1. ECCO IL PIANO SFACCIATO DEL TRIO MERAVIGLIAO FRANCESCHINI-BERSANI-EPIFANI PER IMPALLINARE QUEL ROMPICOJONI DI MATTEUCCIO RENZI AL CONGRESSO: OBBLIGARE I VOTANTI A TESSERARSI. MA LA TESSERA COSTA 50 EURO! E I GAZEBO RESTERANNO VUOTI 2. IL LODO FIORONI: “VOTA CHI FA PARTE DELL’ALBO DEGLI ADERENTI, APERTO FINO ALL’ULTIMO” 3. MA CHI REGALA 50 (OPPURE ANCHE SOLO 15) EURO AI PIDDINI? SOLO L’APPARATO FEDELE ALLA NOMENCLATURA! ALLE ULTIME PRIMARIE IL CONTRIBUTO ERA APPENA 2 EURO 4. MODELLO NAPOLITANO ANCHE PER EPIFANI. DICE CHE NON VUOLE RIMANERE MA GIÀ SI SENTE “SEGRETARIO GENERALE” DEL PATTO DI SINDACATO DEGLI OLIGARCHI PD…

1. LA TESSERA DEL PD COSTA 50 EURO
Dal sito "https://adesioni.partitodemocratico.it/"


Quanto costa la tessera?
Cinquanta euro (venticinque euro per chi è sotto i 30 anni). E oltre alla tessera del partito avrai diritto a entrare nel mondo PD live, un innovativo strumento con il quale potrai consultare gratuitamente le versioni online de l'Unità, di Europa e del settimanale Left e dialogare con tutti gli iscritti e con tutti i leader del PD.

2. LA PROPOSTA BERSANI-FRANCESCHINI-FIORONI: ALBO DEGLI ADERENTI PER VOTARE. PER VOTARE ALLE PRIMARIE NON BASTERANNO PIU' 2 EURO MA 15 O 50!
Ettore Colombo per "Il Messaggero"

Fare votare solo gli iscritti, anche se allargati e rinforzati da un "albo degli aderenti" «aperto fino all'ultimo giorno, nei gazebo, ma solo per chi ama il Pd, non chi lo odia», dice Beppe Fioroni, che fissa la quota tessera (lui lo chiama «azionariato popolare») a 15 euro (mediazione possibile a 10, sconti per giovani e anziani a cinque euro), separando i segretari degli organismi territoriali dalle mozioni per il segretario nazionale, oltre che questi dal (futuro) candidato premier.

Lavorando a un congresso lungo e in due tempi che, di fatto, non si concluda né il 24 novembre né il 15 dicembre ma scavalli l'intero 2013 con l'obiettivo politico di tenere al riparo il governo Letta dalla gara per il segretario. Questa la proposta di mediazione nel braccio di ferro in corso dentro il Pd sulle regole per eleggere il prossimo segretario democrat che Fioroni spiega al Messaggero e che, fa capire, ha già il consenso di un «fronte ampio».

LE FAZIONI 
Lo stesso, però, che ha visto sferrare il blitz nella Direzione dell'altro ieri: parte da Franceschini, passa per Bersani e ha al centro Epifani, arrivando fino ai lettiani. Questa la proposta sulle regole che, il 31 luglio, la commissione Congresso del Pd potrebbe stabilire e il primo agosto votata in Direzione. Ma visto che il voto definitivo e validante per cambiare le regole dello Statuto del Pd sarà solo quello del 14 settembre, quando è stata fissata l'Assemblea nazionale, è lì che i renziani sono pronti a dare battaglia facendo mancare la maggioranza dei due terzi necessaria per le modifiche o, addirittura, facendo saltare il numero legale dell'assise.

