giuseppe conte mario draghi

DUE SENZA TRE - È FALLITO IL BLITZ DEL MOVIMENTO CINQUE STELLE PER FAR NASCERE UNA TERZA AGENZIA DELL’INTELLIGENCE DOPO AISI E AISE: IL GOVERNO HA DATO PARERE NEGATIVO ALL’EMENDAMENTO PRESENTATO DA DUE DEPUTATI GRILLINI – L’ESITO ERA SCONTATO, VISTO CHE LA PROPOSTA ANDAVA NELLA DIREZIONE OPPOSTA ALLA NUOVA AGENZIA BY DRAGHI E GABRIELLI, RIPRENDENDO IN PARTE IL DISEGNO DELLA FONDAZIONE PUBBLICO-PRIVATA DI CONTE. ERA SOLO UN’INIZIATIVA PERSONALE DEI DUE DEPUTATI, O C’È QUALCUNO NEL MOVIMENTO CHE VUOLE PROVARE A METTERE I BASTONI FRA LE RUOTE A SUPER-MARIO?

Francesco Bechis per www.formiche.net

 

mario draghi

Semaforo rosso. Finisce in un nulla di fatto il blitz del Movimento Cinque Stelle per dar vita a una terza agenzia dei Servizi segreti italiani. Il governo ha dato parere negativo all’emendamento grillino al dl 82/2021, il decreto che istituisce l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (Acn), per introdurre “il Servizio di informazione per la sicurezza nel dominio cibernetico, con funzioni di cyber intelligence”.

 

A firmare la proposta per battezzare il terzo braccio degli 007 italiani accanto all’Aisi e all’Aise due deputati del Movimento in Commissione Trasporti e Affari Costituzionali, dove il decreto è tutt’ora in discussione, Emanuele Scagliusi e Luigi Iovino.

 

franco gabrielli foto di bacco

All’articolo 7 del decreto, che definisce le funzioni dell’Agenzia, i pentastellati volevano affiancare un altro articolo, il 7-bis, per introdurre una nuova agenzia dei Servizi dedicata alla cybersecurity cui trasferire “le risorse umane, strumentali e finanziarie, destinate all’esercizio delle funzioni nel dominio cibernetico, rispettivamente appartenenti all’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (AISE) e all’Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI)”.

 

Fra gli addetti ai lavori dell’intelligence così come nella maggioranza quell’emendamento aveva fatto non poco rumore. Perché, a ben vedere, sembrava remare nella direzione opposta a quella tracciata dal premier Mario Draghi e dal sottosegretario con delega all’Intelligence Franco Gabrielli con la riforma della cybersecurity italiana.

 

Emanuele Scagliusi

L’Agenzia infatti nasce con un presupposto semplice. Per anni i Servizi hanno svolto un compito che, sulla carta, spetta ad altri, cioè la difesa cibernetica delle infrastrutture critiche. Ministeri, agenzie, aziende strategiche del Paese. Di qui, dopo anni segnati da una certa vaghezza normativa, l’idea di rimettere ordine, creando un’Agenzia nazionale al di fuori del comparto intelligence, sotto il controllo di Palazzo Chigi, per coordinare i fondi europei per il digitale e supervisionare il “Perimetro cyber”.

luigi iovino

 

Perché allora presentare un emendamento per fare l’esatto opposto, cioè tenere e anzi rafforzare dentro al comparto intelligence la cybersecurity? Si tratta davvero di un’iniziativa personale dei due deputati, o c’è chi nel Movimento vuole mettere i bastoni fra le ruote a Draghi?

 

La seconda ipotesi fa ancora mormorare la maggioranza dopo il sonoro stop del governo all’emendamento. Dopotutto il disegno dell’emendamento Iovino riprende in parte il progetto dell’Istituto nazionale per la cybersicurezza (Icn), la fondazione pubblico-privata per la cybersecurity introdotta dall’ex premier Giuseppe Conte nella manovra di dicembre scorso e poi sbianchettata all’ultimo.

giuseppe conte gennaro vecchione

 

A seppellirla fu una polemica tutta interna alla maggioranza sul metodo con cui Conte voleva battezzare la fondazione, ma anche i malumori interni alle due agenzie dell’intelligence, Aisi e Aise, nel timore che dietro la creatura del premier si celasse una ristrutturazione dei Servizi. Per questo ha destato stupore il ritorno del vecchio disegno contiano nell’emendamento grillino al decreto cyber.

 

Un’iniziativa tutt’altro che personale e di cui, risulta a Formiche.net, lo stesso Conte era a conoscenza. Capitolo chiuso dopo il niet di Draghi, ma l’iter dell’Agenzia cyber in Parlamento è ancora in alto mare. Finito l’esame in Commissione, sarà il turno del Senato. Poi l’aula, e qui, sussurra un senatore del Pd, “sarà un Vietnam”.

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