giorgia meloni nomine

PER GIORGIA MELONI ARRIVA LA PARTE DIFFICILE: GESTIRE E DISTRIBUIRE IL POTERE – NON CI SONO SOLO I MINISTRI DA SCEGLIERE (TRA L'INCUDINE DEGLI ALLEATI E IL MARTELLO DI MATTARELLA) MA CENTINAIA DI NOMINE TRA ENTI E PARTECIPATE – SENZA CONTARE CHE PER LA PRIMAVERA 2023 SCADONO I VERTICI DI ENI, ENEL, LEONARDO, POSTE, TERNA, AMCO, CONSIP… – GIRANO GIÀ LE PRIME LISTE, CON IL BORSINO DI CHI SALE E CHI SCENDE...

Susanna Turco per “l’Espresso”

 

giorgia meloni

Il suo principale pregio, a questo punto, è di essere finita. La più scontata, statica, vacua, povera, campagna elettorale che la storia repubblicana abbia celebrato lascia adesso il posto a una questione che, visto l'andazzo trionfale, è avanzata a passo di leone nel corso delle settimane. Una questione che occupa i pensieri della leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni e, con le dovute proporzioni, del suo cerchio magico o «bunker» (in Fdi c'è chi lo chiama così) e occupa i pensieri della leader assai più di quanto non facciano gli atti della ministra dell'Interno Luciana Lamorgese, le polemiche per i contestatori in piazza, e forse persino la spericolata difesa d'ufficio del premier ungherese Viktor Orbàn (eseguita forse non sapendo la differenza tra una democrazia liberale e una illiberale o, peggio, sapendola benissimo). Una questione che suona così: adesso il potere come lo distribuisco?

 

GIORGIA MELONI AL SEGGIO ELETTORALE

«Ci sono centinaia e centinaia di poltrone da occupare», sussurra tra il preoccupato e il goloso uno dei consiglieri occulti della regina o meglio del re (Meloni si fa chiamare «il presidente di Fdi», vorrebbe fare «il premier» non ama la declinazione al femminile, le parrebbe di essere discriminata). Si stendono dunque liste, a cento nomi si arriva in un attimo.

 

fabio panetta foto di bacco

Di governo, sottogoverno, per la burocrazia, per le partecipate: uno spoils system di tutto rispetto. Anche perché, oltre a tutte le nomine politiche, per la primavera 2023 è previsto un pozzo di nomine generosissimo per la scadenza dei vertici di Eni, Enel, Leonardo, Poste, Terna, Amco, Consip, Consap, Sogin, Enav, giusto a citare i maggiori: oltre cinquecento poltrone da assegnare tramite Tesoro e Cdp, qualcosa di talmente ampio da aver fatto pensare ai maligni, prima dell'estate, che Mario Draghi o chi per lui sarebbe stato disposto ad allungare artatamente di qualche mese il governo al solo fine di poterle decidere.

 

Ma tant' è: per il futuro, giusto ad anticipare qualche nome, appare già ben posizionato l'ad Claudio Descalzi, per una riconferma all'Eni, l'ad di Terna Stefano Donnarumma, già visto a Milano alla Conferenza programmatica di FdI in primavera, mentre gira anche il nome di Paolo Gallo di Italgas e dell'ex ceo di Fincantieri Giuseppe Bono. Andrea Abodi, ad del Credito sportivo, il nome che Meloni aveva fatto per il Comune di Roma, potrebbe andare a Sport e Salute spa o, secondo altri, alla presidenza del Coni. E si potrebbe proseguire, stile Pagine gialle, per chi se le ricorda.

 

fabio panetta

La destra s' avanza, come mai prima nella storia d'Italia. E il mazzo è in mano a Fratelli d'Italia, mai accaduto sin qui. Bisognerà vedere gli effetti di questa rivoluzione di settembre, di questa Marcia su Chigi. Già se ne possono indovinare i volti, proviamo a fare dei nomi. Tanti da un giorno all'altro si ritroveranno parecchi amici di cui non sapevano niente, come accadde a Gianni Alemanno quando conquistò il Campidoglio, come alla fine accade sempre, ovunque piombi il potere: compagni di classe e di scuola, compagni di scout e di nuoto, vicini di casa, amici dei genitori, parenti fino al terzo grado. Attestati di stima e amicizia che cadranno a palate sugli amministratori di oggi: Marco Marsilio in Abruzzo, Francesco Acquaroli governatore delle Marche devastate dal fango, sul sindaco dell'Aquila Pierluigi Biondi.