La proposta di mediazione difficilmente sarà accettata da Renzi, ieri furibondo e pronto al tour nelle Feste democratiche in cui 
denunciare il caso regole. Tra i renziani, ieri ha parlato proprio un ex-popolare, l'ex sindaco di Lodi Angelo Rughetti («Nel 2009 votarono tre milioni di iscritti e simpatizzanti. E questa volta?») e l'alzata di scudi a favore di primarie aperte a tutti salda un ampio fronte di candidati alla segreteria.

Tutti quelli formalizzati, di fatto, da Gianni Pittella a Pippo Civati, più correnti minoritarie ma di peso come veltroniani, bindiani e prodiani (Sandra Zampa parla di un Pd «ormai in mano a un'oligarchia»), e un candidato di peso come Gianni Cuperlo, sponsorizzato da Giovani Turchi, che dice: «Non mi arrendo, dobbiamo trovare regole condivise da tutti», cioè da Renzi.

In più c'è l'appello lanciato da Civati perché «il Congresso si svolga nei tempi e modi previsti dallo Statuto» che ha già raccolto centinaia di firme in poche ore, la protesta contro il cambio delle regole in corsa di molti sindaci di fede renziana (da Savona a Forlì a Vicenza), dell'eurodeputato Sergio Cofferati e di segretari regionali "pesanti" come quello emiliano Stefano Bonaccini.

Può spettare, ormai, solo a Epifani avanzare una ulteriore proposta di mediazione sulle regole che venga incontro alle richieste di massima apertura del fronte renziano e degli altri candidati alla segreteria. Con un'avvertenza finale: il 31 luglio si saprà l'esito della sentenza definitiva su Berlusconi. Una condanna potrebbe cambiare tutto e costringere il Pd a discutere non più di corsa a segretario ma di premiership. 


3. ALTRO CHE REGGENTE, UN EPIFANI E' PER SEMPRE
Wanda Marra per "Il Fatto Quotidiano"

Ho scelto un mandato a tempo: è questa la mia forza" (La Stampa, 13 maggio). Così parlava Guglielmo Epifani dopo la sua elezione. Il reggente. Il traghettatore. Il segretario a tempo. Scelto dopo rinvii, mediazioni e giochi strategici. Viene in mente il Gattopardo: "Bisogna che tutto cambi, perché tutto rimanga com'è".

E, allora, ecco qui che il re Travicello è diventato la pedina giusta a cui la vecchia nomenklatura del partito può affidarsi per restare dov'è. Bersani, Letta e Franceschini sono quelli che hanno condotto da protagonisti tutta la fase pre e post-elettorale.

Quelli che si sono messi d'accordo per portare Epifani alla segreteria. E sono quelli che ora lo usano per garantirsi partito e governo. Il Pd corre sul posto: nomina commissioni, convoca direzioni, cambia segreterie. Fa e disfa regole futuribili. E chi meglio di lui, il sindacalista Epifani? Non alza la voce, non litiga, non affronta le questioni di petto. Non rompe, non strappa, non dice mai una parola definitiva, Guglielmo. Casomai smonta, avverte.

Vigila, media, smussa. Garantisce. E allora, eccolo qui, nella direzione di venerdì a lasciarsi andare: "Al Pd serve una figura alta che si occupi del partito. Un segretario generale". Si dà il caso che segretario generale sia la definizione che si dà a quello della Cgil. Esattamente il ruolo che fu di Epifani. E allora, Guglielmo ci pensa. Ed ecco, alla fine, arrivare l'affondo. Parla di "primarie scelte da chi aderisce".

Consultazioni chiuse, partito nelle mani di chi ce l'ha. Ribadisce la necessità di distinzione tra segretario e candidato premier. Il presidente del Consiglio può stare tranquillo. Diceva il 15 maggio: "Manterrò almeno fino a ottobre la presidenza di Commissione". Un reggente in fieri. E solo il 15 giugno a Repubblica ribadiva: "Non mi candido alla segreteria. Se no, non sarei così olimpico". Ma negli ultimi tempi vige una regola: candidatura no, elezione a grande richiesta sì. Napolitano docet. 

