christine lagarde euro

FINO A QUANDO CI PARERÀ IL CULO LA BCE? – DOPO LA DECISIONE DI SPAGNA E PORTOGALLO DI PRENDERE SOLO I SUSSIDI DEL RECOVERY FUND (E NON I PRESTITI) I FALCHI INIZIANO A INCAZZARSI – IN PRIMA LINEA TRA I DISSIDENTI NON C’È (PER ORA) IL TEDESCO WEIDMANN, MA I SOLITI OLANDESI – SENZA L’OMBRELLONE DELLA LAGARDE CADREBBE OGNI ALIBI E CI TOCCHEREBBE PRENDERE IL MES…

CHRISTINE LAGARDE

Alessandro Barbera per “la Stampa”

 

La pacchia - chiamiamola così - non poteva durare all' infinito. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la decisione di Madrid e Lisbona sul Recovery Fund: sì alla quota di contributi a fondo perduto, no ai prestiti. E così all' ultima riunione del Consiglio della Banca centrale europea tre governatori hanno preso la parola per squarciare il velo dell' ipocrisia.

 

PEDRO SANCHEZ GIUSEPPE CONTE

Il ragionamento dei dissidenti è più o meno questo: perché Spagna e Portogallo possono permettersi di rifiutare quei fondi? E perché l' Italia non sente il bisogno di attingere al salva-Stati? Ciò è possibile grazie alla Bce, che si sostituisce al mercato e acquista titoli che diversamente pagherebbero ben altri rischi e interessi. Per quanto tempo ancora possiamo permetterci questo stato di cose? Fino a quando far crescere il debito pubblico di questi Paesi?

 

Klaas Knot

La domanda - a quanto pare formulata per prima dal governatore olandese Klaas Knot - ha fatto calare il gelo fra i presenti. Tutti gli analisti sono ormai certi che alla prossima riunione del dieci dicembre Christine Lagarde confermerà la necessità di allargare il piano anti-pandemia di acquisti oltre la scadenza del 30 giugno 2021.

 

GIUSEPPE CONTE ANTONIO COSTA

Una data cruciale anzitutto per l' Italia, che con un debito al 160 per cento è vicino alla soglia non sostenibile senza forti tassi di crescita dell' economia. Eppure la vicenda di Spagna e Portogallo ha tracciato una linea difficile da cancellare. Fino a pochi giorni fa si scommetteva su un allargamento del piano anti-pandemia (Pepp) per 500 miliardi di euro, un programma che - questa la caratteristica principale - permette gli acquisti in maniera discrezionale, fuori dalla regola che impone di non superare la quota di capitale detenuta da ciascun Paese.

ISABEL SCHNABEL

 

Ora nelle conversazioni telefoniche fra i governatori si discute su quanto sia utile concentrarsi solo su questa misura: c' è chi preme perché la nuova liquidità venga messa anche a disposizione del boccheggiante sistema bancario europeo.

 

Secondo quanto ricostruito dalla Stampa nella prima linea dei dissidenti non ci sarebbe il governatore della Bundesbank Jens Weidmann, tuttora allineato ad Angela Merkel e alla necessità di non mettere in difficoltà i Paesi mediterranei in un momento così delicato.

christine lagarde jens weidmann

Eppure i segnali di disagio iniziano a notarsi anche a Berlino. Li si coglie nelle risposte ad un' intervista apparsa ieri sera sull' Handesblatt a Isabel Schnabel, l' economista tedesca voluta dalla cancelliera nel consiglio direttivo della Bce.

 

Le decisioni prese a livello europeo sono sufficienti? C' è bisogno di fare altro? «E' importante che i piani di aiuto vengano portati fino in fondo, in particolare il Recovery». E ancora: siamo vicini alla creazione di un' Europa federale?

 

Klaas Knot 2

«E' cruciale che i fondi vengano utilizzati per gli investimenti necessari a stimolare la crescita. Diversamente l' integrazione europea farebbe passi indietro e gli euroscettici potrebbero vendicarsi». Come sempre per comprendere i banchieri centrali occorre cogliere anzitutto quel che non dicono. Qui il non detto è rilevantissimo: prima di discutere se e come allargare il piano di acquisto titoli della Bce, la Commissione europea e le cancellerie devono mettersi d' accordo e rendere disponibili gli aiuti a disposizione per i singoli governi.

 

CONTE E MERKEL

Persino i più rigoristi oggi ammettono che la spesa pubblica in deficit è l' unica strada per evitare il peggio. Ma c' è un limite non valicabile. Gli economisti lo chiamano «finanziamento monetario dell' economia», ovvero la creazione di liquidità necessaria a sostenere la spesa pubblica in deficit. Fino a pochi anni fa per i tedeschi era un tabù, ora vorrebbero almeno salvare le apparenze. Il sostegno di Francoforte non durerà all' infinito, e per l' Italia prima o poi tutto questo sarà un guaio.

Klaas Knot 1

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)