 

CLAUDIO DESCALZI OSPITE DI ATREJU

Le banche d'affari stanno già facendo i conti con il nuovo governo, e puntano il dito sulle tante promesse elettorali (taglio delle tasse) che potrebbero far esplodere i conti pubblici, mentre il Pnrr potrebbe essere rimesso in discussione, con le riforme che rischiano di finire a gambe all'aria. Insomma Meloni dovrà chiarire abbastanza presto in che senso, come in piazza Duomo a Milano, «la pacchia è finita», posto che come ha fatto notare in un tweet, fra gli altri, Carlo Cottarelli, «nel 2020-21 abbiamo ricevuto 350 mld dalla Bce a altri arrivano, 20 mld dallo Sure, 200 mld dal recovery plan (in parte già incassati) e ci siamo permessi di dire no al Mes».

 

In effetti che sia finita la pacchia è verosimile, bisognerà vedere chi gestirà l'ingrata fase. Personaggio chiave è dunque il ministro dell'Economia, casella per la quale Meloni sin dall'inizio punta su Fabio Panetta. Banchiere centrale, in Bankitalia dal 1985 fino a diventare direttore generale, carriera con Ciampi, Fazio, Draghi e Visco, politicamente vicino alla destra, abituato a masticare di politica perché suo padre è stato capo di gabinetto di un ministro di Spadolini, sarebbe la persona giusta. Ci sarebbe stato anche un colloquio diretto con Meloni nel mese d'agosto.

 

MARIO DRAGHI CLAUDIO DESCALZI

Piccolo problema: Panetta aspira a diventare governatore della Banca d'Italia e, come osserva un'alta fonte, «se non fa niente, se resta fermo dove è, lo diventa». È chiaro quindi che servirà, nel caso, un qualche ulteriore alto pressing per smuoverlo: un discorso analogo vale anche per Roberto Cingolani, il ministro alla transizione ecologica che Meloni farebbe di tutto per tenersi, ma che ancora deve essere convinto a rimandare il ritorno al suo mondo, alla sua carriera. Negli ultimi giorni per le caselle del Mef sono spuntate altre due opzioni: da una parte lo spacchettamento, come ai tempi d'oro di Silvio Berlusconi.

 

Dall'altra il nome di Domenico Siniscalco, che nei primi anni Duemila si diede la staffetta con Giulio Tremonti. Ecco: se Siniscalco è in ascesa, Tremonti no. Nota è la sua ambizione di tornare a sedere nella poltrona che lo vide superministro: altrettanto improbabile che si realizzi, a meno di non voler fare la mossa più antidraghiana che esista, posto fra l'altro che super-Giulio spende i tre quarti delle sue dichiarazioni in punzecchiamenti all'ex presidente della Bce. Di qui la sua candidatura con Fratelli d'Italia: una specie di premio di consolazione proprio per poter sventolare il nome di Tremonti senza poi trovarselo in casa.

 

ROBERTO CINGOLANI

Un paradossale destino tra la vecchia gloria e la bella statuina che coinvolge anche un altro big delle liste: Marcello Pera. L'ex presidente del Senato, data l'età e le condizioni generali, sarebbe visto meglio come presidente di una qualche bicamerale, se mai si farà. Per le caselle dell'esecutivo si assiste infatti a questo particolare fenomeno: scarsa disponibilità a mettersi in gioco, viste la difficile prospettiva e la credibilità non esattamente granitica di cui godono Meloni e il suo apparato.

 

Insomma anche per chi non concorda con i timori alla Bernard-Henry Lévy e per chi non teme la calata dei lanzichenecchi neofascisti sul Palazzo, lanciarsi nell'impresa e rischiare, magari rinunciando a ottime posizioni o offerte di lavoro, è un'opzione non esente da dubbi. Vale non solo per Panetta o Cingolani. Persino uno come Guido Crosetto, per dire. Cofondatore di Fratelli d'Italia, consigliere ascoltatissimo della principessa (del principe?), indicato per varie caselle di peso tipo flipper (ministro? sottosegretario alla Presidenza?) dovrà tuttavia lasciare la presidenza dell'Aiad, incarico di potere, di prestigio e di remunerazione che ha già preferito a quello in Parlamento. Farlo gli costa.