Renzi al partito? Meglio di no

"Escluso il Pd tutti gli altri sono partiti personali che nascono e muoiono con la storia dei rispettivi leader. È un rischio democratico" (Messaggero, 4 giugno) "Il leader di partito non potrà essere premier" (Repubblica, 5 giugno) "Se facciamo le primarie per un segretario che è anche un candidato premier l'attuale segretario Letta potrebbe candidarsi?

Evidentemente, no,. Vogliamo escludere Enrico dalla futura premiership? Il segretario può essere il candidato premier, ma può anche non esserlo" (Repubblica, 18 giugno). "Distinguere segretario e premier" (Repubblica, 1 luglio) "Renzi ha tutto il diritto di candidarsi ma deve valutare pro e contro essendo la persona che potrebbe guidare domani lo schieramento di centrosinistra" (Repubblica, 17 luglio) 

Di Letta e di governo

"Berlusconi smetta di piazzare mine" (Repubblica, 20 maggio) "Il risultato delle amministrative premia la governabilità" (Il Messaggero, 28 maggio) Il sostegno a Enrico Letta e al governo è pieno e leale (4 giugno) "Non è detto che la fine del governo corrisponda alla fine della legislatura" (Repubblica, 16 giugno) "Capisco il disagio della base ma si distingue tra le condanne personali e un partito che ha preso otto milioni di voti".

E però, "se il centrodestra tira la corda, questa si spezza" (Repubblica, 12 luglio) 

Lo slalom sull'ineleggibilità: 
"Berlusconi è già stato definito eleggibile" (Repubblica, 23 maggio) "Gli avversari vanno battuti politicamente" (La Stampa, 24 maggio) "Se stessi in Senato saprei che fare, ma non ci sono" (Il Fatto, 12 luglio)

 

Renzi epifaniLaura Boldrini e Guglielmo Epifani epifani-cadutaepifani valentini epifani RENZI A BERSAGLIO MOBILE IL SALUTO TRA RENZI E BERSANI

Ultimi Dagoreport

il dito medio di laura pausini

LAURA PAUSINI VUOLE ESSERE L'UNICA DIVA DI SANREMO - DIETRO LE QUINTE DELL’ARISTON, SI RINCORRONO LE VOCI DELLE BIZZE DELLA CANTANTE CHE NON VUOLE CHE CI SIANO SUL PALCO ALTRE BELLEZZE CHE POSSANO OFFUSCARLA - VORRÀ AVERE IL CONTROLLO SU TUTTO, FORSE ANCHE SULLA REGIA? INTANTO LA CANONICA FOTO DEL CAST DEL FESTIVAL NON È STATA ANCORA FATTA. COME MAI? LAURETTANON VUOLE FARSI FOTOGRAFARE? E LA RAI CHE NE PENSA? - LE POLEMICHE QUANDO LA PAUSINI SI RIFIUTÒ DI CANTARE “BELLA CIAO” PERCHÉ “DIVISIVA”, LA SUA USCITA SULL’EUROVISION “A CUI PARTECIPEREBBE ANCHE SE C’È ISRAELE” E LA MAREA DI CRITICHE SUI SOCIAL - VIDEO

