giancarlo giorgetti spesa militare difesa armi armamenti

UN GOVERNO CON LE ARMI SPUNTATE – MENTRE IL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, SPRONA I PAESI DELL’ALLEANZA ATLANTICA “A METTERE MOLTO DI PIÙ DEL 2% NELLA DIFESA”, GIORGETTI AMMETTE CHE L’ITALIA NON RAGGIUNGERÀ L'OBIETTIVO: “NON È DEL TUTTO COMPATIBILE CON IL QUADRO VIGENTE DELLA GOVERNANCE EUROPEA” – A SMENTIRE IL MINISTRO DEL TESORO CI PENSA MARIO DRAGHI: “È POSSIBILE SPENDERE IL 2% DEL PIL PER LA DIFESA RISPETTANDO IL PATTO DI STABILITÀ? BISOGNA PRENDERE UNA SERIE DI DECISIONI…”

1. UE: DRAGHI, SI PUO' SPENDERE 2% PER ARMI RISPETTANDO PATTO

MARIO DRAGHI AL PARLAMENTO EUROPEO

(AGI) – Budapest, 8 nov. - Non tutti in Europa sono d'accordo con l'idea di investimenti comuni e finanze europee per rilanciare l'Europa, o e' invece indispensabile? "Diciamo si', e' indispensabile, ma non e' la prima cosa", risponde Mario Draghi alle domande dei giornalisti al summet di Budapest.

 

"Quello che il Rapporto dice - prosegue - e' che ci sono moltissime altre decisioni che si possono prendere senza affrontare immediatamente il problema del finanziamento pubblico comune. Questo e' chiaramente necessario per alcuni progetti comuni, di comune interesse europeo, ed e' previsto che per questi progetti vi sia finanziamento comune. Un esempio - riprende l'ex presidente del Consiglio - sono le interconnessioni nel campo dell'energia".

 

MARIO DRAGHI E GIORGIA MELONI A PALAZZO CHIGI

Quanto alla possibilita' di aumentare la spesa per la Difesa, Draghi osserva che "e' possibile spendere il 2% del Pil per la difesa rispettando il Patto di stabilita'? Bisognera' prendere tutta una serie di decisioni, in questo e' inutile dire se e' possibile o meno. Oggi bisogna decidere cosa fare perché questa e' la nuova situazione, l'aspetto poi e' solido".

 

2. GIORGETTI: “IL PIL SARÀ UNA SORPRESA SPESE MILITARI AL 2% TROPPO AMBIZIOSE”

Estratto dell’articolo di Giuseppe Colombo per “la Repubblica”

 

GIANCARLO GIORGETTI - FOTO LAPRESSE

I fondi per la difesa aumenteranno, ma l’asticella si fermerà sotto il 2% del Pil. È quando si sofferma sul capitolo della manovra dedicato agli investimenti pubblici che Giancarlo Giorgetti tira la linea dell’impegno che l’Italia è in grado di garantire. A Montecitorio, davanti ai parlamentari delle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il ministro dell’Economia rivendica lo stanziamento di 35 miliardi nei prossimi quattordici anni: la spinta farà salire la spesa militare all’1,57% nel 2025, per poi passare all’1,58% l’anno successivo e all’ 1,61% nel 2027.

 

Ecco perché nel giorno in cui il segretario generale della Nato, Mark Rutte, sprona i Paesi dell’Alleanza Atlantica «a mettere molto di più del 2%», Giorgetti può assicurare «un potenziamento degli investimenti». Ma allo stesso tempo deve prendere atto che «l’obiettivo del 2% risulta molto ambizioso e non del tutto compatibile, sotto il profilo in particolare delle coperture, con il quadro vigente della governance europea».

 

mark rutte giorgia meloni foto lapresse.

[…] il titolare del Tesoro si dice sicuro che l’Italia può ancora crescere più di quanto prevedono l’Istat, la Banca d’Italia e l’Ufficio parlamentare di bilancio.

 

«Non sarei stupito da eventuali revisioni al rialzo delle stime preliminari del Pil 2024», sono le parole che fissano l’ottimismo. Indotto anche dall’andamento dell’ultimo trimestre dell’anno che, sottolinea, «dovrebbe tornare in espansione», dopo la crescita zero nel terzo trimestre certificata dall’Istituto nazionale di statistica. Fiducia, ma anche tanta cautela: la traccia della gestione «prudente e responsabile della finanza pubblica» rimarrà tale.  Non per questo, è il ragionamento di Giorgetti, la manovra è da considerare blindata. È pronto ad accogliere alcune modifiche. […]

 

GIANCARLO GIORGETTI ANTONIO TAJANI

Apre alla modifica della norma sui revisori del Mef nelle società che ricevono contributi pubblici. Ma non sarà cancellata, come chiede Forza Italia: i tecnici sono al lavoro per sostituire la soglia transitoria dell’aiuto di 100 mila euro con una, definitiva, molto più alta. Il principio del «comportamento parsimonioso» non è in discussione.

 

Mano tesa alla Lega, il suo partito, che vuole rivedere l’aumento della tassazione, dal 26% al 42%, sulle criptovalute. La soluzione immaginata dal titolare dell’Economia punta su forme di tassazione diverse rispetto alla permanenza in portafoglio degli investimenti. […]

giancarlo giorgetti - foto lapresse

 

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…