conte speranza

FERMIAMO IL CONTAGIO / 2 - SE IL NUMERO DEI POSITIVI AL VIRUS NON DOVESSE RALLENTARE, IL GOVERNO E’ PRONTO A CHIUDERE TUTTI GLI UFFICI PUBBLICI - LO SCENARIO E’ LEGATO ALL’ANDAMENTO NEI PROSSIMI SETTE GIORNI E AL SUPERAMENTO DELLA QUOTA SEIMILA CONTAGI - A OGGI LA METÀ DEI MALATI È IN LOMBARDIA, ALTRI MILLEDUECENTO SONO FRA EMILIA E VENETO, SEGNO CHE LA ZONA EPIDEMICA È TUTTO SOMMATO ANCORA CIRCOSCRITTA…

Alessandro Barbera per “la Stampa”

 

conte speranza

La prossima soglia dell' allarme è fissata a quota ottomila. Da una settimana a Palazzo Chigi, alla Protezione Civile e al ministero della Salute si controlla la progressione dei numeri ora per ora. Negli ultimi sette giorni il numero dei positivi al test del coronavirus è salito da mille a quattromila. Con la chiusura delle scuole il governo spera di aver arginato l' epidemia, e di aver evitato il peggio soprattutto al Sud, dove il contagio è ancora molto contenuto, ma le strutture sanitarie sono normalmente più inefficienti e con meno posti letto nelle terapie intensive.

 

Tutto ruota attorno a questa preoccupazione: evitare di trovarsi senza spazio libero in quei reparti, gli unici in grado di trattare adeguatamente i casi conclamati. Nelle ultime ventiquattro ore i ricoverati sono saliti da 351 a 462, poco meno del venti per cento delle persone ricoverate con sintomi da coronavirus. Anche in questo caso la progressione è forte: da 1.790 a 2.394.

 

lavoro statali ufficio

Per questo, se nel frattempo le cose non miglioreranno, potrebbe arrivare la misura più drastica per fermare il contagio: lo stop agli uffici pubblici su tutto il territorio nazionale. Lo scenario sui tavoli dell' unità di crisi è il seguente: se di qui a sette giorni i contagiati si fermeranno a quota seimila, vuol dire che le misure di contenimento avranno avuto l' effetto desiderato e la curva potrebbe entrare in una fase discendente.

 

Ad oggi la metà dei malati è concentrato in Lombardia, altri milleduecento sono fra Emilia e Veneto, segno che la zona epidemica è tutto sommato ancora circoscritta. Se viceversa il numero dei malati raddoppiasse e si diffondesse a macchia d' olio in altre Regioni, allora si potrebbe passare alla chiusura generalizzata degli uffici pubblici. La decisione di ieri di ridurre il lavoro dei Tribunali potrebbe essere il primo passo in quella direzione. Per il momento tutti sperano non sia necessario arrivare a tanto.

La decisione è delicatissima, perché significherebbe rallentare ulteriormente la vita delle persone e delle imprese.

 

PRONTO SOCCORSO OSPEDALE CODOGNO

Qua e là c' è chi è già passato dalle parole ai fatti, sollevando polemiche. Accade ad esempio nelle Marche, il cui presidente aveva anticipato la chiusura delle scuole, fermato solo da un' ordinanza del Tribunale amministrativo. Gli sportelli dell' Inps, gestiti territorialmente da un dirigente per Regione, sono stati chiusi del tutto. I sindacati hanno chiesto di riaprirli, contestando il fatto che la misura è stata imposta solo nelle zone rosse di Lombardia e Veneto. L' ente di previdenza gestisce in effetti servizi essenziali a decine di migliaia di persone: pensioni, casse integrazioni, persino le visite dei centri medico legali.

 

scaffali vuoti all'esselunga milano

Gli uffici sono stati sbarrati anche al Comune di Reggio Calabria, dove i funzionari sono disponibili solo per consulenze telefoniche e via internet. Ma per il momento e nella gran parte dei casi le amministrazioni si limitano ad applicare le norme del decreto di Palazzo Chigi che obbliga a misure di prevenzione, non alla chiusura tout court. Ciascuno decide il livello di prevenzione da adottare. Da lunedì a Santa Margherita Ligure si potrà accedere solo al piano terra del Municipio, solo in specifiche fasce orarie e garantendo la distanza di sicurezza. Al Comune di Torino sono stati montati divisori in plexiglas e imposta la distanza minima fra le persone in fila. La Regione Piemonte ha attivato una stanza virtuale per l' attività istituzionale: niente incontri di persona, senza interrompere il lavoro.

ricercatori al lavoro per il vaccino sul coronavirus 2

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