giorgia meloni xi jinping

DRAGONI E MELONI! A BALI DONNA GIORGIA RIAPRE IL DIALOGO CON IL LEADER CINESE XI JINPING MA "CONGELA" LA VIA DELLA SETA PER ESAUDIRE IL VOLERE DI BIDEN. LA “DUCETTA” HA BISOGNO DI MOSTRARSI SPONDA AFFIDABILE CON WASHINGTON, VISTO CHE LO SCETTICISMO EUROPEO SI ACCOMPAGNA AL GELO DI MACRON. ANCHE IERI, NESSUN CHIARIMENTO PER VOLONTÀ DELL'ELISEO (COME DAGO-RIVELATO CON MACRON E’ IMPEGNATO A RICUCIRE MATTARELLA) – GLI AFFARI D’ORO TRA ITALIA E CINA: DALL’INTESA SUI 250 AEREI ALLE OLIMPIADI DI MILANO-CORTINA…

Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

MELONI XI JINPING 56

È l'ultimo atto del suo G20. Il più scivoloso. Il passo finale che fornisce anche un bilancio del suo primo summit con i Grandi. Giorgia Meloni ritarda la partenza per l'Italia fino a tarda sera, ha in programma un bilaterale con Xi Jinping. Deve far capire al Presidente cinese che la stagione della Via della Seta è alle spalle - una condizione non trattabile per Washington - senza strappare l'importante filo commerciale con Pechino.

 

E deve attestarsi su una posizione che è sostanzialmente quella indicata da Joe Biden, durante il colloquio di martedì: massimo pressing sui cinesi per mediare con Putin, massimo sforzo diplomatico per evitare un'escalation su Taiwan, concorrenza sui mercati senza sconfinare in una guerra commerciale selvaggia. Meloni sposa in pieno la missione americana, nel colloquio con il Dragone. E lo fa perché ha bisogno di mostrarsi sponda affidabile con la Casa Bianca, visto che lo scetticismo europeo si accompagna al gelo di Emmanuel Macron.

 

Anche ieri, nessun chiarimento. Pare per volontà dell'Eliseo.

MELONI XI JINPING 45

L'esordio del colloquio con Xi è felice. Poche ore prima del bilaterale, Pechino ha dato il via libera all'acquisto entro il 2035 di almeno 250 aerei Atr, di proprietà italo-francese (Leonardo e Airbus). La trattativa ha portato via 36 mesi di negoziazioni.

 

Meloni ringrazia il cinese, Xi indica l'affare come un esempio di «collaborazione » possibile. Un'altra, aggiunge, è quella sulle Olimpiadi invernali Milano-Cortina del 2026.

Il colloquio riapre un dialogo che mancava da tre anni: prima la caduta di Giuseppe Conte, poi il Covid e l'era di Mario Draghi, che mai aveva legato con il cinese. Adesso, rileva Xi Jinping nel faccia a faccia, il dialogo riparte da un premier «donna che guida un governo politico».

 

MELONI XI JINPING

Quel premier politico, però, deve giocare all'equilibrista. E in un'ora di bilaterale riporta posizioni in linea con le indicazioni di Washington. Si parte dall'Ucraina. Meloni sollecita la massima mediazione diplomatica di Pechino, in modo da contenere Putin ed evitare l'escalation atomica. La risposta ricalca quanto già lasciato trapelare da fonti americane dopo l'incontro tra Biden e Xi: «Lo scontro nucleare è assolutamente da evitare - è il senso dei ragionamenti - ma la nostra capacità di influenzare Putin è molto limitata».

 

Diverso il nodo di Taiwan. Nessuno dei due lo cita esplicitamente.

Ma è all'isola contesa che sembra riferirsi Meloni quando auspica che non si aprano altri fronti militari e che tutti gli attori «abbassino la tensione ». Il Dragone, però, resta attestato sulla tradizionale "One China" policy , la dottrina secondo cui Taiwan è parte della Cina ed esiste un solo governo legittimo. Nessun cedimento sul punto, ma con la postilla non irrilevante di voler evitare ulteriori conflitti. La nota dolente arriva in fondo, quando Meloni prepara il terreno per l'operazione più complessa: sfilarsi dalla Via della Seta.

