pietrangelo buttafuoco

UN GALLI CUCINATO A BUTTAFUOCO LENTO - ''A LEGGERE GALLI DELLA LOGGIA, TRE SAREBBERO I PROBLEMI DELLA DESTRA IN ITALIA: IL FASCISMO, L'ESTABLISHMENT E LA CHIESA. A CAUSA DI QUESTI LIMITI, LA SINISTRA VINCE PUR NON ESSENDO MAGGIORANZA NEL PAESE. MA IL FASCISMO NON FU FASCISTA PER COME LO S’INTENDE CON GLI STRUMENTI PAVLOVIANI DELLA RETORICA DI STATO, SICURAMENTE NON FU DI DESTRA. CHE OGGI NON AVREBBE UN NOME PER IL QUIRINALE, E INVECE ECCOLI…''

Pietrangelo Buttafuoco per ''il Fatto Quotidiano''

 

 

ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA

Tre sarebbero i problemi della destra in Italia: il Fascismo, l’establishment e la Chiesa. Sono problemi nel senso che la destra – i cui limiti ed errori fanno vincere la sinistra che, di suo, non è maggioranza nel Paese – non li risolve mai. E dunque: staccarsi dal Ventennio, avere un rapporto organico con le élite che controllano il sistema e rapportarsi, infine, col Vaticano al quale questa destra, sembra essersi capovolta nel sembiante al punto di sostituire nell’immaginario il comunismo contro cui, l’allora pontefice regnante, nel 1948 alzò la Diga.

 

 

I tre problemi di cui sopra sono stati elencati da Ernesto Galli della Loggia in un interessante fondo pubblicato, giovedì scorso, sul Corriere della Sera. Sul primo, si sa, c’è il grande equivoco: pensare il fascismo come espressione per antonomasia della destra. Tutti quelli che sono schierati contro il pensiero corrente, dunque contro la sinistra, sono considerati – annota Galli della Loggia – “battistrada del fascismo”.

 

pietrangelo buttafuoco

E, infatti, Amintore Fanfani è Fanfascista, Bettino Craxi è disegnato con gli stivali del Duce, perfino Silvio Berlusconi – come nelle copertine dell’Espresso – è in orbace e Indro Montanelli, ancora prima di essere accolto alle Feste dell’Unità, è solo un basco nero cui sparare a vista. Un fascista, appunto.

 

FORATTINI SU FANFANI IL TAPPO E SALTATO

Il primo dei problemi si risolve studiandolo: il fascismo non fu fascista per come lo s’intende con gli strumenti pavloviani della retorica di Stato. Fu prassi che visse e si contraddisse nel preciso contesto di un’Italia ormai conclusa: in avvio di modernità – fa testo il lascito di scienza, urbanistica e tecnologia – e nel pieno dell’ideologia sociale e socialista. Tutt’altro che destra, comunque.

MEME DI SALVINI E BERGOGLIO

 

 

Il terzo dei problemi impegna più il soggetto mugugnante – la Chiesa – che i mugugnati, ossia i destri. I vescovi di oggi, e il Papa con loro, non saprebbero che farsene di un Giovannino Guareschi, non gli chiederebbero – come fece a suo tempo Giovanni XXIII – di redigere un catechismo. E infatti la cristianità rifulge più tra le cupole a cipolla del Cremlino, un tempo casa dell’Anticristo, che nelle parrocchie d’Italia.

 

 

Il secondo dei problemi è più interessante: “La destra”, scrive Galli della Loggia, “è poco o nulla radicata nell’establishment del Paese”. Il problema è un problemone, se ne deduce, perché questa destra si trova nella condizione di non avere un solo nome – si legge ancora nel fondo del Corriere – “di nomi significativi per incarichi di prestigio come quello fondamentale della presidenza della Repubblica”.

giulia bongiorno carlo nordio

 

 

Sicuro sia così? Se c’è stata fretta – e furia – nell’imbastire col Pd il Conte2 altro spavento non c’era che ritrovarsi, per la prima volta nella storia repubblicana, un Capo dello Stato fuori sistema, ovvero un estraneo al vivaio catto-comunista. Fosse durato il governo giallo-verde, ossia l’alleanza Lega-M5S, i due movimenti anti-sistema, i nomi erano in verità già pronti: Giulia Bongiorno, Carlo Nordio, Ilaria Capua, Luca Ricolfi, Giulio Tremonti, Annamaria Bernini, Erika Stefani, Franco Frattini in quota Luigi Di Maio, Sebastiano Ardita e, perché no – in considerazione al suo essere controcorrente, intellettualmente onesto – lo stesso Ernesto Galli della Loggia.

ilaria capua 4

 

La destra segnatamente impresentabile, e cioè il sovranismo, secondo i codici della vita sociale corrente, governa – e con uno standard di qualità superiore al resto del Paese – Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Sono, per dirla con Massimo Cacciari, “la Repubblica cisalpina e gli ex territori asburgici”, ovvero, qualcosa che se non è l’establishment, molto gli somiglia.

ernesto galli della loggia foto di baccoernesto galli della loggiagiuliano ferrara paolo mieli ernesto galli della loggia filippo ceccarelli massimo teodori angelo panebianco sabino cassesemassimo teodori ernesto galli della loggia

 

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)