sergio mattarella giorgia meloni alfredo mantovano

SUL DECRETO SICUREZZA MELONI E MANTOVANO HANNO PRESO UNA “MATTARELLATA” IN TESTA – IL CAPO DELLO STATO HA ESERCITATO UNA MORAL SUASION PUNTUTA E SENZA SCONTI SULLE FOLLIE PREVISTE DAL DECRETO DEL GOVERNO: NEL FACCIA A FACCA CON IL SOTTOSEGRETARIO, MATTARELLA HA PASSATO AL SETACCIO OTTANTA PAGINE DI NORME, STRACCIANDO LE PARTI PALESEMENTE INCOSTITUZIONALI, COME LO SCUDO PENALE PER GLI AGENTI, CHE AVREBBE FATTO SALTARE IL PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA DEI CITTADINI, O IL FERMO PREVENTIVO PER I MANIFESTANTI – SU RICHIESTA DEL COLLE, ALCUNE MISURE “SENSIBILI” SARANNO SPOSTATE IN UN DISEGNO DI LEGGE CHE DOVRÀ SEGUIRE L’ITER PARLAMENTARE ORDINARIO (E FINIRÀ IMPANTANATO IN AULA) - LA COINCIDENZA "SOSPETTA" CON LA SCISSIONE DI VANNACCI DALLA LEGA E IL TENTATIVO DI NON PERDERE LO ZOCCOLO DURO DELL'ELETTORATO DI DESTRA DELUSO DAL SUO CAMALEONTISMO DEMOCRISTIANO ED ECCITATO DAL GENERALISSIMO....

giorgia meloni piantedosi torino mattarella mantovano vannacci

DAGOREPORT - SONO GIORNI DIFFICILI PER GIORGIA MELONI: AL TRUMPISMO ON "ICE" E AL VANNACCISMO COL FEZ, ORA SI E' AGGIUNTA LA RIMONTA DEL "NO" AL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA. IN CASO DI SCONFITTA, LA "FIAMMA MAGICA" DI PALAZZO CHIGI CERCA DI CONVINCERE LA DUCETTA CHE E' MEGLIO ANDARE SUBITO AL VOTO ANTICIPATO, APPROFITTANDO DI UN CENTROSINISTRA IMBELLE E ANTICIPANDO LA NASCITA DEL PARTITO ULTRA-FASCIO DI VANNACCI - COME MAI A TORINO CERTI GRUPPUSCOLI EVERSIVI, DA TEMPO BEN ATTENZIONATI DALLA DIGOS, POSSONO DEVASTARE LA REDAZIONE DE "LA STAMPA" E PRENDERE A MARTELLATE UN POLIZIOTTO? PERCHÉ NON C’È STATA ADEGUATA PREVENZIONE? - RICICCIA LA “STRATEGIA DELLA TENSIONE” PERFETTA PER DISTRARRE L’ATTENZIONE DALLE MAGAGNE DEL GOVERNO? E IL DECRETO SICUREZZA SERVE PER NON PERDERE QUELLO ZOCCOLO DURO DELL'ELETTORATO DI DESTRA DELUSO DAL SUO CAMALEONTISMO DEMOCRISTIANO ED ECCITATO DAL VANNACCISMO? 

bruno valentinetti giorgia meloni angelo san lorenzo in lucina daniela memmo antonio damelio

DAGOREPORT - CI MANCAVANO SOLO I FASCIO-MONARCHICI! PER CAPIRE DA DOVE ARRIVA L'AFFRESCO DELL'ANGELO CON LE FATTEZZE DI GIORGIA MELONI, ALLA BASILICA DI SAN LORENZO IN LUCINA, A ROMA, BISOGNA GUARDARE ALLA VECCHIA ARISTOCRAZIA NERA ROMANA, CHE HA IN QUELLA CHIESA UN PUNTO DI RIFERIMENTO - LA CAPPELLA IN QUESTIONE È DEDICATA A UMBERTO II (IN ASSENZA DI UNA TOMBA AL PANTHEON, SOGNATA DAGLI EREDI) E IL RESTAURO PRECEDENTE, NEL 2003, FU FINANZIATO DA DANIELA MEMMO E DAL MARITO, ANTONIO D'AMELIO, FIGLIO DEL MINISTRO DELLA REAL CASA DI SAVOIA, CARLO - CHI HA PAGATO L'EX MILITANTE DELL'MSI BRUNO VALENTINETTI PER IL "RITOCCO" MELONIANO? IL COMMITTENTE SAPEVA CHE SAREBBE COMPARSO IL FACCIONE DI GIORGIA? IL PARROCO PARLA DI "SPONSOR, ASSOCIAZIONI E DUE FONDAZIONI". QUALI? - IL SALDISSIMO RAPPORTO DEI CONIUGI MEMMO-D'AMELIO CON SVARIATI ESPONENTI DELLA DESTRA, A PARTIRE DA GIANNI ALEMANNO: IL LORO SALOTTO DI PALAZZO RUSPOLI È DIVENTATO IL CENACOLO PREFERITO DAL PIO ALFREDO MANTOVANO...

