francesco saverio marini giorgia meloni consulta corte costituzionale

GIORGIA SULL'ORLO DI UNA CRISI DI NERVI – IL BLITZ DELLA MELONI PER ELEGGERE COME GIUDICE DELLA CORTE COSTITUZIONE IL SUO CONSIGLIERE GIURIDICO A PALAZZO CHIGI, FRANCESCO SAVERIO MARINI, RISCHIA DI ESSERE UN FALLIMENTO – NELLA SEDUTA COMUNE ALLA CAMERA SERVONO 363 VOTI E ALLA MAGGIORANZA MANCANO I NUMERI. LA DUCETTA POTREBBE ORDINARE DI VOTARE SCHEDA BIANCA – LA PREMIER È FURIOSA PER LA FUGA DI NOTIZIE DALLA CHAT DEL PARTITO, VA A CACCIA DEGLI “INFAMI” E MINACCIA: “POSSO PORTARE TUTTI AL VOTO E DICO ANCHE CHE FORSE MI CONVIENE” – IO SO’ GIORGIA VUOLE “METTERE LE MANI” SULLA CONSULTA PER BLOCCARE L'AUTONOMIA LEGHISTA E BLINDARE IL PREMIERATO – IL DAGOREPORT

Articoli correlati

PERCHE GIORGIA MELONI E COSI INCAZZATA CON LA \'TALPA\' CHE HA SPIFFERATO AI GIORNALI IL BLITZ SULLA .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

https://www.repubblica.it/politica/2024/10/08/news/consulta_voto_camera_nuovo_giudice_corte_costituzionale_marini-423542022/?ref=RHLF-BG-P6-S1-T1

 

1. CONSULTA, MELONI FORZA LA MANO MA RISCHIA NEL VOTO SU MARINI

Estratto dell’articolo di Gabriella Cerami per “la Repubblica”

 

GIORGIA MELONI - CONFINDUSTRIA

Doveva esserci l’effetto sorpresa, l’attacco a bocce ferme, ma al blitz di Giorgia Meloni le opposizioni sono pronte a rispondere compatte abbandonando l’Aula o non partecipando al voto. E, pallottoliere alla mano, anche i più ottimisti del centrodestra faticano a scorgere il raggiungimento della maggioranza necessaria quando, questa mattina, il Parlamento in seduta comune sarà chiamato ad eleggere un giudice della Corte costituzione dopo le dimissioni, nel novembre 2023, della presidente Silvana Sciarra.

 

Lo dimostra lo scambio di messaggi avvenuto, ieri a tarda sera, nella chat di Forza Italia. Sono circa le 20 e 30 quando il capogruppo Paolo Barelli scrive: «Domani presenza obbligatoria. Il candidato da votare è Francesco Saverio Marini». Neanche mezz’ora dopo il messaggio viene cancellato e sostituito: «Allora, allo stato confermiamo l’obbligo di presenza, ma ancora non definitiva la scelta di voto per ulteriori valutazioni in corso tra i leader».

 

GIORGIA MELONI CONSULTA – VIGNETTA DI ELLEKAPPA

Meloni non ha alcuna intenzione di bruciare il nome del consigliere giuridico di Palazzo Chigi, che ha scritto la riforma del premierato, tanto cara a Fratelli d’Italia, e sa che i numeri potrebbero non essere dalla sua parte. Così in extremis potrebbe dare indicazione di votare scheda bianca.

 

[…] serviranno i tre quinti di Camera e Senato: 363 voti. Il tam tam nelle chat per richiedere la massima presenza va avanti ormai da venerdì, a dimostrazione di quanto per la premier sia alta la posta in gioco. Non è un caso se i capigruppo di FdI, sempre a tarda sera, firmano una nota per lanciare un appello che però suona come una provocazione alla minoranza e dà l’idea del momento di difficoltà: «Dobbiamo dare seguito all’esortazione del Presidente della Repubblica», che in occasione della cerimonia del Ventaglio aveva evidenziato un «vulnus alla Costituzione». Ma i dubbi dell’opposizione sono legati al nome di Francesco Saverio Marini e i partiti non intendono cambiare strategia.

 

Francesco Saverio Marini

Il centrodestra può contare, sulla carta, su 357 voti: già sei in meno rispetto al numero magico. Non solo. Tra questi 357 deputati e senatori sono calcolati anche i presidenti di Camera e Senato che per prassi non partecipano allo scrutinio. Ammesso che, in emergenza, la premier non decida di far saltare ogni forma di galateo istituzionale. Prevista l’assenza anche del ministro degli Esteri Antonio Tajani in missione.

 

[…]  chi controlla il pallottoliere, sa già che difficilmente potrà contare, su Umberto Bossi, Marta Fascina, Michela Brambilla, Ugo Cappellacci, Cristina Rossello o Raffaele Fitto, quest’ultimo impegnato a Bruxelles. Giusto per fare qualche nome. Ogni voto sarà dunque cruciale, come i tre delle minoranze linguistiche. A questi si aggiungono alcuni parlamentari del Misto come Mara Carfagna, Lorenzo Cesa e Antonino Minardo alla Camera, Mariastella Gelmini e Giusy Versace al Senato. Dal Pd si sgancia invece Pier Ferdinando Casini: «È istituzionalmentedoveroso», dice.

