nichel potanin

FACILE FARE I DURI CON GLI OLIGARCHI CHE NON CI SERVONO: FATELO CON VLADIMIR POTANIN - IL MAGNATE HA 61 ANNI E UN PATRIMONIO VALUTATO SOPRA I 30 MILIARDI DI DOLLARI, GUARDA CASO NON È STATO COLPITO DALLE SANZIONI OCCIDENTALI: IL MOTIVO È CIÒ CHE PRODUCE LA SUA AZIENDA, CIOÈ IL 15% DEL NICHEL E IL 40% DEL PALLADIO USATI NEL MONDO, DUE MATERIE PRIME INDISPENSABILI PER LA FABBRICAZIONE DEI MICROCHIP E DELLE AUTOMOBILI - LA SUA ESENZIONE È UNA BENEDIZIONE PER IL CREMLINO, CHE GRAZIE A LUI STA RIPRENDENDO IL CONTROLLO DI UNA SERIE DI BANCHE...

Paolo Valentino per il “Corriere della Sera

 

vladimir o. potanin

Sono tempi duri per gli oligarchi russi. Le sanzioni occidentali ne restringono la libertà di movimento e congelano i favolosi patrimoni all'estero: ville e yacht sequestrati, carte di credito bloccate, conti bancari irraggiungibili. Gli Stati Uniti, l'Unione europea e il Regno Unito li puniscono per la vicinanza e il sostegno politico e finanziario a Vladimir Putin e alla sua guerra di aggressione.

 

Eppure non tutti gli oligarchi sono uguali, agli occhi dell'Occidente. Ce ne sono alcuni più uguali degli altri. E a fronte dei quasi 40 plurimiliardari sanzionati, ce ne sono almeno altrettanti che rimangono ancora fuori dalla lista nera. Una combinazione un po' ipocrita di valutazioni politiche, economiche e geostrategiche spinge infatti i Paesi occidentali a risparmiarli.

 

vladimir o. potanin e vladimir putin

Di tutti, il caso più clamoroso è quello di Vladimir Potanin, 61 anni e un patrimonio che prima dell'inizio della guerra era valutato sopra i 30 miliardi di dollari, il che fa di lui il secondo uomo più ricco della Russia. Eppure, parliamo di un fedelissimo dello Zar, che ha lealmente appoggiato sin dagli inizi, sempre pronto a esaudirne i desideri e a giocare secondo le sue regole, perfino quando nelle partite di hockey - una delle passioni che condivide con Putin insieme allo sci - bisognava farlo segnare e vincere.

 

vladimir potanin con putin 2

Ma nonostante questo, Potanin continua a viaggiare, godersi i suoi due super yacht, agire sui mercati, anche per conto del Cremlino, come se non ci fosse alcuna guerra. Per completezza d'informazione, il suo nome figura nella lista dei sanzionati approvata da Australia e Canada, ma né gli Stati Uniti, né l'Ue hanno alcuna intenzione di aggiungerlo alle loro. Perché?

 

vladimir potanin con putin 1

La risposta è semplice: Potanin è azionista di maggioranza di Norilsk Nickel, azienda mineraria siberiana che produce il 15% del nichel e il 40% del palladio usati nel mondo, due materie prime indispensabili rispettivamente per la fabbricazione dei microchip e delle automobili.

 

Sanzionarlo rischierebbe di far esplodere il prezzo dei due metalli, con conseguenze devastanti sulle forniture per l'industria automobilistica e quella dei semiconduttori.

 

vladimir potanin 4

L'esenzione di Potanin dalle sanzioni è una benedizione per il Cremlino, che grazie a lui sta riprendendo il controllo di una serie di banche, svendute frettolosamente dai gruppi occidentali che hanno lasciato la Russia dopo il 24 febbraio o da altri oligarchi che hanno osato criticare la guerra.

 

Così, il suo gruppo Interros ha riacquistato Rosbank da Société Générale, cui l'aveva venduta nel 2008. E quando il miliardario russo residente a Londra, Oleg Tinkov, è stato costretto dal Cremlino a vendere il suo 35% della florida Tinkoff Bank per aver definito su Instagram «schifosa» l'azione dell'esercito russo in Ucraina, Potanin è stato pronto a rilevarlo. «Per un prezzo ridicolo, il 3% del suo valore reale», accusa Tinkov.

 

vladimir potanin 2

Nato da una famiglia della nomenklatura comunista, Potanin seguì il padre in una carriera privilegiata da funzionario del ministero del Commercio dell'Urss fino al 1990, anno in cui approfittò del caos della perestrojka gorbacioviana per fondare Interros con un capitale di 10 mila dollari prestatigli da organizzazioni statali. Due anni dopo, la sua Uneximbank diventò banca di riferimento del nuovo Stato russo: da 300 milioni di dollari nel 1992, le sue attività passarono a 2 miliardi nel 1994.

 

nichel fondamentale per i microchip 3

Ma il suo capolavoro lo fece l'anno seguente. Fu lui, infatti, a ingegnare il «furto del secolo», lo schema passato alla storia con il nome di loans for shares, prestiti per azioni.

