raffaele fitto ursula von der leyen

FITTO SARÀ TORCHIATO MA NON BOCCIATO (A MENO DI COLPI DI SCENA) – IL 12 NOVEMBRE IL MELONIANO CHE HA OTTENUTO LA VICEPRESIDENZA ESECUTIVA DELLA COMMISSIONE SARÀ SOTTOPOSTO ALL'AUDIZIONE AL PARLAMENTO EUROPEO. E NON SARÀ UNA PASSEGGIATA - CHE FARANNO I SOCIALISTI? DOPO FITTO, SARÀ ESAMINATA LA “LORO” COMMISSARIA TERESA RIBERA. ED È MEGLIO NON AFFONDARE IL COLPO PER EVITARE RITORSIONI – IL POSSIBILE COMPROMESSO? AGGIUNGERE ALLA COMMISSARIA ROXANA MÎNZATU UNA DELEGA AL LAVORO...

Estratto dell’articolo di Francesca De Benedetti per “Domani”

 

RAFFAELE FITTO - MEME BY EDOARDO BARALDI

Sono cominciate questo lunedì le audizioni dei commissari europei designati, ma il punto sul quale si scaricheranno tutte le tensioni politiche è il 12 novembre. Anche in questo l’Italia con Meloni ha raggiunto l’Ungheria di Orbán: oltre al controverso commissario orbaniano in cerca di riconferma, Olivér Várhelyi, il nome sul quale si concentra lo scontro è quello del meloniano Raffaele Fitto.

 

Il fatto che gli venga assegnata una vicepresidenza esecutiva diventa la linea di faglia di uno slittamento degli equilibri verso la destra estrema, con la quale sia i Popolari europei che la presidente von der Leyen stessa stanno giocando sempre più di sponda. Fitto è quindi il più chiacchierato, citato, contestato di tutto il ciclo di audizioni. Non significa che rischi la bocciatura.

 

IL PUNTO DI CADUTA

URSULA VON DER LEYEN E I NUOVI COMMISSARI UE A BRUXELLES

La composizione della commissione che ne deciderà le sorti – quella per lo sviluppo regionale (Regi) – prelude a un atterraggio relativamente morbido: di meglio l’ex democristiano non avrebbe potuto pensare. Il suo corregionale pugliese Francesco Ventola, da lui sostenuto in campagna elettorale, è stato piazzato come vicepresidente da Ecr. Pure come coordinatore (servono i due terzi dei coordinatori perché un commissario passi) Ecr ha messo una faccia amica per Fitto, Denis Nesci.

 

RAFFAELE FITTO GIORGIA MELONI

Il coordinatore dei socialdemocratici è uno spagnolo, che non vorrà creare intoppi a Teresa Ribera, da audire dopo il meloniano. E quanto al Pd, in quella commissione siede un ex democristiano, Raffaele (detto “Lello”) Topo, politico non di primo pelo e verosimilmente non di rivoluzioni anti Fitto.

 

«Non credo che lui farà errori in audizione e non ci sono problemi sulla sua persona, che rispetto», dice infatti Topo a Domani. «Il tema è tutto politico, sulla vicepresidenza, e quello dovrà scioglierlo la coalizione».

 

Fosse per i Verdi europei, che in estate si erano offerti a von der Leyen come stampella alternativa ai meloniani, bisognerebbe almeno rivedere le deleghe, l’indigesta vicepresidenza esecutiva. Ma l’ipotesi di sfilarla è annoverabile al momento come ottimismo della volontà, senza che ci sia neppure la volontà.

 

Oliver Varhelyi Viktor Orban

Certo, c’è chi giura «mai vicepresidenze all’estrema destra», come il francese Raphaël Glucksmann; ma la capogruppo dei socialdemocratici, Iratxe García Pérez, ha come priorità l’approvazione dell’altra vicepresidente, Ribera, sancheziana come lei, e finora ha dato prova di non amare il rischio.

 

Quale sarà allora il punto di caduta? La dinamica delle audizioni entra nel vivo adesso: il finale non può essere già scritto. Ma se si parla con garanzia di anonimato, tra i socialdemocratici c’è chi si accontenterebbe di «aggiungere alla ventura commissaria socialista Roxana Mînzatu una esplicita delega al Lavoro» (il che non sarebbe un progresso, ma evitare l’arretramento portato da von der Leyen nel suo bis).

 

Insomma, aggiungere ai socialisti più che sottrarre a Fitto. E tra i pidini Ue nello specifico, autorevoli esponenti riterrebbero già uno scalpo «che Fitto dichiarasse valori europeisti che contraddicano quelli della premier». […]

 

FITTO COME SPARTIACQUE

ursula von der leyen giorgia meloni - foto lapresse

Nel 2021, quando era capogruppo dei Conservatori europei, proprio Fitto ha costruito l’alleanza tattica tra meloniani e Popolari, aprendo un canale di dialogo costante con il leader del Ppe Weber e con von der Leyen; è stato lui il pontiere di Meloni a Bruxelles, e da commissario ne sarà il parafulmine.

 

Eppure chi ne contesta il futuro ruolo – data anche l’opera di mascheramento di Fitto che si dichiara europeista sin dai suoi inizi «nella Democrazia cristiana» – non fa leva su questo; significherebbe ricordare che all’epoca (a gennaio 2022) i socialisti hanno accettato i frutti di quell’alleanza tra Fitto e Weber, dando una vicepresidenza di Parlamento Ue a Ecr. La contestazione del fronte progressista è tutta concentrata sull’esito presente di una deriva lunga.

 

Iratxe Garcia Perez

E l’esito presente è che von der Leyen, dopo aver messo in cassaforte la propria rielezione, è andata ai vertici sui migranti di Meloni; e il Ppe, dopo essersi appoggiato alla maggioranza tradizionale quando serviva, ha votato non solo con Ecr ma pure coi Patrioti e con AfD quando faceva comodo. Lo ha fatto di recente per garantire che l’audizione di Fitto fosse prima di Ribera, o votando con le destre estreme un emendamento sui centri migranti in stile Albania.

 

raffaele fitto ursula von der leyen

[…]  Intanto Weber sposta la soglia sempre più in là. «Maggioranza sui dossier», «maggioranze variabili», «doppio forno»: i nomi dati sono tanti, il meccanismo è sempre quello; appoggiarsi alla destra estrema quando fa comodo al Ppe, che ha già la maggioranza dei commissari. Perciò l’assegnazione di una vicepresidenza esecutiva a un meloniano è un segnale – e un nodo – politico.

Iratxe Garcia PerezGIORGIA MELONI RAFFAELE FITTO

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…