 

giorgia meloni xi jinping

Del Memorandum, la cui implementazione è congelata e il cui rinnovo sarebbe previsto nel 2024, i due leader non parlano esplicitamente. Ma è proprio per esaudire il volere di Washington che la premier non potrà difenderlo. Al limite, proverà a cambiare la natura della cooperazione. Per questo propone a Pechino di riequilibrare la bilancia commerciale, aumentando le esportazioni in Cina. Xi non chiude - «siamo disposti a importare più prodotti italiani di alta qualità» - ma ricorda il peso della battaglia delle sanzioni con l'Europa per la contesa sullo Xinjiang.

 

La presidente del Consiglio rilancia ribadendo che l'assenza di parità di condizioni del mercato del lavoro squilibra la competizione (e fa un cenno anche al tema dei diritti umani). Ed è a quel punto che il cinese propone di «concentrarsi sui terreni comuni, al di là delle differenze». Per ragionare meglio, la invita in visita a Pechino. Ma prima si spende in un elogio di Sergio Mattarella - «ho grande stima di lui» - e della bellezza della Penisola. Tutto è finalizzato a chiedere a Roma di fare da ponte con l'Unione per favorirne una «politica indipendente nei confronti della Cina». Difficile, visto lo stato dei rapporti con Bruxelles.

 

E con Macron. Anche ieri non sono mancati i momenti di contatto, senza però un confronto: «Con il presidente francese non c'è stato modo di approfondire le vicende che ci riguardano». Resta il passaggio chiave del bilaterale con Biden. E una visita alla Casa Bianca imminente: «Ci siamo ripromessi di vederci molto presto». È una delle poche frasi pubbliche del G20: Meloni concede una conferenza stampa con tre sole velocissime domande. Un inedito, che si spera resterà tale nei summit a venire.

giorgia meloni xi jinping g20 bali indonesia giorgia meloni xi jinping 2

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?

giorgia meloni ignazio la russa

DAGOREPORT - LA RISSA CONTINUA DI LA RUSSA - L’ORGOGLIOSA  CELEBRAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE, NUME TUTELARE DEI DELLE RADICI POST-FASCISTE DEI FRATELLINI D'ITALIA, DI SICURO NON AVRÀ FATTO UN GRANCHÉ PIACERE A SUA ALTEZZA, LA REGINA GIORGIA, CHE SI SBATTE COME UN MOULINEX IN EUROPA PER ENTRARE UN SANTO GIORNO NELLE GRAZIE DEMOCRISTIANE DI MERZ E URSULA VON DER LEYEN - DA MESI 'GNAZIO INTIGNA A FAR DISPETTI ALLE SORELLE MELONI CHE NON VOGLIONO METTERSI IN TESTA CHE A MILANO NON COMANDANO I FRATELLI D'ITALIA BENSI' I FRATELLI ROMANO E IGNAZIO LA RUSSA – DALLA SCALATA A MEDIOBANCA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, DAL CASO GAROFANI-QUIRINALE ALLO SVUOTA-CARCERI NATALIZIO, FINO A PROPORSI COME INTERMEDIARIO TRA I GIORNALISTI DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ E IL MAGNATE GRECO IN NOME DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE – L’ULTIMO DISPETTUCCIO DI ‘GNAZIO-STRAZIO ALLA LADY MACBETH DEL COLLE OPPIO… - VIDEO

brunello cucinelli giorgia meloni giuseppe tornatore

A PROPOSITO DI…. TORNATORE – CRISI DEL CINEMA? MA QUALE CRISI! E DA REGISTA TAUMATURGO, NOBILITATO DA UN PREMIO OSCAR, CIAK!, È PASSATO A PETTINARE IL CASHMERE DELLE PECORE DEL SARTO-CESAREO CUCINELLI - MICA UN CAROSELLO DA QUATTRO SOLDI IL SUO “BRUNELLO IL VISIONARIO GARBATO”. NO, MEGA PRODUZIONE CON UN BUDGET DI 10 MILIONI, DISTRIBUITO NELLE SALE DA RAI CINEMA, ALLIETATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA CON TAX CREDIT DI 4 MILIONCINI (ALLA FINE PAGA SEMPRE PURE PANTALONE) E DA UN PARTY A CINECITTA' BENEDETTO DALLA PRESENZA DI GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI - ET VOILÀ, ECCO A VOI SUI GRANDI SCHERMI IL “QUO VADIS” DELLA PUBBLICITÀ (OCCULTA) SPACCIATO PER FILM D’AUTORE - DAL CINEPANETTONE AL CINESPOTTONE, NASCE UN NUOVO GENERE, E LA CRISI DELLA SETTIMA ARTE NON C’È PIÙ. PER PEPPUCCIO TORNATORE, VECCHIO O NUOVO, È SEMPRE CINEMA PARADISO…