guido crosetto giorgia meloni salvatore luongo mario cinque

ALLA FINE HA VINTO CROSETTO - SALVATORE LUONGO SARÀ IL NUOVO COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI. LO HA DECISO IL CONSIGLIO DEI MINISTRI - LA NOMINA È STATA OGGETTO DI SCAZZO TRA IL MINISTRO DELLA DIFESA E GIORGIA MELONI, CHE SU INPUT DI MANTOVANO E FAZZOLARI AVREBBE PREFERITO MARIO CINQUE, PER NON DARLA VINTA A CROSETTO– MA IL GOVERNO NON AVEVA ALTERNATIVE: SE LUONGO NON FOSSE STATO NOMINATO OGGI, SI SAREBBE APERTO UN CASO POLITICO...

1. CDM, LUONGO IL NUOVO COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI 
(ANSA)
-  Il Consiglio dei ministri, a quanto si apprende, ha dato il via libera alla nomina di Salvatore Luongo come comandante generale dei carabinieri. Luongo, attualmente vicecomandante generale, prenderà il posto di Teo Luzi. 

 

2. NUOVO COMANDANTE DEI CARABINIERI VERSO UN’INTESA SUL NOME DI LUONGO

Estratto dell’articolo di Gabriella Cerami e Giuliano Foschini per “la Repubblica”

 

GUIDO CROSETTO - VERTICE NATO

L’appuntamento era fissato già da tempo: oggi il governo dovrebbe nominare il nuovo comandante generale dei Carabinieri. Salvatore Luongo, vice in carica, è il nome su cui il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha puntato sin dal principio.

 

 La partita però non è ancora del tutto chiusa. «Diciamo 70 e 30», spiega chi ha parlato con il ministro facendo intendere che non si può dare nulla per scontato […].

 

SALVATORE LUONGO

[…] se oggi il cdm non dovesse scegliere Luongo si aprirebbe un delicatissimo caso politico, con la sconfessione del ministro della Difesa e una serie di conseguenze a catena. Ecco perché c’è chi pensa a un’alternativa. La più semplice: prendere tempo.

 

La nomina potrebbe non essere inserita nell’ordine del giorno e tutto verrebbe rimandato di qualche giorno nella speranza di trovare un accordo.

 

Non sarebbe però un atto indolore: venerdì infatti è in calendario il passaggio di consegne, perché scade il mandato del numero uno uscente, il generale Luzi. E sarebbe clamoroso se non ci fosse ancora il sostituto.

 

alfredo mantovano giorgia meloni

C’è un precedente, è vero, sotto questo governo: quando alla Guardia di finanza è scaduto il mandato di Giuseppe Zafarana non era stato ancora scelto il nuovo comandante. Ci fu allora un passaggio “provvisorio” al suo vice, Andrea De Gennaro, che poi, al termine di un braccio di ferro tutto interno alla maggioranza, è diventato comandante.

 

Si disse allora che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non era convinto della scelta di De Gennaro. E a metterla sul tavolo e a difenderla era stato proprio Mantovano. Lo stesso meccanismo che, secondo le ricostruzioni di questi mesi, si starebbe ripetendo con la nomina del comandante dell’Arma (a proposito: se tutto fosse rimandato, il sostituto pro tempore di Luzi sarebbe proprio Luongo).

 

mario cinque

Crosetto però in queste settimane è stato molto chiaro. «Quando la nomina sarà ufficializzata, capirete - ha detto ieri a chi gli chiedeva - che con la premier c’è la massima condivisione già da una settimana».

 

In realtà, proprio una settimana fa il ministro della Difesa avrebbe ricordato per iscritto che la scelta del comandante dei carabinieri […] arriva sì con un decreto del presidente della Repubblica, dopo una deliberazione del consiglio dei ministri. Ma la proposta spetta unicamente al ministro, sentito il capo di stato maggiore della Difesa.

 

Quella lettera non era solo un passaggio formale. Ma una risposta politica a chi – dentro il governo e anche a Chigi – lo aveva accusato di non voler condividere la scelta con i colleghi.

