emmanuel macron marine le pen elezioni francia francesi

EMMANUEL MACRON AL PRIMO TURNO È IN VANTAGGIO SU MARINE LE PEN: HA RACCOLTO IL 27,6% DEI VOTI CONTRO IL 23,4% DELLA LEADER DEL “RASSEMBLEMENT NATIONAL”. MA LE FORZE ANTI-SISTEMA SUPERANO LA MAGGIORANZA. INCREDIBILE TRACOLLO DEI PARTITI “TRADIZIONALI”: LA REPUBBLICANA PECRESSE SOTTO IL 5%, LA SINDACA DI PARIGI, ANNE HIDALGO, ALL’1,7 - SARANNO DECISIVI I VOTI DELL’ESTREMA SINISTRA DI MELENCHON, CHE HA DETTO: “NON BISOGNA DARE UN SOLO VOTO A MADAME LE PEN”. MA I SUOI ELETTORI SONO MOLTO PIÙ VICINI A MARINE CHE AL NAPOLEONE DELLE ELITE, EMMANUEL…

 

1 - MACRON VEDE IL BIS SPINTA «ANTISISTEMA» MA LE PEN È INDIETRO

Aldo Cazzullo per il “Corriere della Sera”

emmanuel macron dopo il primo turno 2022

 

Bandiera europea, accanto al tricolore. Palco enorme, tutto bianco. Emmanuel Macron è sorridente. Truccato. Provato. Smagrito, naso affilato. Qualche capello bianco sulle basette, qualche capello in meno sulle tempie.

La moglie Brigitte è al suo fianco, sorride ai cronisti ma dice che lei non parla, parlerà soltanto lui. Due microfoni sulla giacca, per poter essere udito bene sia quando si volge a destra, sia quando si gira a sinistra.

 

Macron legge. Ripete la parola «Europa» almeno dieci volte. L'indipendenza della Francia e dell'Europa coincidono: «Vogliamo un'Europa forte, alleata con le democrazie. Non vogliamo una Francia che esce dall'Unione e si allea con l'internazionale populista».

marine le pen al voto

Il grazie (quasi) a tutti «Ringrazio quelle e quelli che mi hanno dato le loro energie giorno e notte».

 

Poi Macron ringrazia gli altri candidati, compreso Éric Zemmour, esclusa Marine Le Pen: «Noi sosteniamo le nostre convinzioni, ma rispettiamo quelle degli altri». Cita la socialista Anne Hidalgo, la neogollista Valérie Pécresse, il comunista Fabien Roussel, l'ecologista Yannick Jadot, che lo sosterranno al ballottaggio. Ringrazia Jean-Luc Mélenchon, sinistra radicale, per essersi pronunciato contro l'estrema destra.

 

emmanuel macron marine le pen

Eppure Macron è consapevole di essere andato bene, non benissimo. «Nulla deve essere come prima. È il momento di inventare qualcosa di nuovo, per unire le sensibilità diverse, per preparare il futuro». Un nuovo metodo, forse un nuovo partito. «Voglio convincere gli astenuti e gli elettori di estrema destra che il nostro progetto risponde meglio alle paure e alle speranza dei tempi».

 

«Noi siamo per le auto elettriche, che non avranno bisogno di benzina. Siamo per la scienza, la ragione, la competenza. Siamo per l'umanesimo e per lo spirito dei Lumi.

Siamo la Francia che lotta contro il separatismo islamista ma consente a tutti di professare la propria religione. Non siamo noi che impediamo ai musulmani e agli ebrei di pregare e di mangiare come vogliono!».

 

 

JEAN LUC MELENCHON

Macron avvisa che «nulla è deciso». «Domenica 24 aprile si gioca una partita decisiva per noi e per l'Europa». L'importante è «affrontarla con umiltà». Umiltà in parte mancata finora.

