giorgia arianna meloni fulvio abbate

GIORGIA HA SOSTITUITO L'AMICHETTISMO CON IL FAMILISMO TRIBALE – FULVIO ABBATE: “MELONI, SU SUGGERIMENTO DI PUPI AVATI, HA FATTO DA TEMPO PROPRIO IL MIO NEOLOGISMO, FORSE PER LEGITTIMARE L’OCCUPAZIONE DELLE ISTITUZIONI POLITICHE E CULTURALI DA PARTE DELLA SUA DESTRA CIRCOSCRIZIONALE, DA PARTE DEL SUO GRUPPO DI FAMIGLIA IN UN INTERNO GOVERNATIVO. L’AMICHETTISMO DI SINISTRA MOSTRA INVECE UNA IMPROPRIA PRETESA ETICA…”

Estratto dell’articolo di Fulvio Abbate per “l'Unità”

 

fulvio abbate

A proposito di amichettismo. In molti nelle ultime settimane, non necessariamente prossimi politicamente alla mia persona, hanno rimarcato che quel neologismo ormai prosaicamente diffuso nella discussione politica, destinato a restituire, si sappia, un’attitudine propria dei contesti “di sinistra”, giunge da chi scrive, ed è stato accolto perfino dalla Treccani. Sull’A. ho argomentato, si sappia ancora, in un pamphlet scaricabile gratuitamente dalla rete.

 

[…]

 

Secondario in questa storia che Giorgia Meloni, su suggerimento di Pupi Avati (che tuttavia ha sempre cura di attribuirla all’autore) l’abbia fatta da tempo propria, forse per legittimare l’occupazione delle istituzioni politiche e culturali da parte della sua destra circoscrizionale, da parte del suo gruppo di famiglia in un interno governativo.

 

GIORGIA E ARIANNA MELONI

Vero che le parole appartengono a chiunque voglia farle proprie, si spera tuttavia senza tradire significante e significato originari. Singolare avere notato tempo fa che “amichettismo” svettasse come titolo in una puntata di Otto e mezzo di Lilli Gruber, su La7, avendo lì in studio chi proprio quel lemma mi aveva suggerito, riflettendo su un contesto spettacolare romano che ha nella complicità amichettistica nutrita di emoticon il proprio cardine, il perno fisso.

 

Dovrebbe, invece, essere chiaro a chiunque che la destra coltiva semmai l’incancellabile familismo tribale. L’amichettismo mostra invece una impropria pretesa etica, complicità in nome di una presunta necessità “civile”, dove il tratto individuale resta tuttavia cancellato, mi cito, da una “massoneria d’autore in Birkenstock”.

 

fulvio abbate foto di bacco

L’obiettivo? Avere controllo esclusivo del territorio mediatico, spettacolare, letterario, artistico, cinematografico, editoriale, televisivo, radiofonico, festivaliero “di sinistra”, facendo propria, nonostante ogni travisamento intellettuale, il principio della “vocazione maggioritaria” con l’intento sistematico, ancora tra dieci, cento, mille emoticon, di negare spazio a chi dovesse rispondere al proprio estro, da essi non riconosciuto, anzi, vidimato. [...]

 

A dispetto dell’analfabetismo civile e intellettuale della destra populista che affida ai selfie gli strumenti del consenso, tra le ragioni principali della dissoluzione apparente della sinistra, percepita nella sua supponente “antipatia”, temo si possa riscontrare proprio questa condotta para-mafiosa. Il “mio” pamphlet sull’A. si apre con una dedica: “Alle ragazze e ai ragazzi che non hanno amici”. Le bandiere della sinistra dovrebbero innanzitutto sventolare proprio per questi ultimi.

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