Prima della lauta offerta di Exor delle settimane scorse l' azione valeva 28 centesimi. Un secco -30% in Borsa. Ma il colpaccio più grosso per le sue finanze personali Cioli l' ha fatto in Rcs. Chiamata a gestire l' ex salotto buono dell' editoria a fine ottobre del 2015, ha resistito nel ruolo appena 9 mesi. Con l' arrivo di Cairo nell' agosto del 2016 ha dovuto fare armi e bagagli.

 

FABRIZIO SALINI

Risoluzione consensuale e patto di non concorrenza (per 6 mesi, tanto che poi si è ritrovata in Gedi) che le son valsi un assegnino in un colpo solo di ben 3,75 milioni di euro per il disturbo di aver governato il carrozzone malandato (allora prima della cura Cairo) del Corriere della Sera.

 

FRANCESCO GIAVAZZI

Anche qui il valore creato non pare significativo: se guardiamo alla Borsa, il breve regno della Cioli ha visto il prezzo dell' azione Rcs scendere da 73 centesimi a 42 nella tarda primavera del 2016. Poi, la battaglia per il controllo del Corrierone, in cui alla fine ha prevalso Cairo, ha messo le ali al titolo. Non certo la gestione industriale. E così, tra Rcs e Gedi, l' apprendistato nell' editoria tradizionale di Laura Cioli durato di fatto solo quattro anni le ha fruttato solo in buonuscite 5,6 milioni di euro.

 

COSTA - CIOLI - FONTANA

Tutti legittimi per carità, Cioli ha fatto solo rispettare le clausole degli accordi sottoscritte con le società. C' è da chiedersi se tanta munificenza, in un settore che campa sui prepensionamenti e sui collaboratori precari pagati pochi euro a pezzo, sia giustificata. Una domanda che dovrebbero porsi seriamente i membri dei comitati per le remunerazioni sempre così generosi con i grandi manager.

laura cioli fot di bacco (2)LAURA CIOLI RCS

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…