 

Su questo terreno scivoloso per la maggioranza, le opposizioni ritrovano compattezza. Il Pd ratifica la decisione questa mattina e uscirà dall’Aula insieme a Avs. M5s potrebbe restare nell’emiciclo ma non ritirare le schede oppure andare via. Anche Italia viva fa sapere che non parteciperà al voto e Azione, malgrado le voci di una possibile intesa con la maggioranza, annuncia: «Staremo fuori anche noi». […]

 

https://www.repubblica.it/politica/2024/10/08/news/piano_premier_meloni_consulta_autonomia_ius_soli-423541928/?ref=RHLF-BG-P6-S2-T1

 

2. IL PIANO DELLA PREMIER NEUTRALIZZARE I QUESITI SU AUTONOMIA E IUS SOLI

Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

Giorgia Meloni - foto lapresse

Mettere le mani sulla Consulta. Sovvertirne gli equilibri, spostarli a destra, per orientare le decisioni politicamente più sensibili. Annacquare l’autonomia fin dal pronunciamento sul testo approvato in Parlamento previsto per novembre, senza affossarlo del tutto. Smontare i quesiti referendari sulla riforma leghista che saranno esaminati invece all’inizio del 2025. Obiettivo finale: blindare il premierato, quando un giorno diventerà legge.

Il piano di Giorgia Meloni suona molto trumpiano, imita le mosse del tycoon sulla Corte suprema.

 

GIORGIA MELONI SI INCAZZA CON I PARLAMENTARI DI FDI IN CHAT

La premier immagina di ricalibrare la composizione della Consulta. Il primo atto di questa strategia passa proprio da un blitz per eleggere il suo consigliere giuridico a Palazzo Chigi. Il secondo, a dicembre, punta ad assicurarsi due dei tre giudici in scadenza.

 

Ecco perché la fuga di notizie sulla scelta di Francesco Saverio Marini è stata disastrosa per Palazzo Chigi: ha privato l’operazione dell’effetto sorpresa e ha impedito ai grillini di donare voti nel segreto dell’urna. E ha spinto Meloni ad accarezzare l’idea di una resa dei conti.

 

I cattivi pensieri generano mostri nella corte meloniana. Al mattino, una task force di pretoriani inizia a scandagliare le modalità con cui sono stati memorizzati nomi nella “chat delle talpe”. Quella, per intenderci, degli «infami» (la definizione è della premier) che hanno appunto svelato — e forse rovinato — il colpo a sorpresa su Marini. Screenshot alla mano, i solerti investigatori notano un dettaglio: sono in pochi a potersipermettere il lusso di memorizzare la premier come “Giorgia” (anche rinominandola adesso, la dicitura resta indelebile nelle conversazioni del passato). E ancora: è strano che la sottosegretaria Wanda Ferro sia indicata con la V. E poi i colori dei nomi su WhatsApp, diversi per ciascun iscritto al gruppo: basterebbe confrontarli. I più accaniti si spingono oltre, sognano una prova di fedeltà che suona più o meno così: cellulare sul tavolo e vediamo chi può dirsi innocente. Un po’ tattica, un po’ bluff per compattare le truppe.

 

francesco saverio marini

Cattivi pensieri, dicevamo. Come quelli in cui è tornata a crogiolarsi Meloni, prendendo atto del possibile fallimento del blitz. Dice, riferiscono, che così non si può andare avanti. Che è stufa (lo sostiene in modo meno diplomatico, ma il senso è quello). Annuncia riflessioni che precedono reazionidrastiche. «Posso portare tutti al voto — è il senso dei suoi ultimi ragionamenti — e dico anche che forse mi conviene ».

 

È la tentazione del reset che ritorna. C’è tattica e voglia di fuga. E problemi fin troppo concreti: una legge di bilancio amara da approvare, previsioni di crescita riviste al ribasso, enormi incognite internazionali. Con un’aggravante: se fallisce l’operazione Consulta, il governo rischia davvero di traballare.

 

Sull’autonomia, innanzitutto. Il 12 novembre la Corte si esprimerà sulla legittimità costituzionale della legge. Una bocciatura farebbe saltare i nervi alla Lega, mentre un ridimensionamento della riforma verrebbe vissuto con favore da Palazzo Chigi. Portare a destra gli equlibri aiuterebbe a dissolvere l’incubo di Meloni: il referendum sull’Autonomia.

 

sergio mattarella giorgia meloni

Se la riforma superasse il primo vaglio sul merito della legge, la Consulta si pronuncerebbe a inizio 2025 sui quesiti. Poco prima, a dicembre, la destra proverà ad eleggere altri due giudici in scadenza, indicati nel 2015 dalla sinistra. Senza dimenticare che dalla Corte passerà anche il referendum sulla cittadinanza, in grado di compattare i nemici della premier.[...] 

 

Per Meloni, la battaglia finale si giocherà sul premierato. L’ordine di Palazzo Chigi su questa riforma è stato: non correre. L’eventuale referendum arriverà nel 2026. Qualche giorno fa, incrociando un esponente del centrodestra, la premier si è lasciata andare contro il solitodeep state che mirerebbe ad affossarla. Se bisognerà sfidare il Quirinale, è il ragionamento, andrà fatto quando si avvicinerà la fine della legislatura. Per ridurre gli effetti nefasti di uno scontro col Presidente.

GIORGIA MELONI - IGNAZIO LA RUSSA - SERGIO MATTARELLAFRANCESCO SAVERIO MARINI

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…