giorgia meloni matteo salvini antonio tajani

GIORGIA MANOVRA DA SOLA – MELONI CON TONI BRUTALI CHIUDE LA PARTITA DELLA LEGGE DI BILANCIO DA 30 MILIARDI DI EURO: “SIGNORI, QUESTO È IL MASSIMO PUNTO D’INTESA POSSIBILE” –SALVINI E TAJANI VEDONO SPARIRE LE LORO MISURE-BANDIERA: NON C’È L’ESTENSIONE DELLA FLAT TAX, RIVENDICATA DAL LEGHISTA. NEPPURE IL TAGLIO DELL’IRPEF PER IL CETO MEDIO E L’AUMENTO DELLE PENSIONI MINIME VOLUTI DA FORZA ITALIA – LA DUCETTA IMPONE SACRIFICI PER LE BANCHE: 3,5 MILIARDI DALL'ANTICIPO DELLE TASSE DEL PROSSIMO ANNO. COME LA PRENDERANNO IN CASA BERLUSCONI? – 9 MILIARDI DI COPERTURE SONO GARANTITI IN DEFICIT – I TAGLI AI MINISTERI VOLUTI DALLA PREMIER: “SE NON CAPISCONO, VA BENE LO STESSO”

1. LA MANOVRA DA 30 MILIARDI. PER I NUOVI NATI MILLE EURO

Estratto dell’articolo di Luca Monticelli per “La Stampa”

 

antonio tajani, giorgia meloni e matteo salvini in senato foto lapresse

Il Consiglio dei ministri ha approvato la legge di Bilancio, la terza del governo di centrodestra. Anche quest'anno, prima di votare, i ministri si sono limitati ad ascoltare la relazione del collega dell'Economia Giancarlo Giorgetti perché l'articolato vero e proprio della manovra ancora non c'è.

 

Palazzo Chigi e il Tesoro contano di trasmettere la legge di bilancio al Parlamento entro il 20 ottobre, l'anno scorso però ci vollero un paio di settimane per vederla pubblicata in Gazzetta ufficiale.

 

La manovra «lorda», fa sapere il Mef, sale a 30 miliardi nel 2025, i cui effetti crescono a 35 miliardi nel 2026 e a oltre 40 nel 2027. Il grosso delle coperture è garantito in deficit, ben 9 miliardi, per il resto l'impianto regge grazie a maggiori entrate e tagli.

 

giorgia meloni giancarlo giorgetti

Il lungo tira e molla con le banche e le assicurazioni permetterà alle casse dello Stato di beneficiare di una maggiore liquidità di 3,5 miliardi. C'è una stretta sui compensi dei manager di enti pubblici, fondazioni, società non quotate: non potranno guadagnare più del presidente del Consiglio, circa 80 mila euro netti l'anno.

 

Capitolo tagli. L'obiettivo è raccogliere 3 miliardi di euro dai dicasteri. Il Mef traccia un taglio lineare del 5%, ma sarà compito dei singoli ministri centrare il target. La sforbiciata verrà gestita in autonomia.

 

Cambiano le detrazioni. In vista di una successiva razionalizzazione delle tax expenditures, la strategia individuata è quella di introdurre un importo massimo da detrarre, che dovrebbe essere a sua volta modulato in base al nucleo familiare, introducendo un primo assaggio di quoziente familiare. […]

 

antonio tajani matteo salvini giorgia meloni

Arriva la "Carta per i nuovi nati" che riconosce mille euro ai genitori entro la soglia Isee di 40 mila euro. La manovra, annuncia il Tesoro, rafforza i congedi parentali, il bonus asili nido e prevede che l'assegno unico sia fuori dal calcolo Isee.

 

Il piatto forte resta comunque la conferma del taglio del cuneo fiscale per i redditi fino a 35 mila euro lordi, in media 100 euro netti al mese. Tuttavia la norma potrebbe essere disegnata in modo diverso, un tecnicismo difficile da tradurre in assenza di una misura scritta.

 

Secondo quanto emerso, dovrebbe rimanere il taglio contributivo fino a 20 mila euro, mentre nella fascia compresa tra 20 e 35 mila euro la busta paga diventerebbe più corposa per effetto delle detrazioni. Per evitare la tagliola ai 35 mila e un euro, l'effetto positivo sui salari continuerebbe per poi scomparire gradualmente entro i 40 mila euro. […]

 

 

giorgia meloni al senato

In bilico la promessa di abbassare le tasse al ceto medio: difficile il calo dal 35 al 33% per lo scaglione dei redditi tra 28 e 50 mila euro. La nota del Tesoro non ne parla, così come non cita l'eventuale proroga per un altro anno del bonus sulle ristrutturazioni edilizie al 50% che però è confermato.