È una Marsigliese di sollievo, quella che risuona alla Porte de Versailles, dove sono riuniti i sostenitori del presidente. Ed è una Marsigliese tronfia ma velata di delusione, quella che intonano i militanti di Marine Le Pen alla Porte de Vincennes, nella periferia popolare di Parigi.

 

Per tutto il giorno si sono rincorse voci che hanno gettato nell'inquietudine Macron e nel terrore la sua squadra: le indiscrezioni dei siti belgi lo davano sotto il 25%, testa a testa con Marine. Con una pandemia e una guerra in corso, il comandante in capo costretto a fronteggiare se non inseguire l'outsider che cinque anni fa aveva schiacciato con un plebiscito: uno scenario da incubo.

eric zemmour

 

Quando, alle 20 spaccate, arrivano gli exit-poll, quelli veri, tutto cambia. Macron è al 28%, Marine Le Pen è staccata di cinque punti. Resta per lei un risultato notevole: il massimo storico.

 

Due débâcle Questa domenica rimarrà comunque nella storia francese ed europea come una giornata indimenticabile. Le candidate dei due partiti che hanno fatto la storia della Quinta Repubblica non arrivano al 7%. La neogollista Pécresse, presidente della Regione di Parigi, è sotto il 5. Al buffet, dove negli anni d'oro di Chirac e Sarkozy scorreva lo champagne, si serve solo acqua di rubinetto.

supporter di marine le pen

La socialista Hidalgo, che di Parigi è sindaco, è inchiodata sotto a un umiliante 2%. E anche questo è un segnale della distanza che separa la capitale dalla Francia profonda.

Clément Leonarduzzi, il potente capo della comunicazione dell'Eliseo, e Jonathan Guémas, che scrive i discorsi, sono ancora scuri in volto. Rinfacciano ai giornalisti la conferenza stampa del 17 marzo scorso, il vero esordio della campagna elettorale: quattro ore di processo.

 

 

 

supporter di jean luc melenchon

«Avreste dovuto essere sotto il palco ad ascoltare il presidente, non sul palco con lui a interrogarlo» sorridono amaro. La verità è che Macron ha sbagliato i tempi. Attendeva la fine della pandemia per annunciare la ricandidatura. Tutto era pronto per un grande incontro a Marsiglia, città appena beneficiata con un miliardo e mezzo di fondi pubblici. È esplosa prima la crisi ucraina. E Macron ha creduto che i francesi l'avrebbero apprezzato di più in missione a Mosca, anziché in comizio sulle rive del Mediterraneo. Ha valutato che il clima d'emergenza avrebbe indotto i francesi a stringersi attorno a lui.

exit poll elezioni francesi 2022

 

Un calcolo riuscito solo in parte. Al ballottaggio la maggioranza, salvo clamorose sorprese, lo voterà; ma sarà molto difficile per lui conquistare anche una maggioranza parlamentare alle successive elezioni legislative. Comunque vada, davanti a sé Macron non ha cinque anni facili. Di sicuro, ha due settimane di lavoro duro.

 

Già alle 20 e tre minuti, Anne Hidalgo invita a votare per lui. Poi interviene Valérie Pécresse. Non una cosa le è andata bene in questa campagna: ha perso la voce, ha preso il Covid. Il suo risultato è umiliante. I Repubblicani sono ai minimi termini, e per giunta divisi: Sarkozy non ha sostenuto la candidata ufficiale, cui preferisce Macron; ma Eric Ciotti, capo dell'ala destra del partito, annuncia che non sosterrà il presidente.

Aspettative deluse Tocca a Marine Le Pen. Allegra, non felice. Ha avuto molto, ma si aspettava di più. Soprattutto si attendeva un Macron più debole. Fa un discorso di sinistra, pensando all'elettorato di Mélenchon.

 

emmanuel macron al voto

Si proclama contro l'egemonia del denaro, a favore dei «vulnerabili», e del «diritto di andare in pensione in buona salute». Promette di voler colmare «la frattura sociale, territoriale, culturale, tecnologica, sanitaria». Poi strizza l'occhio a destra: «Rimetteremo la Francia in ordine. Salveremo lo Stato e la nazione». Chiusura con appello a tutti i francesi, «di destra e di sinistra».