 

 

mario draghi roberto cingolani

In compenso, ci sono frotte di «pronti», come da slogan elettorale, magari dopo una lunga attesa. Ci sarà sicuramente un posto per Giovanbattista Fazzolari, l'uomo del programma, il consigliere per le questioni spinose, il fan di soluzioni non lisce come quella del blocco navale. Ci sarà un posto da ministro per Raffaele Fitto, l'uomo che ha aperto le porte dei Conservatori europei e che può con questa occasione concludere il suo dorato esilio di Bruxelles, dopo averci provato invano nel 2019 con la corsa per la Regione Puglia.

 

Ci sarà per Fabio Rampelli, primo inventore e promotore di Meloni, anche se probabilmente non la presidenza della Regione Lazio che sarebbe stata tra i desiderata del vicepresidente della Camera, appena un gradino sotto quella di sindaco (già negatagli un anno fa). Del resto questa tendenza a non accontentare più di tanto compagni, fedelissimi e luogotenenti appare abbastanza spiccata in Meloni: ci sarà infatti sicuramente un posto per Francesco Lollobrigida, detto il Cognato, ma a quanto pare nulla di ministeriabile: egli continuerà pare a fare il capogruppo alla Camera. Visto l'andazzo c'è bisogno di lui più di qua che di là e, visto l'andazzo, potrebbe essere meglio così.

 

domenico siniscalco

Per il governo si preferisce pescare appena fuori: così l'ex ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant'Agata si gioca il ritorno alla Farnesina contro l'ambasciatore Stefano Pontecorvo, già Alto rappresentante civile Nato in Afghanistan. Per l'Interno, invano desiderato da Matteo Salvini, ci sono l'ex vicecapo della Polizia Giuseppe Pecoraro, già prefetto di Roma (nominato da Maroni), e l'attuale prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, che fu capo di gabinetto e di fatto facente funzioni del ministro quando al Viminale c'era il leghista. Una poltrona importante dovrebbe averla Adolfo Urso, presidente del Copasir, fin troppo accurato in questi giorni nella sua funzione di rassicurazione oltreoceano circa l'affidabilità di Fratelli d'Italia.

 

Giulio Terzi di Sant'Agata e Gianfranco Fini

Non è ancora chiaro in che mani finirà la Cultura: dopo lo scivolone su Peppa Pig è però assai più probabile che Federico Mollicone finisca a stampare francobolli che non al posto di Dario Franceschini. Ci sarebbe Luca Ricolfi, editorialista di Repubblica, il quale a sua volta nel partecipare in collegamento alla Conferenza programmatica di Fratelli d'Italia si era però di fatto candidato all'Istruzione. Poi, con questi intellettuali, vai a sapere.

Piacerebbe assai una collocazione per Giovanni Orsina, politologo e docente Luiss, che viene consultato da Meloni per i rinforzi all'identità conservatrice, una per Luigi Di Gregorio, docente di Scienze politiche all'Università della Tuscia, che viene ascoltato con discrezione per le questioni di campaign management e comunicazione.

 

ORSINA

Cerca un ruolo Riccardo Pugnalin, già socialista e forzista, ex Sky italia, poi Vodafone, che ora dà consigli sulle nomine. Anche Francesco Filini, il coordinatore Ufficio studi FdI, dovrebbe accedere a un ruolo meno invisibile. Gli intellò della destra del resto non sono tanti. Resta ascoltatissimo Angelo Mellone, che si dice sia pure il ghost writer di Io sono Giorgia. Non manca mai Alessandro Giuli, editorialista di Libero e ormai anche volto tv.

