marine le pen eric ciotti jordan bardella

FIGLI DI PETAIN – LA SCELTA DEL PRESIDENTE DEI “REPUBLICAINS” FRANCESI, ERIC CIOTTI, DI ALLEARSI CON MARINE LE PEN SPACCA IL PARTITO GOLLISTA, CHE FU FONDATO PROPRIO PER OPPORSI ALLA REPUBBLICA DI VICHY DI PETAIN E AI COLLABORAZIONISTI CON I NAZISTI: 45 DEPUTATI DI CENTRODESTRA SU 61 SONO CONTRARI E CHIEDONO A CIOTTI DI ANDARSENE DAL PARTITO. SEMBRANO ESSERE SULLA BUONA STRADA: IL LEADER HA ORDINATO LA CHIUSURA DELLA SEDE DEL PARTITO, E NON PARTECIPERÀ ALLA RIUNIONE DI OGGI POMERIGGIO - MACRON: “LA DESTRA REPUBBLICANA VOLTA LE SPALLE A DE GAULLE”

ERIC CIOTTI

FRANCIA, CIOTTI ORDINA LA CHIUSURA DELLA SEDE RÉPUBLICAINS

(ANSA) - Rischia di degenerare la situazione a Parigi alla sede dei Républicains, i cui principali dirigenti sono in disaccordo con l'intesa elettorale del presidente Eric Ciotti con il partito di Marine Le Pen. Dopo il rifiuto di partecipare all'ufficio politico che potrebbe destituirlo, Ciotti ha infatti deciso di far chiudere la sede del partito, secondo Le Parisien. Tutti i dipendenti hanno ordine di lasciare gli uffici entro mezzogiorno: "E' impazzito, io resto" ha dichiarato un dipendente del partito di alto livello.

 

MARINE LE PEN E GIORGIA MELONI COME LE GEMELLE DI SHINING - MEME BY SIRIO

MACRON, 'CIOTTI HA FATTO UN PATTO COL DIAVOLO'

(ANSA) - Il segretario dei Républicains, Eric CIotti, ''ha fatto un patto col diavolo'': lo ha detto il presidente francese, Emmanuel Macron, riferendosi alla controversa (e contestatissima) apertura fatta dal segretario dei Républicains, Eric Ciotti, al Rassemblement National di Marine Le Pen, in vista delle elezioni politiche anticipate del 30 giugno e del 7 luglio.

 

CIOTTI CONTESTA I BIG DEL PARTITO, NON SARÀ ALLA RIUNIONE

GIORGIA MELONI - EMMANUEL MACRON - MEME BY OSHO

(ANSA) - Eric Ciotti non parteciperà oggi pomeriggio all'ufficio politico dei Républicains, convocato per le 15. La stragrande maggioranza dei partecipanti all'ufficio politico, fra cui la totalità dei dirigenti, vorrebbero le dimissioni di Ciotti dalla presidenza del partito dopo l'annuncio con l'alleanza con l'estrema destra. Ciotti non sarà presente, come si legge in un comunicato in cui contesta il mancato rispetto delle procedure. Secondo gli esperti, l'ufficio politico non potrà destituire Ciotti in sua assenza, ma potrebbe - se la decisione verrà presa - escluderlo e ritirargli la tessera di aderente.

 

EMMANUEL MACRON IL 25 MAGGIO NEGA DI VOLER SCIOGLIERE IL PARLAMENTO IN CASO DI SCONFITTA ALLE EUROPEE

MACRON, 'DESTRA REPUBBLICANA VOLTA LE SPALLE A DE GAULLE'

(ANSA) - "La destra repubblicana, almeno colui che la guida, si è alleata per la prima volta con l'estrema destra. E parlo dell'estrema destra, del Rassemblement National, voltando le spalle in poche ore all'eredità del generale de Gaulle, di Jacques Chirac e di Nicolas Sarkozy". Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron, nella conferenza stampa in corso a Parigi.

 

MACRON,'SE I FRANCESI HANNO PAURA DI ESTREMA DESTRA, REAGISCANO'

De Gaulle

(ANSA) - Il presidente francese Emmanuel Macron ha assicurato di non voler "consegnare le chiavi del potere all'estrema destra nel 2027", data delle prossime presidenziali. "Voglio che ci sia un governo - ha detto in una conferenza stampa a Parigi - che possa agire per rispondere alla rabbia, alle emergenze" dei francesi. "Se le persone hanno paura" che venga nominato un primo ministro di estrema destra, "allora la reazione devono averla adesso!".

