enrico letta stefano bonaccini

ENRICHETTO, STAI SERENO - STEFANO BONACCINI AVVISA LETTA SULLA RESA DEI CONTI CHE ARRIVERA' DOPO LE ELEZIONI: “ORA FACCIO CAMPAGNA ELETTORALE, COM' È GIUSTO E DOVEROSO CHE FACCIA. DOPODICHÉ, UN DOMANI, CON CALMA, UNA DISCUSSIONE SULLE CORRENTI E IL LORO CONSENSO REALE ANDRÀ APERTO. E ANCHE SULLA SELEZIONE DELLA CLASSE DIRIGENTE” – SENZA CONTARE IL FALLIMENTARE PIANO DI ALLEANZE DI LETTA, DAL “CAMPO LARGO” CON CONTE ALL’ABBRACCIO (CON RIPUDIO) A CALENDA FINO ALLA RIDOTTA CON DI MAIO, BONELLI E FRATOIANNI…

Francesca Schianchi per “la Stampa”

 

enrico letta stefano bonaccini

«Non guardiamo i sondaggi e occupiamoci poco degli avversari». Tra un impegno istituzionale come presidente della Regione Emilia-Romagna e un'iniziativa Pd di campagna elettorale, Stefano Bonaccini lancia qualche idea su come affrontare il mese che ci separa dalle elezioni. Senza voler sentir parlare del 26 settembre, il day after che potrebbe aprire una resa dei conti dentro al suo partito - «chi parla del 26 vuol dire che ha già dato per certa la sconfitta» - ma promettendo una futura discussione sul «consenso reale» delle correnti e la «selezione della classe dirigente».

 

Partita difficilissima, stando ai sondaggi.

STEFANO BONACCINI ENRICO LETTA

«È difficile, certo. Ma due anni e mezzo fa, quando mi ricandidai alla guida della Regione, avevamo i sondaggi contro, la percezione dei cittadini era quella di una probabile sconfitta: abbiamo ribaltato il risultato».

 

Presidente, in Emilia c'è una solida tradizione di centrosinistra, però. Le elezioni nazionali sono diverse, non crede?

«Ma io non dico "fate come me", dico solo che le previsioni si possono ribaltare. Peraltro, usciamo dall'idea delle "zone rosse": poco prima delle nostre elezioni, avevamo straperso l'Umbria. Non ci sono più luoghi inviolabili».

 

GIUSEPPE CONTE ENRICO LETTA

Questo potrebbe giocare a vostro favore, stavolta.

«Non bisogna essere né spaventati, né preoccupati. Noi guardammo poco i sondaggi e ci occupammo poco degli avversari, anche quando ci chiedevano "quando farete le valigie?": questo consiglierei di fare anche oggi. Fare proposte credibili e affidabili. E sono persuaso che, così, si può convincere almeno una parte dei tantissimi indecisi che ancora ci sono».

 

Ha altri consigli da dare al segretario Letta?

«Letta non ha bisogno di consigli. Ma sa anche lui che abbiamo davanti un mese per fare una proposta al Paese, pochi punti, molto netti. E per mobilitare il territorio, cosa fondamentale».

giuseppe conte enrico letta 1

 

È soddisfatto delle liste?

Lei aveva chiaramente detto «no ai paracadutati in Emilia-Romagna» «E infatti ringrazio il segretario nazionale perché, così come avevo chiesto, quasi tutti i nostri candidati sono riconosciuti e riconoscibili».

 

Quasi tutti?

«Sappiamo bene, ed è giusto, che quando fai un'alleanza anche le forze politiche più piccole devono avere garantiti dei candidati e degli eletti, altrimenti che senso avrebbe una coalizione? Nessuno vorrebbe stare con te».

BONACCINI

 

Ma le liste in generale come le trova?

«Non lo so, conosco quelle della mia regione, spero siano più robuste possibile».

 

Hanno fatto discutere: c'è stato anche un candidato che si è dovuto ritirare. Incidente che si poteva evitare?

«Si è parlato molto delle liste del Pd perché abbiamo presentato le liste in anticipo solo noi».

 

È stato un errore chiuderle presto e lasciare una settimana per discuterne sui giornali?

«No. Anche se forse in quei pochissimi casi in cui c'è stata polemica ci voleva un po' più di attenzione. Affermare che non esista il diritto dello Stato di Israele a esistere significa essere incompatibili con la nostra comunità politica».

 

Quanto hanno pesato le liti tra correnti sulla composizione delle liste?

«Un partito grande, o è plurale o non è. Il Pd è stato fatto nascere per portare culture diverse nello stesso contenitore: ero convinto allora fosse giusto e lo penso ancora. Dopodiché, un domani, con calma, una discussione sulle correnti e il loro consenso reale andrà aperto. E anche sulla selezione della classe dirigente».

stefano bonaccini vaccinato

 

Parla come un candidato segretario Pensa già al congresso?

«È una discussione lontana da me. Ora faccio campagna elettorale, com' è giusto e doveroso che faccia. Se qualcuno pensa che si debba immaginare oggi cosa succederà il 26 settembre, vuol dire che ha già smesso di lottare».

 

D'accordo, ma non sarebbe una novità se si aprisse una crisi dentro al Pd dopo le elezioni, no?

«Ora pensiamo alle elezioni. Questo è un appuntamento molto particolare, contro una destra che non è fascista ma ha tratti poco liberali e antieuropeisti».

calenda letta

 

Non condivide le obiezioni a Giorgia Meloni sul fascismo?

«Punterei sulle nostre proposte più che sul pericolo fascismo: anche perché, se poi vincono, cosa facciamo, chiediamo alla gente di andare in montagna a fare la Resistenza? No, non è quello il punto».

 

E qual è?

«È una destra che tifa Trump, Orban, Bolsonaro, Le Pen. Una destra poco conservatrice e liberale e molto sovranista. Per questo le dico che discutere del dopo 25 settembre è surreale».

 

L'ultima brutta notizia per voi è la rottura con il M5S anche alle Regionali.

tweet letta calenda 4

«Per la seconda volta, un errore di Giuseppe Conte. Scegliere di andare soli nella convinzione di prendere più voti, dopo aver chiamato i cittadini alle primarie, significa fare gli interessi del partito e non del territorio. La stessa logica che ha portato alla caduta del governo Draghi».

 

Lei continua a governare serenamente con il partito di Calenda anche dopo la rottura nazionale?

«La mia coalizione va da Azione-Italia viva a Verdi- Sinistra italiana. Avete mai sentito parlare di crisi della giunta regionale emiliano-romagnola?».

 

Forse sul nazionale è più difficile.

carlo calenda enrico letta

«Noi qui guardiamo al programma, e le poche volte che non abbiamo tutti la stessa opinione affrontiamo il problema e andiamo avanti. Stimo Calenda, ma la contraddizione riguarda solo lui».

 

Anche il suo amico Renzi va per conto suo con Calenda e ogni giorno vi attacca

«Renzi e Calenda hanno sbagliato. Con questa legge elettorale, che spero cambi presto, l'unica alternativa numerica per battere il centrodestra è stare col centrosinistra. Non capisco come si possa non starci, soprattutto nel momento in cui è stato tolto di mezzo il tema che loro brandivano, la presenza del Movimento cinque stelle».

 

Per un mese solo campagna elettorale?

«Ora si fa il massimo per dare una mano a Enrico Letta, a cui noi abbiamo chiesto di tornare da Parigi un anno e mezzo fa. Se ognuno di noi facesse bene ciò che sta facendo, sarebbe già un buon inizio».

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