 

Con Boris Eltsin sempre più impopolare nel Paese e la certa prospettiva di perdere le elezioni del 1996, il gruppo dei sei oligarchi originali «prestò» al governo miliardi di dollari (in realtà depositati nelle loro banche dal governo stesso) ottenendo come collaterali le proprietà statali e sapendo che non sarebbero mai stati ripagati.

 

nichel fondamentale per i microchip 2

Quando il Paese, secondo l'accordo, andò in default sui prestiti, gli oligarchi si ritrovarono proprietari dei pezzi più pregiati dei beni pubblici. A Potanin, mente del piano, toccò appunto la Norilsk Nickel: la pagò 170 milioni di dollari, lo stesso anno in cui l'azienda registrò introiti per 3,3 miliardi di dollari.

 

In cambio, gli oligarchi spesero senza limiti per sostenere la campagna di Eltsin, schierando le loro televisioni, assumendo squadre di strateghi americani o più semplicemente comprando milioni di voti. Eltsin venne rieletto. Come ulteriore premio, Potanin diventò vicepremier, carica che tenne per due anni.

 

vladimir potanin 3

Quando Vladimir Putin arrivò al Cremlino, nel 2000, Potanin giurò fedeltà al nuovo zar, ne accettò il diktat di rimanere fuori dalla politica e fu uno dei pochi oligarchi delle origini a sopravvivere, tenendosi le proprietà e continuando ad arricchirsi.

 

vladimir potanin 1

Fece anche di più, assecondando i sogni di grandezza di Putin: investì per primo in una stazione di sci a Sochi e fu il principale lobbysta della campagna che portò nella città sul Mar Nero i Giochi olimpici invernali del 2014.

 

nichel fondamentale per i microchip 4

Nel frattempo, curava la sua immagine in Occidente, finanziando generosamente l'Università di Oxford e facendosi eleggere a suon di milioni nel board della Fondazione Guggenheim, cariche che ha lasciato dopo il 24 febbraio. Potanin ha cercato anche di «pulire» la reputazione di Norilsk Nickel, una delle aziende più inquinanti del mondo, che nel 2020 con i suoi scarichi ha fatto diventare color amaranto due fiumi in Siberia.

 

nichel fondamentale per i microchip 1

Il disastro gli valse una pubblica reprimenda di Putin e una multa di 2 miliardi di dollari, che versò all'erario russo senza fiatare. Il 24 febbraio Potanin era fra i 40 oligarchi convocati da Putin al Cremlino e non è stato fra quelli che hanno espresso timori per le proprie attività. All'evidenza, si sentiva sicuro. Per lui, niente sanzioni e ancora grandi affari.

Ultimi Dagoreport

marco bucci gianluigi aponte michele brambilla andrea malaguti il secolo

FLASH! - ALL'INDOMANI DEL VIOLENTO SCAZZO CON QUERELA TRA IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA MARCO BUCCI, CHE HA UN'IDEA DELLA LIBERTA' DI STAMPA PARI A QUELLA DI TRUMP, E IL DIRETTORE DEL "SECOLO XIX", MICHELE BRAMBILLA, ANCHE IL RAPPORTO DELL'EDITORE DEL QUOTIDIANO GENOVESE, L'ARMATORE DEI 7 MARI GIANLUIGI APONTE CON IL GOVERNATORE HA COMINCIATO A DECLINARE - PER RISOLVERE LA SITUAZIONE, APONTE HA INCARICATO IL GENERO PIERFRANCESCO VAGO, PRESIDENTE DI MSC CROCIERE, DI PROPORRE LA DIREZIONE ALL'EX DIRETTORE DE "LA STAMPA", ANDREA MALUGUTI (CORTEGGIATO ANCHE DA LEONARDINO DEL VECCHIO PER IL POLO EDITORIALE QN)....

lirio abbate mario orfeo la repubblica

FLASH! – LIRIO ABBATE LASCIA “REPUBBLICA”! - CON LA DIREZIONE DI MARIO ORFEO, NON CI SAREBBERO PIÙ LE “CONDIZIONI PROFESSIONALI” PER CONTINUARE IL LAVORO NEL GRUPPO: “UNA DECISIONE DOLOROSA, MA CHE CONSIDERO INEVITABILE” – NELLA LETTERA DI DIMISSIONI, L'AUTORE DI BOMBASTICHE INCHIESTE ANTI-MAFIA, GIA' DIRETTORE DE “L’ESPRESSO”, FA CAPIRE CHE NON C’È PIÙ SPAZIO PER UN PROGETTO PROFESSIONALE COERENTE CON IL SUO LAVORO - NON C’ENTRA IL CAMBIO DI EDITORE (AL GRECO INTERESSA SOLO LA TV), MA LA DIREZIONE DI ORFEO CHE HA  AZZERATO LO SPAZIO PER INCHIESTE, APPROFONDIMENTI E LAVORI PIÙ STRUTTURATI…

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?