matteo salvini giancarlo giorgetti

GIORGETTI E VECCHI MERLETTI - IL SOTTOSEGRETARIO SI SMARCA DA SALVINI (“DECIDE LUI”), SPERA NEL NO DEL PD AL GOVERNO CON IL M5S E PARLA CON BUFFAGNI PUR SAPENDO CHE UN RITORNO CON I GRILLINI E’ IMPOSSIBILE: “SE TORNIAMO CON DI MAIO SCOPPIA IL NORD” - GLI AVVERTIMENTI LANCIATI AL “CAPITONE” PRIMA DELLA CRISI - LA PRESSIONE DELLA BONGIORNO E BORGHI PER ROMPERE L’ALLEANZA…

Francesco Verderami per il “Corriere della sera”

 

matteo salvini giancarlo giorgetti

L'Aventino di Giancarlo Giorgetti nella Lega è la sua postura. È il modo plateale con cui in questi giorni tenta di sfuggire alle foto di gruppo con Salvini. Sono le battute surreali usate persino con i ministri del Carroccio, che liquida con un «non so nulla, chiedete a Matteo, è lui il capo». L' clissi del sottosegretario alla Presidenza è il suo cellulare che squilla a vuoto. Sono i vani tentativi del governatore lombardo di parlargli in vista delle riunioni preparatorie per l' Olimpiade di Milano e Cortina. È la sua assenza alle consultazioni al Quirinale. Lì dove era salito in luglio per parlare con Mattarella, e non solo per spiegargli che si tirava fuori dalla corsa per la Commissione europea.

 

matteo salvini giancarlo giorgetti lorenzo fontana

Allora - raccontano fonti autorevoli - Giorgetti aveva preannunciato al capo dello Stato che l'esperienza del governo gialloverde stava per consumarsi, e d'intesa con il segretario del partito aveva delineato un percorso che faceva prevedere una deadline dell'esecutivo in settembre.

 

Invece Salvini ha precipitato tutto in agosto. E sta (anche) nella gestione della crisi il motivo di una rottura che si evidenzia in piccole frasi e grandi gesti di dissenso, e che i leghisti avvertono epidermicamente quando sentono il Capitano scagliarsi contro «gli statisti del giorno dopo».

 

STEFANO BUFFAGNI

Eppure, per quanto Giorgetti non ci sia, alla fine c'è sempre. Prova l' ultima trattativa con il grillino Stefano Buffagni, così fuori tempo massimo da apparire, più che un vero tentativo di intesa, un espediente per dividere i Cinquestelle e sabotare il loro accordo con i democratici. «Anche perché - dicono nel Carroccio - se oggi provassimo a rimetterci con Di Maio scoppierebbe il Nord. E allora non ci resta che confidare in quel pezzo di Pd desideroso come noi di andare alle elezioni: chi mai l'avrebbe detto che avremmo fatto il tifo per Zingaretti?».

 

GIAN MARCO CENTINAIO 1

A tale proposito, ieri Giorgetti aveva vissuto come un bagliore di speranza la presenza di Gentiloni nella delegazione dei dem che era salita al Colle...Per il bene del partito si augura di sbagliare, ma teme l' avverarsi della profezia che aveva confidato a Salvini quando all' inizio dell' estate lo invitava a staccare la spina a Conte: «Matteo, i nostri avversari si stanno organizzando. Non ti faranno fare le elezioni la prossima primavera».

CLAUDIO BORGHI CON UN MINIBOT A UN GIORNO DA PECORA

 

Non tutti erano d'accordo nella Lega. Nell'ultima riunione, prima del vertice di Salvini al Viminale con le parti sociali, il ministro dell' Agricoltura, Gian Marco Centinaio, aveva detto: «Occhio, che in giro la gente non è preparata alla crisi». La risposta di Borghi fu sferzante: «Frequento altri tipi di mercati, e quelli dicono che dobbiamo rompere». Ma in politica i tempi sono decisivi, e il tempo giusto era passato, nonostante la Bongiorno insistesse con Salvini: «O molliamo, o do le dimissioni».

GIULIA BONGIORNO GIAN MARCO CENTINAIO 1

 

Ieri i dirigenti della Lega hanno trascorso la giornata come una volta si trascorreva la domenica: con l'orecchio teso ad ascoltare i risultati di calcio. Il cellulare al posto della radiolina, hanno saputo che Mattarella era stato «freddo e scettico con Salvini» ma che «se il Quirinale non presserà Partito democratico e Movimento 5 Stelle, ci sono ancora possibilità di arrivare al voto». Il fatto che si sia chiusa la finestra di ottobre, affievolisce le loro aspettative. E per il due di novembre Giorgetti ha preso già un impegno: sarà a Manchester, a vedere il City giocare contro il suo Southampton. Cattivo presagio.

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)