giuseppe conte sassoli gentiloni von der leyen lagarde recovery fund

GENTILONI FA LA RAMANZINA A CONTE E GUALTIERI – LA COMMISSIONE EUROPEA CRITICA LA MANOVRA ITALIANA: TROPPE MISURE STRUTTURALI SENZA COPERTURE - CI SONO 19 MILIARDI CHE NON RAPPRESENTANO SPESE EMERGENZIALI E RISCHIANO DI MINARE LA SOSTENIBILITÀ DEI CONTI PUBBLICI (ASSEGNO UNICO E SGRAVI AL SUD) – IL GOVERNO INGUAIATO DALLO SLITTAMENTO DEL BILANCIO UE: IL PIANO DI MACRON PER FREGARE POLONIA E UNGHERIA

Marco Bresolin per “la Stampa”

 

conte rutte merkel ursula

Non basterà il summit virtuale di questo pomeriggio tra i 27 leader europei per sbloccare lo stallo che tiene in ostaggio il Recovery Fund e il bilancio Ue 2021-2027. «Siamo solo all'inizio di una crisi e non credo che troveremo una soluzione durante questo vertice - ammette una fonte Ue qualificata -. Ci vorrà del tempo».

giuseppe conte rocco casalino emmanuel macron

 

Anche perché oggi potrebbe addirittura allargarsi il sostegno a Ungheria e Polonia, che hanno messo il veto sul pacchetto da 1.800 miliardi. Proprio per questo Emmanuel Macron è pronto a sfoderare la minaccia di un piano B: se qualcuno continua a bloccare, noi andiamo avanti solo con chi ci sta. Ieri ne ha parlato apertamente Clément Beaune, ministro per gli Affari Ue di Parigi. Ma si tratta di un progetto tutt' altro che facile da mettere in pratica.

VIKTOR ORBAN MATEUSZ MORAWIECKI

 

E che certamente non può essere adottato in tempi brevi. Da un punto di vista puramente teorico ci sarebbero due strade: quella intergovernativa - che porterebbe all'istituzione di un Recovery Fund con una struttura simile a quella del Mes - e quella comunitaria, attraverso una cooperazione rafforzata tra i Paesi disposti ad aderire su base volontaria.

 

Janez Jansa premier sloveno uscente

Rispetto alla prima ipotesi, questa soluzione permetterebbe di agire sotto l'ombrello Ue per salvare la valenza europea del progetto. Ma al momento la minaccia francese sembra più un bluff per provare a mettere Varsavia e Budapest con le spalle al muro.

 

Il nodo Stato di diritto

VIKTOR ORBAN GIUSEPPE CONTE

Il problema è che alcune delle obiezioni da loro sollevate trovano qualche consenso in altre Capitali. Il premier sloveno Janez Jansa con una lunga lettera dice che Viktor Orban e Mateusz Morawiecki non hanno tutti i torti: «Solo un'istanza giudiziaria indipendente può dire cos' è lo Stato di diritto, non una maggioranza politica». Un ragionamento che non è affatto isolato.

 

GIUSEPPE CONTE URSULA VON DER LEYEN

Una fonte che ben conosce le posizioni e le dinamiche al tavolo del Consiglio europeo ammette che altri leader, sotto sotto, sposano questi argomenti: «Già durante il vertice di luglio avevamo capito che si tratta di un tema estremamente delicato per molti Paesi, non solo per Polonia e Ungheria». Alcuni governi, continua la fonte, «temono che il meccanismo che vincola l'erogazione dei fondi Ue al rispetto dello Stato di diritto possa essere usato in modo arbitrario contro di loro. Perché non riconoscono l'imparzialità della Commissione».

 

paolo gentiloni valdis dombrovskis

Un sentimento che si era manifestato anche sul fronte economico e «che aveva portato alla richiesta olandese di introdurre un freno di emergenza». Cosa fare dunque per superare le resistenze? Il Parlamento europeo ha già fatto sapere di non aver alcuna intenzione di rimettere mano all'accordo. Gli spazi sono stretti. Ma prima di arrivare all'opzione Macron si cercherà di risolvere la questione concedendo qualcosa a Polonia e Ungheria, che chiedono di archiviare le procedure Articolo 7 aperte contro di loro.

 

PAOLO GENTILONI

Ci vorrà del tempo e a questo punto bisogna mettere in conto uno slittamento del bilancio Ue, che non potrà partire dal 1 gennaio. «Andare in esercizio provvisorio per due-tre mesi non è un grande problema - spiega una fonte diplomatica -, anche se manderebbe un messaggio negativo». E poi ovviamente ci sarebbe un ulteriore rinvio del Recovery Fund, con evidenti conseguenze per quei Paesi che aspettano le risorse. Italia in primis.

 

i problemi di Roma

Ieri Roma è stata criticata dalla Commissione per aver inserito nella manovra troppe misure strutturali e senza adeguate coperture a lungo termine. Secondo i conti di Bruxelles ci sono 19 miliardi (l'1,1% del Pil) che non rappresentano spese emergenziali e che rischiano di minare sostenibilità dei conti pubblici, in particolare del debito, per cui l'Italia resta un osservato speciale. Si tratta principalmente dell'assegno unico familiare e degli sgravi contributivi per le aziende che assumono al Sud.

 

GIUSEPPE CONTE PAOLO GENTILONI ROBERTO GUALTIERI

Il commissario Paolo Gentiloni ha spiegato che l'Ue non contesta le singole misure, ma il loro impatto sulle finanze pubbliche. L'Italia prevede di coprire parzialmente queste spese dal 2022 con le risorse del Recovery Fund, ma secondo Bruxelles «rimane incerto in che misura questi effetti sulle entrate saranno sufficientemente strutturali per finanziare misure di spesa permanenti». Non c'è una richiesta di correzione immediata, ma - scrive la Commissione - l'Italia dovrebbe tenersi «pronta a rivedere e a riadattare le misure».

 

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni camillo ruini

FLASH – PERCHÉ GIORGIA MELONI HA UN INFERMIERE CHE ABITUALMENTE VA DA LEI? IL CARDINAL CAMILLO RUINI, NELL’INTERVISTA RILASCIATA A CAZZULLO, HA FATTO UNA RIVELAZIONE “DELICATA”: “CON GIORGIA MELONI C’È UN’AMICIZIA VERA, CI MANDIAMO SEMPRE A SALUTARE. L’INFERMIERE CHE VIENE DA ME PER CURARMI VA ANCHE DA LEI”. ORA, È NORMALE CHE UN 95ENNE DALLA SALUTE FRAGILE ABBIA BISOGNO DI UN CONTINUO SOSTEGNO SANITARIO. MA LA PREMIER, 49ENNE? HA ANCORA GLI OTOLITI IN FIAMME?

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…