 

È completamente sparita dai radar l'estensione della flat tax da 85 mila a 100 mila euro di reddito, la Lega ha smesso di chiederla e si è concentrata solo sull'idea di rivendicare i «sacrifici» ai banchieri. […]

 

Fratelli d'Italia celebra il piglio decisionista della premier Giorgia Meloni, regista dell'intesa sulla legge di bilancio tra le varie anime del centrodestra. Proprio per quel che riguarda il sistema bancario, Meloni, durante il dibattito in aula alla Camera sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo, sostiene che «questo governo ha avuto più coraggio di quello che ha avuto la sinistra quando era maggioranza». In serata la premier aggiunge: «Come promesso non ci sono nuove tasse per i cittadini». Il bilancio potenzia anche gli investimenti nel settore della difesa.

 

2. “SACRIFICI PER BANCHE E MANAGER” E SUL FISCO LA PREMIER PIEGA GLI ALLEATI

Estratto dell’articolo di Giuseppe Colombo e Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

https://www.repubblica.it/politica/2024/10/16/news/tagli_manovra_2025_decreto_fiscale-423557523/?ref=RHLF-BG-P2-S1-T1

 

GIORGIA MELONI GIANCARLO GIORGETTI

Brutale. La descrivono così, nella notte della manovra. Giorgia Meloni arriva in Consiglio dei ministri e chiude la partita della legge di bilancio senza fair play. «Signori – dice ai ministri, riuniti con il buio – questo è il massimo punto d’intesa possibile». Come a dire: giochi chiusi. Sa di deludere Antonio Tajani. E ancora peggio va a Matteo Salvini.

I due vicepremier entrano a Palazzo Chigi senza sapere che fine faranno le loro misure-bandiera. Quando Giancarlo Giorgetti inizia la lunga illustrazione delle misure, l’attesa si trasforma in stupore. Sguardi smarriti. Non c’è l’estensione della flat tax, rivendicata dal leghista. E neppure il taglio dell’Irpef per il ceto medio (si farà solo se lo permetterà il concordato) e l’aumento delle pensioni minime, che gli azzurri hanno spinto fino a poche ore prima a colpi di dichiarazioni. […]

 

antonio tajani giorgia meloni matteo salvini.

Fa di più, la premier, per la “sua” Finanziaria. Personalizza la misura simbolo dei sacrifici: un tetto agli stipendi dei manager alla guida di enti e associazioni che beneficiano dei contributi statali. Non potranno guadagnare più di lei. Poi passa all’etichetta della manovra: famiglia e figli (in questo andando incontro alle richieste di Tajani).

 

E quindi riversa sul tavolo il ritorno del bonus bebé. Cambia il nome — Carta per i nuovi nati — ma non la sostanza. Ci sono soprattutto i mille euro da esibire, in salsa populista. Poco o nulla agli alleati. Neppure in Parlamento. Il lucchetto è pronto: il fondo per le modifiche, che l’anno scorso poteva contare su 400 milioni, viene azzerato.

 

pier silvio marina berlusconi

Dai ministeri si pretendono sacrifici, con un taglio lineare. È la strategia scelta nelle ultime quarantott’ore, l’epilogo di un blitz che ha portato ad accelerare. «Chiudiamo in fretta, capiranno — confida al cerchio magico di Palazzo Chigi — E se non capiscono, va bene lo stesso».

 

È più stanca del solito. Provata. Quando a metà giornata in Aula la avvicina un ex ministro, Meloni non lo nasconde: «Cosa mi stanno facendo, le stanno provando tutte per affondarmi». Sostiene che provino a sgambettarla, spiarla, colpirla. Non ha voglia di perdere troppo tempo con lo scontro di maggioranza sulla manovra, di conseguenza.

 

giorgia meloni al senato 7

[…]  Ringhia in aula contro le banche e «la sinistra che ha avuto poco coraggio». Ma il messaggio rivolto ai banchi delle opposizioni parla anche ai suoi: «Vedremo con la legge di bilancio». Vedrete, da lì a un paio d’ore. […]

 

Lei e nessun altro è titolata a chiudere la partita delle coperture. Si fa aggiornare costantemente dal ministro dell’Economia che intanto tratta con le banche. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, prova a resistere. Implora progressività, quindi un sacrificio poco doloroso e diluito nei prossimi anni. Manda il direttore generale Marco Rottigni al tavolo. A dire che le banche sono disposte a un contributo volontario.

