renzi zingaretti

TRA I DUE LITIGANTI (LEGA E M5S), IL TERZO (PD) NON GODE - FEDERICO GEREMICCA: “IN QUESTI MESI ZINGARETTI NON È RIUSCITO A RIDARE UN PROFILO CONVINCENTE AL SUO PARTITO. E RENZI, INCURANTE PERFINO DEL RIDICOLO, SI È PROPOSTO COME UOMO DEL DIALOGO TRA IL PD E DI MAIO E L'ODIATA CASALEGGIO, SOLO PER PROVARE A RECUPERARE UN RUOLO E SALVARE UN PO' DI SEGGI PER LA SUA CORRENTE - JENA: NON VEDO L’ORA CHE RENZI FACCIA IL SUO NUOVO PARTITO, COSÌ ALMENO SAPRÒ CHI NON VOTARE”

Armata PD - Renzi Zingaretti

ALMENO

Jena per “la Stampa” - Non vedo l’ora che Renzi faccia il suo nuovo partito, così almeno saprò chi non votare.

 

DUE LITIGANTI E IL TERZO NON GODE

Federico Geremicca per “la Stampa”

 

C' è un vecchio adagio, notissimo e applicabile in diverse situazioni della vita, secondo il quale "tra i due litiganti il terzo gode". Bene, nel suo lungo e sconcertante declino il Partito democratico sta riuscendo a frantumare anche antichi e radicatissimi luoghi comuni. Come quello appena citato: visto che se due litigano (in questo caso Lega e M5S) puoi star certo che a prendere botte sarà soprattutto il terzo, se il terzo è il Pd.

 

NICOLA ZINGARETTI E MATTEO RENZI

Sarebbe forse bastato aspettare 48 ore, dare cioè tempo agli stracci gialloverdi di alzarsi bene in volo, e limitarsi a mangiare pop corn per ancora un paio di giorni (dopo averlo fatto per oltre un anno). Invece, iniziative politicamente incomprensibili hanno prodotto la situazione che è oggi sotto gli occhi di tutti: un partito dove ognuno parla per sé, dominato da logiche e preoccupazioni personali o di gruppo, un collettivo non più in grado - insomma - di far fronte alle proprie responsabilità in passaggi delicati come l' attuale e assai poco affidabile, dunque, come fulcro di una possibile alternativa.

boschi renzi

 

Non è una situazione nata dal nulla. Esistono precise e graduabili responsabilità: quella del segretario, innanzitutto, che in questi mesi non è riuscito a ridare un profilo convincente al suo partito e ha sperato che bastasse il tempo a risolvere problemi che andavano invece affrontati di petto.

 

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO

E quella di Matteo Renzi che, incurante perfino del ridicolo, si è proposto come uomo del dialogo tra il Pd e Di Maio, solo per provare a recuperare un ruolo e salvare un po' di seggi per la sua corrente. E sia che il Pd si accodi alla sua proposta, sia che non lo faccia, lascia intendere (e certamente non smentisce) che la sua avventura nel partito è ormai finita.

 

DI MAIO SALVINI CONTE

L' ex presidente del Consiglio, evidentemente, non considerava concluso il lavoro. Infatti, dopo aver portato nel marzo 2018 il Pd al suo minimo storico e aver perso durante gli anni del suo doppio incarico tutto quel che si poteva perdere (da Roma a Torino a Genova: e non è che dopo di lui sia andata meglio) restava da completare l' opera, ed ecco dunque la scissione: minacciata non con l' ambizione alta di rifondare il centrosinistra ma con l' obiettivo di metter su un qualche esecutivo (il governo dei disperati, lo ha definito Salvini) nientedimeno che con Grillo e l' odiata Casaleggio&associati.

 

RENZI ZINGARETTI

Se le cose andassero così (e Renzi e i suoi non negano che possano andare così) il "rottamatore" potrebbe davvero alzare il cartello "fine dei lavori": al momento, infatti, il Pd è ridotto a un mucchio di macerie difficili da rimettere assieme. Perfino in queste ore convulse non si capisce chi è che decide - se Zingaretti o Renzi, insomma - e i possibili interlocutori addirittura non sanno con chi parlare.

 

È una situazione che non può durare a lungo, anche perché rischia di mettere in imbarazzo e in difficoltà lo stesso Presidente della Repubblica: quando avvierà le consultazioni, per esempio, a Mattarella basterà convocare Zingaretti o dovrà poi, magari nottetempo, sentire anche Matteo Renzi?

 

renzi mattarella

Sullo sfondo, attonito, resta quello che un tempo veniva chiamato il "popolo della sinistra". Osserva il disastro e si interroga.

Si chiede perfino, a questo punto, se alle prossime elezioni il Pd esisterà ancora o se sarà cominciata l' ennesima ricostruzione, nomi nuovi, partiti nuovi e programmi bellissimi. Un incubo, e nemmeno così inedito.

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…