 

SANGIULIANO INTERVENTO A EVENTO FRATELLI D'ITALIA

Ci saranno sicuramente i volti che aleggiano sulla Rai da tempo immemore: il direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano, quello di Rainews24 Paolo Petrecca. E Giampaolo Rossi, l'ideologo del manifesto dei conservatori, che già si sente talmente in parte da raccontare come sarà la Rai di destra guidata da lui («faremo gli stati generali della tv pubblica») e da offrire consigli sui prossimi palinsesti via comoda intervista sul Foglio: «In questi giorni sto guardando una fiction spagnola molto divertente e coraggiosa. È ambientata durante la guerra civile, ma franchisti e repubblicani si alleano per combattere contro una invasione di zombie», racconta. Bellissima idea, davvero: ancora non è cominciato niente e già sembra di stare in un film di Nanni Moretti.

gennaro sangiuliano matteo salvini versiliana

Ultimi Dagoreport

DAGOREPORT! UNA BIENNALE FUORI DI TETTA! – FLASH, IMPRESSIONI E IMMAGINI DALLA BIENNALE CHE NON RUSSA DEL SICULO-MUSULMANO BUTTAFUOCO. NEL PADIGLIONE AUSTRIACO C’È UNA POVERA PERFORMER NUDA A TESTA IN GIÙ DENTRO UNA CAMPANA: MANCO A TERRAZZA SENTIMENTO O ALLA GINTONERIA DI LACERENZA SI È VISTA UNA COSA SIMILE - IL PADIGLIONE RUSSO È STATO TRASFORMATO IN UN FRACASSONE DJ SET PIENO DI FIORI. QUELLO AMERICANO SEMBRA UN INTERNO PER RICCHI ARABI CON DELLE SCULTURE DORATE DA SCEICCO (IN PIENO STILE TRUMP) - LA MOSTRA "IN MINOR KEYS" DEGLI ASSISTENTI DELLA FU KOYO KOUOH È UN SUK ’NDO COJO COJO. E’ UNA VIVACE LAMENTELA ANTICOLONIALISTA CHE INVITA GLI EUROPEI A CONFESSARE I LORO CRIMINI (MA QUALI?)

andrea orcel luigi lovaglio castagna giancarlo giorgetti matteo salvini francesco gaetano caltagirone leonardo del vecchio milleri marcello sala

DAGOREPORT - CON IL RIBALTONE SENESE, CON LOVAGLIO DI NUOVO AL COMANDO DI MPS, IL FUTURO DELLA FINANZA ITALICA È TUTTO DA SCRIVERE - NATURALMENTE ALL’ITALIANA, TRA TACITI ACCORDI SOTTOBANCO E OSCURE OPERAZIONI. SE NON CI FOSSE STATO IL VOTO A FAVORE DEL BANCO BPM, GUIDATO DA CASTAGNA, NON SAREBBE RICICCIATO IL "BAFFO LUCANO" IN MPS. E SE NON CI FOSSE STATO L’APPOGGIO DEL CREDIT AGRICOLE, PRIMO AZIONISTA DI BPM, CASTAGNA NON SAREBBE STATO RICONFERMATO ALLA GUIDA DELL’EX POPOLARE DI MILANO, CARA ALLA LEGA DI SALVINI E GIORGETTI - PERCHÉ CASTAGNA  UNA MANO A LOVAGLIO E AGRICOLE DÀ DUE MANI A CASTAGNA? LA RISPOSTA FORSE SI PUÒ RINTRACCIARE SBIRCIANDO LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA, CON MINISTRI E SOTTOSEGRETARI – IL SUCCESSO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO POTREBBE ANCHE RIVELARSI UNA VITTORIA DI PIRRO: COME FARÀ A RESTITUIRE 11 MILIARDI DI EURO A UNICREDIT, BNP PARIBAS E CRÉDIT AGRICOLE PER  L’ACQUISIZIONE DELLE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA? SE POI AGLI ALTRI EREDI VIEN VOGLIA DI VENDERE IL LORO 12,5% DI DELFIN? A QUEL PUNTO, NON RESTEREBBE CHE LA CESSIONE DELLE PARTECIPAZIONI FINANZIARE NEL MONTE DEI PASCHI (17,5%), IN GENERALI (10,15%) E IN UNICREDIT (2,7%) - VROOM! IL RISIKO BANCARIO SI E' RIMESSO IN MOTO...