 

BORDELLA - POSTER BY MACONDO

E a porre il quesito che prova a frenare l’arrembaggio della premier: non è meglio spalmare il “contributo” su più anni? Giorgetti stringe da tutt’altra parte: tutto e subito. Tajani prova a mediare, almeno potrà dire: non è una tassa. Ma la cifra è consistente: 3,5 miliardi. Il conto lo pagano anche le assicurazioni. I soldi andranno alla sanità, rivendicano in coro Meloni e i due vicepremier. Ma ancora una volta, decide Meloni.

giorgia meloni e giancarlo giorgetti 4

Ultimi Dagoreport

gualtieri rocca metropolitan zingaretti carocci

DAGOREPORT - QUELLO CHE CAROCCI NON DICE! CI SONO PASSAGGI SOTTACIUTI, OMISSIONI E CLAMOROSI “NON DETTI” NEGLI AFFONDI DI VALERIO CAROCCI SULLA QUESTIONE DELLA RICONVERSIONE DELL’EX CINEMA METROPOLITAN, CHIUSO DAL 2010, CHE DIVENTERÀ UN'ATTIVITÀ COMMERCIALE. QUELLA CHE VIENE DESCRITTA PIGRAMENTE COME “UNA SPECULAZIONE”, PREVEDE IL MANTENIMENTO DI UNA SALA DA 100 POSTI, IL RECUPERO DI DUE CINEMA STORICI COME "L'AIRONE" E "L'APOLLO" E GARANTISCE 60 NUOVI POSTI DI LAVORO - ALLA FACCIA DELL’IDEOLOGIA, QUI SI PARLA DI CREARE LAVORO, RIQUALIFICARE AREE DEL CENTRO STORICO, TEMI CHE IL “PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, ORA CHE SI CANDIDA A UN RUOLO POLITICO SFIDANDO GUALTIERI, DOVREBBE AVERE A CUORE - VA INOLTRE RICORDATO CHE…

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- LA DUCETTA È NEI GUAI. VANNACCI STA RISVEGLIANDO L'ANIMA FASCISTA DI UN PEZZO D'ITALIA, A PARTIRE DAGLI ELETTORI DI FRATELLI D’ITALIA CHE SI SENTONO TRADITI DAL CENTRISMO DELLA MELONI PREMIER - CON LA LEGA AL 5% E FORZA ITALIA AL 7%, NEI PALAZZI ROMANI SONO TANTI CHE DANNO PER CERTO, O QUASI PROBABILE, CHE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE FINIRÀ NEL CESTINO - MELONI NON HA PERÒ ALTRA SCELTA CHE INTESTARDIRSI PER FAR PASSARE LO “STABILICUM”: CON IL SISTEMA ELETTORALE VIGENTE, LA BATOSTA SAREBBE NON PROBABILE MA CERTA - CHE FARE: PORTE APERTE ALLA “VERA DESTRA” DI VANNACCI PER NON PERDERE LA CUCCAGNA DI PALAZZO CHIGI? - INTANTO, UN INGRESSO NELLA MAGGIORANZA DI FUTURO NAZIONALE NON CONVIENE AL GENERALE. MA IL PIÙ GROSSO OSTACOLO PER MELONI SI CHIAMA…

riccardo chiaberge luciano canfora donald trump

AVANTI POPOLO, ALLA RISCOSSA! – RICCARDO CHIABERGE: “HA RAGIONE TRUMP, LO SPETTRO DEL COMUNISMO TORNA AD AGGIRARSI IN TUTTO IL MONDO. È A BARI CHE SI RINTANA IL GRANDE VECCHIO, LA GUIDA SUPREMA DI QUESTA BIECA CONSORTERIA IDEOLOGICA: IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA. NEL SUO NUOVO LIBRO, ‘COMUNISMO. UN’ALTRA STORIA’, L’INSIGNE FILOLOGO ASSICURA CHE IL MOVIMENTO FONDATO DA MARX E LENIN È PIÙ VIVO CHE MAI, E STA RINASCENDO SU SCALA MONDIALE COME REAZIONE ALL’IMPERIALISMO. SI CAPISCE L’ALLARME DI DONALD: URGE ORDINANZA RESTRITTIVA CONTRO IL PROFESSORE. UN NUOVO FRONTE CHE TROVA NEL COMPAGNO PUTIN IL SUO LEADER NATURALE….“