 

Mélenchon si affaccia in tv e attende con impazienza che la Le Pen finisca. Ha raggiunto il 21,6%, è arrivato a un passo dal ballottaggio, ma è fuori; e ora ha in serbo un numero da istrione qual è. Gli altri parlano con una certa rigidità, che vorrebbe farsi solennità. Lui gesticola, si appoggia al podio, gigioneggia.

 

emmanuel macron dopo il primo turno.

Esordio lirico: «Stamattina era bel tempo, a Marsiglia. Le onde del mare luccicavano sotto il sole». Filosofeggia sulla «condizione umana», come Malraux. Si rivolge ai suoi: «Conosco la vostra collera. Ma, vi prego: non commettete errori definitivamente irreparabili».

 

E l'errore irreparabile sarebbe far vincere l'estrema destra. Per questo lo grida tre volte, più con sarcasmo che con convinzione, con l'aria di canzonare quelli che lo accusano di non schierarsi, più che di voler convincere i militanti: «Non dovete dare un solo voto a Madame Le Pen!». Eppure gli analisti calcolano che almeno un quarto degli elettori di Mélenchon potrebbe sostenerla nel ballottaggio, in odio al sistema, all'establishment, alle élites, insomma a Macron.

 

supporter le pen primo turno 2022

 

Meno Putin più Francia Tocca a Zemmour. Ha tolto gli occhialini. Nel suo francese magnifico - senza accenti, senza una parola di troppo - dice cose terribili. Riconquista, il nome del suo partito, «andrà avanti fino a quando la Francia non sarà riconquistata». E ancora: «Ho sentito il grido di un popolo che non vuole morire. Un uomo venuto dal nulla», cioè lui, «ha preso due milioni di voti. Ho commesso molti errori, ma non sono diventato un politico: non ho mai mentito, non ho mai tradito».

 

Poi l'annuncio: Zemmour vota e fa votare Le Pen. Nel frattempo, le moto della polizia hanno scortato Macron in mezzo ai sostenitori. Dopo il discorso ufficiale, il presidente si ferma a parlare con i cronisti. «Se l'estrema destra è così forte, vuol dire che le cose non vanno così bene». Da oggi la campagna ricomincia, Macron è atteso nel Nord, terra lepenista. Meno telefonate a Putin, più strette di mano ai francesi. Il primissimo sondaggio sul secondo turno lo dà in testa: 54 a 46. La vittoria di Marine Le Pen è molto improbabile; non impossibile.

marine le pen al voto

 

2 - LA CHIAVE DELLA VITTORIA È NELLE MANI DEGLI "INSOUMIS"

Cesare Martinetti per “La Stampa”

 

Marine Le Pen non è mai stata così vicina all'Eliseo. Anche se il risultato del primo turno delle presidenziali ha rispettato le previsioni, con Emmanuel Macron in chiaro vantaggio sull'avversaria (28,1 contro 23,2), il secondo turno si presenta equilibrato e dunque incerto. Sarà la ripetizione del ballottaggio di cinque anni fa, quando Macron conquistò la presidenza con il 66,6 per cento dei voti.

 

Ma allora il giovane candidato che si presentava senza bandiere di partito, aveva in poppa il vento della novità e il tradizionale sentimento democratico francese che considerava Le Pen fuori dal perimetro repubblicano.

emmanuel macron dopo il primo turno 2022

 

Oggi è diverso. Per questo ieri sera è subito risuonato più convinto che nel 2017 l'imperativo della tradizione democratica elettorale francese «faire barrage all'extrème droite» (fare diga all'estrema destra), lo hanno detto la gollista Valérie Pécresse, la sindaca socialista di Parigi Anne Hidalgo, il leader "insoumis" Jean-Luc Mélenchon (estrema sinistra), il candidato verde, il comunista. Uno scatto corale d'istinto che in realtà rivela quanto sia consistente lo spettro di una presidenza Le Pen.