 

«ACCORDO CON LE PEN» MA IL LEADER DEI GOLLISTI MANDA IN CRISI IL PARTITO E MARION «GELA» LA ZIA

Estratto dell’articolo di S. Mon. per il “Corriere della Sera”

 

Da mesi la linea politica di Eric Ciotti, presidente dei Républicains, era indistinguibile da quella di Marine Le Pen o ancora di più di Eric Zemmour, a colpi di lotta al «politicamente corretto», alla «grande sostituzione» e in favore della «preferenza nazionale» […] . Ma quando ieri […] ha annunciato «l’alleanza con il Rassemblement national e i suoi candidati», Ciotti ha provocato un terremoto, secondo solo alle elezioni anticipate indette domenica sera da Macron.

 

PHILIPPE PETAIN

[…] Ciotti era atteso al varco da tempo. Troppo identitario e anti-immigrati per rappresentare davvero l’eredità gollista del partito, troppo affascinato dall’Italia e dalla sua unione delle destre, troppo ambizioso per lasciarsi scappare l’occasione di vincere le prossime elezioni e magari conquistare un ministero di peso.

 

E infatti, nel partito che ha cambiato tanti nomi ma è pur sempre quello dei presidenti De Gaulle, Pompidou, Chirac e Sarkozy, Ciotti è il primo leader a rompere il «cordone sanitario» anti-Le Pen e a scegliere l’alleanza con il Rassemblement national, che a sua volta ha cambiato nome ma è pur sempre il partito fondato dagli ex collaborazionisti di Petain e dai nostalgici dell’Algeria francese, insomma il partito che almeno alle origini era quello dei nemici di De Gaulle.

 

Nel caos di queste ore […] la mossa di Ciotti ha fatto gridare alla vergogna, tra gli avversari politici e anche nel suo stesso campo. Notevole l’azione di Sandrine Rousseau, la molto mediatica deputata ecologista e femminista, che è andata ad affrontare Ciotti davanti alla sede dei Républicains, in rue Vaugirard a Parigi, mentre lui parlava in diretta alle telecamere. «Si vergogni monsieur Ciotti! — ha detto Rousseau entrando dentro l’inquadratura —, lei non è degno del nome scritto sulla facciata del vostro palazzo», poi se n’è andata.

 

ERIC CIOTTI

Ma se l’indignazione della sinistra e anche quella dei macronisti — «Ciotti firma gli accordi di Monaco», dice un altro «italiano», il Guardasigilli Eric Dupond-Moretti — era scontata, la dissociazione dei colleghi di partito è più fastidiosa. Prendono subito la parola i presidenti di regione.

 

Laurent Wauquiez (Rhone-Alpes): «No a un salto nell’ignoto». Xavier Bertrand (Hauts-de-France): «Il Front National (sic) mai, né oggi, né domani, né dopodomani». Poi i capogruppi parlamentari dei Républicains chiedono a Ciotti di andarsene lui dal partito, invece che trascinarlo nel disonore, e alla fine, in serata, secondo i conti di Libération , i deputati anti-Ciotti sono ben 45 su 61.

 

MARION MARECHAL LE PEN ERIC ZEMMOUR

Ma il «fronte repubblicano» anti-RN ormai è rotto, Ciotti ha spaccato il partito e provocato una probabile scissione. Nei prossimi giorni proverà comunque a fare cambiare idea ad almeno una ventina di deputati: quanti basterebbero, forse, a conquistare la maggioranza assoluta in caso di nuova, grande vittoria di Bardella e Le Pen.

 

brigitte macron con emmanuel - meme by osho

Poi c’è lo psicodramma famigliar-politico di Marion Maréchal, che prima annuncia l’accordo del partito Reconquête con il RN di sua zia Marine, poi fa retromarcia: a intesa già siglata, Jordan Bardella le ha chiarito che però Eric Zemmour non poteva farne parte. Troppo estremo, troppo pericoloso, il RN non ha fatto tutta la fatica di sbarazzarsi del fondatore Jean-Marie Le Pen per mettersi in casa un condannato per ingiurie razziste. Marion Maréchal, pur da tempo in rotta con Zemmour, preferisce non abbandonarlo. L’accordo RN-Reconquête salta, almeno per adesso.

MILITANTI DEL RASSEMBLEMENT NATIONALIL DISCORSO ALLA NAZIONE DI EMMANUEL MACRON DOPO LE EUROPEETHE ECONOMIST - COPERTINA CON URSULA VON DER LEYEN, GIORGIA MELONI E MARINE LE PEN - LE TRE DONNE CHE PLASMERANNO L'EUROPA DE GAULLEPHILIPPE PETAIN chrales de gaulleERIC ZEMMOUR MARION MARECHAL LE PEN PHILIPPE PETAIN E HITLERmarion marechal le penGIULIO ANDREOTTI CON DE GAULLEmarine le pen a viva24, la convention di vox a madridkonrad adenauer e charles de gaulle 1ERIC CIOTTImarine le pen vota per le elezioni europee 2024

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI