ernesto maria ruffini

UN ESATTORE PER IL CENTRO – IL DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE ERNESTO MARIA RUFFINI PARLA DEL POSSIBILE “SALTO” IN POLITICA COME LEADER CENTRISTA: “PER IL SALTO HO QUALCHE PROBLEMA, VISTO CHE MI FA MALE IL MENISCO. IL PAESE APPARTIENE A TUTTI E SIAMO TUTTI CHIAMATI AD OCCUPARCENE. NON BISOGNA RESTARE SEDUTI E FARE DA SPETTATORI” – “LA POLITICA NON VA INTESA COME UN TALENT. È ANCHE SBAGLIATA L'IDEA CHE POSSA ESSERCI UN SALVATORE DELLA PATRIA. IO NON SONO UN SALVATORE...”

Mario Ajello per il Messaggero - Estratti

 

ernesto maria ruffini

Benigno Zaccagnini diceva che «la politica è un salto». E aveva ragione: è un salto in alto (scendere in politica: che brutta espressione!) e un salto in lungo, quando la si concepisce come si deve. Cioè come un impegno per il bene comune, non come un atto di presenza o di presentismo, ma come una responsabilità che si prende per costruire il futuro.

 

Per una politica così intesa, sembra davvero pronto Ernesto Maria Ruffini, che prima il Messaggero poi altri giornali indicano come probabile punto di riferimento del mondo cattolico ma non solo cattolico che si pone al centro, per far interagire senza sudditanza i riformisti con il campo della sinistra che è troppo schleinerianamente di sinistra mentre molti moderati non vanno più a votare perché non trovano chi li rappresenti.

 

Ruffini, ora direttore dell'Agenzia delle Entrate, scelto al tempo del governo Renzi ma confermato anche da Meloni, ha fatto capire a tutti - nell'evento organizzato ieri per lui dagli ex Margherita, Guido D'Ubaldo e Giuseppe Fioroni alla Lumsa - che il salto lo farà al tempo giusto e nei modi adatti.

MAURIZIO LEO ERNESTO MARIA RUFFINI

 

Ora confida agli amici, e nelle prime file ce ne sono di pregiatissimi e molto ascoltati come Bruno Tabacci, che la prospettiva è quella del «salto» e loro sono pronti quanto lui sapendo la stima che Ruffini riscuote in ogni ambito di qua e di là del Tevere e nel mondo istituzionale e delle grandi competenze repubblicane - basti pensare che il suo ultimo libro porta la prefazione del presidente Mattarella e un volume precedente ha l'introduzione di Romano Prodi - e anche presso tante realtà dell'Italia profonda che questo civil servant frequenta portando in giro il suo saggio «Uguali per Costituzione», sottotitolo: «Storia di un'utopia incompiuta dal 1948 a oggi», di cui il Capo dello Stato dice: «E' un libro che ci invita a fidarci del futuro». Se ben arato e poi seminato, naturalmente. Insomma?

ernesto maria ruffini ricevimento quirinale 2 giugno 2024

 

Già la presenza di padre Francesco Occhetta, sublime gesuita, uno dei pensatori più profondi del mondo cattolico attuale, e amico di Ruffini, dà la misura della serietà del discorso. Ruffini è dunque pronto all'impegno?

 

Ironizza: «Per il salto ho qualche problema, visto che mi fa male il menisco». Ma si sa come sono fatti i cattolici, un po' dissimulano.

 

E lui si lamenta per la, non richiesta affatto, sovraesposizione mediatica: «La politica non va intesa come un talent show. O come un gioco di società. Ed è anche sbagliata l'idea che possa esserci un salvatore della patria o di una parte politica. Io non sono un salvatore».

Quindi niente salto zaccagniniano? Il salto c'è, eccome, ma guai a stressare le intenzioni: «Il Paese appartiene a tutti e siamo tutti chiamati ad occuparcene.

 

Non bisogna restare seduti e fare da spettatori. Questo è un lusso che non ci si può permettere, se si vuole bene al Paese».

 

Discorso generale, certo, ma basta essere un po' edotti di linguaggio politico e conoscere le vere culture politiche, per arrivare a dire che Ruffini nel campo sta per arrivare.

ERNESTO MARIA RUFFINI

 

E se poi questa sua scelta importante, meditata e molto concepita come sforzo collettivo e non personalistico, e fondata anche su una professionalità da tutti riconosciutagli (basti pensare che, secondo quanto scrisse il quotidiano Il Domani, Renzi si disse disponibile a non far cadere il governo Conte 2 se Ruffini fosse nominato ministro dell'Economia), dovesse portare anche subito la destra di governo a rimuoverlo dal suo incarico all'Agenzia delle Entrate, l'ipotesi viene messa nel conto.

 

Il dramma dell'astensionismo che riguarda anche i moderati che cercano un testo nel contesto e non lo trovano, come fanno notare Fioroni e D'Ubaldo, e Occhetta e la neo-presidente regionale umbra, Stefania Proietti, cattolica molto acclamata in questa platea di cattolici (occhio a Angelino Sanza e a Giuseppe Sangiiorgi, tra gli altri), ha molto a che fare con l'impegno di Ruffini.

ERNESTO MARIA RUFFINI

 

Il quale, citando continuamente Aldo Moro, sembra avere le idee molto chiare. «Serve un metodo» ed è questo: basta con le inutili divisioni «tra Guelfi e Ghibellini» e a «urlare gli uni contro gli altri». Oltre il metodo, la ricetta: «Nessuno ha quella perfetta.

 

ernesto maria ruffini foto di baccoernesto maria ruffini foto di bacco (3)ernesto maria ruffini carlo cottarelli foto di bacco (1)ernesto maria ruffini foto di bacco (5)

(...)

Ultimi Dagoreport

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…

giorgia meloni nomine eni enel terna poste consob leonardo giuseppina di foggia paolo savona cladio desclazi cingolani del fante cattaneo

FLASH – CON LA SCUSA DELLA GUERRA, IL GOVERNO RINVIA LA DISCUSSIONE SULLE NOMINE NELLE PARTECIPATE! LA RIUNIONE TRA I DELEGATI DELLA MAGGIORANZA (LOLLOBRIGIDA-FAZZOLARI PER FDI, PAGANELLA-SALVINI PER LA LEGA E TAJANI-BARELLI PER FORZA ITALIA), PREVISTA PER OGGI, È STATA RIMANDATA A DATA DA DESTINARSI - GLI ADDETTI AI LIVORI MALIGNANO: È UNA BUONA OCCASIONE PER POTER FARE UN BLITZ ALL’ULTIMO MINUTO. IL TEMPO STRINGE: LE ASSEMBLEE VANNO CONVOCATE 30 GIORNI PRIMA PER POTER PROCEDERE CON I RINNOVI…