 

supporter di melenchon in lacrime

Da parte sua madame ha già incassato l'appoggio dell'uomo che per un po' l'ha anche insidiata nei sondaggi, Eric Zemmour, sostenuto dalla nipote di Marine, Marion Marechal. I due portano in dote alla candidata più del 7 per cento dei voti e si tratta di voti sicuri. Mentre quelli degli altri partiti per Macron, sono molto più incerti e tutti da conquistare.

 

nicolas sarkozy

E infatti il presidente arrivato ieri sera alle 9,30 sorridente davanti ai militanti alla Porte de Versailles, per prima e ultima cosa ha detto: «rien n'est joué, rien n'est gagné». La sua battaglia comincia ora, dopo una campagna elettorale che ha condotto con una certa souplesse fino a pochi giorni dal voto e non senza alterigia avendo rifiutato di dibattere con gli altri candidati, attribuendosi lo statuto istituzionale di monarca repubblicano che gli conferisce la Quinta Repubblica nel ruolo che si è dato lui stesso fin dal 2017 di "Jupiter" del sistema.

 

Ma in attesa del ballottaggio del 24 aprile, il voto di ieri è già storico per due altri dati. Primo: più della metà dei francesi ha votato per candidati "antisistema".

emmanuel macron dopo il primo turno 2022 2

Secondo: la somma dei due partiti storici, gollisti e socialisti, fa 7 per cento. Anne Hidalgo ha preso meno del 2 per cento che equivale a un requiem per il partito socialista. Entriamo dunque in un paradigma politico completamente inedito, dove la bussola impazzisce e l'unico punto cardinale emerso ieri è stato il no a Marine Le Pen.

 

Emmanuel Macron cinque anni fa era apparso a sorpresa sulla scena politica presentandosi come il portatore di un programma né di destra né di sinistra. La politica dei suoi cinque anni di governo sono stati universalmente giudicati di destra. Ora è chiamato a un esercizio acrobatico dall'esito incerto: convincere gli elettori di sinistra a votare per lui. Nel suo primo discorso ha promesso "qualcosa di nuovo".

marine le pen

 

I quindici giorni che ci aspettano saranno fuoco e fiamme di proposte e di promesse, ma con una differenza rispetto al 2017: allora nessuno dei due sfidanti aveva mai governato. Il duello televisivo, unico, che tradizionalmente in Francia si fa il mercoledì prima del voto, fu un'esibizione di erudizione e di competenza, madame Le Pen fu schiacciata dal giovane ex brillantissimo studente delle alte scuole parigine, il risultato fu quasi umiliante per la signora.

 

Tra dieci giorni la musica sarà molto diversa, Macron verrà messo spalle al muro: spettacolo assicurato. Se facciamo la semplice addizione con i dati del voto ieri, Marine Le Pen arriva grosso modo a un sicuro 32 per cento; Macron va un po' oltre. La grande incognita sono i voti degli "insoumis".

 

JEAN LUC MELENCHON

Jean-Luc Mélenchon ha avuto un risultato straordinario, oltre il 21 per cento, ma il suo movimento ha espresso l'opposizione più radicale al presidente per tutti i cinque anni di governo. Un contrasto puntuale e ideale, cominciato fin dal voto al secondo turno del 2017. Le inchieste sui flussi elettorali di allora hanno dimostrato che una parte non preponderante ma significativa degli "insoumis" aveva votato per la Le Pen e il suo programma "sociale" contro il "liberale" Macron. Ieri sera Mélenchon, sperimentato tribuno della gauche, davanti ai suoi militanti ha ripetuto come un mantra «il ne faut pas donner une seule voix à madame Le Pen». Nessun voto a Marine Le Pen. Ma non ha detto che lui voterà per Macron. E questa è la partita dell'Eliseo.

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