giorgia meloni matteo salvini viktor orban ursula von der leyen

EUROPEISTA CI E' O CI FA? - LA DOMANDA DI “REPUBBLICA”: “PERCHÉ MELONI E SALVINI HANNO DECISO DI GETTARE ALLE ORTICHE LA MASCHERA MODERATA CON CUI AVEVANO SCELTO DI PRESENTARSI AGLI ELETTORI PER SOSTENERE ORBAN? SE, COME DICE IL CO-FONDATORE DI FRATELLI D'ITALIA CROSETTO, ‘A GIORGIA MELONI DELL'UNGHERIA NON INTERESSA NULLA’, PERCHÉ BUTTARE AL VENTO MESI DI INTERVISTE TRANQUILLIZZANTI AI GRANDI GIORNALI INTERNAZIONALI, DI CONVEGNI E INCONTRI PIÙ O MENO PUBBLICI CON L'ESTABLISHMENT FINANZIARIO, DI MEZZE APOSTASIE COME QUELLA SULLE RADICI FASCISTE DEL PARTITO?”

VIKTOR ORBAN MATTEO SALVINI

Andrea Bonanni per “la Repubblica”

 

Le bugie, come dicono anche le nonne, hanno le gambe corte. Quelle con cui Giorgia Meloni ha cercato di presentarsi all'opinione pubblica internazionale come una europeista liberale non sono arrivate fino alle elezioni. Il voto della Lega e di Fratelli d'Italia nel Parlamento europeo a favore di Orbán e del regime ungherese indicano con chiarezza da quale parte della barricata sta l'estrema destra italiana. Non c'è nulla di male.

 

Si può essere contro la Ue, contro il sistema di garanzie dello stato di diritto, contro le libertà che vengono quotidianamente negate in Ungheria e Polonia, contro il sistema di valori europei.

VIKTOR ORBAN GIORGIA MELONI

 

Nelle vere democrazie, non come quella ungherese, ogni dissenso è legittimo. Basta dirlo. Quello che non si può fare, però, è cercare di conquistare il potere conferito da libere elezioni dissimulando la propria natura e le proprie convinzioni: la democrazia è un campo di gioco sul quale è vietato barare.

 

Ma la vera domanda che dovremmo porci è perché Meloni e Salvini abbiano deciso di gettare alle ortiche la maschera moderata con cui avevano scelto di presentarsi agli elettori. Se, come dice il co-fondatore di Fratelli d'Italia Guido Crosetto, «a Giorgia Meloni dell'Ungheria non interessa nulla», perché buttare al vento mesi di interviste tranquillizzanti ai grandi giornali internazionali, di convegni e incontri più o meno pubblici con l'establishment finanziario, di mezze apostasie come quella sulle radici fasciste del partito?

 

viktor orban incontra matteo salvini a roma

Mario Draghi ha ragione da vendere quando cerca di spiegare a Meloni che «l'interesse nazionale dell'Italia», tanto caro alla leader del cartello di destra, sta nell'alleanza con Paesi democratici come la Francia e la Germania, e non con regimi autoritari come l'Ungheria e la Polonia.

 

Ma forse, per una volta, il capo del governo pecca di ingenuità nell'indicare le evidenti opportunità di tale scelta di campo. L'opportunismo di Meloni e Salvini, infatti, si limita strettamente alla dissimulazione necessaria durante la campagna elettorale. Per il resto, sia l'uno sia l'altra sanno perfettamente di essere pedine cruciali nella sfida globale che ha per posta il futuro delle democrazie liberali. E giocheranno fino in fondo la loro partita.

 

giorgia meloni e viktor orban

Oggi una larga parte del Pianeta, a cominciare dalla Russia e dalla Cina, è impegnato in questo braccio di ferro che si combatte dentro e fuori i confini dell'Occidente. E se gli Stati Uniti sono alle prese con il fantasma incombente di Trump, che ha gestito il ridimensionamento dell'egemonia americana dalla Siria alla Libia all'Afghanistan, l'Europa deve misurarsi con gli amici dell'ex presidente americano a Budapest, a Varsavia, ma anche a Parigi, a Madrid e soprattutto a Roma.

 

viktor orban incontra matteo salvini a roma

La decisione della Commissione, annunciata da Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo stato dell'Unione, di voler lanciare una legge sulla libertà dei media e uno strumento per smascherare le ingerenze esterne nella politica dei Paesi Ue dimostra che Bruxelles è ormai ben consapevole della portata e della natura della sfida in atto.

 

Anche la risoluzione del Parlamento europeo, secondo cui l'Ungheria non può più considerarsi una democrazia, è la riprova che i partiti democratici hanno capito come la sfida lanciata contro il sistema di valori della Ue non debba più essere ignorata. Meloni e Salvini sono parte integrante di questa sfida. Ecco perché non possono, e non vogliono, dissociarsi dal regime di Orbán .

giorgia meloni con viktor orban

 

Del resto la spiegazione data dalla leader di Fratelli d'Italia, secondo cui la condanna del governo ungherese è «politica» e pretestuosa, prefigura già la posizione che un futuro governo delle destre populiste italiane si prepara ad assumere di fronte ai rilievi che gli arriveranno da Bruxelles. È lo stesso atteggiamento vittimista e sprezzante manifestato da Orbán quando ha definito «una barzelletta» la risoluzione del Parlamento.

 

Qualsiasi critica ci verrà dall'Europa, sui conti pubblici come sul blocco navale contro i migranti, sulla tutela delle corporazioni protette come sui condoni fiscali, sarà derubricata, come già fece a suo tempo Berlusconi, ad attacco politico e a complotto anti-italiano. Il rifiuto dell'Europa, per Meloni come per Orbán , comincia dal rifiuto di una sintassi comune di regole e di valori condivisi. Ma l'obiettivo ultimo, che piace a Putin e a Xi Jinping, è il rifiuto della democrazia liberale come sistema di autogoverno dei popoli.

GIORGIA MELONI VIKTOR ORBAN

Ultimi Dagoreport

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…