 

GUIDO CROSETTO - GIORGIA MELONI

«Non se ne voglia Guido, ma è il cdm che deve deliberare», dicevano proprio da FdI ricordando, con malizia, l’incarico di capo dell’ufficio legislativo al ministero della Difesa che Luongo aveva ricoperto con i ministri del Pd, Roberta Pinotti e Lorenzo Guerini. […]

 

3. SCONTRO FINALE SULL’ARMA DEI CARABINIERI: CROSETTO E MELONI ALLA RESA DEI CONTI

Estratto dell’articolo di Stefano Iannaccone per “Domani”

 

giorgia meloni e giovanbattista fazzolari

Il tempo dei rinvii è finito. […] Dal consiglio dei ministri di martedì 12 novembre è atteso il nome del nuovo comandante dei carabinieri, che decreterà il vincitore e lo sconfitto tra il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, supportata dai fedelissimi sottosegretari, Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.

 

La battaglia è tutta politica, dentro Fratelli d’Italia, e sta complicando l’iter di un passaggio di consegne ordinato per un corpo cruciale nella vita del paese. I tre nomi in campo, quelli dei generali Salvatore Luongo, Mario Cinque e Riccardo Galletta godono della stima dei vertici istituzionali, Quirinale compreso.

 

GUIDO CROSETTO CON LORENZO GUERINI AL COPASIR

[…] Di sicuro il mandato di Teo Luzi scadrà nelle prossime ore e bisogna individuare una soluzione, perché il 15 novembre è in calendario la cerimonia di commiato. […] Crosetto ha proposto Salvatore Luongo, diventato vicecomandante generale dallo scorso giugno, proprio su indicazione – avallata dal governo – del ministro della Difesa.

 

Già nelle scorse settimane il co-fondatore di Fratelli d’Italia ha espresso la propria idea sulla promozione di Luongo. E non si è spostato di un centimetro nonostante le resistenze tra i colleghi di governo: vuole esercitare la funzione che spetta, ossia indicare il nuovo numero uno dell’Arma.

 

GIORGIA MELONI GIOVANBATTISTA FAZZOLARI

[…] Mantovano ha perciò caldeggiato la candidatura di Mario Cinque, attuale capo di stato maggiore dei carabinieri, subentrato nel 2021 proprio a Luzi con cui vanta un solido rapporto. Secondo il sottosegretario sarebbe la garanzia di una continuità con la gestione Luzi.

 

L’asse Mantovano-Meloni ha un altro nome su cui puntare: Riccardo Galletta, attualmente a capo del comando Pastrengo (Nord Italia), già vicecomandante generale dell’Arma, sostituito in quella casella da Luongo pochi mesi fa. Non viene considerato un vero terzo incomodo, bensì un’altra opzione offerta da palazzo Chigi, grazie alla sponsorizzazione di Mantovano d’intesa con il Vaticano. Galletta è visto con favore da Oltretevere. Sul suo nome e su Cinque, da parte di Meloni e i suoi sottosegretari, non c’è un ordine di preferenza.

 

GUIDO CROSETTO ALFREDO MANTOVANO

Ma su un punto sono concordi nell’esecutivo: ai tre generali viene riconosciuto lo spessore professionale per approdare al vertice dell’Arma. Tanto che il Quirinale è preoccupato più dall’ennesimo scontro sulle nomine per i vertici militari e non per quale candidato la spunterà. Sta andando in onda il bis di quanto accaduto lo scorso anno con la Guardia di finanza al termine del mandato di Giuseppe Zafarana. Alla prova dei fatti, lo spettacolo è stato praticamente uguale. […]

giovanbattista fazzolari giorgia meloni

guido crosetto sergio mattarella festa delle forze armate foto lapresse

salvatore luongo

MARIO CINQUE - JIMMY AMATO - MARIO PARENTE

gianni letta salvatore luongo foto di baccoguido crosetto vota alle elezioni europee 2024GUIDO CROSETTO

 

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…