xi jinping donald trump iran stretto di hormuz

FLASH – DONALD TRUMP STREPITA E MINACCIA DI “RADERE AL SUOLO” L’IRAN, MA HA IL PISTOLINO SCARICO: TRA DIECI GIORNI VOLERÀ A PECHINO PER UN INCONTRO CON IL PRESIDENTE CINESE, XI JINPING. QUANDO L’AUTOCRATE COMUNISTA, GRANDE SPONSOR DEL REGIME DI TEHERAN, METTERÀ SUL PIATTO DELLA TRATTATIVA LA PACE IN IRAN, CHE FARÀ IL TYCOON? CONTINUERÀ A FARE IL MATTO O FARÀ PIPPA? IL DRAGONE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, MENTRE IL DEMENTE DELLA CASA BIANCA CONTINUA A CIURLARE: SE TORNA A CASA SENZA NIENTE IN MANO, SAREBBE UNA SCONFITTA PESANTISSIMA, SOPRATTUTTO IN VISTA DELLE ELEZIONI DI MIDTERM DI NOVEMBRE (CHE GIÀ SI PREANNUNCIANO UNA DEBACLE)

la russa majorino schlein sala calabresi milano lupi

DAGOREPORT – SDENG! È PARTITA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SINDACO DI MILANO, IN CALENDARIO NELLA PRIMAVERA DEL 2027 (INSIEME A TORINO E ROMA, DOVE LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA E' DATA PER CERTA) - AFFONDATO IL CANDIDATO DELLE MELONI, CARLO FIDANZA, IL DEUS DELLA LOMBARDIA, IGNAZIO LA RUSSA, HA LANCIATO IL CIELLINO MAURIZIO LUPI, CHE PERÒ NON TROVA ANCORA L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA BY MARINA - IL CANDIDATO PIÙ INDICATO DEL CENTROSINISTRA È L’EX DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, MARIO CALABRESI, CHE DEVE VEDERSELA CON L’IRRIDUCIBILE TAFAZZISMO DI SCHLEIN, SALA, MAJORINO, ETC. - UN SONDAGGIO RISERVATO, FATTO PRIMA DI PASQUA, DÀ IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI IN LEGGERISSIMO VANTAGGIO SU LUPI: 52/48…

claudia conte piantedosi pasquale striano del deo

FLASH – FATTO LO SCOOP, GABBATA LA STORIA. PROMEMORIA PER I LETTORI: CHE FINE HANNO FATTO LE VICENDE CHE SEMBRAVANO DOVER TERREMOTARE IL PAESE, DAL CASO DEI DOSSIERAGGI ILLEGALI DI EQUALIZE ALLE RIVELAZIONI SU DEL DEO E LA SQUADRA FIORE, FINO AI DOCUMENTI NEI CASSETTI DEL FINANZIERE PASQUALE STRIANO E ALLA MAI CHIARITA RELAZIONE TRA LA PREZZEMOLONA CIOCIARA CLAUDIA CONTE E IL MINISTRO DELL’INTERNO, MATTEO PIANTEDOSI? DA BOMBE PRONTE A FAR SALTARE IN ARIA MOLTE POLTRONE, SONO DIVENTATE MICCETTE BAGNATE DI CUI SI È PERSA TRACCIA SU TUTTI I GIORNALONI…

francesco de dominicis vittorio de pedys

FLASH - NULLA ACCADE A CASO: FRANCESCO DE DOMINICIS, GIA' RESPONSABILE DELLA COMUNICAZIONE DELLA FABI, VA A GUIDARE LE RELAZIONI ESTERNE DI SIMEST, CHE SOVRINTENDE ALL'INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE ITALIANE - A VOLERLO E' STATO IL PRESIDENTE DI SIMEST, VITTORIO DE PEDYS, VICINO A FRATELLI D'ITALIA - DE DOMINICIS FU SOSPETTATO DI ESSERE LA "TALPA" DEL GAROFANI-GATE, CIOE' DI AVER SPIFFERATO A "LA VERITA'" DI BELPIETRO LE DICHIARAZIONI DI FRANCESCO GAROFANI, CONSIGLIERE DI MATTARELLA, CHE A UNA CENA PRIVATA PARLAVA DEL FUTURO DEL PD INVOCANDO UNO “SCOSSONE” (CHE “LA VERITÀ” TRASFORMO' IN UN FANTOMATICO PIANO DEL QUIRINALE CONTRO MELONI)