giorgia meloni donald trump

DAGOREPORT - CON QUALE FACCIA GIORGIA MELONI SI PRESENTERÀ AL SUMMIT NATO DI ANKARA? CHE FARÀ AL COSPETTO DEL TRUMPONE CHE L’HA SBERTUCCIATA CON UN TERRIBILE “MEME”, CHE È IL LIVELLO PIÙ BASSO DI PERCULAMENTO SOCIAL, COSA MAI SUCCESSA PRIMA CON ALTRI LEADER DI GOVERNO EUROPEI? - UN “MEME” CHE VUOLE DIRE “STAI LONTANO DA ME”, “NON SEI PIÙ UNA MIA FAN”, QUINDI NON CI PROVARE AD AVVICINARTI PER UNA FOTO ACCANTO AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI - SE NEL BREVE LO SCAZZO CON IL CALIGOLA POTREBBE ANCHE AIUTARLA NEI SONDAGGI, SULL’ALTRO PIATTO DELLA BILANCIA, L’ITALIA BASTONATA DA TRUMP VIENE PERCEPITA IN MANIERA COSÌ IRRILEVANTE CHE CI SI PUÒ ANCHE PERMETTERE QUESTO BULLISMO SOCIAL, CON MELONI TRASFORMATA IN PUNCHING-BALL DA PALESTRA - DAL MOMENTO CHE TRUMP TRADUCE IL RAPPORTO DI AMICIZIA IN “TU FAI QUELLO CHE TI DICO IO”, DA QUI AL VOTO, L'EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" PUÒ PERMETTERSI MESI DI INSULTI E POLEMICHE CON IL PRESIDENTE DEGLI USA?

alfredo mantovano

DAGOREPORT - ALLA MALCONCIA MELONI NON BASTAVA L'''EMINENZA NERA'' FAZZOLARI: DIAMO IL BENVENUTO ALL'"EMINENZA BIANCA", ALFREDO MANTOVANO - IL PIO SOTTOSEGRETARIO DI PALAZZO CHIGI È STATO SILENTE PER DUE ANNI E MEZZO, POI IMPROVVISAMENTE HA APERTO LE VALVOLE: SABATO È ARRIVATO PERFINO A MINIMIZZARE IL VIAGGIO DI PAPA LEONE A LAMPEDUSA (MELONI CI E' ANDATA PRIMA!) – L'EX MAGISTRATO HA RITROVATO LA FAVELLA QUANDO E' FINITO SOTTO SCHIAFFO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI PER LA DISASTROSA GESTIONE DEL CASO ALMASRI, SEGUITA DALLA PRIMA E PESANTISSIMA BATOSTA SUL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, DI CUI MANTOVANO ERA L’ARCHITETTO – IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO È RIUSCITO A ENTRARE IN ROTTA DI COLLISIONE CON TUTTI: DAL VATICANO AL QUIRINALE, FINO AL  DEEP STATE (CORTE DEI CONTI) - E QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DELLA REGIA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, MANTOVANO RIESCE A SCAZZARSI CON CROSETTO, SALVINI, PIANTEDOSI, ABODI, GIULI...

elly schlein giuseppe conte matteo renzi alessandro onorato silvia salis

DAGOREPORT – CON L'ARMATA BRANCA-MELONI TRAVOLTA DAL BOMBASTICO VANNACCI E DA MILLE PROBLEMI IRRISOLTI, CONTINUA L'IRRESPONSABILE TAFAZZISMO DELL'OPPOSIZIONE - LA DISFIDA TRA SCHLEIN E CONTE PER CHI SARÀ IL CANDIDATO PREMIER ALLE POLITICHE 2027: CHE FARE? PRIMARIE ''SECCHE'' O CON BALLOTTAGGIO? - RIPIENA COME UN BIGNÉ DI AMBIZIONE, ELLY SA BENISSIMO CHE SOLO VINCENDO LE PRIMARIE HA LA GARANZIA DI POTER UN DÌ TRASLOCARE A PALAZZO CHIGI. ALTRIMENTI, UNA VOLTA APERTO IL TAVOLO CON I LEADER DEL CAMPOLARGO, FINIREBBE SUBITO MESSA DA PARTE COME PREMIER, A FAVORE DI UNA PERSONALITÀ CON CAPACITÀ DI GOVERNO - RINGALLUZZITA DA FRANCESCO BOCCIA E DAL SUO CIRCOLETTO DEL NAZARENO (I VARI BONAFONI, TARUFFI, BRAGA, FURFARO), ELLY NON SI RENDE CONTO DI POTER VANTARE, COME SUA UNICA ESPERIENZA POLITICA, IL RUOLO DI ‘’ASSESSORE CON DELEGHE AL WELFARE E AL COORDINAMENTO DI UN NUOVO PATTO PER IL CLIMA’’ DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA: UN PO' POCO PER OCCUPARSI DELLA GOVERNANCE DI UN PAESE ALLA FRUTTA - A FAVORE DI ELLY: L'ALLEANZA CON M5S E LA NECESSITA' DI DAR VITA ALLA ''TERZA GAMBA'' CENTRISTA - IL CASO SALIS - RENZI, "IL MALE NECESSARIO" PER MANDARE A CASA I MELONI MARCI...