leonardo maria del vecchio

DAGOREPORT - IL DISASTROSO DEBUTTO TELEVISIVO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, CHE DOVEVA INCORONARE LA NUOVA STAR DEL CAPITALISMO ITALIANO PRONTO A PRENDERE IL POSTO DI JOHN ELKANN IN FUGA, HA SPINTO GLI “ADDETTI AI LIVORI” A DOMANDARSI: “CHI GLI VUOLE COSI MALE DA SUGGERIRE CHE ERA GIUNTA L’ORA FATALE DI DARSI UN’IMMAGINE PUBBLICA, ESPONENDOLO A ‘STA FIGURACCIA DA MILIARDARIO RINCITRULLITO CHE IN MEZZ’ORA HA PROMOSSO QUELLO SVALVOLATO DI LAPO ELKANN IN ARISTOTELE?” - FORSE LA RISPOSTA ALL’"HARAKIRI CATODICO" DI DEL VECCHIO JR ARRIVERÀ DOMENICA 8 FEBBRAIO DA UN'INCHIESTA DI “REPORT” SU ‘’EQUALIZE’’, LA CRICCA DI SPIONI MILANESI CHE PER ANNI HA DOSSIERATO PER CONTO DI GRANDI AZIENDE, POLITICI, BANCHIERI E IMPRENDITORI, TRA I QUALI SPICCA PROPRIO IL RAM-POLLO DEL VECCHIO - DAI VERBALI DEI PM MILANESI ESPLODE UN DELIRIO DI TRUFFE, RICATTI, INTERCETTAZIONI:“VOGLIO SAPERE I SOLDI NASCOSTI CHE HA MIA MAMMA, MIO FRATELLO, L’ALTRO MIO FRATELLO, MIO CUGINO, TUTTA LA FAMIGLIA…” - "REPORT" TIRA IN BALLO NON SOLO LA GUERRA DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO SULL'EREDITA' DA SOGNO, DA 4 ANNI FERMA AL PALO, MA ANCHE UN POSSIBILE COLLEGAMENTO DI QUESTE ATTIVITÀ ILLEGALI CON IL RISIKO BANCARIO MPS E MEDIOBANCA...

donald trump flavio briatore

CIAO “BULLONAIRE”, SONO DONALD! – TRUMP, CON TUTTI I CAZZI E I DAZI CHE GLI FRULLANO NELLA TESTA, ALMENO DUE VOLTE A SETTIMANA TROVA IL TEMPO PER CAZZEGGIARE AL TELEFONO CON IL SUO VECCHIO AMICO FLAVIO BRIATORE – DA QUANDO HA VENDUTO IL TWIGA, L’EX FIDANZATO DI NAOMI CAMBPELL E HEIDI KLUM E' UN PO' SPARITO: CENTELLINA LE SUE APPARIZIONI TV, UN TEMPO QUASI QUOTIDIANE - IN DUE MESI È APPARSO NEI SALOTTI TV SOLO UN PAIO DI VOLTE: UNA A DICEMBRE A "DRITTO E ROVESCIO" CHEZ DEL DEBBIO, L’ALTRA MERCOLEDÌ SCORSO A “REALPOLITIK” MA NESSUNO SE N’È ACCORTO (UN TEMPO BRIATORE FACEVA NOTIZIA)