matteo renzi roberto fico

FICO SECCO – IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, EX FREQUENTATORE DEI CENTRI SOCIALI FOLGORATO DALLO SCRANNO PIÙ ALTO DI MONTECITORIO, GIÀ NEL 2018 PROVÒ A TRATTARE CON RENZI MA NON ANDÒ BENISSIMO. L’ALLORA LEADER DEL PD SI OPPOSE ALL’ALLEANZA CON IL M5S – QUALI PRETESE METTERÀ ORA SUL PIATTO MATTEUCCIO? SICURAMENTE LA TESTA DI BONAFEDE, E PROPORRÀ AL SUO POSTO IL NOME DI…

SERGIO MATTARELLA ROBERTO FICO

Ilario Lombardo per “La Stampa”

 

Quando ormai era chiaro che Sergio Mattarella avrebbe tirato fuori il suo nome, Roberto Fico si è confidato con alcuni amici del M5S: «Ora dobbiamo fare le cose bene, seriamente. Non è solo per Giuseppe Conte, se salviamo lui salviamo il Movimento».

 

ROBERTO FICO

Lo definiscono il grillino di sinistra, un tempo ortodosso, il sacerdote della fede movimentista delle origini, ma custodita con la moderazione e la gentilezza dei toni che nel giro di una legislatura lo hanno trasformato, nonostante le apparenze, nella figura più istituzionale della tribù selvaggia e anarchica dei 5 Stelle.

MATTEO RENZI

 

I toni di chi non ha mai vissuto a suo agio nell'egemonia della propaganda spinta dei 5 Stelle e della comunicazione che inghiotte la politica. Chi lo conosce da più tempo sostiene che era predestinato, per carattere e attitudine, a vestire i panni della terza carica dello Stato, anche se ha dovuto imparare a indossare l'abito e il nodo della cravatta è sempre un po' svogliato.

 

Il presidente della Camera ora dovrà buttare una buona dose di camomilla in una coalizione spezzata nei nervi, stremata dalla tensione accumulata nella lotta con Matteo Renzi e nel fallimento della ricerca di un'alternativa. I responsabili non sono spuntati fuori, non abbastanza perlomeno. La verità si misurerà ancora una volta nel perimetro di questa maggioranza lacerata. E non poteva che essere lui, il garante del patto a sinistra, a caricarsi di nuovo il compito di verificare la possibilità di una nuova, riluttante alleanza.

 

roberto fico m5s

Nel 2018 ci provò e non ci riuscì. Il precedente non è di buon augurio, anche perché fu proprio Renzi, sempre lui, allora leader del Pd, a mettersi di mezzo tra il M5S e un governo con il centrosinistra. E Fico sa benissimo che con Renzi non si scherza, che potrebbe rifarlo. Il confronto tra i due sarà il vero momento clou di questa esplorazione.

 

giuseppe conte e roberto fico

Il grillino riceverà da Renzi le prime condizioni per poter sigillare un accordo che al momento non è scontato. La giustizia sarà il primo enorme scoglio, con buona pace dei 5 Stelle che ieri in una nota hanno già chiesto di «sgombrare dal tavolo tutti i temi divisivi». Fico si aspetta quello che tutti si aspettano nel Pd e nel M5S: l'ex rottamatore chiederà la testa del Guardasigilli Alfonso Bonafede e a qualcuno ha già anticipato che proporrà al suo posto il nome del procuratore di Milano Francesco Greco, tra i protagonisti di Mani Pulite, autore delle indagini sul crac Parmalat e più recentemente sulla Lega.

 

Fico Di Battista Di Maio

Un magistrato di alto profilo che non potrà lasciare indifferenti i 5 Stelle. L'obiettivo, evidente, è di spaccare il Movimento tra chi ha la necessità di difendere, anche solo simbolicamente, Bonafede e chi e già pronto a scaricarlo. Da questa casella comincerebbe il risiko del rimpasto che dovrà preludere al Conte Ter. A Palazzo Chigi e tra i partiti della coalizione si azzardano previsioni. Il nome più indigesto come ministro per il Movimento è Maria Elena Boschi.

ROBERTO FICO IN SPIAGGIA SENZA MASCHERINA

 

Renzi lo proporrà, magari alle Infrastrutture, per avere le mani su un capitolo importante del Recovery fund? E se lo farà, dopo aver anche silurato Bonafede, i grillini controproporranno Alessandro Di Battista, altrettanto difficile da accettare per i renziani? E ancora: il senatore di Rignano chiederà un altro ministro dell'Economia, al posto di Roberto Gualtieri, come va dicendo da giorni sventolando il nome di Mario Draghi? Sono domande che Fico si sta già facendo per capire il più possibile in anticipo quali siano i fili che Renzi ha teso per far inciampare gli alleati.

roberto gualtieri teresa bellanova giuseppe conte roberto fico elena bonetti suonano il tamburo 2

Con il presidente del Consiglio Conte si è sentito più volte in questi giorni. Il capo del governo si fida molto di lui e delle sue capacità di mediazione, sente che non è mosso da altre ambizioni o secondi fini, non crede assolutamente a chi gli sussurra che magari Fico è l'uomo giusto al suo posto a Palazzo Chigi, come federatore di un'alleanza che si porta nel dna. Ma ancora di più lo vivono come un punto di riferimento e una garanzia i suoi compagni del M5S.

 

Chi crede che possa sventare i piani per le elezioni anticipate di Nicola Zingaretti, Conte e una parte dello Stato maggiore grillino. E chi vuole ridare centralità al Movimento nel governo. Difenderà la trincea identitaria il più possibile, sostengono. Ma molto, forse tutto, dipenderà da Renzi. Da quali sono i suoi progetti e fino a quanto è disposto a spingersi per realizzarli.

RENZI ZINGARETTI

 

Perché se Fico fallirà, è chiaro che il Quirinale riprenderà la parola e proporrà un governo istituzionale, allargato a Forza Italia, magari con il sostegno esterno della Lega. E il sospetto che sia questo il vero obiettivo di Renzi lo ha Fico, come lo ha Conte e chiunque ai vertici di Pd e M5S. L'ex rottamatore ha già la formula pronta da proporre, confidata ai colleghi di Iv: «Marta Cartabia premier e Mario Draghi ministro del Tesoro, che ne dite?».

mattarella fico casellatifico grillo di maio

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