silvio berlusconi giorgia meloni

GIRAMENTO DI MELONI: "NIENTE SCHERZI SULLA FINANZIARIA" - DONNA GIORGIA TEME GLI SGAMBETTI DI FORZA ITALIA. “CONCORDIAMO GLI EMENDAMENTI”, LA PROPOSTA DELLA "DUCETTA" PER EVITARE SORPRESE E BLITZ IN PARLAMENTO CHE POSSANO OSTACOLARE IL PERCORSO DELLA LEGGE DA APPROVARE ENTRO IL 31 DICEMBRE, “ANCHE A COSTO DI LAVORARE A NATALE A ALLA VIGILIA” – IL GELO DI FORZA ITALIA DOPO L'INCONTRO DELLA MELONI CON CALENDA…

Ilario Lombardo e Francesco Olivo per la Stampa

SILVIO BERLUSCONI E GIORGIA MELONI NEL 2011

 

Un'ora e mezza con l'opposizione e un'ora e mezza con la maggioranza. La giornata di Giorgia Meloni si divide in due momenti, con la manovra al centro del tavolo e scenari futuri che agitano lo sfondo. La delegazione del Terzo Polo viene ricevuta a Palazzo Chigi con tutti gli onori: al tavolo i big del governo, i ministri Giancarlo Giorgetti e Adolfo Urso con i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Poi nel pomeriggio nella sede del governo arrivano i capigruppo di maggioranza, con i quali non si entra nei dossier specifici della finanziaria, ma sul tema che più preoccupa la premier: i tempi.

 

Il messaggio consegnato agli alleati è: «Concordiamo gli emendamenti», un modo per evitare sorprese e blitz in Parlamento che possano ostacolare il percorso della legge da approvare entro il 31 dicembre, «anche a costo di lavorare a Natale a alla vigilia», sentenzia la premier.

 

SILVIO BERLUSCONI GIORGIA MELONI - 2008

Un elemento di tensione, però, lo inserisce l'incontro della tarda mattinata. Le parole di Carlo Calenda, appena uscito dalla riunione, lo dimostrano: «Meloni è preparatissima, Forza Italia deve contribuire a fare la manovra non a sabotarla». La sintonia tra il capo di Azione e la leader di FdI stride con gli insulti che volano tra i centristi e gli azzurri: «Non accettiamo lezioni da chi ha perso le elezioni ed è destinato all'irrilevanza politica», attaccano i capigruppo di FI Licia Ronzulli e Alessandro Cattaneo.

 

Ma tra centristi e Meloni non è stato solo un idillio a favore di telecamere. Quando gli esponenti di Azione e di Italia Viva pongono a Meloni la questione del Mes, la risposta - con il sorriso - non lascia margini: «Su questo le nostre posizioni restano inconciliabili».

 

Per la premier sarebbe un clamoroso voltafaccia, dopo anni all'opposizione in cui ha definito il Meccanismo europeo di stabilità uno strumento di commissariamento dell'Italia.

 

berlusconi meloni salvini alle consultazioni

Un conto è ratificare per via parlamentare la riforma delle regole del fondo salva-Stati, creato per la zona euro, come a Bruxelles ha promesso di fare Giorgetti, un altro è attivare il meccanismo che prevede 37 miliardi da destinare alla sanità. L'Italia sarebbe il primo Paese a farlo.

 

Parlare di Mes, a detta di Matteo Renzi (assente all'incontro), doveva servire, perlopiù, a far emergere le contraddizioni della premier. I centristi mettono sul tavolo anche tutta un'altra serie di proposte. Su quattro punti, in particolare, notano un'apertura, che Meloni manifesta prendendo continuamente appunti:

 

«Su Industria 4. 0, sul ritorno del Rei, sugli incentivi per le assunzioni sotto i 30 anni, e sul ripristino di Italia sicura, l'unità di missione contro il dissesto idrogeologico che era stata smantellata da Giuseppe Conte», spiega Raffaella Paita, capogruppo del Terzo Polo in Senato. Il Rei, soprattutto: il reddito di inclusione mandato in soffitta dal Reddito di cittadinanza è un modello a cui starebbe pensando Meloni per il 2024, quando dovrà chiarire come intenda sostituire il sussidio ideato dai grillini. «La premier si è accorta che la sua maggioranza non è all'altezza, hanno poche idee e per questo sono incuriositi dalle nostre. Ma sia chiaro: noi voteremo contro questa manovra». Il Terzo Polo non farà la stampella di Meloni, nel caso in cui FI dovesse sfilarsi.

meloni berlusconi salvini al quirinale

 

È uno scenario a cui non crede nessuno, nemmeno tra i berlusconiani («non hanno i numeri e Meloni non sarebbe più la "signora coerenza"» dice un parlamentare di lungo corso). Ma a entrambi, a Calenda come alla premier, è funzionale questo corteggiamento. Nelle parole e negli atteggiamenti di Meloni i centristi intravedono chiaramente il fastidio per i distinguo quotidiani dei forzisti, e dunque nel gioco delle parti sanno che la presidente del Consiglio potrebbe voler sfruttare a suo favore la competizione tra FI e Terzo Polo. Ma c'è un altro elemento che può comportare ritardi: alle modifiche del Parlamento sono stati destinati "soltanto" 400 milioni di euro. Una cifra più esigua rispetto al passato (600 milioni l'anno scorso), che non lascia molti margini per gli interventi - le cosiddette "mancette" - di deputati e senatori. Altro fattore che sta innervosendo gli alleati.

silvio berlusconi matteo salvini giorgia meloni al quirinale

Ultimi Dagoreport

meloni trump

DAGOREPORT - CHISSÀ, MAGARI LO SCONCIO GOLPE TRUMPIANO IN VENEZUELA, CON LA CATTURA DI MADURO E DECINE DI MORTI, HA SPEDITO GIORGIA MELONI IN UNO STADIO DI TALE PIACERE DA PERDERE IL CONTROLLO DEI NEURONI, INCIAMPANDO IN DUE MADORNALI GAFFE, CHE NESSUN MEDIA HA SOTTOLINEATO - PRESO IL MOSCHETTO, CALZATO L’ELMETTO, LA “CHICA CALIENTE” (COPY SANTIAGO ABASCAL) HA PROCLAMATO LA TESI DI ‘’UN INTERVENTO LEGITTIMO DI NATURA DIFENSIVA CONTRO IL NARCOTRAFFICO’’ - BENE, SIETE CURIOSI DI SAPERE CHI L’HA SMENTITA? LO STESSO TRUMP! “D’ORA IN AVANTI SAREMO FORTEMENTE COINVOLTI NELLA GESTIONE DEL PETROLIO DEL VENEZUELA” - MA NON È FINITA: LA STAGIONATA RAGAZZA PON-PON DEL TRUMPISMO SENZA LIMITISMO HA SPROLOQUIATO PURE DI UNA “AZIONE MILITARE ESTERNA”. A SMENTIRLA È ARRIVATO QUESTA VOLTA IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO: "NON SIAMO IN GUERRA…" - VIDEO

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”